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Introduzione
Il volume raccoglie le riflessioni che alcuni dei maggiori specialisti a livello internazionale hanno dedicato nel 2013 a Giuseppe Verdi e Richard Wagner in occasione del primo centenario della loro nascita. L’argomento, insolito sia nel campo degli studi musicali sia in quello degli studi cinematografici, è il rapporto che il cinema in primo luogo e i media in senso lato hanno stabilito fin dagli albori, al tempo del “muto ”, con i due compositori, intesi sia come autori delle musiche utilizzate nelle colonne sonore sia come personaggi effettivi delle trame cinematografiche
Il diavolo all'opera. Aspetti e rappresentazioni del diabolico nella musica e nella cultura del XIX secolo
Il diavolo all'opera nasce dalla considerazione che l'elemento diabolico, riveste un ruolo particolare nella cultura musicale europea soprattutto ottocentesca. Un ruolo che la personificazione del male e le sue manifestazioni esercitano nel teatro musicale (in primo luogo, ma non solo, attraverso le opere ispirate al mito Faust), per poi invadere trionfalmente il dominio della musica strumentale, i cui protagonisti sono rimasti nell'immaginario collettivo grazie alla loro abilità per l'appunto "diabolica". Nell'impossibilità di esaurire nello spazio di un volume una materia tanto vasta e ramificata, si è preferito dare un saggio della sua straordinaria rilevanza nel nostro contesto culturale approfondendo solo singoli aspetti significativi e stabilendo numerosi collegamenti con altre dscipline, dalla letteratura alla iconografia
"Epater les bourgeois". Giudizi e pregiudizi della critica pucciniana in Italia nel primo Novecento
L’avversione nei confronti di Puccini maturata nei primi decenni del Novecento in alcuni ambienti della cultura musicale italiana e il grado di popolarità del compositore (quindi di rappresentatività dei gusti del pubblico e della sua classe sociale di riferimento precipuo) quale prova a sostegno di tale avversione. I casi di Luigi Torchi e Ildebrando Pizzetti, in particolare
F.M. Liborio, LA scena della città. Rappresentazioni sceniche nel teatro di Cremona: 1748-1900, Cremona, Editrice Turris, 1994
Aspetti della ricezione ottocentesca delle opere di Verdi
Aspetti salienti del dibattito sulle opere di Verdi dal debutto alla fine della carriera, con particolare riferimento alla novità rappresentata nel contesto della tradizione operistica italiana e del rapporto con le tradizioni straniere
A Messer Claudio, Musico. Le arti molteplici di Claudio Merulo da Correggio (1533-1604) tra Venezia e Parma
Compositore e organista celeberrimo, oltre che uomo di altissima cultura, Claudio Merulo nacque a Correggio nel 1533 e morì a Parma nel 1604. Conosciuto soprattutto come organista e come padre del genere della toccata, Merulo svolse tuttavia un’attività multiforme. La parte più rilevante della sua carriera lo vide impegnato per ventisette anni a Venezia, in qualità di organista nella Basilica di San Marco. Lasciata la città lagunare nel 1584, si trasferì a Parma, su invito del duca Ottavio Farnese, per ricoprire la carica di musicista di corte e maestro di cappella nel Duomo, nonché di organista nella chiesa della Steccata. Il volume, che nasce dal Convegno di studi «Le arti del virtuosissimo Claudio» tenutosi a Parma, alla Casa della Musica, nel 2004, prende in considerazione la figura di Merulo nella totalità delle esperienze artistiche, superando il consueto cliché legato al ruolo preminente di organista e di compositore per strumenti da tasto. Merulo si cimentò infatti in tutti i generi e le forme musicali in voga nel suo tempo, si occupò proficuamente di organaria, svolse attività di stampatore di musica a Venezia in società con Fausto Bethanio e, fatto davvero straordinario e singolare per i suoi tempi, si distinse come filologo e revisore critico di musiche di alcuni dei maggiori compositori dell’epoca
Verdi in prima pagina. Nascita, sviluppo e affermazione della figura di Verdi nella stampa italiana dal XIX al XXI secolo
