81 research outputs found
Fig. 6 in Survey of the allelopathic potential of Mediterranean macroalgae: production of long-chain polyunsaturated aldehydes (PUAs)
Fig. 6. Aldehydes production (nmol g 1) by Ulva cf. rigida at the different sampling times (data are mean ± st. dev. of 3 replicates).Published as part of Pezzolesi, Laura, Accoroni, Stefano, Rindi, Fabio, Samorì, Chiara, Totti, Cecilia & Pistocchi, Rossella, 2021, Survey of the allelopathic potential of Mediterranean macroalgae: production of long-chain polyunsaturated aldehydes (PUAs), pp. 1-9 in Phytochemistry (112826) 189 on page 6, DOI: 10.1016/j.phytochem.2021.112826, http://zenodo.org/record/825937
Fig. 5 in Survey of the allelopathic potential of Mediterranean macroalgae: production of long-chain polyunsaturated aldehydes (PUAs)
Fig. 5. Aldehydes production (nmol g 1) by Dictyopteris polypodioides at the different sampling times (data are mean ± st. dev. of 3 replicates).Published as part of Pezzolesi, Laura, Accoroni, Stefano, Rindi, Fabio, Samorì, Chiara, Totti, Cecilia & Pistocchi, Rossella, 2021, Survey of the allelopathic potential of Mediterranean macroalgae: production of long-chain polyunsaturated aldehydes (PUAs), pp. 1-9 in Phytochemistry (112826) 189 on page 6, DOI: 10.1016/j.phytochem.2021.112826, http://zenodo.org/record/825937
Fig. 1 in Survey of the allelopathic potential of Mediterranean macroalgae: production of long-chain polyunsaturated aldehydes (PUAs)
Fig. 1. Concentration (nM) of dissolved PUA (dPUAs) in seawater in August and September 2015.Published as part of Pezzolesi, Laura, Accoroni, Stefano, Rindi, Fabio, Samorì, Chiara, Totti, Cecilia & Pistocchi, Rossella, 2021, Survey of the allelopathic potential of Mediterranean macroalgae: production of long-chain polyunsaturated aldehydes (PUAs), pp. 1-9 in Phytochemistry (112826) 189 on page 2, DOI: 10.1016/j.phytochem.2021.112826, http://zenodo.org/record/825937
Caratterizzazione della frazione insolubile in acqua, ottenuta dalla pirolisi di biomassa lignocellulosica
La lignina pirolitica (LP) è un materiale oligomerico, che costituisce fino al 20-40% del bio-olio, ottenuto dalla pirolisi della biomassa lignocellulosica. È un insieme complesso di monomeri e oligomeri ligninici; è una componente importante ma relativamente poco caratterizzata.
Lo scopo dello studio è stato caratterizzare la lignina pirolitica e valutarne una possibile applicazione nella sintesi di polimeri o composti chimici.
Per la medesima biomassa, sono state svolte pirolisi intermedie, con un pirolizzatore a letto fisso, a diverse temperature (400 °C, 500 °C, 650 °C) e diversi tempi di pirolisi (2, 4, 8, 16 minuti). Per ogni procedura, sono stati raccolti e analizzati i gas di pirolisi (tramite TCD) e il bio-olio. Dal bio-olio, è stata estratta la lignina pirolitica, che è stata caratterizzata mediante le tecniche TLC, SPE, GC/MS, TGA, SEC e solubilizzazione in ambiente acquoso e alcalino. Dai risultati delle analisi svolte, è emerso che La LP è costituita principalmente da oligomeri della lignina, con una prevalenza di trimeri, le cui rese aumentano all’aumentare della temperatura di pirolisi. Tuttavia, la composizione di massa percentuale della LP non è influenzata dalle condizioni di pirolisi.
Inoltre, la LP è risultata relativamente solubile in un ambiente acquoso leggermente alcalino (pH 8-9), compatibile con la vita microbica.
