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    Parole che volano. Fortune e avventure intermediali di Ti ho sposato per allegria

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    L’articolo indaga le fortune intermediali di Ti ho sposato per allegria (1966), seguendo la commedia d’esordio di Natalia Ginzburg a partire dalla prima rappresentazione teatrale (1966), passando poi per la realizzazione in forma di radiodramma (1967) e giungendo infine all’adattamento cinematografico (1967), tutti con la regia di Luciano Salce. La prospettiva adottata intreccia il lavoro dell’autrice e gli sguardi delle due principali attrici che hanno interpretato la protagonista, Adriana Asti e Monica Vitti, sulla scorta di materiali differenti e poco conosciuti: copioni teatrali e radiofonici, schede di sala, sceneggiatura cinematografica, recensioni teatrali e memorie autobiografiche delle persone coinvolte.This article investigates the intermedial trajectories of Ti ho sposato per allegria, following the first comedy written by Natalia Ginzburg from its first representation on stage (1966), to the radiodramma (radio-drama), 1967, and then to its cinematographic adaptation of the same year, all directed by Luciano Salce. The perspective adopted intertwines the work of the author with the gazes of the two actresses who have starred in the main role, Adriana Asti and Monica Vitti. The analysis is based on varied and lesser-known sources such as theatre and radio scripts, the screenplay, theatre reviews and autobiographical writings

    Ingrid Bergman, Roberto Rossellini: del cine (y del amor) imposibles

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    L'articolo tratta del rapporto personale e professionale fra Ingrid Bergman e Roberto Rossellini

    Essere (almeno) due. Bibi Campanella e le altre donne di Alida Valli.

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    Correva l’anno 1953 e con Siamo donne l’immagine di Alida Valli brillava sugli schermi ita- liani del secondo dopoguerra in tutta la sua pienezza. Sorta di anti-Cenerentola invitata a un ballo proletario, la diva mette in scena se stessa e, in una certa misura, sembra accen- nare alla concretezza della sua esistenza quotidiana. Si indovinano la fatica e gli affanni che stanno dietro all’immagine pubblica dell’attrice. Il saggio, a partire dai carteggi perso- nali custoditi nel Fondo Alida Valli, indaga questa dimensione concreta della sua vita, met- tendo a tema il rapporto con Bibi Campanella (1927-1998) e con le altre donne del suo entourage familiare e professionale, valorizzando la rete di relazioni femminili attorno e a sostegno dell’attrice.1953: in Siamo donne Alida Valli’s beauty shines on post-war Italian silver screens. An anti- Cinderella of sorts invited to a proletarian ball, the diva plays her own role and, to a cer- tain extent, seems to hint at the concreteness of her everyday life. We can guess the diffi- culties and the anxieties that lay behind the public image of the actress. The essay, start- ing from her personal correspondences preserved in the Alida Valli archival collection, digs into this concrete dimension of her life, exploring the relationship with Bibi Campanella (1927-1998) and with the other women of her personal and professional entourage, enhancing the feminine network that surrounds and supports the actress

    Cinema da sfogliare: Perdonami! (Mario Costa, 1953) dal film al cineromanzo

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    L'articolo prende in esame il fenomeno della novelizzazione dei film popolari nell'Italia del secondo dopoguerra, confrontando, segnatamente, la pallicola "Perdonami", di Mario Costa, e il cineromanzo che ne fu tratto

    Alida Valli in "Edipo re". Residui, frammenti e profezie del materno

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    This essay analyzes the performance offered by Alida Valli in Edipo re (1967), where she plays a small but intense role, that of Merope, foster mother of the main character. The short fragment of the film is explored in the frame of the career of the diva as well as in the light of the strategies defined by Pier Paolo Pasolini in his work with professional performers
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