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Giovani anziani e ICT: tra rischi di isolamento e opportunità di invecchiamento attivo
Ageing in western society has become a key issue in political and academic debate: politicians, sociologists, doctors, demographers, psychologists, economists are trying to understand how ageing will impact our future society (European Commission 2011). In this frame, media and communication technologies seem to be more and more relevant for the elderly, thanks to those services and devices helping people to grow old actively (Nimrod 2007) and receive better assistance (Olve, Vimarlung 2006).
OssCom – Università Cattolica del Sacro Cuore - conducts a research to investigate the relationship between the young elderly (65-74 y/o) and use of technologies (Sourbati, 2009), and to explore active ageing and the role played by media and ICTs in building a friendly and positively environment for the elderly, and in constructing and maintaining social relations and promoting healthy ageing (Olve, Vimarlung 2006). Further, the research aims to verify whether processes of media literacy and appropriation are influenced by forms of inter- and intra-generational exchange (Aroldi, Colombo, 2013).
The research investigates the use of ICTs by the elderly by taking into account two different perspectives:
- Generational approach: the young elderly (those aged between 65 and 74 years old) are here considered by looking at the role played by their generational identity in shaping their media use (Aroldi 2011). In particular, two factors need to be taken into account when considering this generation: the first depending on the stage of life; the second relating to the peculiar social experience that has characterized and characterizes this generation. Furthermore lengthening of life corresponds to a longer period of cohabitation between at least three generations (grandparents, children, grandchildren, see Boccacin, Bramanti 2012), and also of co-use of digital media. The research wants to investigate the role played by generational identity and also the relations between generations (grandparents and grandchildren; young people and older people) in order to understand the dynamics of intergenerational mutuality in the use of technologies and ICTs (Aroldi, Colombo 2013).
- Domestication and leisure: the young elderly here investigated are characterized by the high percentage of non-workers (housewives, retirees) (Zenini 2009): these elderly have a significant amount of free time that they pass mainly at home (Nimrod 2007) consuming media (Istat 2009). Media consumption is spatially and temporally located and media uses and routines are shared within the household and are enabled by processes of domestication (Silverstone-Hirsch, 1992). The domestic contexts (and familiar relationships) seem to be crucial for the adoption of new technologies: domestication theory offers the opportunity to frame the adoption of a new digital media not as single event, but as outcome of a media consumption biography (Pasquali, Scifo, Vittadini 2010).
The research, lasting 1 year, is based on (1) an in-depth theoretical study about ageing, (2) a preliminary survey with a representative sample of the Italian “young elderlies” (65-74 years) about ICTs equipment and usage (N=900), (3) a field-work which consists of 20 family interviews in Milan area.
Preliminary results show that (1) processes of ICTs domestication are basically influenced by personal biography of the elderly (previous job, intra- and inter-generational relationship, familiar contexts) and not only by age or other socio-demographic characteristics (gender, income, education) (Loose 2011); (2) ICTs and Internet have a significant impact on elderly everyday life and spatio-temporal domestic routines; (3) ICTs and Internet seems to be a good opportunity for a better and active ageing (e.g. in terms of improvement of social relations, information, entertainment), but even a risk in terms of social isolation inside and outside family
Il punto di vista delle famiglie con figli sull’emergenza Covid19
La ricerca di OssCom - Centro di Ricerca sui Media e la
Comunicazione dell’ Università Cattolica - si è posta l’obiettivo di
approfondire qualitativamente alcune evidenze emerse dai
questionari rivolti ai consultori famigliari e alle associazioni
famigliari e dai questionari rivolti alle famiglie, somministrati nel
luglio 2021 dal Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia –
Università Cattolica.
Nel dicembre 2021 sono stati condotti 4 focus group (3 online con
residente in Regione Lombardia e uno in presenza, a Cinisello
Balsamo con residenti della città) con genitori di figli tra i 6 e i 12
anni e tra i 14 e i 17 anni.
