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Dal feticismo del capitale alla prassi dell'imprevisto
Il pensiero di Alquati è una preziosa risorsa soprattutto in una fase, come quella odierna, in cui alcune categorie teoriche sembrano girare a vuoto e a non consegnarci più la forza per agire in senso trasformativo. Il primo punto, rispetto al pensiero di Alquati, che viene sviluppato in questo contributo riguarda il concetto di conricerca, lo stesso che forse lo ha reso maggiormente famoso: Il secondo punto riguarda il rapporto tra industrialismo e fabbrichismo, che nel sociologo di origini croate non si realizza mai una volta per tutte, in uno dei due poli. Il rapporto è uno iato che resta sempre aperto. Interrogare questo spazio è decisivo per comprendere le trasformazioni che lui descriveva come iperindustriali e che secondo l'interpretazione di questo contributo andrebbero interpellate anche in senso post-industriale. Su questo punto, infatti, il pensiero di Alquati spinge moltissimo e, tuttavia, anche se non arriva mai a immaginare un capitalismo oltre l’industrialismo, in realtà ne tratteggia alcune scenografie importanti. Un terzo punto che si prende in considerazione ha a che fare con il rapporto tra industria e fabbrica, a partire dalla classica questione alquatiana tra lavoro e capacità attiva umana: è un calco storicamente situato sul modo di produzione e di organizzazione della produzione che però indica la necessità di dividere ciò che è lavoro da ciò che è attività. Alquati cala questa distinzione nel pensiero marxiano, per rendere quest’ultimo più plastico e permettergli di uscire da aporie e contraddizioni che il marxismo ha replicato e portato nella sacca lungo l'intricato tempo del secolo breve
I capricci della merce: produzione di merci come produzione di rapporti sociali
Karl Marx, in un contesto sociale a dire il vero molto diverso da quello presente, ha dimostrato come il processo di produzione delle merci è, allo stesso tempo, anche un processo di (ri)produzione sociale; un processo in cui non solo le merci, ma anche i rapporti sociali, sono continuamente prodotti in una forma adeguata
allo stesso sviluppo capitalistico. Il saggio parte dalla considerazione che questa certamente ancora oggi valida assunzione, deve però essere interpretata alla luce di due principali metamorfosi: da un lato la dicotomia tra produzione e consumo non può più essere considerata in modo così netto e radicale (come invece in una considerevole parte delle interpretazioni di origine marxista); dall’altro lato il fatto che le nuove catene di produzione globale del valore coinvolgono, sempre più direttamente, nuove risorse che riguardano le facoltà umane fondamentali (lingua, comunicazione, socievolezza, capacità cognitive e simboliche, capacità sociali, ecc.). Alla fine del saggio, ci si propone inoltre di evidenziare alcune contraddizioni che i più recenti sviluppi della relazione tra merci e rapporti sociali di produzione stanno causando in termini di rischio di auto-distruzione delle basi morali del capitalismo e di persistenza e crescita di rilevanza economica di pratiche di lavoro che cercano di evitare, come modalità intrinseca della loro organizzazione, l’esercizio dello sfruttamento capitalistico
La Società della Prestazione
Il neoliberismo definisce un modello di governo e di società legato da un lato alla destrutturazione del tradizionale sistema di regolazione sociale dell’economia, dall’altro alla diffusione della competitività come criterio fondamentale di giudizio sul valore degli attori sociali. Tali processi, uniti alla crescente individualizzazione delle carriere di vita, delineano i contorni di un nuovo tipo di configurazione economica e sociale che possiamo definire con il termine “società della prestazione”. Quest’ultima, infatti, si fonda su una nuova antropologia determinata dal management e dalla centralità della “performance” come imperativo sociale
Digital labor and crisis of the wage labor system
This Special Issue of Sociologia del lavoro devoted to digital labor and the crisis of the wage-labor system, analyses recent trends in the scholarship of platform capitalism in the aftermath of the pandemic outbreak.
Platforms are not only a type of business model – they have become a crucial infrastructure around which society reorganizes itself. They extract value not only from traditional labor activities, but also from the social cooperation. Their operations permeate even private spaces and turn social ties such as kinship, friendship, and sexuality into complex monetization schemes. This process represents a departure from the salary institution, where identity was mostly linked to the position occupied by each individual with respect to work and wages. Ultimately, the hidden
dimension of digital capitalism is represented by automation which, contrary to the prevailing opinion, does not mark the decline of human labor. A huge amount of data, and data work, is required to deploy platforms’ algorithms. Such work is performed by under- and micro-paid remote providers, often residing in lowincome countries. Even if platform capitalism appears stronger since the Covid-19 outbreak, it is far from mastering the global challenges it triggers. As its contradictions become apparent, new struggles of digital workers become more visible and better organized
Lisciature e striature del capitalismo cognitivo. Percorsi di autonomia professionale e spazi espressivi della precarietà nel "distretto del piacere"
La questione su cui il presente saggio si sofferma è la crescente difficoltà a precisare i confini, empirici e concettuali, del lavorare contemporaneo. Il nesso tra produzione e soggettività pare, infatti, oggi caratterizzarsi in modo rovesciato rispetto al passato: la seconda è divenuta, infatti, una condizione indispensabile per generare ricchezza e non più un fattore da trattenere e annichilire all’interno della fabbricazione in serializzate e oggettivabili operazioni macchiniche. L’esplosione delle soggettività nelle prassi produttive è poi anche l’esito del diffondersi di una vera e propria passione che attraversa e anima le biografie del lavoro vivo contemporaneo. Il crescente desiderio di autonomia e il definirsi di un proprio sapere di autoproduzione che animano la soggettività contemporanea al lavoro paiono, allora, scrivere la storia sociale di un’inedita e tenace linea di fuga dall’alveo della società salariale. Il lavoro, inteso nella società industriale come imprescindibile componente di valorizzazione del Capitale, è infatti oggi attraversato da profonde e radicali trasformazioni, sia formali che materiali, che lo portano a confondersi e a intrecciarsi, sempre di più, con l’esercizio sociale di altre attività (lavoro di cura, tempo libero, consumo, formazione). La crescente difficoltà a perimetrare in uno spazio sociale definito e privilegiato l’energia di valorizzazione di cui abbisogna il capitalismo (oggi postfordista) per estrarre plusvalore, non ha però a che fare solamente con un mero esercizio analitico, ma è immediatamente anche una questione politica, che pone alla ribalta, sotto le vesti della precarizzazione generalizzata e della finanziarizzazione di ogni attività umana, lo scottante problema dello sfruttamento della vita tout court, senza più alcuna mediazione sociale e/o istituzionale. È questo uno degli aspetti più inquietanti dell’affermazione del paradigma di accumulazione bioeconomica: il farsi irrisorio della distanza tra vita e razionalità economica.