Grazie a questo lavoro, è stato possibile identificare delle possibili applicazioni della LP: come feedstock chimico per la sintesi di resine (bio-polimeri termoindurenti), oppure come feedstock per trasformazioni catalizzate biologicamente
Corale
Large group exhibition, mixing international artists from different generations.
Eric Bainbridge, Franco Guerzoni, Benedikt Hipp, Nicola Samorì, Claudio Verna for Monitor; Luca Bertolo, Esther Klas, Chiara Camoni, Piotr Lakomy, Giulia Cenci for SpazioA; Riccardo Baruzzi, Irma Blank, Rodrigo Hernández, Paolo Icaro, Joachim Schmid, Alessandra Spranzi, Franco Vaccari, per P420
Estrazione di principi attivi da scarti agro-industriali mediante protocolli sostenibili
Biomasses are receiving increasing attention as a potential alternative source of biofuels, platform chemicals, fine chemicals and bio-active compounds useful in food, agriculture, pharmaceutical and cosmetic industries. In recent years the interest in specific compounds that may be derived from by-products from wine making industry has increased. This, coupled with the concern of the wine makers in reducing the environmental impacts of their products, the volume of waste and their disposal costs has led to greater interest in research for a more efficient exploitation of these byproducts.
The extraction of bioactive compounds from plant biomass is typically carried out applying methods that involve the use of organic solvents (e.g. chloroform, methanol, hexane, etc.) to extract different classes of compounds. However, there is a growing awareness of the risks related to health, environment and safety associated with the use of organic solvents in food, cosmetics and pharmaceuticals production. Moreover, the high cost of organic solvents, the increasingly stringent environmental regulations and the purity and quality requirements for commercial products have increased the need for the development of new green technologies able to replace the traditional extraction methods.
The main objectives of this work are: i) to investigate the presence of bioactive compounds of interest in by-products from wine making (e.g. grape pomace, grape seeds, lees) provided by Caviro Distillerie s.r.l., ii) to develop sustainable protocols for the extraction of bioactive compounds using green solvents like deep eutectics solvents (DES) and dimethyl carbonate, iii) to develop a gel like substance composed of DES enriched in polyphenols and carbohydrates (e.g. corn-starch) for use in agriculture, and iv) to test the extracts and the gel for ready biodegradability and toxicity toward aquatic invertebrates and algae
Caratterizzazione chimica dei principali additivi in plastiche e bioplastiche con focus sui lisciviati.
Il presente studio ha previsto la caratterizzazione, dal punto di vista chimico, degli additivi organici ed inorganici, mediante analisi non-target, in campioni di bioplastiche ad uso commerciale e reti da pesca in nylon. I campioni analizzati sono stati: forchette in PP/PSM, bicchieri e cucchiai in PBS/PLA, piatti in PLA, sacchetti del supermercato e sacchetti dell’indifferenziato in Amido/PBAT. Le analisi, di tipo qualitativo, sono state condotte sia sui materiali prima e dopo l’esposizione ad acqua di mare che sui lisciviati prodotti. Attraverso il confronto con riferimenti in letteratura è stato possibile determinare come, molti dei composti identificati attraverso gas cromatografia associata a spettrometria di massa, siano additivi aggiunti intenzionalmente durante le fasi di produzione dei biopolimeri. Per altri composti, invece, non è stato ritrovato alcun riferimento circa il loro utilizzo come additivi e per questo sono stati considerati come sostanze aggiunte non intenzionalmente e provenienti da reazioni di degradazione della matrice polimerica. Confrontando i risultati delle analisi sui campioni tal quali e post-lisciviazione, è stato possibile osservare come, nel secondo caso, alcune classi di composti tendano a scomparire o ad essere presenti con abbondanze relative più basse rispetto a quelle riscontrate nei campioni pre-lisciviazione, lasciando presupporre un rilascio parziale o totale di determinate molecole in acqua di mare durante la fase di lisciviazione. A seguito dell’analisi delle ceneri e dei metalli in traccia, è stato possibile stabilire come, sia i campioni di bioplastiche che le reti da pesca, siano composte prevalentemente da molecole organiche. La determinazione del COD nei lisciviati dei campioni, ha permesso di stabilire che, il rilascio di additivi organici in soluzione, risulta limitato e comunque non associato a composti in grado di indurre effetti ecotossicologici significativi
Sviluppo di protocolli sostenibili per la separazione ed il riciclo dei materiali poliaccoppiati
Il presente lavoro di tesi si inquadra nell’ambito del recupero e riciclo di materiali multistrato all’interno del progetto EUMERLIN.