Un bilancio di due anni d’emergenza Covid19:
nulla sarà come prima (in meglio)
Abbiamo chiesto ai nostri intervistati di riflettere sui mesi passati e
di comparare la situazione attuale del proprio nucleo familiare nel
suo complesso con quella del 2019 (prima dell’evento pandemico) e
di fare un bilancio. In particolare, abbiamo domandato in quali
aspetti la condizione della propria famiglia sia marcatamente
migliorata o peggiorata
Dal beat ai byte. L’evoluzione della radio
l panorama radiofonico italiano sul finire degli anni Settanta è caratterizzato
dal proliferare di emittenti radiofoniche private, nate dalla spinta politica, culturale
e imprenditoriale dei decenni precedenti1
. A seguito della rivoluzione
culturale degli anni Sessanta e Settanta, della riforma della Rai del 1975 e
della sentenza della Corte costituzionale del 1976 (n. 202), l’etere si riempie di
emittenti locali che riescono a insidiare il primato della Rai. Nel 1978 sorgono
in Italia 2.550 emittenti radiofoniche: alcune emittenti sono l’espressione di
gruppi di estrema sinistra extraparlamentare nati sull’onda lunga del ’68, in
altri casi si tratta di attività editoriali amatoriali e di intrattenimento nate in
contesti locali2
.
Sul finire degli anni Settanta, Milano si conferma il focolaio di idee, ma
anche di fondi economici, da cui nascono molte piccole emittenti di informazione
e intrattenimento. Ma anche al di fuori del capoluogo lombardo
si sviluppano varie emittenti locali fondate tra il 1975 e il 1976 e che verso
la fine degli anni Settanta (in alcuni casi) si consolidano in vere e proprie
iniziative editoriali. Crescono in particolar modo tra il 1978 e gli anni successivi
le emittenti ‘di intrattenimento’, più interessate al rock inglese che
alle manifestazioni politiche. Diversi sono i nomi di radio commerciali che si
formano in quegli anni e che poi diventano emittenti di punta del panorama
commerciale radiofonico. È in questo contesto che la radiofonia italiana si
affaccia agli anni Ottanta, pronta a stabilizzare alcune tendenze del decennio
precedente ma anche in procinto di affrontare innovazioni di natura
tecnologica e culturale
Il Social Network e la sua centralità nelle pratiche comunicative,
Indagare le attività di comunicazione mediata dalle tecnologie nell’universo giovanile costituisce certamente una sfida .
Obiettivo della ricerca da cui è stata prodotto la pubblicazione è quello di individuare come i giovani abitano gli spazi reali e virtuali, identificare individuando elementi comuni, ma anche le differenze di atteggiamento, uso e mediazione con la propria realtà quotidiana, per capire come il radicamento in luoghi e contesti concreti convive con l’ambiente digitale smaterializzato.
Le domande di fondo che hanno mosso l’indagine sono quindi: come i giovani incorporano le tecnologie di comunicazione all’interno della loro vita quotidiana a partire da alcune precondizioni strutturali (status, territorialità, dotazione tecnologica, ma anche gender)? Quali costellazioni di valori, comportamenti e atteggiamenti qualificano il loro modo di abitare la rete? Che rapporto c’è con i network e le reti sociali che coltivano nella vita reale? Come gestiscono, da veri e propri “manager “di risorse comunicative, l’insieme di tecnologie che hanno a disposizione e che hanno ormai “naturalizzato” all’interno della loro esperienza? Come si definiscono i contorni della nuova cultura della comunicazione e della relazione?
In sintesi, attraverso quali forme si esplica l’adattamento dei giovani al mutamento ambientale (spaziale, temporale e relazionale) introdotto dalle tecnologie digitali
COVID-19 Emergency: Boosting Digitalization and a Missed Opportunity for Acquiring Digital Literacy in the Old Population
The COVID-19 crisis has accelerated the adoption of digital content and services, particularly in Italy, a country historically slower in embracing communication technologies (European Commission, 2023). Mobility restrictions have hastened the digitalization of daily life, including communication, entertainment, and utility services (Auditel & Censis, 2022). Older individuals, traditionally less digitally proficient, have faced challenges adapting to this rapid digitalization (Rolandi et al., 2020, NIHR, 2022). However, early evidence suggests that this digital acceleration may not be sufficient to bridge the digital divide, especially among older populations (Litchfield et al., 2021, Colombo et al., 2023). This paper explores the changes occurring in the relationship between older people and new technologies based on data provided by longitudinal qualitative research, which involved a panel of 40 over-65 residents in the Lodigiano region, the first red zone – affected by the pandemic and its restrictions – in Europe. This contribution aims to highlight how active seniors have experienced a transformation in their approach to technology from the onset of the pandemic (2020) to the present day. The interviews were transcribed verbatim and then imported into the NVivo application for content analysis. Grounded Theory (Glaser & Strauss, 1967) was utilized, involving several stages. The analysis also aimed to formulate ideal types for interpreting the diverse approaches to digital adoption among the older population. From the present study, it emerged that the rapid process of digitalization during the COVID-19 pandemic has not effectively bridged the digital divide, but rather widened it. The swift digitalization of public services highlights the challenges in ensuring inclusivity, especially for older individuals. While digitalization can benefit those with support networks, it further marginalizes isolated seniors. Policy-makers need to consider existing caregiver networks to promote digital inclusion among older individuals
TUTTI I MEDIA DEL PRESIDENTE. La figura del candidato tra comunicazione istituzionale e campagna elettorale
DIGITAL DIVIDE: UNA RILETTURA CRITICA DEL TERMINE, DEL FRAMING IDEOLOGICO, DELLE POLICIES
La letteratura sul digital divide ha fatto negli ultimi anni importanti passi in avanti: una velocità, quella dell’evoluzione del concetto di divario digitale, sorprendente, se si pensa che il termine nasce poco più di dieci anni fa (DiMaggio et al. 2004). Ancora più interessante è la duttilità del termine, che si è trasformato in un vero e proprio discorso, quasi in termini foucaultiani, assorbito da governi, istituzioni, associazioni, aziende.
