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    Catania e l'eruzione dell'Etna del 1669

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    La città di Catania conserva nella sua storia urbana i segni di disastri naturali che l’hanno profondamente colpita. L’attuale città storica è il risultato delle radicali trasformazioni dovute alla ricostruzione seguita ai terremoti del 9-11 gennaio 1693, che imposero profondi cambiamenti anche a molte località della Sicilia orientale. Ma la ricostruzione di Catania e le nuove linee di sviluppo urbano furono condizionate da una grande eruzione dell’Etna, avvenuta meno di trent’anni prima, nel marzo-luglio 1669. Il nostro intervento intende mettere in luce la dinamica e gli effetti sulla città di tale grandioso evento, la localizzazione, la durata, la vastità del territorio occupato dalla lava. Per comprendere questo impatto occorre ricordare che ci fu la distruzione pressoché totale di 27 paesi etnei, più o meno grandi, tra casali capoluogo e frazioni, e danni ad altri sette centri abitati importanti. Catania, investita dalla lava nel suo lato ovest, dovette subito affrontare un’emergenza, le cui necessità cambiarono velocemente in relazione all’andamento dell’evento. La città, rispetto all’Etna, era percepita come un luogo privo di rischi. L’impatto sociale e culturale fu quindi altissimo: la città dovette freneticamente accogliere circa 20.000 sfollati (due terzi in più della sua popolazione, di circa 30.000 abitanti). Nel giro di qualche settimana, Catania stessa, messa in pericolo dalla lava, cominciò a spopolarsi, tanto che solo il 10% degli abitanti rimase dentro le mura. Il bilancio finale urbano fu pesantissimo: 730 case ed edifici bruciati dalla lava o demoliti, per la maggior parte nell’area urbana interna alle mura; danni e crolli alla maggior parte delle strutture di fortificazione. A sud-est, la lava che per molte settimane si era riversata in mare, aveva cancellato il dislivello di terreno che costituiva un baluardo difensivo naturale e aveva spostato verso il mare la linea di costa. Duraturi e condizionanti sul piano territoriale e urbanistico furono gli effetti dell’eruzione, tanto che quest’evento è considerato dagli storici come il momento di definitiva rottura dell’equilibrio tra la città e il suo territorio rurale circostante. Catania venne infatti a trovarsi ‘chiusa’ da una distesa di lave solidificate a ovest, da nord a sud fino al mare, e con una lunga insenatura di sciare che si inoltrava nel mare per più di un chilometro. Ciò impedì definitivamente l’espansione della rete insediativa a occidente, un’area che prima del 1669 sembrava destinata a ospitare un ampliamento della città, considerato che a est c’era il mare, a nord-est le sciare antiche, e a sud l’area paludosa del fiume Simeto. L’unica espansione possibile poté quindi svilupparsi verso nord. Questo fu un elemento che condizionò notevolmente il piano urbanistico realizzato poi per la ricostruzione di Catania dopo i terremoti del gennaio 1693.UnpublishedFacoltà di Economia “Federico Caffè”, Università Roma Tre Via Silvio d’amico, 77 - Roma3.10. Storia ed archeologia applicate alle Scienze della Terraope

