1,720,983 research outputs found
Trasparenze radicali. Fotografia e pratiche estetiche alle soglie del nuovo millennio
Il volume analizza il contributo che la fotografia ha apportato all'affermazione della cultura della visibilità peculiare della cosiddetta società trasparente, accelerata dalla nascita del web e impostasi capillarmente alle soglie del terzo millennio. In particolare, si pone in luce il singolare profilarsi nel corso degli ultimi decenni di un crossover, per molti versi inedito, della pratica fotografica nei campi sempre più osmotici delle arti visive, della moda e dei social media. Privilegiando la dimensione esperienziale e partecipativa del medium e mettendo in atto una modalità di racconto in prima persona e in tono diaristico, tali pratiche sembrano rispondere a quell'istanza allo svelamento e all'esposizione totale della sfera privata, ravvisata da Jean Baudrillard quale tratto distintivo della società attuale. In questo senso, la nozione di nuova oscenità - ovvero l'oscenità del visibile, del troppo visibile, del più visibile del visibile teorizzata dal filosofo francese - viene assurta a strumento euristico chiamato a mappare e inquadrare gli esiti della Snapshot Culture nell'era digitale
The Beauty of Inclusivity: “Visual Activism” from Social Media to Fashion Magazines
This article investigates the role of fashion and beauty photography in
contemporary social discourses of inclusion and diversity, contributing to a critique of traditional politics of representation of the body and, therefore, to sociocultural change. Starting from analyzing this complex phenomenon that has generated a ground for comparison between ethic and aesthetic practices, snapshot culture, and advertising, Pompa examines how the rise of social media put into crisis the now leading aesthetic standards. In fact, these media have pointed out the need to increase the representation on fashion magazines of minorities, who have until now been excluded in the mainstream media. In this perspective, Vogue Italia and related narratives of unconventional beauty are explored
Fashion Device. La comunicazione e la rappresentazione della moda italiana dagli anni Sessanta a oggi
Il progetto di ricerca Fashion Device nasce dall’esigenza di colmare un’evidente lacuna: l’assenza sul web di un portale dedicato alla moda in grado di offrire l’accesso a contenuti dalla valenza scientifica, frutto di uno studio trasversale alle discipline e alle metodologie d’indagine, organizzati sistematicamente, puntualmente aggiornati e fruibili attraverso soluzioni
tecnologiche d’ultima generazione. Mancanza cui il progetto Fashion Device si prefigge di porre rimedio fornendo, sia a studiosi ed esperti della materia che al grande pubblico, uno strumento innovativo utile allo studio e all’approfondimento multidisciplinare della fashion culture italiana; un canale multimediale attraverso il quale si possano cogliere le tappe cruciali del
made in Italy quanto i momenti d’incrocio tra il sistema moda e il sistema massmediale, i cui “strumenti del comunicare” a più livelli lo “presentano e ripresentano” influenzandone sviluppi e significati
Zonemoda Journal
ZoneModa Journal (ZMJ) is the first Italian journal dedicated to fashion research in its complexity: aesthetic, social, cultural, economic, historical. Its aim is to cover an interdisciplinary space intersecting fashion criticism and fashion theory.
