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    Aritmie

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    O conceito de arritmia sublinha, a respeito das múltiplas possibilidades implicadas pelo potencial de significação ligado ao ritmo, a vontade de apreender não tanto a sua regularidade (que o estabelece como dispositivo), mas a faculdade de ruptura, de improvisação, de regeneração interna no seu colocar-se como matriz figural que preside os fenômenos expressivos. Ao mesmo tempo, as arritmias dão conta do papel crucial — no interior das diversas formas da representação e da relação com os seus destinatários — das expectativas traídas, das paixões suspensas, do sentido previsto e mesmo negado.Il concetto di aritmia sottolinea, all’interno delle molteplici possibilità di attraversamento del potenziale di significazione connesso al ritmo, la volontà di coglierne non tanto la regolarità, che pure lo fonda come dispositivo, quanto la facoltà di rottura, di improvvisazione, di rigenerazione ínsita nel suo collocarsi come matrice figurale che presiede ai fenomeni espressivi. Al tempo stesso, le aritmie rendono conto del ruolo cruciale, all’interno delle diverse forme della rappresentazione e del rapporto con i loro destinatari, delle attese tradite, delle passioni sospese, del senso quando previsto e insieme negato

    Post ?

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    Una riflessione sull'applicazione e il significato del prefisso /POST-/ con particolare riferimento alla sua applicazione al mondo del consumo

    Inversioni. Senso dell'insensato

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    Viviamo in una congiuntura che privilegia, in apparenza, la bulimia del senso. Siamo risucchiati da ipertestualità, intertestualità, eccedenze, escrescenze, ipertrofie: dalla saturazione mediale alla fascinazione dei big data, dalla dispersione della reticolarità all’eterno ritorno escheriano del gaming. La moltiplicazione per eccesso produce desemantizzazione: categoria difficile, scivolosa, solo apparentemente inspiegabile. Questo libro mette invece in evidenza l’attualità, talora drammatica talora eccitante, di almeno due modalità di negazione del senso: da un lato, l’insignificanza che enuncia la mancanza, più o meno colpevole, più o meno inconsapevole, di significato riconoscibile. E, dall’altro, l’insensatezza, che annuncia l’epifania di quanto manifesta la rivendicazione dell’accidente come dello svuotamento, dell’assurdo come della gratuità

    Choker

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    Divenire, diventare. Trasformazione e cambiamento

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    Il concetto di cambiamento è generalmente inteso nella sua accezione terminativa, come punto di arrivo di un percorso di mutazione che gestisce la relazione tra due stati di esistenza. Ci interesseremo invece, all’interno di questo intervento, del cambiamento come campo semantico del divenire, apice durativo di una trasformazione che investe una zona di passaggio ancora non deciso, flusso e frontiera, zona a rischio della negazione che ancora non ha individuato la sua qualificazione finale. Il tema sarà trattato in una sequenza logica che si propone di investigare gli sviluppi concettuali del rapporto tra senso e dinamiche del non senso, equilibri provvisori e precarietà necessaria alla strutturazione di ogni nuova forma

    Munchie Food, Munchie People. Invertire il paradigma generazionale

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    Lo spazio di questa riflessione vorrebbe essere dedicato a interrompere la retorica ampiamente dedicata a un segmento di popolazione sul quale negli ultimi anni si sono concentrate politiche del gusto nel senso più vasto del termine stesso: parliamo, naturalmente, dei Millennials, ovvero di quella fascia d’età inclusa tra i 18 e i 35 anni che ha eccitato, eccita e presumiamo ecciterà ancora per qualche tempo, cupidigie commerciali di vario ordine e natura. Invertirla, per quanto possibile: aiutando a capire che non di un segmento di mercato si tratta ma di una striscia di popolazione sospesa come altre prima e dopo tra due linee d’ombra, la maggiore età appena raggiunta e il suo doppio, attraverso la linea che scivola verso la maturità almeno anagrafica. E però a differenza di altre, in effetti, la prima generazione compiutamente nativa digitale, la prima ad essere stata schiaffeggiata dalla crisi all’ingresso nel mondo del lavoro, la prima ad avere deciso di nutrirsi anzitutto di immagini. Per rompere l’incantesimo e interrogare l’enfasi affabulatoria che sommerge i Millennials, proponiamo dunque di dare uno sguardo ravvicinato a un “testo esemplare” di riferimento per i nostri, quel MUNCHIES che vorrebbe essere il canale food di VICE, portale ad alto tasso di intenzione polemica e dissacrazione. Abbiamo domande: quale semiosfera, quanto davvero specifica nel confronto con la concorrenza? Quali configurazioni discorsive? Quali modalizzazioni e quali regimi di credenza, quale sistema di valori? Ma soprattutto: come definire pertinentemente, attraverso il destinatario costruito di un testo apparentemente dedicato e consacrato, un target di età e forse di costume? Quali cambiamenti, quali anticipazioni? Oppure, quali convenzioni? E ancora: come interrogare immagini e testi per mettere alla prova l’esistenza o l’obsolescenza, la stereotipia o l’originalità, in una parola l’utilità o l’inanità del segmento più inflazionato di questi anni

