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Vista del modello: 68 - Giunzione chiodata per sovrapposizione e doppia fila di chiodi
Si noti che le piastre si congiungono per semplice sovrapposizione e doppia fila di chiodi sfalsati
Scritti scelti di Antonino Mineo
Questo volume presenta una selezione ragionata degli scritti di Antonino Mineo (1936-2008), di cui mantiene la veste tipografica originale. La raccolta di scritti è preceduta dai lavori di Giuseppe Burgio, Marcello Chiodi e Vittorio Frosini, presentati in occasione della “Giornata in ricordo di Antonino Mineo”, tenuta il 22 maggio 2009 presso la Facoltà di Economia di Palermo ed al termine della quale è stata intitolata ad Antonino Mineo un'aula del dipartimento di Scienze Statistiche e Matematiche “Silvio Vianelli”.
I lavori di Giuseppe Burgio e Vittorio Frosini sono due contributi originali presentati in quella giornata di studio, sul tema delle curve normali di ordine p, che è stato uno dei temi rilevanti del lavoro scientifico di Mineo; il lavoro di Marcello Chiodi costituisce una rassegna dell'opera scientifica di Antonino Mineo nel panorama della statistica italiana
Le figure dell'urbanistica di Cesare Chiodi
Il contributo è costituito per parte cospicua di una sequenza di immagini che ripercorrono alcuni concetti, rifermenti e materiali dell'urbanistica moderna di Cesare Chiodi. Rimandano al tema dello sviluppo della città nel territorio attraverso schemi diagrammatici che hanno contribuito a costruire lo scenario della cultura urbanistica di inizio Novecento ed esperienze di progettazione di piani urbanistici e di ampliamento in cui Chiodi è progettista o componente del gruppo di progetto
Forme del tempo. L’arte in Italia tra continuità e presente
Dieci maestri dell’arte contemporanea sono i protagonisti della mostra senzamargine. Passaggi nell’arte italiana a cavallo del millennio, un’originale panoramica della geografia artistica tra XX e XXI secolo, posta sotto il segno della pluralità e della differenza. Attraverso i saggi di critici e studiosi internazionali questo volume offre un’approfondita introduzione all’opera dei dieci artisti, proponendo nuove letture e spunti di riflessione utili a una riscrittura del canone dell’arte degli ultimi decenni. Sullo sfondo la necessità di una nuova narrazione dell’esperienza italiana, anche al di là della sua continuità territoriale, capace di mettere in luce al suo interno la coesistenza di tradizioni, linee e vettori individuali non riducibili a una comune matrice o “identità”. Un tratto pluralistico che costituisce non solo uno degli elementi più rilevanti della produzione artistica italiana ma anche il contributo vitale che essa può fornire allo scenario deterritorializzato della cultura contemporanea, considerata nella sua iperbolica simultaneità globale
Ellittica, apodittica, decisiva
Ghenos Eros Thanatos è il titolo della mostra curata da Alberto Boatto alla galleria de’ Foscherari di Bologna nel 1974, in cui le opere di tredici artisti compivano “un periplo attorno alle situazioni limite della vita”: la nascita, la sessualità, la morte. Il testo che compariva nel “libro-mappa” che accompagnava la mostra è ripubblicato nel volume insieme a una selezione ragionata di articoli, saggi e presentazioni critiche apparsi in riviste e cataloghi oggi di difficile reperibilità. Il saggio affronta i nodi fondamentali dell’attività critica e della biografia intellettuale di Boatto, dalla sua originale ed “eretica” interpretazione del Sessantotto e delle sue conseguenze sulle pratiche artistiche alle riflessioni sul destino dell’artista nell’epoca dello spettacolo, alle considerazioni, ormai in pieno clima postmoderno, sulla relazione tra scrittura e immagine, analizzando la sua posizione nel panorama artistico e culturale del suo tempo
La sclerosi multipla in età pediatrica ed adolescenziale
Il volume raccoglie i contributi di docenti universitari, di responsabili di Centri Clinici, di professionisti in campo sanitario e di esperti di bioetica che descrivono secondo un approccio bio-psico-sociale e in un’ottica interdisciplinare la presa in carico di giovani pazienti in età pediatrica e adolescenziale affetti da Sclerosi Multipla e dei loro familiari, approfondendo vari aspetti connessi alla comunicazione della diagnosi e alla gestione e cura di tale patologia cronica neurologica.
