309 research outputs found

    Paesaggi Intermedi - Concorso Internazionale ad inviti Nuovo Quartiere Cornaredo

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    Progetto presentato al Concorso internazionale con prequalificazione sulla base della presentazione di un team multidisciplinare, curricula dei componenti e proposta di metodo. Il concorso si è svolto in un'unica fase. Il team multidisciplinare è composto da N. Privileggio (architettura - capogruppo), F. Infussi (urbanistica), C. Merlini (urbanistica), M. Secchi (urbanistica), M. Giuliani (ingegneria civile), I. Curulli (paesaggio), M. Mastromarino (viabilità), P. Fareri (politiche attuative) S. Sbardella (infrastrutture

    "La demolizione tra retoriche e tecniche del progetto urbano"

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    Nella storia della città europea l’idea di demolizione assume una notevole ampiezza di significati: a un estremo un desiderio di rimozione, all’altro l’accettazione di una riscrittura continua dei fatti urbani e dei processi di più nascosta metamorfosi. Fra questi estremi si situano molte altre forme e ragioni: la demolizione come risarcimento di un danno, come esorcizzazione di un’utopia fallita, come scelta economicamente indotta, come ripristino di uno stato originario, come cancellazione di un simbolo, come azione di messa in sicurezza e di tutela collettiva... Una pluralità di interventi che convivono attraversando periodi diversi e che incrociano dimensioni differenti, dalla pratica del progetto della città ai saperi tecnico-costruttivi, dalla sfera simbolica a quella delle politiche urbane. Si tratta di un tema articolato e complesso che, tuttavia, sembra essere confinato in un dibattito un po’ marginale e dai toni spesso emotivi, deformato dalle approssimazioni del linguaggio quotidiano. Considerata come una sorta di anomalia nei processi di modificazione urbana, solo di rado la demolizione assume lo statuto, al pari della costruzione e della conservazione, di un atto progettuale. Il saggio cerca di rivedere le molte semplificazioni e ambiguità che pesano sul tema, e di riconsiderare la questione entro la varietà di accezioni e di prospettive progettuali che la demolizione assume oggi. In questo senso la riflessione si articola su tre aspetti principali. Eccezionalità vs ordinarietà. Anzitutto ci si interroga sulla natura quasi esclusivamente eccezionale riservata alla demolizione, il suo essere scelta estrema e riparatoria. Spogliata in parte dall’enfasi assegnata a quella “rottura” che distinguerebbe nettamente un prima e un dopo, la demolizione potrebbe forse ritrovare anche un ruolo come azione “normale” e non definitiva, come tecnica del progetto urbano coerente con l’avvicendamento della città, con il suo farsi e disfarsi. Una accezione della demolizione come azione di “cura” che necessita di una revisione degli stessi criteri di giudizio della condizione esistente e un ripensamento della stessa idea di durata della architettura. Bellezza (e mostruosità) vs abitabilità. Intesa il più delle volte come risarcimento di un’offesa o di un danno, annullamento di un errore, la demolizione si delinea soprattutto come atto riparatorio. Tale concezione solleva questioni che hanno a che fare con la giustizia da un lato (il risarcimento, il ripristino della legalità, il recupero di un valore), e con la bellezza dall’altro (si demolisce il “mostro”). Nella fase attuale tuttavia la moltiplicazione dei linguaggi e delle posizioni fa sì che non sia più possibile legittimare la demolizione per questa via. Più che una imprecisata nozione di bellezza (o di mostruosità), è forse allora la nozione di abitabilità dello spazio a essere nuovamente posta al centro di un progetto di riqualificazione che adotta, tra le sue tecniche, la demolizione. Argomentata dalla ricerca del confort, la demolizione acquista un senso che non si basa su un’idea di cancellazione (tolgo il brutto, l’errore), ma piuttosto di aggiunta (immettere una abitabilità che si misura con le pratiche d’uso più attuali). Rimozione vs riconciliazione. Rischio e simbolo sono due termini ricorrenti nella letteratura sul tema; in molti casi la demolizione cerca le sue ragioni nella rimozione di un pericolo, nell’eliminazione di un rischio. Demolire diventa intervento per mettere in sicurezza, per tutelare la collettività. La percezione del rischio, al pari di altri aspetti, si carica così di quella dimensione simbolica che costituisce forse il più influente argomento a sostegno del demolire. Anche questi aspetti, però, si ridimensionano se il progetto agisce per sottrazione con lo scopo di riconfigurare e riassimilare l’esistente, se ridefinisce e circoscrive il proprio obiettivo in una prospettiva di riconciliazione, come modo per adeguare il vecchio e far posto al nuovo

