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SPECIAL ECONOMIC ZONES IN EGITTO: UN CASO STUDIO
Numerosi governi adottano schemi di Special Economic Zones (SEZs) come strumento di politica industriale al fine di sviluppare la capacità produttiva domestica utilizzando la leva degli Investimenti Diretti Esteri. Accanto a un obiettivo di competitività produttiva e commerciale i programmi SEZs hanno la potenzialità di contribuire
al posizionamento geopolitico dell’economia ospitante. In questo indirizzo, il presente lavoro elabora una riflessione sugli attuali programmi SEZs adottati nella Repubblica Araba d’Egitto. Sulla base della teoria SEZ offre una descrizione di dettaglio dei diversi programmi e li combina a un approccio economico e geopolitico al fine di indagare la multi-scalarità di una SEZ policy mirata
RISORSA TERRA, RISORSE CRITICHE E STRATEGIE POST GLOBAL
I processi di globalizzazione, attraverso l’interconnessione, come condizione caratte-
rizzante, e le nuove convenienze, hanno prodotto paradossi e ambiguità. In una logica di costruzione retico-
lare di flussi e di relazioni tra territori ed economie essi hanno favorito alcuni contesti geografici rendendone
altri estremamente marginali. Questa dinamica ha prodotto nuove gerarchie, alcune delle quali, più che
convergenze, sono diventate scenari di conflitto e di contestazione.
In relazione a questo tema, è stato preso in considerazione il fenomeno del land grabbing, attraverso il
quale alcuni Paesi investitori, beneficiando di un’asimmetria contrattuale, acquisiscono terre fertili in Paesi poveri, per esigenze speculative, alimentari ed energetiche, senza il consenso delle comunità locali. Queste, private delle risorse primarie, sono costrette a intraprendere dapprima migrazioni interne e, nel lungo periodo, attraversamenti extracontinentali.
Da un punto di vista metodologico, la ricerca, basata sui dati di Land Matrix e supportata da mappe
tematiche, ha comportato l’analisi di molteplici indicatori quali il numero di contratti stipulati, la quantità
di terre oggetto di accaparramento, le modalità di attuazione, la localizzazione geografica degli interventi, il
coinvolgimento dei Paesi investitori e dei Paesi target, la destinazione d’uso delle terre acquisite.
In termini generali, il risultato è quello di uno scenario in cui, in epoca non coloniale, si è creato uno
spazio operativo di tipo transnazionale, caratterizzato da enclave che attraversano gli Stati e che sono delineate
solo dalle esigenze del grande capitale multinazionale, in un’ottica di sovranità negata.
In dettaglio, invece, il fenomeno più preoccupante riguarda le sorti delle risorse presenti nelle aree depre-
date. Molte sono, infatti, le risorse in via di esaurimento, in un mercato globale che fagocita con un modello
sviluppista e estrattivista
La narrazione del paesaggio attraverso i veicoli lenti delle tratte ferroviarie storiche
Ci sono oltre 600 chilometri di strada ferrata nel nostro Paese che da anni non ottemperano più al regolare trasporto di individui e di merci. Dismessa la funzione che dettò in principio il suo allestimento, resta oggi una trama, in certi casi anche fitta, di linee che attraversano borghi e piccoli centri, ricchi di storia e di identità. Lo Stato italiano, attraverso la legge 128/2017, regolamenta la possibilità di rifunzionalizzare le linee in disuso o prossime alla dismissione, situate in aree di rilevante interesse paesaggistico, attraverso il loro inserimento in circuiti di valorizzazione culturale e turistica. L’obiettivo è quello di favorire un turismo lento e sostenibile che, sopperendo alla perdita dell’esercizio ferroviario, esalti le potenzialità del tessuto territoriale: un intreccio di binari senza tempo che si innestano su una trama di strade, sentieri e vie d’acqua a formare una rete di percorsi verdi in cui agevolare la pratica di una mobilità dolce, ecocompatibile e rispettosa del paesaggio. Una ferrovia in disuso resta così attiva all’interno di una rete di greenways in cui, ridefinendo la propria destinazione d’uso, può indurre la formazione di una rinnovata coscienza dei luoghi e allestire nuove opportunità di azione, sia sul piano della valorizzazione del patrimonio culturale, sia su quello dell’avanzamento dello sviluppo economico.
In tal senso, i treni storici offrono un’occasione di viaggio che non è solo spostamento ma anche narrazione: una pratica che supporta il turista in senso materiale e immateriale, innesca un meccanismo di riconoscimento del valore dei luoghi, rallenta il tempo e consente al paesaggio di ribadire la propria natura viva e narrante. È quel che accade, per esempio, lungo la rete ferroviaria dismessa della Transiberiana d’Italia, che un tempo univa l’Abruzzo e il Molise mettendo in collegamento i centri di Sulmona, Carpinone e Isernia. Qui, attraverso un itinerario tortuoso e suggestivo tra parchi nazionali e riserve naturali protette, già segnalato dal Touring Club nei primi anni del Novecento per le sue valenze ambientali e paesaggistiche, un treno storico si è rimesso in moto perché inserito con determinazione in un processo di partecipazione bottom up, che lo ha reso un vettore di conoscenza dell’identità locale e un motore di sviluppo socioeconomico per i centri che attraversa
Dallo spazio aeroportuale allo spazioporto. Evoluzione di confine e frontiera tra spazi classici e in divenire.