    Il senso del ritmo. Pregnanza e regolazione di un dispositivo fondamentale

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    Il tema dell’efficacia regolativa del ritmo è al centro di questo volume che ne interpreta in modo originale la potenza intertestuale e transdisciplinare. Al centro, la facoltà di patemizzazione conseguente al riconoscimento sensibile della struttura ritmica, e il potenziale di transcodifica, ovvero di tenuta figurale del formante ritmico. Se è vero che la società contemporanea ci interpella e ci sollecita alla ricerca di forme di convergenza tra diverse forme di testualità, ecco che la questione ritmica appare di prepotente attualità, là dove sia intesa come schema atto a gestire lo scambio e il dialogo tra narratività profonda e figuratività di superficie

    Idioritmia. Tracciare il cerchio

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    Proponiamo una riflessione sul valore proposto dal concetto di idioritmia, e su come questo interpelli/metta in discussione tanto la nozione di differenza che quella di unicità: in particolare, ci sembra importante approfondire il paradosso di una socialità respinta eppure inglobata nella specie delle sue contraddizioni, dove la struttura ritmica stessa rigenera le modalità di identificazione e adesione. Più nello specifico, ci occuperemo del rovesciamento e della rigenerazione dei criteri di socialità “felice” alla luce dell’immersività digitale, quando collettività e unicità sono chiamate a trovare un compromesso opportuno, che sfida le pieghe convenzionali del senso. L’idioritmia diventa in questo senso una sorta di provocatorio paradigma del contemporaneo e delle sue dialettiche mediali, in bilico tra la solitudine della relazione sostitutiva (via deepfake, avatar, protesi o più semplicemente abbandono al dialogo/esibizione in remoto) e la necessità di una platea che configuri il destinatario come figura dell’assenza-presenza. È il tema della “giusta” distanza, del cerchio che chiede di individuare il limite, e delle soglie mobili del limite stesso.Abstract. We propose a reflection about the value driven by the concept of idiorhythmy, and on how it questions both the notion of difference and that of uniqueness: we try to probe the paradox of a rejected sociality yet incorporated into its contradictions, where the rhythmic structure itself regenerates the modes of identification and adhesion. More specifically, we deal with the reversal and regeneration of the criteria of “happy” sociality, challenging the conventional folds of meaning. In this sense, idiorhythmy becomes a sort of provocative paradigm of the contemporary and its media dialectics, poised between the solitude of the substitute relationship (via deepfake, avatar, prosthesis or more simply abandonment to remote dialogue/performance) and the need of an audience that configures the recipient as a present/absent figure. It is the theme of the “right” distance, of the circle that asks us to identify the limit, and of the mobile thresholds of the limit itself

    HOT SPOTS E SFERE DI CRISTALLO. Semiotica della tendenza e ricerca strategica

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    La questione delle tendenze è sempre più cruciale nella congiuntura che è la nostra: non più mero valore aggiunto proprio esclusivamente alle categorie del frivolo, bensì a pieno titolo motore del cambiamento. Questo libro si impegna a discutere di tendenze su due fronti: quello della loro legittimazione come leva per il marketing strategico, e quello dell'approccio analitico utile alla loro individuazione e ancor più al delicato meccanismo che presiede al loro uso previsivo
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