    Catania e l'eruzione dell'Etna del 1669

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    La città di Catania conserva nella sua storia urbana i segni di disastri naturali che l’hanno profondamente colpita. L’attuale città storica è il risultato delle radicali trasformazioni dovute alla ricostruzione seguita ai terremoti del 9-11 gennaio 1693, che imposero profondi cambiamenti anche a molte località della Sicilia orientale. Ma la ricostruzione di Catania e le nuove linee di sviluppo urbano furono condizionate da una grande eruzione dell’Etna, avvenuta meno di trent’anni prima, nel marzo-luglio 1669. Il nostro intervento intende mettere in luce la dinamica e gli effetti sulla città di tale grandioso evento, la localizzazione, la durata, la vastità del territorio occupato dalla lava. Per comprendere questo impatto occorre ricordare che ci fu la distruzione pressoché totale di 27 paesi etnei, più o meno grandi, tra casali capoluogo e frazioni, e danni ad altri sette centri abitati importanti. Catania, investita dalla lava nel suo lato ovest, dovette subito affrontare un’emergenza, le cui necessità cambiarono velocemente in relazione all’andamento dell’evento. La città, rispetto all’Etna, era percepita come un luogo privo di rischi. L’impatto sociale e culturale fu quindi altissimo: la città dovette freneticamente accogliere circa 20.000 sfollati (due terzi in più della sua popolazione, di circa 30.000 abitanti). Nel giro di qualche settimana, Catania stessa, messa in pericolo dalla lava, cominciò a spopolarsi, tanto che solo il 10% degli abitanti rimase dentro le mura. Il bilancio finale urbano fu pesantissimo: 730 case ed edifici bruciati dalla lava o demoliti, per la maggior parte nell’area urbana interna alle mura; danni e crolli alla maggior parte delle strutture di fortificazione. A sud-est, la lava che per molte settimane si era riversata in mare, aveva cancellato il dislivello di terreno che costituiva un baluardo difensivo naturale e aveva spostato verso il mare la linea di costa. Duraturi e condizionanti sul piano territoriale e urbanistico furono gli effetti dell’eruzione, tanto che quest’evento è considerato dagli storici come il momento di definitiva rottura dell’equilibrio tra la città e il suo territorio rurale circostante. Catania venne infatti a trovarsi ‘chiusa’ da una distesa di lave solidificate a ovest, da nord a sud fino al mare, e con una lunga insenatura di sciare che si inoltrava nel mare per più di un chilometro. Ciò impedì definitivamente l’espansione della rete insediativa a occidente, un’area che prima del 1669 sembrava destinata a ospitare un ampliamento della città, considerato che a est c’era il mare, a nord-est le sciare antiche, e a sud l’area paludosa del fiume Simeto. L’unica espansione possibile poté quindi svilupparsi verso nord. Questo fu un elemento che condizionò notevolmente il piano urbanistico realizzato poi per la ricostruzione di Catania dopo i terremoti del gennaio 1693.UnpublishedFacoltà di Economia “Federico Caffè”, Università Roma Tre Via Silvio d’amico, 77 - Roma3.10. Storia ed archeologia applicate alle Scienze della Terraope

    First historical evidence of a significant Mt.Etna eruption in 1224

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    The 1224 Mt. Etna eruption is a significant event both in terms of the mass of erupted materials and because it involved the lower eastern slope of the volcano, reaching down to the sea. Nevertheless, it is unknown to current historical catalogues. According to the historical sources, only two other lava flows actually reached as far as the sea: in 396 BC, just north of the present-day inhabited area of Acireale, according to the geological data alone, and in 1669, when the lava covered the south-eastern flank of Mt. Etna and damaged Catania. We present and discuss the two medieval sources that attest to the eruption of 1224 and make available the original texts. Furthermore, through the close analysis of the historical and topographic context of the Etna area, taking account of the roads and ports in the early 13th century, we have tried to single out the possible area of the lava's outlet into the sea in 1224 on historical grounds. A repeat of an eruption similar to that of 1224 would have a serious impact to day as the coast is densely populated.Published693-7003.10. Sismologia storica e archeosismologiaJCR Journalope

    The Most Ancient Maps of Erupting Mount Etna

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    Two previously unpublished maps were retrieved during historical research concerning the historical activity of Etna depicting the eruption which started in December 1634 and continued until 1636. The two drawings, one of which is in colour and the other in ink and sepia water colour, accompany two reports by Jesuits, who were eye-witnesses to the phenomenon. The description of the volcano and the ongoing lava flows was made independently by the two Jesuits, with the help of expert local guides. These two maps represent the first cartography of active Etna hitherto known of.Published2-53.10. Sismologia storica e archeosismologiaN/A or not JCRope

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods

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