Contributi di:
Vincenzo Brescia Morra, Alessandro Chiodi, Domenico Del Forno,
Alessandro Filla, Maria Francesca Freda, Maria Giuliano, Roberta Lanzillo,
Valeria Magri, Stefano Manzo, Anna Napolitano, Marianna Ottobre,
Kyrie Piscopo, Laura Rosa, Antonia Ruggiero, Gioacchino Tedeschi,
Paolo Valerio
Controtempi
Rinascimento anacronico propone una sorprendente rilettura di una stagione fondamentale della cultura europea e una nuova concezione della storicità delle opere d’arte. Definire un’opera «anacronica» significa in effetti, scrivono Alexander Nagel e Christopher S. Wood, dire ciò che essa fa «quando ripete, quando esita, quando ricorda, ma anche quando progetta un futuro o un ideale», eccedendo il «mondo della vita» che l’ha generata. Le architetture di Leon Battista Alberti e Bramante, i dipinti di Guido da Siena, Jan van Eyck e Vittore Carpaccio, le sculture di Michelangelo o gli affreschi della Stanza della Segnatura, così come le icone, i disegni, le stampe, i mosaici, le medaglie esaminate da Nagel e Wood, fanno emergere interrogativi imprevisti circa la loro autenticità, riferimenti a precedenti prestigiosi, così come gli effetti della trasposizione da un medium a un altro. Le icone bizantine considerate come antichità paleocristiane, le immagini non create da mano umana, le spoliazioni e le citazioni, i diversi approcci al restauro, le leggende sugli edifici, i falsi e i pastiches si rivelano in questo modo altrettante componenti di una originale e più esauriente visione dell’arte rinascimentale.
Se è vero che un’opera d’arte testimonia il momento della sua realizzazione, Nagel e Wood dimostrano che è altrettanto determinante comprenderne la costitutiva instabilità temporale e i modi con cui essa rimanda a remote origini ancestrali, a un artefatto o a un’immagine anteriore, o persino a un’origine divina posta fuori dal tempo. Rinascimento anacronico cerca di estrarre dalle opere d’arte una temporalità in strutturale disallineamento con la disciplina della storia dell’arte, «verso una cronotopologia della creazione artistica». Se l’opera, come scrivono gli autori, è un messaggio i cui mittenti e destinatari sono in costante spostamento, l’arte è la possibilità di un indispensabile colloquio attraverso il tempo
Rinascimento anacronico
Rinascimento anacronico propone una sorprendente rilettura di una stagione fondamentale della cultura europea e una nuova concezione della storicità delle opere d’arte. Definire un’opera «anacronica» significa in effetti, scrivono Alexander Nagel e Christopher S. Wood, dire ciò che essa fa «quando ripete, quando esita, quando ricorda, ma anche quando progetta un futuro o un ideale», eccedendo il «mondo della vita» che l’ha generata. Le architetture di Leon Battista Alberti e Bramante, i dipinti di Guido da Siena, Jan van Eyck e Vittore Carpaccio, le sculture di Michelangelo o gli affreschi della Stanza della Segnatura, così come le icone, i disegni, le stampe, i mosaici, le medaglie esaminate da Nagel e Wood, fanno emergere interrogativi imprevisti circa la loro autenticità, riferimenti a precedenti prestigiosi, così come gli effetti della trasposizione da un medium a un altro. Le icone bizantine considerate come antichità paleocristiane, le immagini non create da mano umana, le spoliazioni e le citazioni, i diversi approcci al restauro, le leggende sugli edifici, i falsi e i pastiches si rivelano in questo modo altrettante componenti di una originale e più esauriente visione dell’arte rinascimentale. Se è vero che un’opera d’arte testimonia il momento della sua realizzazione, Nagel e Wood dimostrano che è altrettanto determinante comprenderne la costitutiva instabilità temporale e i modi con cui essa rimanda a remote origini ancestrali, a un artefatto o a un’immagine anteriore, o persino a un’origine divina posta fuori dal tempo. Rinascimento anacronico cerca di estrarre dalle opere d’arte una temporalità in strutturale disallineamento con la disciplina della storia dell’arte, «verso una cronotopologia della creazione artistica». Se l’opera, come scrivono gli autori, è un messaggio i cui mittenti e destinatari sono in costante spostamento, l’arte è la possibilità di un indispensabile colloquio attraverso il tempo
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