ZMJ was founded in 2009 by scholars in fashion studies from Bologna University and it is supported by the Department for Life Quality Studies (QuVi), Bologna University, Rimini Campus. ZMJ is a bi-annual, open access, double blind peer-reviewed publication. It is ranked “Class A” in Anvur sector 10 (Literature, Art, History, English Language and Literature), “Scientific Journal” in sector 08 (Architecture) and 11 (History, Philosophy, Psychology)
Culture, moda e società
La Collana Scientifica “Culture, moda e società” si propone di diventare un punto di riferimento per le riflessioni critiche e le ricerche che si orientano verso il panorama degli studi culturali, con particolare ma non esclusiva attenzione ai fenomeni legati al sistema della moda visto come oggetto che coinvolge molteplici saperi, e invadendo territori d’interesse ampi e diversificati per un campo di analisi complesso e interdisciplinare. La Collana si rivolge non solo a chi si occupa dei fenomeni culturali con atteggiamento specialistico, ma anche a chi ha interesse per nuove forme di riflessione che usano lo studio della moda e dei fenomeni sociali di massa come strumento di analisi della contemporaneità, sfruttando linguaggi e metodologie afferenti all’arte contemporanea e alla storia sociale, al cinema e alla fotografia, alla cultura visuale e al design, alla grafica e alla pubblicità, ai social media e alla letteratura, all’estetica e alla semiotica, alle indagini sui consumi e le tendenze fino alle riflessioni sulle dinamiche delle creatività e alle caratteristiche dello shopping tourism. La Collana Scientifica “Culture, moda e società” è un’attività del Gruppo di Ricerca Internazionale “Culture Fashion Communication” ed è promossa dal Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita dell’Università di Bologna - Campus di Rimini. La Collana Scientifica “Culture, moda e società” si è data regole di assicurazione di qualità tramite una struttura direttiva e un comitato scientifico, un sistema di peer review e un codice etico secondo le linee guida del COP
piano b. Arti e culture visive
"piano b" è una rivista online che vuole dare maggiore visibilità alle riflessioni critiche sui linguaggi delle arti del presente e sul sistema che ne caratterizza le dinamiche, sempre più complesse e globali. Nasce dall’incontro di docenti di varie università italiane coinvolti, da prospettive diverse, nello studio e nelle ricerche sull’arte contemporanea, con apertura a contributi transdisciplinari di critica e teoria dell’immagine, estetica, studi di genere, pratiche d’allestimento e museografia, cinema, design, architettura. Tale rivista si è, inoltre, data regole di assicurazione di qualità tramite una struttura direttiva e un comitato scientifico, un sistema di peer review double blind e un codice etico secondo le linee guida del COPE
80s 90s Facing Beauties. Italian Fashion and Japanese Fashion at a Glance
Sia belle che intelligenti. Sono lontani i tempi in cui poteva considerarsi bastevole una mera esposizione di "pretty dresses", seppur spettacolare
in termini di allestimento. Perché le mostre di moda possano essere reputate di qualità non si può prescindere dal soddisfare entrambi i requisiti.
Il diktat arriva da Valerie Steele, una delle più autorevoli voci in materia di fashion curating, e la mostra "80s 90s FACING BEAUTIES Italian
Fashion and Japanese Fashion at a Glance" non sembra averlo disatteso.
Curata da Simona Segre Reinach, l'esposizione ospitata dal Museo della Città di Rimini ha visto protagonisti - da ottobre a dicembre 2013 - 179 capi appartenenti in toto alla vasta collezione degli Archivi di Ricerca Mazzini
Niche fashion magazine as artwork. Alle origini postmoderne di un ‘campo indefinito di molte esplorazioni’ fotografiche
All’alba del nuovo millennio si assiste all’affermazione, nella stampa periodica indipendente, di un genere ibrido di rivista, sulle cui pagine la moda e l’arte convivono attraverso i contenuti fotografici. Si tratta dei cosiddetti niche fashion magazines, diretta filiazione di politiche editoriali tese a innescare meccanismi di interfaccia, fecondazione incrociata e metamorfosi tra i due campi, in grado di sfumare la demarcazione tra l’industria culturale e la ricerca artistica. In questa direzione, testate come "Visionaire" o "Purple" hanno attratto i flussi migratori di esponenti della scena fotografico-artistica coeva assai propensi, in linea con un nomadismo culturale di matrice postmoderna, a mettere al servizio del giornalismo di moda la propria prassi operativa. Andando alle radici di tale tensione al movimento che trova radicamento nella temperie culturale degli anni Ottanta, l’articolo mira a porre in risalto le fasi aurorali delle dinamiche di mercificazione della cultura e culturalizzazione della merce che hanno favorito la fioritura di questa nicchia editoriale, anticipata da realtà seminali come "View/Vue" o "Six" magazine.At the dawn of the new millennium, the scene of the independent periodical press has seen the affirmation of a hybrid genre of magazine in which fashion and art coexist through photographic content. These are the so-called niche fashion magazines, the direct filiation of editorial policies aimed at generating interface