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Rigenerazione urbana e produzione in Veneto. Una geografia post-crisi a più voci
La città contemporanea italiana sta attraversando un periodo di grandi trasformazioni, dettate da profondi cambiamenti sociali ed economici, in cui il rapporto tra produzione e spazio si riarticola in una maniera che è strettamente dipendente dalle intenzioni e dagli interessi delle attività economiche e di servizio, rispetto a una loro determinata localizzazione. Per questo motivo, per capire le trasformazioni in atto nei contesti territoriali produttivi, è molto importante osservarle dal punto di vista dei suoi attori e delle dinamiche di interazione che sono capaci di attuare e «situare». L'analisi condotta a Porto Marghera cerca di esplorare non solo l'attuale situazione di trasformazione, ma soprattutto le aspettative e le vision degli attori che a diversa scala, con differenti obiettivi e con proprie strategie agiscono in uno specifico contesto concorrendo a processi di sviluppo con esiti imprevedibili in assenza di un coordinamento o di un coerente progetto
L’Aquila in tre atti. Dalle ordinanze per soddisfare il "fabbisogno alloggiativo" all’esplosione di case nella città-territorio
La cosa più urgente ed emergente all’indomani del terremoto che colpì alle 3:32 del 6 aprile 2009 L’Aquila, capoluogo d’Abruzzo e città media di circa 70.000 abitanti, fu quella di fornire una sistemazione e alloggio a tutti quelli che avevano la casa inagibile perchè distrutta o sprovvista di energia, a seguito della chiusura del gas per evitare il rischio di esplosioni e incendi. Molte delle decisioni prese subito dopo il terremoto furono proprio in funzione di questo: dare una casa o almeno un tetto a tutti per poi iniziare la fase post-emergenza, ma non dalle fabbriche come in Friuli (1976) o Emilia (2012), neanche –o non solo- dalle chiese e luoghi di socialità, ma dalle case,"durevoli"o provvisorie. Nella fornitura di alloggi L’Aquila è stata sicuramente un laboratorio di azione post-emergenza, inseritasi con alcune decisioni di tipo urbanistico-territoriale in anticipo nel processo di ricostruzione
Territorial Challenges for Cultural and Creative Industries’ Contribution to Sustainable Innovation: Evidence from the Interreg Ita-Slo Project DIVA
This article articulates the outcomes of the spatial survey of an EU Interreg-funded project titled “Development of Innovation Eco-Systems and Value Chains: Supporting Cross-Border Innovation through Creative Industries” (DIVA). The study mapped cultural and creative industries (CCIs) in the transborder area comprising the Italian regions of Veneto and Friuli Venezia Giulia and the western region of Slovenia. The study applied both quantitative and qualitative place-based methodologies and drew theoretically from economics, urbanism, and interactionism. The results include a webapp quantifying and describing CCIs spread in the transborder area and a SWOT analysis of firms’ geographies for potential collaboration between CCIs and traditional SMEs (small and medium enterprises). It is argued that the cultural and creative sectors are relevant to the social and economic development of cities and regions, and act as drivers of innovation. The interconnected network of local enterprises (CCIs-SMEs) also goes in the direction of promoting a sustainable territorial development, enhancing enrooted resources. Additionally, it considers how CCIs different localization patterns, both clustered and sprawled, can influence and shape possible collaboration degrees at transborder regional level. Thus, this paper advocates for more integrated policymaking that considers the spatial distribution and territorial localization of CCIs alongside their socio-economic dimensions
Note su una pratica estetico-percettiva dello spazio: dall’esperienza del luogo alla sua restituzione visuale
Dal contratto di quartiere Altobello al contratto di fiume Marzenego: due diverse scale per programmi complessi di rigenerazione nella città di Mestre a partire dalla sua trama pubblica
Nell’ultimo decennio in Italia si è assistito alla proposta di nuovi modi e forme di rigenerazione urbana e territoriale che si sono confrontati con le nuove istanz
che fanno entrambe riferimento ad un preciso ambito urbano geografico: il contratto di quartiere (pubblico) di Altobello, un quartiere nel centro della
città di Mestre (Venezia) e il contratto di fiume Marzenego, il fiume che attraversa la città stessa.
Si mostrerà come a scale diverse e per ambiti territoriali molto diversi tra loro, il contratto per sua natura diventa una forma possibile di mediazione e governance, entrambi questi programmi infatti comprendono un’azione progettuale sia fisica che immateriale e una condivisione/compartecipazione degli stakeholder alla fase tecnica
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