544 research outputs found

    Inventario Filo Speziale : disegni e progetti anni '50

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    Mostra a cura di Mattia Cocozza, ospitata dal 9-05-2023 al 15-06-2023 presso l'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli", Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale - Abbazia di S. Lorenzo ad Septimum, Aversa. Abstract: L’archivio dei progetti di Stefania Filo Speziale (1905-1988) è letteralmente da “inventare”, se si vuole contribuire a strappare l’opera della prima architetta napoletana dall’ombra nella quale è stata a lungo confinata. Con questo intento, la mostra mette insieme disegni e fotografie d’epoca dei più significativi “progetti dell’abitare” realizzati da Filo Speziale nella fervente e contraddittoria Napoli degli anni Cinquanta. Affiorati dagli archivi pubblici e privati della città, i preziosi materiali documentali aiutano a delineare il profilo complesso della progettista, impegnata, nel corso della sua lunga carriera di colta docente e prolifica professionista, nella ricerca di un’idea di architettura in bilico tra tensione moderna e afflato mediterraneo. I disegni esposti proiettano il visitatore in un mondo fatto di figure astratte e calibrate tessiture materiche, ove protagonisti assoluti sono la compenetrazione con l’orografia e la relazione intensa con il paesaggio della città

    Inventario Filo Speziale : disegni e progetti anni '50

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    Mostra a cura di Mattia Cocozza, ospitata dal 9-05-2023 al 15-06-2023 presso l'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli", Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale - Abbazia di S. Lorenzo ad Septimum, Aversa. Abstract: L’archivio dei progetti di Stefania Filo Speziale (1905-1988) è letteralmente da “inventare”, se si vuole contribuire a strappare l’opera della prima architetta napoletana dall’ombra nella quale è stata a lungo confinata. Con questo intento, la mostra mette insieme disegni e fotografie d’epoca dei più significativi “progetti dell’abitare” realizzati da Filo Speziale nella fervente e contraddittoria Napoli degli anni Cinquanta. Affiorati dagli archivi pubblici e privati della città, i preziosi materiali documentali aiutano a delineare il profilo complesso della progettista, impegnata, nel corso della sua lunga carriera di colta docente e prolifica professionista, nella ricerca di un’idea di architettura in bilico tra tensione moderna e afflato mediterraneo. I disegni esposti proiettano il visitatore in un mondo fatto di figure astratte e calibrate tessiture materiche, ove protagonisti assoluti sono la compenetrazione con l’orografia e la relazione intensa con il paesaggio della città

    Oltre l'ipotesi dell'angelo caduto

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    Si tratta di un breve saggio che, nel commentare il lavoro di ricerca svolta da Mattia Cocozza su Stefania Filo Speziale introduce una chiave interpretativa un po' diversa da quella usuale, sia rispetto alla figura della Filo, sia rispetto alla potenziale "utilità" della sua opera

    Orientare lo sguardo “a Sud”. Stefania Filo Speziale, regista di un paesaggio moderno

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    La straordinaria complessità orografica che contraddistingue la realtà urbana di Napoli ha da sempre rappresentato un’occasione irripetibile per confrontarsi, attraverso il progetto di architettura, con la costruzione di audaci sequenze percettive. I banchi tufacei che con vigore affiorano dal mare, rivendicando un ruolo di assoluto predominio nell’articolazione delle ardite geometrie del golfo, divengono, negli anni Cinquanta, l’inedito campo di sperimentazione per la nascita di uno specifico linguaggio “moderno”. È la dimensione materica e morfologica di un suolo poroso e dalla conformazione sempre mutevole a sollecitare «gli architetti napoletani» ad essere, nelle parole di Ponti, «tendenzialmente spaziali, solari». Le bianche superfici degli essenziali volumi prismatici dialogano, così, con le asperità e la fragilità del materiale vulcanico, intessendo una trama di relazioni, fisiche e visuali, che informa l’intero progetto di architettura. È il caso, tra gli altri, dello straordinario edificio noto come “Palazzo Della Morte”, progettato da Stefania Filo Speziale con Giorgio di Simone e Carlo Chiurazzi

    La casa di Penelope e Harry Seidler

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    At the dawn of the 1950s, Harry Seidler made his official entrance into the Australian architectural scene, bringing to the ‘newest continent’ the expressive language of modernism that had, in the meantime, already become ‘international’. Marking this moment was the iconic house he designed for his parents in Sydney between 1948 and 1950, now known as the Rose Seidler House. In this project, Seidler distinctly conveys – while offering a personal, refined, and eclectic interpretation of the principles he acquired from his masters at the Harvard Graduate School of Design (Gropius and Breuer) – the defining characteristics of a light, white, and European-rooted modern language. However, in his early projects, the power of the Australian landscape had not yet entered among the ‘physical’ materials employed in the architect’s manipulations. A significant transitional milestone is represented by the house Seidler designed for his own family in 1966 in collaboration with his wife, Penelope. In this ‘manifesto house’, the domestic space actively engages with the rich and sometimes untamed nature that assertively permeates the urban environment in Australia. Situated in the Killara district and currently inhabited by Penelope, this residence harmonizes with the dramatic features of its steep site, accentuating the sloping terrain through a boldly articulated profile. The integration with nature is comprehensive; as one navigates through the home’s dynamic interior, every space is visually and physically interconnected, and expansive glass walls draw the inhabitants into the lush green mass of the surrounding ‘forest’. Nevertheless, the house’s appearance is anything but conciliatory or camouflaged in its relationship with the site’s natural topography. Instead, it presents an assertive profile characterized by bold cantilevers, soaring walkways, and protruding béton brut roofs, collectively forming a sculptural ‘bastion’ – an emblem of a deeply expressive approach to keep ‘poetically inhabiting the earth’

