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    Ognuno a proprio modo: Sciascia, Petri, l’impegno, il cinema

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    This essay – based on the author’s paper from the seventh Leonardo Sciascia Colloquium held in Turin on 11/12 November 2016 – reviews the cinematic collaboration between Leonardo Sciascia and Elio Petri in the 1960s and 70s. Some of the letters they exchanged reveal Sciascia’s reactions to the screen adaptations of A ciascuno il suo and Todo modo, and two hypotheses are proffered as to why, from the second half of the 1970s on, Sciascia became disillusioned with cinema, and especially with the film versions of his novels

    Altissima pressione e il film musicale italiano a metà degli anni sessanta: tradizione, rinnovamento, British Invasion

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    During the 1960s, cinema still plays a leading role in the italian media system. At the same time television and the pop music industry are developing very fast and play an increasingly crucial role in the processes of cultural consumption throughout the decade. In the Sixties, therefore, the film industry, the pop music industry and the television industry are developing at three different speeds: they have different temporalities. This essay aims to deal with the relationship between cinema, television and Italian pop music through the analysis of a single film: Altissima pressione (Enzo Trapani, 1965). In the first part of the essay I sketch out a brief history of the production of this low budget film. In the second part I analyze Altissima pressione in relation to the so called musicarello: an italian film genre that was successful at the box office in the mid-sixties. In the third part I consider the ways in which Altissima pressione proposes itself as a cultural product meant for the young audience. In particular, I deepen into two aspects: 1) the importance of the songs that are sung in the film by some of the most famous young italian pop singers of the Sixties; 2) the mise en scène of their performances

    Oltre il cinema politico: stile cinematografico e riscrittura della Storia in Il divo

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    L'artiolo propone un’interpretazione analitica di Il divo (Paolo Sorrentino 2009) divisa in tre parti. Nella prima l’attenzione cade sui modi in cui il film può essere interpretato come film storico-politico. La seconda parte è rivolta all’analisi della costruzione visiva e narrativa del personaggio Andreotti. Le considerazioni finali contengono un confronto con due contributi che hanno offerto letture chiarificatrici ma problematiche del film e la proposta di considerare la leggenda andreottiana messa in scena come una mitologia moderna, sulla scorta della nozione di "mito a bassa intensità" elaborata da Peppino Ortoleva

    Performer/canzone/cinema: Domenico Modugno e il caso Tutto è musica

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    Tutto è musica (Domenico Modugno, 1964) è un film ancora poco considerato nell’ambito degli studi cinematografici che si sono occupati dei rapporti tra cinema e musica pop nell’Italia del secondo dopoguerra. Si tratta di un film con una forte dimensione «autarchica» nel contesto delll’industria cinematografica degli anni Sessanta: il film è scritto, diretto e interpretato da Domenico Modugno. Ma si tratta anche di un prodotto audiovisivo che non rientra facilmente tra i generi cinematografici popolari più noti. Si tratta infatti di un biopic auto-celebrativo, una strana forma di autobiografia per canzoni e immagini, un prodotto cine-musicale collocabile nel contesto nazionale del così detto «musicarello». Il presente intervento si propone di analizzare Tutto è musica partendo dai pochi materiali d’archivio disponibili. Gli scopi dell’analisi sono i seguenti: 1) individuare le funzioni della canzone e del numero musicale all’interno del testo audiovisivo; 2) mostrare i legami problematici tra industria della canzone e industria cinematografica nel periodo storico preso in esame; 3) considerare i modi in cui musica e cinema contribuiscono a definire i contorni dell’immagine di un cantante/performer come Modugno in termini di stardom intermediale

    Narrating the Mafia, Las Vegas, and Ethnicity in Martin Scorsese’s Casino

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    L'articolo presenta uno studio della rappresentazione della mafia nel cinema di Scorsese e in particolar modo in Casino. L'analisi si concentra inizialmente sui legami tra Casino e film sulla mafia come Ocean's 11. Viene preso in considerazione il legame tra il film di Scorsese e la "Rat pack Legacy", in quanto nel film sono presenti rimandi alla Las Vegas degli anni Sessanta e alla cultura dell'entertainment di Las Vegas dominato in quel decennio da cantanti come Frank SInatra e Dean Martin i quali, a loro volta, esibivano e rendevano oggetto di spettacolo le loro connessioni (reali o immaginarie) con la mafia. In seguito l'articolo si sofferma sullo studio del sistema di sorveglianza attraverso il quale Scorsese mette in scena la vita all'interno delle sale da gioco. Nel finale viene contestato il ruolo che all'etnicità è stato conferito da alcuni studi di ambito accademico nord-americano. La tesi sostenuta nel finale dell'articolo è invece che Scorsese finge di mettere in scena un percorso di esclusione etnica e di vittimismo multiculturalista. Ma in realtà ci mostra che in determinate circostanze le differenze etniche sono solo convenzioni sociali. Forma, non sostanza. La mafia, al contrario delle apparenze folkloristiche su cui lo stesso Casino si fonda e che sfrutta come risorse spettacolari, viene descritta da Scorsese come un’istituzione che sa rinunciare facilmente alla difesa delle differenze etniche per puntare all'unica cosa che realmente la interessa: la pura e semplice accumulazione di ricchezza

    «Donna d’effetto non lo sarò mai». De-erotizzazione e mascheramento nell’immagine divistica di Rita Pavone sulla stampa giovanile nella seconda parte degli anni Sessanta (Il caso «Giovani»)