DAI “TURISMI” AL TURISMO INTEGRATO: IL PIANO STRATEGICO DELLA CITTÀ METROPOLITANA DI PALERMO
Il turismo, oggi, sta vivendo una fase di riscoperta come leva di sviluppo territoriale con riferimento
a diverse tipologie di aree quali quelle interne, rurali, protette o costiere. Le strategie turistiche che caratterizzano ognuna
di queste risultano però essere sostanzialmente autoreferenziali con il risultato di non riuscire a creare sinergie con gli
altri ambiti territoriali. Partendo da questa prospettiva, il presente lavoro vuole evidenziare la necessità di un approccio
differente che, a partire dall’eterogeneità delle dimensioni e delle potenzialità del turismo, vada nella direzione di un
approccio integrato capace, cioè, di mettere in relazione le diverse aree, piuttosto che concepirle come entità a sé stanti,
favorendo i flussi e gli scambi di beni e persone e l’interconnessione tra le diverse aree. Con questo fine è stato analizzato
il caso della Città metropolitana di Palermo, ad oggi caratterizzata da una decisa frattura tra le aree turistiche costiere e
le aree interne ma che si propone, come evidenziato nel suo Piano strategico, di risolvere questo limite implementando
un sistema turistico integrato capace di valorizzare i diversi patrimoni del territorio e generando, allo stesso tempo, la
creazione di comunità locali
GLI SPAZIOPORTI TRA OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO E MINACCIA AMBIENTALE. IL CASO CRIPTALIAE SPACEPORT
La creazione di uno spazioporto può contribuire all’innovazione aprendo la strada all’utilizzo di
nuovi veicoli destinati al trasporto, come ad esempio droni, iperdroni, satelliti e voli suborbitali di persone e merci ma,
d’altro canto, può anche aprire la strada a eventuali disastri causati dalle attività svolte nella struttura, ad atti illeciti,
al pericolo di incendi o esplosioni. Il contributo intende analizzare, attraverso il caso italiano Criptaliae Spaceport, la
grande opportunità di sviluppo di uno spazioporto un aeroporto già esistente ed ipotizzare una metodologia di valutazione
degli impatti in termini di sostenibilità
Clima e turismo, il rapporto che cambia. Last chance tourism o nuovi scenari?
Climate and tourism, the changing relationship. Last chance tourism or new scenarios? The relationship between climate and tourism is very close, and this relationship is even more evident for coastal tourism, mountain tourism and nature tourism. Tourism is considered a highly climate-dependent activity like other important economic sectors such as agriculture, transport, to name a few. The effects of climate change on tourism can no longer be considered as the cause of events in the distant future; The various impacts of a changing climate have long been becoming evident in many global destinations. The differential vulnerability of tourist destinations and the resulting changes in terms of competitiveness and sustainability will transform their international attractiveness
GESTIONE DECENTRATA DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE IN ECUADOR: ANALISI DELLE CARATTERISTICHE E TENDENZE
Negli ultimi decenni è incrementato il protagonismo dei governi locali nel sistema internazionale e
in alcuni paesi del Sud globale sono stati attuati processi di decentralizzazione della gestione della cooperazione internazionale
in ogni sua forma (bilaterale, multilaterale e non governativa), al di là di quella specifica tra governi locali.
Si tratta dunque non esclusivamente di cooperazione decentrata, ma di gestione decentrata della cooperazione internazionale.
È il caso dell’Ecuador dove dal 2008 è stato progressivamente istituzionalizzato un maggiore protagonismo dei
governi locali, che potrebbe favorire il radicamento nei territori delle iniziative promosse, meccanismi di partecipazione
sociale e una crescente adesione alle priorità di sviluppo e alle capacità locali. Tuttavia, la gestione è stata trasferita senza
risorse finanziarie e in maniera omogenea alle diverse scale territoriali, senza considerare le asimmetrie in termini di capacità
e risorse. Il lavoro presenta uno studio quali-quantitativo sulla gestione decentrata della cooperazione internazionale
da parte dei governi locali dell’Ecuador e sulle tendenze in termini di attori, modalità e settori di intervento
L'INNOVAZIONE PER LA TUTELA E LA VALORIZZAZIONE. IL PARCO NAZIONALE DEL VESUVIO
Le aree protette rappresentano dei contesti privilegiati per coniugare gli obiettivi della salvaguardia ambientale con quelli della valorizzazione delle risorse locali, materiali ed immateriali. L’idea è quella di attuare una valorizzazione di ampio respiro che superi l’idea “insulare” del parco e punti a quella “reticolare” delle aree protette per il recupero degli elementi fondanti il paesaggio, attraverso progetti condivisi. Il contributo si sofferma sul caso del Parco Nazionale del Vesuvio per esaminare, in estrema sintesi, le risorse territoriali e le politiche adottate dall’Ente Parco per la loro valorizzazione, anche attraverso strumenti innovativi come la realtà aumentata
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