196,228 research outputs found

    Metodi naturali per favorire l'insorgenza del travaglio: una proposta alternativa per le donne a termine di gravidanza

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    Il travaglio di parto indotto ha raggiunto nell'ultimo decennio una prevalenza inattesa. In Europa la percentuale media di induzione varia tra il 15% e il 25%. Considerato il lieve aumento di rischio materno fetale che si determina oltre la 41+1 - 41+6 settimane è davvero difficile giustificare il fatto che un travaglio su quattro o cinque debba essere il risultato di una terapia medica. Questa incongruenza tra fisiopatologia e clinica “pratica” ha fatto coniare da parte di taluni esperti il termine “monday – friday obstetrics”, in sostanza un’ostetricia “di comodo”, come la vera causa delle induzioni.1 L’induzione del travaglio non è infatti una pratica priva di rischi e complicazioni, in particolare per quel che riguarda l’esito al parto. L’aumento del tasso di taglio cesareo nei parti indotti è un dato dibattuto, poiché differenti studi hanno avuto risultati diametralmente opposti. Ad oggi non esiste una farmaco od un metodo meccanico, per l’induzione del travaglio, sicuro ed efficace, e non vengono presi in considerazione nella pratica clinica altri metodi alternativi per aiutare l’insorgenza del travaglio a termine di gravidanza. Obiettivo: l’obiettivo della ricerca è stato quello di fornire una alternativa alle donne a termine di gravidanza per indurre il travaglio senza ricorrere alla pratica medica. In particolare si è cercato di sondare l’effettivo interesse delle donne riguardo questa informazione e il successivo esito della loro gravidanza. Quindi si è confrontato il gruppo delle donne indotte con un gruppo di controllo di donne non indotte. Materiali e metodi: è stato redatto un volantino illustrativo che comprendesse i rimedi alternativi per indurre il travaglio di parto più conosciuti. Il volantino è stato somministrato alle donne a termine di gravidanza in sede ambulatoriale. Successivamente è stato effettuato un follow-up telefonico e sono stati consultati gli archivi informatici ospedalieri per ricavare informazioni sull’esito della gravidanza e del parto. I dati sono stati inseriti in un database Excel e successivamente rielaborati. Risultati: le donne a termine di gravidanza sono risultate molto interessate e disponibili a provare i metodi alternativi loro proposti, infatti l’89% delle donne alle quali è stato somministrato il volantino li ha utilizzati. Il tasso di induzione farmacologica nel gruppo dei casi, ovvero delle donne alle quali è stato somministrato il volantino, è risultato ridotto, seppur non significativamente, rispetto ai controlli [29% contro 39.7%: p=0.4]

    Ionic movements through light‐sensitive channels of toad rods

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    Electrical photoresponses of rods in the isolated toad retina were recorded during ionic manipulations of the Na+‐free extracellular medium. In the presence of a concentration of external Ca2+ above 10(‐5) M, voltage photoresponses were observed only in the presence of external Na+ or Li+. When external Ca2+ was reduced below 10(‐6) M, voltage photoresponses of normal polarity could be detected even in the absence of Na+ or Li+, but in the presence of external Mg2+. In the presence of normal extracellular Ca2+ hyperpolarizing photoresponses were observed even in the absence of Na+ or Li+, provided small amounts of phosphodiesterase inhibitors (IBMX, RO 20‐1724, papaverine, caffeine, theophylline) were added to the perfusate. Responses obtained in low‐Na+ IBMX solutions required the presence of millimolar amounts of a variety of divalent cations, among which Mn2+ and Ba2+ were the most effective. When the concentration of both external Ca2+ and Mg2+ was reduced to micromolar amounts, depolarizing photoresponses were observed. In these conditions measurements with radioactive tracers showed a light‐modulated efflux of 42K+ or 86Rb+. The light‐modulated 42K+ or 86Rb+ efflux was halved by 2 X 6 mM‐external K+ and was completely blocked when K+ was raised above 10 mM. These results show that ionic movements through light‐sensitive channels are controlled by Ca2+ and Mg2+ and possibly also be the intracellular level of cyclic nucleotides. Moreover, the movement of ions through the light‐sensitive channel, does not obey the independence principle. © 1983 The Physiological Societ

    Carbenoxolone inhibits volume-regulated anion conductance in cultured rat cortical astroglia

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    Accumulating evidence indicate that the gap-junction inhibitor carbenoxolone (CBX) regulates neuronal synchronization, depresses epileptiform activity and has a neuroprotective action. These CBX effects do not depend solely on its ability to inhibit gap junction channels formed by connexins (Cx), but the underlying mechanisms remain to be elucidated. Here we addressed the questions whether CBX modulates volume-regulated anion channels (VRAC) involved in the regulatory volume decrease and regulates the associated release of excitatory amino acids in cultured rat cortical astrocytes. We found that CBX inhibits VRAC conductance with potency comparable to that able to depress the activity of the most abundant astroglial gap junction protein connexin43 (Cx43). However, the knock down of Cx43 with small interfering RNA (siRNA) oligonucleotides and the use of various pharmacological tools revealed that VRAC inhibition was not mediated by interaction of CBX with astroglial Cx proteins. Comparative experiments in HEK293 cells stably expressing another putative target of CBX, the purinergic ionotropic receptor P2X7, indicate that the presence of this receptor was not necessary for CBX-mediated depression of VRAC. Finally, we show that in COS-7 cells, which are not endowed with pannexin-1 protein, another astroglial plasma membrane interactor of CBX, VRAC current retained its sensitivity to CBX. Complementary analyses indicate that the VRAC-mediated release of excitatory amino acid aspartate was decreased by CBX. Collectively, these findings support the notion that CBX could affect astroglial ability to modulate neuronal activity by suppressing excitatory amino acid release through VRAC, thereby providing a possible mechanistic clue for the neuroprotective effect of CBX in vivo

    il trattamento sub lessicale nei bambini con dislessia evolutiva

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    Con questo lavoro abbiamo voluto aggiungere un nostro contributo alle ricerche che, negli ultimi anni, si sono occupate di fornire informazioni importanti relative all’esito di approcci diversi per il recupero delle difficoltà di lettura (accuratezza e velocità) di soggetti italiani con diagnosi di Dislessia Evolutiva. In particolare, abbiamo analizzato l’efficacia e l’efficienza di un Trattamento Sublessicale, attraverso l’utilizzo del software “Sillabe” implementato dalla Cooperativa Anastasis di Bologna, tenendo conto sia di criteri quantitativi sia di criteri qualitativi di significatività clinica.La volontà di approfondire questa tematica così controversa è maturata all’interno della nostra esperienza clinica quotidiana e nasce dal riconoscimento della necessità di rendere sempre più trasparenti, misurabili e replicabili i risultati ottenuti con il trattamento riabilitativo. La condivisione di approcci e tecniche rivelatesi efficaci ci appare come l’unica strada percorribile per affinare sempre più le proposte terapeutiche, all’interno di un approccio globale che sappia coniugare il profilo di funzionamento neuropsicologico e la sfera emotivo–relazionale del soggetto
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