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    Un Ippolito Borghese fuori contesto … ma non proprio: il Compianto sul Cristo morto del convento dei cappuccini di Ostra / An Ippolito Borghese out of context ... but not really: the Lamentation over the Dead Christ of the Ostra convent of the Capuchins

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    Uno semi-sconosciuto e intenso Compianto sul Cristo morto conservato nel Museo Storico Cappuccino di Camerino, ma proveniente da Ostra, finora assegnato a scuola emiliana o romana del Cinquecento, viene qui attribuito al pittore tardomanierista umbro, ma napoletano d’adozione, Ippolito Borghese, pittore di fiducia dei cappuccini del Viceregno di Napoli. A supportare questa restituzione, già avvalorata da tale legame, vengono proposti alcuni confronti con opere certe e documentate del Borghese, i quali inducono l’autore a datare la tela marchigiana entro il primo lustro del secondo decennio del Seicento. Viene inoltre avanzata l’ipotesi che le origini della commissione del Compianto siano collegabili ai rapporti precocemente stabilitisi tra l’artista umbro e l’architetto-pittore romano Giovan Battista Cavagna, dal 1605 Sovrintendente della Santa Casa di Loreto. A semi-unknown and intensive Piety, preserved in the Capuchines’s Historical Museum in Camerino, but that comes from Ostra, so far assigned to the Emilian or Roman school of the sixteenth century, is here attributed to the Umbrian Ippolito Borghese, painter much appreciated from the Capuchins of the Viceregno of Naples. In support of this restitution, already validated by this link, some comparisons are proposed with certain and documented works by Borghese. Consequently, the author dates the painting from Camerino to the first part of the second decade of the seventeenth century. The author also hypothesizes that the commission of the Piety is connected to the relationships, precociously established, between the Umbrian artist and the Roman architect-painter Giovan Battista Cavagna, from 1605 Superintendent of the Loreto’s Holy House

    La Consegna del cordone a San Francesco di Manduria e altre proposte per il catalogo di Giovan Vincenzo Forlì

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    Nel testo, partendo da un'opera semisconosciuta di Manduria, si propongono nuove attribuzioni al pittore Giovan Vincenzo Forli

    Giovanni Previtali e l’importanza delle fonti documentarie per la ricerca storico-artistica. Hector Crucer, pittore fiammingo (Anversa? 1559/60 ca.-Napoli post 1620)

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    Frutto di una ricerca protrattasi per più anni, il saggio è un articolato contributo monografico sul pittore fiammingo Hector Crucer (1559/60 ca.-post 1620), attivo a Napoli tra la fine del ’500 e i primi tre decenni del ’600. Si divide in tre parti: un commento storico-critico a un saggio di Giovanni Previtali (1988), ripubblicato al termine della rivista; una puntuale ‘fortuna critica’ del pittore; un tentativo di definizione, sulla base del regesto documentario riportato in Appendice, del profilo biografico del Crucer, del corpus dei suoi dipinti, della cronologia delle opere, della rete di committenti, con l’aggiunta di nuove riflessioni e alcune proposte per il suo catalogo, tra cui un Gesù Bambino coi simboli della Passione del Museo dei Cappuccini di Milano

    Il polittico di Pedace di Ippolito Borghese (1612): storia critica, problemi storici, analisi stilistiche e ‘reiterati modelli’

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    Il saggio ripercorre la storia critica del maestoso polittico della chiesa di Santa Maria di Monteoliveto a Pedace (CS), firmato e datato 1612 dal pittore tardomanierista umbro, trapianto a Napoli, Ippolito Borghese (1568-1623/24); storia concentratasi anche su singolari aspetti della cona, come l’apparato musicale del coro angelico e soprattutto il paesaggio raffigurato in basso. Viene inoltre affrontata, analizzando i non molti dati storici sulla chiesa pedacese fondata nel 1568, la difficile questione relativa ai possibili committenti dell’opera. I diversi pannelli del polittico vengono infine esaminati sulla traccia delle analisi stilistiche finora formulate e inquadrati nel percorso del pittore, contraddistinto, oltre che dal rapporto dialettico tra ‘preziosismi’ della Maniera e naturalismo devoto, dalla reiterazione di noti repertori di bottega

    L’arrivo dei Teatini a Lecce e un sodalizio artistico al servizio dell’ordine

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    Il saggio, dopo aver ripercorso le principali tappe dell’insediamento dei Teatini a Lecce (1586), analizza il profondo legame che unì, fin dai primi anni, il convento teatino ai vertici napoletani dell’ordine, soprattutto nelle scelte artistiche. Documenta quest’aspetto un gruppo d’inedite polizze bancarie relative alla commissione a Giovanni Antonio Guerra e Marcantonio Ferraro del celebre tabernacolo ligneo della chiesa teatina leccese di Sant’Irene (1598). Un sodalizio artistico cui i teatini di Napoli richiesero diverse opere, tra cui il coro dell’oratorio del SS. Crocifisso dei Cavalieri del quale viene qui pubblicato l’inedito contratto notarile (1608). Distrutto il tabernacolo di Sant’Irene a metà ’700, le quattro statue lignee dei Santi Protettori di Lecce, uniche parti superstiti dell’originaria decorazione presbiteriale, sono considerate nel testo testimonianze visive della lotta delle reliquie che vide opposti nel capoluogo salentino, fino alla metà del ’600, Teatini e Gesuiti

    Nuovi documenti (e qualche ipotesi) per le arti a Napoli agli inizi del Seicento: l’oratorio del Monte dei Poveri e l’altare Amodeo in Santa Maria la Nova

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    L'articolo trae origine da un gruppo di numerosi documenti inediti dei primi anni del Seicento relativi a due siti di particolare importanza nella Napoli della Controriforma: l'altare Amodeo in Santa Maria la Nova e la cappella del Monte dei Poveri, con annesso oratorio, nella chiesa di San Giorgio Maggiore. E se nulla finora si sapeva delle opere d'arte conservate in quest'ultimo luogo, sono ora disponibili importanti informazioni sugli artisti che per primi decorarono entrambi i siti, tra i quali Jacopo Lazzari, Giuseppe De Rosa, Matteo Mollica (incaricato di realizzare due busti reliquiari per l'oratorio di Monte dei Poveri, la prima commissione per questo artista di di cui abbiamo memoria), e Girolamo Imperato, che ricevette il compenso per la pala dell'altare dell'oratorio del Monte dei Poveri negli ultimi giorni di vita. Grazie a queste fonti si possono avanzare convincenti ipotesi storico-artistiche e alcune riflessioni su come venivano gestite le botteghe a fronte delle richieste del mercato dell'arte a Napoli. Infine e la bella Immacolata dell'oratorio omonimo in Afragola viene riassegnato alla cerchia degli artisti che ruotavano intorno alla bottega di Ippolito Borghese
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