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Epidemie ottocentesche: colera, pellagra e problemi alimentari nelle fonti letterarie
Two of the most representative diseases of the nineteenth century, cholera and pellagra, share a particular relationship with food. If for the first “urban” epidemic, food was considered as a means of treatment by a vacillating medical establishment, in the case of the second, the rural endemic par excellence, food was the cause of its classist expansion. The literary texts, considered here as sources, preserve precious testimonies on how nutrition has been considered in relation to diseases, precisely in the century of the birth of modern medical science, and has therefore found its own epistemological space in studies
Chiocchetti Emilio
Emilio Chiocchetti è stato un filosofo francescano e docente della prima metà del XX secolo, noto per il suo contributo alla filosofia neoscolastica e al dialogo con il pensiero contemporaneo. Nella filosofia di B. Croce, Chiocchetti trova un’impostazione di tipo razionale-sistematico e comunque attenta all’individuale storico, anche in funzione anti-modernistica, visto che egli, come Croce, accusa appunto i modernisti di non rapportare abbastanza l’individuale storico al razionale sistematico. Con tutto ciò, Chiocchetti non accetta, però, l’immanentismo monistico di Croce e sostiene invece un “realismo teistico”: «il reale come oggetto – e, fuori di noi, in quanto è distinto da noi e da noi indipendente, il reale non è che oggetto – non è ragione, sebbene è nel suo fondo, nel suo ordine, cioè nei suoi rapporti, razionalità: quindi esige un soggetto trascendente come sua causa e ragione sufficiente», ossia esige Dio.
Parole chiave: Emilio Chiocchetti, neoscolastica, realismo teistico, filosofia della religione, storicismo
Emilio Chiocchetti was a Franciscan philosopher and professor in the first half of the 20th century, known for his contribution to neoscholastic philosophy and for engaging in dialogue with contemporary thought. In the philosophy of B. Croce, Chiocchetti finds a rational-systematic approach that is nonetheless attentive to the historical individual, also in an anti-modernist function, since he, like Croce, accuses modernists of not sufficiently relating the historical individual to the rational systematic. However, despite all this, Chiocchetti does not accept Croce’s monistic immanentism and instead advocates for a “theistic realism”: “the real as an object – both outside of us and within us, inasmuch as it is distinct from us and independent of us, the real is nothing but an object – is not reason, but in its essence, in its order, that is, in its relations, it is rationality: therefore it requires a transcendent subject as its sufficient cause and sufficient reason,” which means it requires God.
Keywords: Emilio Chiocchetti, Neo-Scholasticism, theistic realism, philosophy of religion, historicis
Theatre as research and catalyst for health promotion
Il volume, a cura di Alberto Barzanò, Cinzia Bearzot e Elisa Chiocchetti, raccoglie gli atti della Summer School del 2022 dedicata al tema “Crisi e resilienza” e contiene saggi di Elisa Chiocchetti, Estelle Cronnier, Antonio Cuciniello, Paolo De Giovanni, Roberta Ferro, Elisabetta Filippini, Laura Giovanelli, Alberto Luongo, Romina Marchisio, Tommaso Mauri, Mauro Pavesi, Carlo Perelli, Jeffrey Pufahl, Milena Raimondi, Marta Reichlin, Luca Richeldi, Franco Riva, Marco Rochini, Elena Ruzzier, Renato Sansa, Flavia Usai, Angelica Verduci, Cinzia Vicini, Luigi Weber
La gastronomia negli scritti giornalistici di Francesco Mastriani
Tra le molteplici tematiche affrontate da Francesco Mastriani nella sua produzione un posto d’onore spetta alla gastronomia. Approfondendola dapprima negli scritti giornalistici e, sebbene con sguardo differente, nei Vermi e nei Misteri di Napoli, questo poliedrico autore dedica sempre una particolare attenzione alle questioni del ventre, verso cui mostra spesso uno sguardo duplice, a metà strada tra le conoscenze gastronomiche di Brillat-Savarin e le teorie illuministe di Rousseau. Con questo saggio si intende mettere in luce un aspetto della produzione di Mastriani mai prima d’ora considerato, in grado di offrire l’inedito ritratto di un intellettuale gastronomo illuminista.This article illustrates an aspect of Francesco Mastriani’s writing that has so far received little attention. In his works, which range from journalistic writings to major novels such as I Vermi and I Misteri di Napoli, gastronomy occupies a prominent place. In exploring this theme, the author demonstrates
a deep understanding of Brillat-Savarin’s theories, although these are often re-examined through the reflections of Roussea
«Il vino inventa»: la menzogna alla tavola di Zeno Cosini