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    The following paper aims at:1) Implementing Richard Dyer’s concept of “structured polysemy” (1979) to map the variety of conflicting images that emerge of Rita Pavone through films and youth magazines; 2) Describing the de-sexualization process that Pavone’s star image undergoes in youth magazines and how it affects her on-screen image (paying particular attention to the column “Il mio diario”, that she personally curated for the magazine «Giovani»);3) Evaluating these processes within the broader de-sexualization phenomenon that characterized specific youth and Italian pop music scenes in the years leading up to 1968. The following paper aims at 1) Implementing Richard Dyer’s concept of structured polysemy (1979) to map the variety of conflicting images that emerge of Rita Pavone through films and youth magazines; 2) Describing the de-sexualization process that Pavone’s star image undergoes in youth magazines and how it affects her on-screen image (paying particular attention to the column Il mio diario, that she personally curated for the magazine Giovani); 3) Evaluating these processes within the broader de-sexualization phenomenon that characterized specific youth and Italian pop music scenes in the years leading up to 1968. 

    Mascolinità trasformiste. Tognazzi e il maschio de boom di fronte al lolitismo

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    Nel presente intervento viene proposta un’analisi di alcuni profili di mascolinità che reagiscono e si definiscono in relazione alle “Lolite” del cinema italiano degli anni Sessanta. Studiando la costruzione dei personaggi-protagonisti e la performance d’attore di Ugo Tognazzi in La voglia matta, Le ore dell’amore e La bambolona, si sviluppa la seguente ipotesi: se è vero che da un lato il maschio di fronte a un nuovo modello di agency femminile sembra in crisi, in realtà, sia le convenzioni di genere (della commedia in particolare) sia la costruzione della mascolinità sul piano della messa in scena e delle scelte narrative suggeriscono un quadro più sfumato. Più che di crisi della mascolinità, si propone di parlare di elasticità/resilienza dell’identità maschile di fronte al cambiamento. I momenti di impasse delle mascolinità del boom andranno quindi a bilanciarsi con la capacità d’adattamento, la forza di sopravvivenza e la capacità di produrre performance sociali all’incrocio tra differenti maschere e stereotipi identitari

    “L’importante è che le visualizzazioni rimangano basse, altrimenti [...] mi tocca rifare di nuovo il canale”. Esempi italiani di nuova cinefilia radicale sul web

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    Il web è generalmente considerato un vettore di abbattimento degli steccati discorsivi tradizionali nonché di convergenza/inclusione culturale: tutti aspetti che non hanno smesso di preoccupare i difensori delle forme tradizionali di autorità ed expertise. Ma cosa succede quando incontriamo fenomeni che partono dal web proprio per rafforzare e rilanciare, in un contesto di cinefilia per forza di cose globalizzato, meccanismi di distinzione culturale e di elitarismo del gusto? Il presente saggio si propone di rispondere a questa domanda considerando alcuni esempi italiani di cinefilia “estrema” e radicalmente politicizzata presenti sul web. In particolar modo verranno analizzati gli interventi sul blog e sul canale youtube di Francesco Cazzin (http://emergeredelpossibile.blogspot.it/; https://www.youtube.com/channel/UCQILvlf-Lpf6pIaUB-n2JpQ) e una selezione dei siti e dei canali a essi collegati. Lo scopo è di individuare i seguenti elementi: 1) i contorni della galassia discorsiva in cui si articola questa produzione specifica di cinefila radicale; 2) l’idea di cinema che difende e promuove; 3) i meccanismi di distinzione attivati nei confronti degli altri saperi sul cinema presenti sul web; 4) il funzionamento della relazione oppositiva nei confronti della critica e della cinefilia tradizionali; 5) l’effetto di comunità sub-culturale che questa cinefilia crea. In relazione all’ultimo punto ci si chiederà soprattutto; a) che tipo di intermediari culturali sono gli autori dei testi che compongono la galassia discorsiva in oggetto (con riferimento alla letteratura sociologica sui nuovi intermediari culturali: Maguire e Matthews, 2014; Solaroli, 2014; Andreazza, 2014); b) se sia possibile parlare di un contro-pubblico in relazione ai soggetti che interagiscono on line sulle pagine del sito e del canale youtube (con riferimento alla nozione di counter-publics: Fraser, 1997; Warner, 2002)

    Da Suspiria (1977) a Suspiria (2018). L'identità in transito del cinema horror italiano

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    Our paper investigates the ways in which Suspiria (2018) has shifted the understanding and definitions that international audiences have of Italian horror cinema as a genre. Unlike Call Me by Your Name, Guadagnino’s Suspiria elicited a variety of polarized reactions. Thus, we suggest that both the praises and criticism that this film received, reveal particular aspects of the identity of Italian cinema and its transnationality. Specifically, the paper analyzes the circulation and distribution of Suspiria (2018), examines the British and North American reception of the film, and investigates the ways in which it contributed to reviving the interest in Argento’s Suspiria (1967). Against this backdrop, the paper contributes to the study of the circulation of Italian horror film genera abroad on two levels. Firstly, it adopts a comparative digital ethnography approach to collect and analyze the data. Secondly, it develops an innovative framework for the study of the transnational reception of cultural products by shifting the attention from a geographical to a temporal dimension to track their circulation
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