    Una casa "per tutti". L'architettura democratica di Stefania Filo Speziale tra Capri e Agnano

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    Stefania Filo Speziale, prima donna laureata in architettura a Napoli nel 1932, docente dell’Ateneo fridericiano dal 1937 al 1980 e pionieristica protagonista della scena professionale partenopea del secondo dopoguerra, dedicò gran parte della sua sperimentazione progettuale al tema dell’abitare. Sebbene autrice di oltre centocinquanta opere realizzate e figura accademica di riconosciuto spicco (impegnata, negli anni Sessanta, a traghettare la disciplina dei “Caratteri Distributivi degli Edifici” entro il più fertile campo degli studi imperniati attorno al rapporto tra architettura e città), il suo nome rimane ancora oggi ineluttabilmente legato ad alcune, specifiche vicende progettuali dalle alterne sorti. Come fossero tre punti nodali di una parabola dalla fin troppo semplicistica traiettoria, le realizzazioni nell’ambito della Mostra d’Oltremare (1937-1940), il cinema-teatro ipogeo Metropolitan (1946-1948) e il grattacielo della Società Cattolica di Assicurazione (1954-1957) costituiscono i più noti episodi attraverso i quali tratteggiare rispettivamente la rapida “ascesa”, la fase di “apogeo” e la rovinosa “caduta” della progettista napoletana e della sua fortuna critica. Eppure questi tre “momenti”, per quanto significativi e densi d’interesse, raccontano solo parzialmente la ricchezza dell’impegno progettuale profuso da Filo Speziale, dispiegatosi, in un tempo lungo, soprattutto nel campo dell’abitazione urbana. A partire da materiali d’archivio inediti e sulla base di modelli e ridisegni interpretativi, il contributo mette criticamente in tensione tra loro due specifiche esperienze progettuali, tanto distanti nello spazio e per programma funzionale, quanto vicine nel tempo e nella declinazione di una medesima poetica architettonica: una casa-studio per artista a Capri del 1949 e il quartiere INA-Casa di Agnano del 1953. Oltre le più conosciute esperienze delle abitazioni costruite per la borghesia napoletana degli anni Cinquanta (“Palazzo Della Morte” su tutte) e proprio nella loro distanza apparentemente siderale, i progetti di Capri e Agnano offrono una chiara testimonianza della capacità di Filo di fare ricorso, in ambiti diversi, a quella medesima ed efficace “semplicità di mezzi” già registrata da Plinio Marconi nel 1941. Nutrendosi voracemente della geografia, della “porosità”, degli “strati”, della luce e delle ombre del mediterraneo, semplici gesti architettonici, delineati da Stefania Filo Speziale in entrambi i progetti con lirica intensità, possono forse ancora oggi indicare un modo convincente per conferire forma a un’“idea di abitare” tanto radicata ai luoghi quanto universalmente “di tutti”

    Due vele come riparo. Villa von Saurma a Termini di Sorrento di Bruno Morassutti (1962-64)

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    Due bianche vele dall’intradosso convesso si librano, come sospese, su recinti di pietra locale e vetro nel progetto di Bruno Morassutti con Aldo Favini (1962-64) per villa von Saurma a Termini di Massa Lubrense. I due leggiadri diaframmi orizzontali a pianta quadrata, vessillo dell’innovazione tecnica del cemento armato e della lezione appresa dal maestro Frank Lloyd Wright, offrono in tal modo uno straordinario riparo all’uomo moderno, inquadrando la prospiciente distesa di mare dominata dall’isola di Capri. Ciascuna sorretta da quattro pilastri a pianta circolare, le piastre di copertura rettificano, pur senza alterarlo, il profilo accidentato del costone calcareo, abitato dalle tradizionali sostruzioni lapidee, sapientemente tramutate in podio e basamento della villa. Il limite tra interno ed esterno si confonde all’ombra delle aggettanti vele, naturalmente protese verso il mare, e villa von Saurma reinventa così il luogo su cui sorge, coniugando autenticità materica, chiarezza figurativa e sincerità tettonica

    Learning from Neapolis

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    ‘Continuare a scrivere architettura’, aggiungendo o sottraendo elementi al testo architettonico preesistente, mutandone i significati, stravolgendone la composizione, è a Napoli pratica diffusa. Neapolis, pertanto, nella sua configurazione di palinsesto a cielo aperto, custodisce una inedita tassonomia dei differenti modi di operare sulle rovine della città, anticipando di alcuni secoli la prassi di una complessa rilettura dei frammenti archeologici

    Abitare organicamente a Sud : Villa Vitolo a Napoli di Giorgio di Simone

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    Il linguaggio moderno di Giorgio di Simone, figlio della dichiarata ricerca di un’inafferrabile quanto essenziale simbiosi con la natura, non poteva che nascere e svilupparsi “a Sud”, e in particolare a Napoli. In una città, cioè, la cui complessa strutturazione orografica, permeata dalla storia e dalla mitologia, necessariamente orienta con veemenza la prassi progettuale di chiunque tenti di "organicamente" abitarla. A Posillipo, dove il rapporto della città con il mare si fa più intenso, e dove la vista del lontano Vesuvio si fa meno minacciosa, perché temperata dalla rassicurante amenità del golfo e delle sue isole, sorge villa Vitolo, progettata da Giorgio di Simone nel 1961. Manifesto della propria, specifica, visione di un’architettura organica, riccamente nutrita degli afflati spiranti dalle opere del maestro di Taliesin, ma declinata attraverso la lente dell’attività progettuale praticata a Napoli presso lo studio di Stefania Filo Speziale, in un contesto culturale reso dinamico dalle mutue contaminazioni di carattere accademico e professionale
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