Zeno è un narratore inattendibile, un personaggio sospeso tra verità nevrotica e bugia. I suoi comportamenti rivelano sempre un'ambiguità di fondo, esasperata da alcuni giochi ironici operati dallo stesso autore, Svevo. La contraddittorietà dei comportamenti del protagonista della Coscienza si manifestano, prima di tutto, intorno alla tavola, là dove il paradigma antropofagico ed edipico di Freud viene ribaltato in una serie di sviamenti e dubbi riscontrabili tanto negli atteggiamenti quanto nelle parole di Zeno. Partendo dall'analisi del banchetto nella Coscienza e di alcuni significativi episodi che hanno il vino come protagonista, si tenta di esaminare lo straniamento di questo complesso personaggio, avvalorando, in tal modo, la teoria di Giuseppe Langella.In Svevo studies, the truth about Zeno's illness remains an open question, partly because the protagonist's behaviors in Coscienza di Zeno are always ambiguous and depicted by Svevo's irony. The dining room and mealtime, in particular, are some of the passages in the book where the contradiction of the character can be observed, both in his attitudes and in his words. In this paper, starting from the analysis of the banquet in Conscience and some significant episodes that have wine as the protagonist, an attempt is made to examine this complex character, so as to confirm Giuseppe Langella's theory
La metafora culinaria come disumanizzazione durante la Seconda Guerra Mondiale: due testi emblematici
Il verbo «divorare», per la sua proprietà semantica, si presta a essere utilizzato in significati metaforici più ampi del semplice «alimentarsi» in grado di veicolare precisi valori o concetti complessi. In particolare, in due testi simbolo dell'esperienza della Seconda Guerra Mondiale - quali Uomini e no di Vittorini e la poesia Il sogno del prigioniero di Montale, contenuta in La bufera e altro - la brutalità della guerra è rappresentata attraverso scelte linguistiche e lessicali tratte dall'ambito gastronomico e il verbo «divorare» diviene una manifestazione di violenza, di distruzione dell'altro da sé, che riporta l'umanità a una sfera bestiale. Dalla violenza disumana dell'omicidio di Giulaj, che muta l'uomo stesso in cibo per animali, ai prigionieri ridotti a un «pâté» di carni: sia in Vittorini che in Montale l'umanità è riqualificata come cibo dalla ferocia nazista, in una ripresa della metafora del cannibalismo che sembra discendere dalla letteratura americana, specie dal modello di Melville
La peste nella letteratura milanese del Cinque e Seicento
The essay offers an overview of the literary texts dedicated to the plague published in Milan on the occasion of the two historic infections, that of the 1570s and that of 1630. Linked by the protagonism of the two Borromeo archbishops, San Carlo and Manzoni’s Federico, the two events inspired a real topos in the Lombard tradition. In particular, the attention is focused on the intervention of the poet Giuliano Goselini, author of a song on the contagion which stands out for its independence from the Carolinian model, and, for the Federico’s plague, on the drama of the friar Benedetto Cinquanta, an example of ‘spiritual tragedy’ worthy of attention
L’autunno delle civiltà. Carroll Quigley e la nascita della World History
Carroll Quigley (1910-1977) occupa nella storia della storiografia un posto non commisurato all’originalità del suo pensiero, che fa di lui una figura di transizione dalla Universal History di impronta toynbiana all’attuale World History. La sua produzione scientifica è caratterizzata da una prospettiva di lungo periodo, che guarda al dispiegarsi delle civiltà sottolineando quanto vi è di comune nei loro modelli di sviluppo. Nella concreta pratica di docente e di ricercatore, Quigley si propose di superare gli steccati disciplinari, per offrire un’interpretazione della storia globale che rendesse ragione della sua straordinaria complessità. Giuristi, economisti e sociologi come Frederic Maitland, Vilfredo Pareto, Joseph A. Schumpeter, Thorstein Veblen sono solo alcuni degli studiosi dalle cui opere egli attinse per rielaborarle creativamente nel proprio sistema.
I cinque capitoli in cui il libro è suddiviso prendono in esame altrettanti aspetti del pensiero di Quigley: l’innovativa metodologia di ricerca fondata sull’individuazione di paradigmi generali applicabili a tempi e luoghi diversi; la rilettura del profilo culturale della civiltà occidentale, fondata sul concetto di “inclusive diversity”; il tema delle relazioni internazionali, svolto affiancando la storia militare alla geopolitica; il problema dell’equilibrio tra stato, comunità e individui come strumento analitico con cui rinnovare la tradizionale storia politica; e infine l’intreccio, a livello globale, tra politica, economia e finanza. Il suo racconto della storia globale, dominata dal capitalismo finanziario a cavallo tra Otto e Novecento, apre degli squarci sulla nostra contemporaneità che Quigley ci invita a leggere con le sue feconde categorie interpretative
«Dal latte e miele del Carcano al pane nero del Verga». Il cibo come distinzione tra due tradizioni letterarie
Nel saggio Per l’arte Capuana utilizza un’efficace metafora alimentare per rimarcare la distanza, e la superiorità, del verismo rispetto alla precedente tradizione rusticale. Sfruttando il suggerimento dell’autore di Mineo, è possibile condurre un confronto tra la campagna verista e quella rusticale attraverso l’uso esclusivo del dato alimentare, dimostrando come questo diventi tanto il veicolo di posizioni ideologiche quanto un espediente della narrativa verista.In his essay Per l’arte Capuana employs a suggestive food metaphor to highlight the distance, and the superiority, of verism compared to the previous rustic tradition. Following on from Capuana’s observation, we may compare a veristic landscape with a rustic one by the sole means of references to food, showing how the latter becomes a vehicle for ideological positions and an expedient for veristic fiction
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