mechanisms, cross-fertilisation and metamorphosis between the two fi elds, capable of blurring the demarcation lines between the cultural industry and artistic research. In this vein, publications such as "Visionaire" or "Purple" attracted the migratory fl ow of contemporary photographers and artists who, in the spirit of a postmodern cultural nomadism, readily put their operational practices at the service of fashion journalism. By going back to the roots of this tension in the cultural climate of the 1980s, the article aims to highlight the auroral phases of the dynamics of the “merchandising of culture” and the “culturalising of merchandise” that favoured the flowering of this editorial niche, anticipated by seminal and decidedly unconventional realities such as "View/Vue" or "Six" magazines
Mythologies of the DigiSelf. The Spectacularization of Daily Life in Visual Culture at the Turn of the Millennium
The essay investigates the role played by photography in the processes of construction and real-time narration of digital identities, by relating them to the experience of imaginary fiction, to the practices of microcelebrity and to the growing spectacularisation of the sphere of daily life. Furthermore, through the analysis of the behaviour adopted by artists and common people, it is possible to draw reflections relating to a widespread performative photographic exercise among the latter, which up to a few decades ago was almost exclusively the prerogative of artistic and fashion practices, and its specific relationship with digital technology and Social Media
I diari condivisi di famiglie differenti. Corinne Day e Ryan McGinley
The paper focuses on the evolution of the diaristic photography in the decades at the turn of the millennium, thus parallel to the progressive democratisation of the photographic act and the widespread diffusion of the practice of compulsive image-sharing on the web. The driving force behind this evolution is represented by a vast group of authors who, between the 1990s and the early 2000s, exhibited on the gallery and museum walls or published on the pages of niche magazines (which became alternative exhibition channels), multiple photographic series inspired by the idea of in-progress narration of private life. Among the exponents of this group are Corinne Day and Ryan McGinley, who are to be considered the link between two generations: on the one hand, the one led by Nan Goldin with The Ballad of Sexual Dependency, which is, by her admission, nothing more than a "public diary", and on the other hand, the "new diarists", who are bringing the original traits of this research trend into dialogue with social changes and the opportunities offered by new technologies in the field of amateur photography. In this perspective, on the one hand, they are normalising both the idea of the 'public diary' dedicated to the post-familiar and counter-cultural communities to which, like Goldin, they belong, and the propensity to borrow from common practice, along with the ungrammatical style of the snapshots kept in family albums, exhibition methods as well as social uses and functions; on the other hand, they anticipate the times insofar as they take to extremes, even in the absence of a smartphone equipped with a camera, the obsessive and compulsive use of the medium as part of an exercise in identity construction and the writing of the mythology of the self.Il contributo mette a fuoco l’evoluzione della fotografia diaristica nei decenni a cavallo di millennio, dunque parallelamente alla progressiva democratizzazione dell’atto fotografico, che da rito festivo diventa feriale, e alla diffusione capillare della pratica di condivisione compulsiva di immagini in rete. Motore di questa evoluzione è una vasta compagine di autori che, tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, espone sulle pareti di gallerie e musei o pubblica sulle pagine di magazine di nicchia (assurte a canali espositivi alternativi), molteplici serie fotografiche ispirate all’idea di narrazione in progress della vita privata. Tra gli esponenti di questa compagine spiccano Corinne Day e Ryan McGinley, da considerarsi l’anello di congiunzione tra due generazioni: da un versante quella capitanata da Nan Goldin con The Ballad of Sexual Dependency che altro non è, per sua stessa ammissione, un «diario pubblico», dall’altro, quella dei “nuovi diaristi”, i quali vanno ponendo in dialogo tratti originari di questo filone di ricerca con i cambiamenti della società e le opportunità offerte dalle nuove tecnologie nell’ambito della fotografia amatoriale. In questa prospettiva, Day e McGinley da un lato vanno normalizzando sia l’idea di “diario pubblico” dedicato alle comunità post-familiari e controculturali di cui, alla stregua di Goldin, fanno parte, sia la propensione a mutuare dalla pratica comune, insieme allo stile sgrammaticato delle istantanee conservate negli album di famiglia, modalità espositive e funzioni sociali; dall’altro lato anticipano i tempi nella misura in cui estremizzano, anche in assenza di uno smartphone dotato di una fotocamera, l’uso ossessivo e compulsivo nel medium nell’ambito di un esercizio di costruzione identitaria e di scrittura della mitologia del sé
- …