La questione investe e contagia di profonda incertezza ed aleatorietà non solo l’esperienza soggettiva del lavorare ma la vita sociale nel suo complesso. Le norme e le discipline che in passato hanno garantito, nel bene e nel male, una certa consistenza sociale e giuridica del lavoro, paiono oggi immediatamente incomplete. Il contratto del lavoro ad esempio diviene un ambito normativo sempre più opaco e umbratile, che intercetta, riconosce in termini di reddito e regola solo una minima parte delle qualità del lavoro vivo che sono oggi mobilitate e richieste nelle attività di produzione del capitalismo digitale e delle sempre più rilevanti industrie della creatività che qui vengono in particolare indagate per meglio rintracciare le principali caratteristiche del lavoro nella società capitalistica attuale
Covid-19 Impact on Platform Economy. A Preliminary Outlook
With this report, PLUS consortium wants to contribute to a large debate on the role of platform economy and on how to deal with labour transformations after Covid-19 outbreak. Considering the ongoing very unpredictable situation, the observations contained in the report should be considered as explorative to further investigations. In any case, we would suggest to avoid framing Covid-19 outbreak in 2020 as outstanding event clearly dividing what occurred before from what will occur shortly after. Rather, one of the purposes of this report is to test if some of the hypothesis we produced during the first year and half of the project are still persuasive even after virus appearance. At first sight it seems that Covid-19 pandemic highlights and, if anything, emphasizes very well some platforms characteristics we had already identified: the lack of social protections for platform workers, the becoming essential infrastructures of platforms, the digitalization of services, the changing nature of urban economies
Au-delà du capitalisme cognitif : subsomption, imprinting et exploitation de la subjectivité
Face à la multiplication des emplois précaires, il est devenu presque banal de diagnostiquer la crise de l’institution salariale et des formes de revendications qui y sont attachées. De même, on a souvent souligné le fait que l’accumulation capitaliste dépendait dorénavant de la mobilisation des capacités à réfléchir, à imaginer et à communiquer qui font le cœur même de la subjectivité. Pourtant, ces deux caractéristiques du capitalisme contemporain sont rarement étudiées dans leur interdépendance. Pour pallier à cette insuffisance, expliquent ici Federico Chicchi, Emanuele Leonardi et Stefano Lucarelli dans un dialogue serré avec le post-opéraïsme, il faut poser à nouveaux frais la question centrale de l’exploitation. S’appuyant à la fois sur l’analyse marxienne de la subsomption du travail au capital et sur l’analyse deleuzo-guattarienne de l’axiomatique capitaliste, ils proposent de nommer « imprinting » la nouvelle logique d’exploitation des subjectivités. Il s’agit par là de comprendre la multiplicité des formes sous lesquelles nos vies peuvent être soumises à la valorisation du travail mort, de manière à « retourner le couteau de la lutte des classes dans la plaie de la réalité capitaliste.
Cosa è successo nel mercato del lavoro? Piattaforme digitali e politiche pubbliche
This paper looks at the breakdown of the normative model of employment that underpinned the mid-twentieth-century welfare state. The focus of the chapter is the slow, but continuous, dismantling of labor protections that happened in the last decades which has played a crucial role in facilitating the rise of digital platforms. Thus, while on one hand this can be related to the limits that the traditional labor protections had, especially in including women, migrants, and other usually considered more “marginal” workers; on the other it is a product of the new global division of labor and of the way in which technologies have been used to outsource and manage remote working. These developments are being expanded by the increasing “platformization” of the economy that is spreading across sectors digital management and new forms of task-based work directly controlled by algorithms. Despite the birth of new union forms, capable of intercepting the demands and defending the interests of gig workers, the paper concludes by highlighting how these achievements, despite their relevance, are not a definitive solution, but it is necessary to aim for a new set of universal workers’ rights
Covid-19 Impact on Platform Economy. A Preliminary Outlook
With this report, PLUS consortium wants to contribute to a large debate on the role of platform economy and on how to deal with labour transformations after Covid-19 outbreak. Considering the ongoing very unpredictable situation, the observations contained in the report should be considered as explorative to further investigations. In any case, we would suggest to avoid framing Covid-19 outbreak in 2020 as outstanding event clearly dividing what occurred before from what will occur shortly after. Rather, one of the purposes of this report is to test if some of the hypothesis we produced during the first year and half of the project are still persuasive even after virus appearance. At first sight it seems that Covid-19 pandemic highlights and, if anything, emphasizes very well some platforms characteristics we had already identified: the lack of social protections for platform workers, the becoming essential infrastructures of platforms, the digitalization of services, the changing nature of urban economies
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