    Cose/viste.Letture di territori

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    Il volume si configura come una riflessione sulla lettura del territorio contemporaneo. Il genere non è nuovo e si inscrive in un filone di studi che, negli anni recenti, ha assegnato particolare importanza alla descrizione delle nuove configurazioni insediative che caratterizzano ampie parti del territorio europeo. Invadenti per le dimensioni, imprevedibili per i modi di sviluppo e i ritmi d'uso, complicati per la natura dei processi che ne erano all'origine, sfuggenti per il moltiplicarsi dei significati simbolici che vi si attribuivano, tali cambiamenti sembravano infatti, agli occhi di molti studiosi, produrre una nuova condizione urbana che, scompaginando il concetto stesso di città e i rapporti tra individuo e spazio, richiedeva revisioni sostanziali dei modi di osservazione. Si è trattato di un ritorno al territorio che ha stabilito uno scarto significativo rispetto alla più consolidata tradizione analitica degli studi urbani e che si accompagnava d’altro canto alla più generale critica delle sequenze logiche sulle quali si era fondato il progetto urbanistico moderno. Consapevoli delle difficoltà e dei limiti di ogni esercizio che cerchi di leggere il territorio, i contributi che compongono il volume si configurano come dei resoconti di alcune "cose viste" muovendosi su diversi fronti, adottando "viste" diverse. Da un lato si è ritenuto che questo avvicinamento al territorio dovesse rimettere al centro le “cose”, che fosse necessario posare lo sguardo sugli oggetti più vicini ristabilendo per questa via un rapporto con altri livelli di realtà. La configurazione materiale è diventata così un campo di tracce da decodificare che alludono anche ai soggetti, ai desideri, ai conflitti, alle ambiguità che sempre stanno nascosti nei segni fisici. “Vedere” le cose, fare concreta esperienza della città, significava riesercitarsi nelle capacità di “ascolto”, cercare nella materialità dello spazio i provvisori segnali della dimensione più inafferrabile del vissuto. Più in particolare, questo riavvicinamento al territorio ha portato a riscoprire l'ordinario, il banale, gli spazi "normali", a considerare la città come l'esito di una sommatoria di atti consuetudinari e correnti, a rileggere alcuni contributi e tradizioni di ricerca in parte accantonate. Su questo sfondo, il volume si organizza lungo due percorsi, esplorando "situazioni territoriali" e "specie di spazi". Da un lato si è trattato di raccontare puntualmente i caratteri di un territorio per far emergere specificità e differenze rispetto ad un panorama sempre più dominato dalla somiglianza. Una porzione del territorio delle Marche (la valle del fiume Tronto), ben si è prestata a questa osservazione plurale, attenta alle forme e ai modi di costruzione, alle preferenze degli abitanti e ai cambiamenti in atto, alla storia lunga e alla contingenza. Parallelamente si è trattato di misurarsi con un certo grado di generalizzazione, di risalire da alcuni dei materiali più diffusi nello spazio contemporaneo a dei suoi modi di essere ricorrenti, di tentare di dire in cosa si deposita concretamente quella omologazione che più volte viene richiamata come la cifra caratterizzante dei paesaggi contemporanei. In tal senso si è orientata la seconda parte del libro, mettendo al centro della attenzione i territori della casa unifamiliare, le forme e i principi degli spazi produttivi, le configurazioni e le pratiche d’uso degli spazi commerciali. Ogni lettura dello spazio si inventa facendola, non ha alla base un sapere codificato. Le "cose viste" durante queste ricognizioni sul territorio sono state così restituite in modi diversi, mettendo alla prova non solo gli oggetti, ma anche la peculiarità delle “lenti” e delle forme espositive da adottare. Una indagine sulle “cose” e sui “luoghi” dunque, ma anche una riflessione su come si radica e si evolve la nuova condizione urbana in cui siamo immersi e su come, per poterla immaginare al futuro, occorra riuscire nuovamente a “vedere”

    Quando la medietà è mediocre

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    commento ai risultati di un concorso di progettazione per una nuova piazza nel centro storico nel comune di Besana Brianza (MI), al quale l'autore partecipa come membro della Commissione giudicatric
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