La flessibilità del termine sembrerebbe avere svuotato il concetto stesso di digital divide: se da una parte la letteratura e la riflessione accademica si sta progressivamente allontanando dal termine (Warschauer, 2003), dall’altra l’azione politica l’ha fatto proprio, perdendo sempre più aderenza col dibattito teorico in corso (van Dijk 2005; Barzilai-Nahon 2006).
L’ambiguità del termine digital divide pone seri problemi circa la definizione della issue: alcuni studiosi (Compaine 2001) hanno definito il digital divide come un problema di semplice diffusione tecnologica.
Tale impostazione, ampiamente superata dalla letterature accademica, è stata invece convintamente adottata dagli strategy makers istituzionale e politici, con effetti spesso contraddittori e discutibili sulle modalità di diffusione e adozione delle ICT tra la popolazione.
E’ come se di fronte all’evoluzione del dibattito accademico, i soggetti pubblici non abbiano avuto la capacità (e la volontà politica) di far contestualmente evolvere le politiche adottate verso un avvicinamento al tema del divario di competenze. Al contrario, le strategie degli attori pubblici (privati e istituzionali) sembrano in alcuni casi essere ancora legate a interpretazioni, valori culturali, miti, retoriche tipiche della nascita dell’era digitale (Mosco 2004).
In particolare, le istituzioni sono impegnate in un continuo processo interpretativo sul ruolo delle tecnologie (della comunicazione) nella società: ciò che sembra emergere dall’analisi dei principali documenti prodotti dalle istituzioni europee e statunitensi sul digital divide e sullo sviluppo della Società dell’Informazione, è la costruzione di un’ideologia di stampo diffusionista e determinista, all’interno della quale le tecnologie digitali (con Internet in testa) sono in grado di determinare una cesura storica e hanno la capacità di offrire alla società delle opportunità di sviluppo rivoluzionarie.
Nonostante tale processo di costruzione narrativa delle opportunità sociali delle ICT, le concrete politiche di riduzione del divario digitale sembrano seguire un’altra strada (Milner 2006).
La ricerca, dopo una panoramica sull’evoluzione del concetto di digital divide (Iannone 2007), affronta la più recente letteratura sul tema delle disuguaglianze digitali (Newholm et al. 2008; Sartori 2006; DiMaggio et al 2004), inserendola nella più ampia riflessione sulle disuguaglianze economiche e sociali del mondo contemporaneo (Gallino 2000; Milanovic 2007) e relazionandola con un’overview delle strategie e politiche pubbliche e private di riduzione del divario numerico, in particolare nell’Unione Europa e negli Stati Uniti.
L’obiettivo finale del paper è dunque evidenziare il pericoloso scollamento tra l’essenza delle disuguaglianze digitali (la cui comprensione è possibile solo se inserita in una più ampia riflessioni sulle disuguaglianza societarie) e la loro discorsivizzazione, rappresentazione e messa in forma operata dai soggetti e dalle istituzioni che si sono assunti la responsabilità di messa a punto delle strategie di superamento del divario digitale (Carlo 2008). La tesi è che, nel processo di discorsivizzazione del digital divide, i soggetti pubblici abbiano costruito un apparato retorico in grado di offrire una rappresentazione del problema lontana dalla reale natura del fenomeno: il digital divide ha assorbito retoriche e miti del ciberspazio e della società contemporanea, trasformando tali miti in un’azione politica in molti casi inadeguata, inefficacia, fuori obiettivo (Colombo – Carlo 2006a).