La figura di un musicista non è mai giunta a occupare nella coscienza degli italiani una posizione paragonabile a quella che Verdi tiene saldamente dalla metà del XIX secolo. Si tratta di uno status il cui grado di popolarità e condivisione e i cui fondamenti sono via via mutati nel tempo, anche in modo assai sensibile. Negli oltre centosettant’anni che sono trascorsi dall’affermazione in campo nazionale e internazionale, con il trionfo di Nabucodonosor alla Scala nel 1842, il nome del compositore è stato di volta in volta associato a concetti differenti e talora opposti, nonché preso a modello di riferimento in ambiti tra loro in apparenza irriducibili, come quelli artistico, politico e civile. Tuttavia, lungi dal compromettere la preminenza della posizione raggiunta, tali circostanze sono state alla base della sua straordinaria solidità, poiché, in ogni epoca, hanno mantenuto viva l’attualità di Verdi, come attestano senza ombra di dubbio la sua vicenda artistica e l’affermazione della sua immagine simbolica. Il dibattito acceso tra fautori e oppositori che ha accompagnato buona parte delle opere degli esordî e della maturità non ha pregiudicato affatto – e in certa misura, verosimilmente, ha favorito – la loro assidua presenza nei programmi dei teatri in Italia e all’estero, né ha impedito, fin dalla metà degli anni 1840, che si sia cominciato a identificare il loro autore con la musica italiana tout court, all’estero forse ancor prima che in Italia. Quella identificazione è divenuta poi stabile nella seconda metà del secolo e ha fornito il presupposto necessario alla trasformazione dell’immagine di Verdi da emblema della musica italiana a simbolo dell’unità e dell’identità nazionale. In tale veste il nome e la figura del compositore hanno superato il parziale oscuramento di popolarità in campo teatrale avvenuto tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento e sono giunti pressoché inalterati ai giorni nostri, per buona sorte accompagnati dalla progressiva rinascita di interesse per il “Verdi musicista” e per l’intero corpus delle sue opere, che va sotto l’etichetta Verdi Renaissance.
Di questa singolare alternanza di posizioni vuole rendere conto, senza pretesa di esaustività, questa antologia, che inizia con il 1842, all’indomani della rappresentazione di Nabucodonosor, e si conclude con il 2001, in corrispondenza delle celebrazioni del primo centenario della morte del compositore. Assai eterogenei per forma, impostazione e scopo, i testi sono legati dalla comune provenienza editoriale (giornali e riviste, sia musicali sia di informazione), originariamente concepiti per tale collocazione o, in pochi casi, a essa destinati in un secondo tempo. Comune è anche l’ambito geografico e culturale, quello italiano, privilegiato per l’ovvia ragione che solo in Italia il nome di Verdi ha assunto una siffatta varietà e problematicità di connotazioni.
La scelta finale è stata effettuata all’interno di un novero di circa trecento articoli, frutto di una prima selezione condotta su ogni genere di testata periodica entro i limiti geografici e cronologici suddetti: quotidiani e riviste di informazione, riviste culturali e riviste musicali. Il criterio che ha guidato la scelta dei testi – una volta verificata la loro compatibilità con i limiti di estensione del libro e la rispondenza del taglio all’intento divulgativo e didattico che lo ha ispirato – è stato il desiderio di rappresentare non solo la pluralità delle posizioni, ma anche la molteplicità delle voci che le hanno espresse. Il quadro che ne esce, volutamente discontinuo, credo sia sufficientemente indicativo dell’attenzione non episodica al fenomeno operistico, e al caso di Verdi in particolare, che in un così ampio lasso di tempo ha ispirato giornalisti, critici, studiosi e scrittori italiani della più varia provenienza e formazione
U. Gironacci - M. Salvarani, Guida al "Dizionario dei musicisti marchigiani" di Giuseppe Radiciotti e Giovanni Spadoni, Ancona, Editori delle Marche, 1993
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