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Inter-relazione tra figure e giovani generazioni: un’antologia di documenti
L’intervento di Francesca Cecconi analizza il teatro di figura – marionette e burattini – come forma artistica strettamente connessa con il teatro per l’infanzia e la gioventù. Tracciando una panoramica storica a partire dal secondo dopoguerra, Cecconi evidenzia come molti artisti abbiano risposto alla crisi del teatro tradizionale riconvertendo il loro repertorio verso un pubblico infantile, più disponibile all’ascolto e all’immaginazione. L’autrice sottolinea il valore pedagogico del teatro di figura, capace di stimolare fantasia, partecipazione e crescita personale nei bambini. Viene inoltre proposta una riflessione critica sulla dicotomia “teatro per bambini” vs “teatro con bambini”, mettendo in luce il valore dell’animazione teatrale come pratica attiva e coinvolgente. L’articolo si chiude con un richiamo all’importanza del gioco, dell’improvvisazione e dell’interazione nel teatro educativo, e alla necessità di riconoscere i bambini come spettatori esigenti e partecipi
Giorgio Castelfranco: un monument man poco conosciuto. 31 gennaio-31 marzo 2015, Firenze, Museo Casa Siviero
In un gravoso equilibrio di carte
l castello è uno degli ultimi romanzi, rimasto incompiuto, dello scrittore boemo Franz Kafka, si tratta di un testo enigmatico che, riprendendo le parole di Roberto Leydi, si pone a metà «fra realismo quotidiano e trasposizione fantastica». Diviene pertanto scontato che un eccentrico artista come Otello Sarzi, a cui si deve molto del rinnovamento del teatro di figura, si avvicinasse all’opera dello scrittore praghese. Non si tratta di un’operazione di semplice riscrittura teatrale da testo letterario, in questo caso è stato utile e fondamentale mettere in luce, già dal testo e dalla sua composizione tutti gli espedienti necessari per l’animazione delle figure. Il volume, a fianco del copione concepito con Gabriele Marchesini per i burattini di Sarzi e le musiche di Giorgio Gaslini, presenta la storia e l’evoluzione sia della rielaborazione drammaturgica sia della prima messinscena dello spettacolo, realizzata nel 1980 presso il Teatro Nazionale di Milano, attraverso gli interventi dei protagonisti e dei testimoni del tempo
Due cuori e una baracca
Le vite da burattinai di Giuseppina Cazzaniga e Benedetto Ravasio vengono raccontate, tra aneddotica e cronaca, nei saggi di Lorenzo Pezzica e Francesca Cecconi.I due coniugi hanno attraversato il panorama complesso dell’Italia del Novecento ponendo al centro della loro scelta di vita la ricerca artistica. Si sono confrontati e scontrati con le trasformazioni sociali che hanno guidato l’evoluzione del Teatro di Figura, lasciandoci in eredità un patrimonio che dalla tradizione ci proietta nel futuro.Il libro è arricchito da immagini inedite dall'Archivio storico della Fondazione Ravasio di Bergamo
Un gravoso equilibrio di carte. «Il castello» di Franz Kafka secondo i burattini di Otello Sarzi
l castello è uno degli ultimi romanzi, rimasto incompiuto, dello scrittore boemo Franz Kafka, si tratta di un testo enigmatico che, riprendendo le parole di Roberto Leydi, si pone a metà «fra realismo quotidiano e trasposizione fantastica». Diviene pertanto scontato che un eccentrico artista come Otello Sarzi, a cui si deve molto del rinnovamento del teatro di figura, si avvicinasse all’opera dello scrittore praghese. Non si tratta di un’operazione di semplice riscrittura teatrale da testo letterario, in questo caso è stato utile e fondamentale mettere in luce, già dal testo e dalla sua composizione tutti gli espedienti necessari per l’animazione delle figure. Il volume, a fianco del copione concepito con Gabriele Marchesini per i burattini di Sarzi e le musiche di Giorgio Gaslini, presenta la storia e l’evoluzione sia della rielaborazione drammaturgica sia della prima messinscena dello spettacolo, realizzata nel 1980 presso il Teatro Nazionale di Milano, attraverso gli interventi dei protagonisti e dei testimoni del tempo
Il teatro di figura. Storie e tecniche
Attraverso un percorso storico e tecnico, l’autrice esplora le molteplici espressioni del genere — burattini, marionette, ombre, pupazzi — evidenziandone il valore artistico, pedagogico e comunicativo. Il testo unisce rigore accademico e chiarezza divulgativa, fornendo al lettore strumenti concreti per comprendere e praticare questa arte, ancora oggi vitale e in costante trasformazione. Con esempi pratici, box tecnici e un’attenzione alla contemporaneità, si restituisce dignità e centralità a un teatro spesso considerato “minore”
Nino Pozzo e il Teatro di Figura a Verona tra Ottocento e Novecento
La presente ricerca, dopo una prima analisi del teatro di figura nel contesto veronese tra Ottocento e Novecento, si propone di indagare la figura di Nino Pozzo, burattinaio scaligero del XX secolo. Attraverso lo studio dei materiali presenti nel Fondo Pozzo è stato possibile analizzare il repertorio di un artista che ha segnato la storia del teatro di figura veronese del Novecento. Tale fondo è costituito da tutti i materiali del burattinaio, sia appartenenti agli spettacoli (con canovacci e studi preparatori), sia legati alla fruizione degli stessi grazie alla cronaca del tempo. Si denota, infatti, una cura da parte di Pozzo nell’archiviare tutto ciò che concerne il suo lavoro artistico, possibilità data anche dal fatto che l’artista aveva prediletto una vita stanziale rispetto a una girovaga che spesso burattinai e marionettisti erano soliti realizzare
Journey into Hell: a tour through puppetry
One of the most frequent topics in puppet theatre is the representation of the close relationship between the earthly and the otherworldly dimensions, often dealing with narratives that refer to crossing the boundaries between human and non-human, be tween life and death. Many puppetry techniques deal with this theme: from carnal puppets to visceral guarattelle, from shadows to robots. The aim of this essay is to analyse some of the puppet theatre techniques that have dealt with the theme of the journey to hell in order to trace a path that investigates assonances and divergences. The study starts with an analysis of Pirù, demoni e denari by the Walter Broggini Company. The show is inspired by the famous story of Orpheus and Eurydice but becomes humorous through the use of glove puppets. The analysis continues through an example of shadow theatre, El Gran Baile by the company Cosmonautas Teatro de Sombras, where the main theme is the reunion of the living and the dead, then discusses the show Inferno by Louis-Philippe Demers and Bill Vorn, in which the au dience is asked to perform, wearing teleguided exoskeletons. Man, the puppeteer par excellence, is finally manoeuvred by the inanimate, in this case, robot machines in a real Inferno where everyone becomes an unwitting victim
«Le opere dei capri». Eugenio Cecconi, Teofilo Gay e la 'propaganda protestante' a Firenze (1874-1888)
«Le opere dei capri». Eugenio Cecconi, Teofilo Gay e la 'propaganda protestante' a Firenze (1874-1888
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