Sembra di essere di fronte in alcuni casi a una vera e propria azione mistificatoria: si discorsivizzano azioni politiche di riduzione del digital divide legate a un auspicato processo di sviluppo sociale e culturale (determinato dalle ICT) per perseguire, in verità, obiettivi di carattere puramente economico.
Forse solo attraverso un’azione di disvelamento di tale mistificazione, è possibile riconoscere le vere politiche di riduzione del divario digitale che sono tali solo se inserite in una più ampia riflessione (e azione) attorno alla crescita delle disuguaglianze nella società globale, informatizzata, in rete (Colombo – Carlo 2006b). Il rischio è che tali azioni, altrimenti, siano semplicemente legate a dimensioni economicistiche di efficienza e di crescita, pericolosamente controproducenti per lo sviluppo di società più giuste (Feenberg 2002; van Dijk 2006).In the recent years, the literature about digital divide makes an important breakthrough: the evolution of concept of digital divide it has been very quick, in particular if is related with the relative youthfulness of the term, that born only ten years ago (DiMaggio et al. 2004). Even more interesting is the “pliability” of the term: it’s seem to be transformed in a kind of discourse, near in Foucault’s concept, premise by governments, institutions, associations, companies. The flexibility of the term seems has transform (near empty out) the concept of digital divide: if on the one hand the academic reflections are gradually moving away from the term (making more complex the concept, Warschauer, 2003), on the other hand the political action still “use” the term, without understand the theoretical debate in progress and the changing of meaning of the concept (van Dijk, 2005; Barzilai-Nahon, 2006).
Maybe only through an action of “unmasking” of this kind of mystification could be possible to recognize the true (or, the more efficient, useful, comprehensive) policies of reduction of the digital divide. Only if this policies are combined with a broader reflections (and actions) about the rising of inequality in the global, digital, network society, the effect of these measures of government will be visible. The risk is that these measures, without a deeply consideration about the morphology, characteristic, structurally unequal of contemporary society, are linking only with economic dimension of efficiency and development. This kind of “use” of digital divide term in a frame of economical policy could be very dangerous and counterproductive for the improvement of more equitable societies (Feenberg 2002, van Dijk, 2006).
This paper, after a overview about the evolution of the concept of digital divide (Iannone, 2007) , face the most recent literature about digital inequality (DiMaggio, P., Hargittai, E., Celeste, C., and Shafer, S. 2004): on one side it frames the literature of digital divide in a broader reflection about economic and social inequality in the contemporary world (Gallino 2000; Milanovic 2007), on the other side it wants to related this literature with an overview of policy and strategy public and private for the reduction of digital divide, in particular in EU and USA (Milner, 2006).
The aim of the paper is to stress the dangerous separation between the essence of digital inequalities and their discoursivization, representation and “shaping” made by the subjects that have taken the responsibility or have the role to manage and ideate strategies for fall digital divide
Ageing in rural Italy through digital media. Health and everyday life
Drawing on recent research insights (Airola, Rasi 2020), this study explores how ICTs (Information and Communication Technologies) use is incorporated into older adults’ everyday life, thus contributing to shape ageing processes in remote areas. The research was set in a small mountain village located in central Italy, called Castel del Monte, which counts less than 500 resident citizens, for the most part older people. Carried on through one-month participant observation in January 2020 and 20 in-depth interviews with people over 65, the research broadly explores: RQ1: what does ageing in a remote mountain context mean? RQ2: how are digital technologies interwoven with ageing processes? RQ3: how are digital technologies incorporated into older adults’ daily health-care practices? Overall, ICTs were interpreted as an amplifier of the older adults’ «space of possibilities for social action» (Tulle 2008). Our research results invite to overcome individualistic accounts of active ageing as the ICTs-favoured empowerment of older people, and to rather consider digital technologies as tools fitting into concrete landscapes of care (Milligan, Wiles 2010) which – especially in rural contexts – are often based on informal networks of care
Tecnologie, ponte e muro nel dialogo tra generazioni
Navigare in Rete attraverso computer e smartphone per informarsi, svagarsi o comunicare costituisce ormai un’esperienza quotidiana per i giovani. Ma non sono certo gli unici, perché nel mondo digitale si affacciano sempre più spesso anche i più grandi di età, con le loro curiosità, esigenze e timori. Le giovani generazioni possono divenire “maestre” dei più anziani nella scoperta della Rete e del suo utilizzo? A quali condizioni il digitale può favorire l’incontro tra generazioni diverse
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