In questo contesto sono state utilizzate due tecnologie a base di solventi ed additivi sostenibili per separare i materiali multistrato metallizzati contenenti uno strato di alluminio (AL, 20-30%) e vari strati di polietilene (PE, 70-80%): una sfrutta le proprietà di dissoluzione del polietilene da parte del biodiesel, l’altra sfrutta la capacità di delaminazione di un tensioattivo riciclabile mediante aggiunta di CO2, l’ammonio laurato, in grado di separare i diversi strati del materiale.
Entrambi i protocolli hanno portato ad un elevato recupero di PE (71-78%) e di AL (19-30%), garantendo un bilancio di massa dei materiali recuperati prossimo al 100%.
La purezza dei materiali recuperati è risultata molto elevata: le impurità associate a biodiesel o acido laurico sul PE sono risultate < 1% e < 4% sull’AL.
Il recupero del biodiesel e dell’acido laurico è risultato prossimo al 100%.
Per entrambi i protocolli, l’analisi SEM-EDS ha evidenziato l’ossidazione superficiale dell’AL recuperato, fenomeno comunque osservato anche per l’AL pre-separazione.
Le proprietà meccaniche del PE recuperato a fine dei processi sono risultate statisticamente inferiori rispetto al PE vergine, soprattutto in termini di deformazione elastica.
In conclusione, i due protocolli sono risultati equivalenti in termini di bilancio di massa, purezza e caratteristiche dei materiali recuperati
Produzione di biopolimeri da fanghi di depurazione mediante processi ibridi termochimici-biologici
Il presente lavoro di tesi riguarda lo sviluppo di un innovativo processo di produzione di poliidrossialcanoati (PHA), volto a diminuire i costi ed incrementare la sostenibilità ambientale dei processi attualmente utilizzati per produrre PHA. A tal fine sono state utilizzate colture microbiche miste (MMC) presenti nei fanghi attivi derivanti dai processi di depurazione delle acque reflue e substrati di scarto dell’industria vitivinicola. I substrati sono stati inizialmente fermentati anaerobicamente per ottenere acidi grassi volatili (VFA), fonte di carbonio ideale per produrre PHA tramite MMC.
Il processo di produzione sviluppato nel presente lavoro di tesi è suddiviso in tre stadi, mediante l'accoppiamento di processi termochimici e biologici:
1. Fermentazione anaerobica di varie matrici di scarto provenienti dall'industria vitivinicola per produrre VFA. Tutti i substrati sono stati testati sia con inoculo tal quale e sia con inoculo autoclavato per inibire l’attività degli Archea metanogeni. Nel primo caso sono stati ottenuti elevati quantitativi di biogas (~70% di resa), mentre il pre-trattamento dell’inoculo ha portato un’elevata produzione di VFA, soprattutto nel caso della vinaccia (45% di resa).
2. Pre-trattamento termochimico dei fanghi di depurazione e scarti tramite pirolisi al fine di rendere il carbonio contenuto negli scarti più disponibile per i batteri anaerobi. In questo caso le rese di VFA sono sensibilmente aumentate rispetto alla digestione della biomassa tal quale, con valori prossimi al 99% nel caso della vinaccia.
3. Valutazione delle capacità delle popolazioni batteriche che compongono il fango aerobico di accumulare naturalmente PHA, testando fanghi provenienti da impianti di depurazione sia industriali che urbani. Solo le comunità batteriche presenti nei fanghi di tipo urbano hanno mostrato buona potenzialità di accumulare PHA, senza che questi siano stati inizialmente sottoposti a regimi ciclici alimentari
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