1,721,098 research outputs found
Promuovere la relazione scuola-famiglia. Il punto di vista dei dirigenti e dei genitori
Per costruire una scuola inclusiva, è indispensabile curare la collaborazione con le famiglie, il territorio, gli operatori scolastici ed extrascolastici in un’ottica di costruzione di alleanze concrete e significative. Un positivo rapporto tra famiglia e scuola è considerato un indicatore di qualità della scuola stessa poiché influisce significativamente sull’apprendimento e sul benessere degli alunni. Promuovere la cultura della partecipazione e
creare una scuola come comunità, diventa un obiettivo prioritario per alimentare una corresponsabilità fondata sulla reciprocità tra famiglia e scuola. La ricerca, di tipo qualitativo, si è basata sull’analisi delle interviste e sull’analisi dei RAV, effettuata presso 48 scuole
siciliane nel periodo compreso tra gennaio e maggio 2018. In totale sono stati intervistati 48 dirigenti scolatici e 228 genitori; le interviste registrate e trascritte sono state analizzate attraverso specifici software di codifica.
I dati analizzati mettono in evidenza gli aspetti più rilevanti per l’esplorazione del problema della relazione scuola- famiglia nelle scuole presso le quali si è svolta la ricerca.In order to build an inclusive school the it is essential to take care of the collaboration with the families, the territory, the school and extra-school operators in a perspective of concrete and meaningful is essential. A positive relationship between family and school is considered a quality school indicator, because it significantly influences pupils’ learning and their well-being. Promoting the culture of participation and creating a school meant as a community becomes a priority goal so as to foster co-responsibility based on the reciprocity between family and school.
The qualitative research, here presented, is based on the analysis of the interviews and the analysis of the RAV (internal evaluation school report) carried out in 48 Sicilian schools between January and May 2018. 48 school managers and 228 parents were interviewed in total; the recorded and transcribed interviews were analyzed using specific coding software.
The analyzed data highlight the most relevant aspects related to the complicated school-family relationship explored in those schools where the research took place
Il dialogo tra Capability Approach e la form-azione delle competenze digitali
Il presente contributo si focalizza su una sfida educativa impellente della contemporaneità: la form-azione della cittadinanza digitale. A partire dal Quadro di riferimento Europeo per le competenze digitali dei cittadini, viene svolta una riflessione basata sull’interconnessione tra il Capability approach e le competenze digitali. Il Capability Approach, sviluppando un orizzonte di senso eticoeconomico-politico basato su: “functioning”, capability” e “agency”, completa e orienta il framework teorico-metodologico dettato dai riferimenti normativi europei sullo sviluppo delle digital skills. L’indagine sulle digital skills può essere un’opportunità per orientare l’azione formativa, in riferimento allo sviluppo delle competenze digitali, verso la piena libertà e il potenziamento della coscienza critica dei cittadini nell’effettuare delle scelte per il raggiungimento di standard formativo-professionali desiderabili.This paper focuses on an urgent educational challenge of the contemporary age: the form-action of digital citizenship. Starting from the European reference framework for citizens’ digital skills, the authors develops a reflection based on the interconnection between digital skills and Capability Approach. The latter, developing an ethical-economic-political sense horizon based on: “functioning”, “capability” and “agency”, completes and directs the theoretical-methodological framework dictated by normative requirements on the development of digital skills. The reflection built can be an opportunity to direct the training action, in order to promote the development of digital skills, towards full freedom and the enhancement of the critical awareness of citizens in making choices for the achievement of desirable educational-professional standards
30 anni dopo la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia Quale pedagogia per i minori?
Questo volume riporta gli atti del convegno della SIPED tenutosi a Palermo il 24 e 25 ottobre 2019. Tale evento ha coinvolto professori e ricercatori che, sulla scorta di un panorama internazionale di studi e ricerche, hanno affrontato, sotto varie angolature, il tema dei diritti dei minori e della pedagogia dell’infanzia e dell’adolescenza. Il tema è di grande attualità e l’occasione del trentesimo anniversario della Convenzione ONU sui diritti dei bambini ha stimolato a porlo a tema nel convegno nazionale della pedagogia accademica italiana, che lo ha affrontato in ben 13 panel. Per l’ampiezza della riflessione e la numerosità di contributi offerti, gli atti del convegno palermitano sono strutturati in due volumi, come ormai consuetudine: Il primo, cartaceo e digitale, porta le relazioni di apertura. Il secondo, in forma solo digitale, porta gli interventi nei panel
Decision making as a moment of inclusion for students in internship
The vocational training issue today is relevant in the social and political debate to improve
the quality of the school system, and to the discussion about the professionalization of
education pathways.
The new reform law 107/15 art. 1 introduces and regulates the obligation of young
apprenticeship program, to be carried out for all students in the last three years of secondary
school. The law, which takes over the Legislative Decree 15/4/2005, n. 77 of the application
28/03/2003, n. 53 in which such innovations had been introduced, makes the process
compulsory for every student of the secondary school in last three years.
The paper presents an exploratory qualitative study design focusing on the perception that
secondary school teachers have about vocational training in the student's school career.
The research involved 616 students of secondary school in Palermo and Agrigento, in the
scholastic year 2016/2017. The instrument used for the exploratory study have been: Polaceck ‘s Q.T.D. (2005) and a
focus group. Qualitative data have been processed with NVivo which allowed to grasp the
concepts, explore links, rework the ideas and easily manage large amounts of focus groups
data collected
Il Progetto #UNOPERUNO con gli studenti di Scienze dell’Educazione UNIPA. Un percorso pedagogico-didattico di inclusione e formazione al lavoro
Una delle prospettive innovative della prassi didattica è quella offerta dalle metodologie a sfondo situazionale e partecipato atte a rafforzare i legami tra agenzie formative - scuola, università - e territorio, attuando un dialogo continuo tra formazione ad apprendere e formazione professionale. In tale cornice si inscrivono approcci quali il community service learning o il cross-age tutoring che integrano le azioni apprenditive e lo sviluppo delle competenze con il servizio alla comunità e ai contesti territoriali che necessitano di supporto.
A partire da tali premesse, si presentano i primi risultati del progetto pilota #UNOPERUNO (A.A. 2021/2022 e 2022/2023), coordinato dal Dipartimento SPPEFF dell’Università di Palermo, che coinvolge gli studenti del CdS in Scienze dell’Educazione e mira all’accoglienza e all’accompagnamento di bambini e ragazzi ucraini, in fuga dalle zone colpite dalla guerra, inseriti nelle scuole primarie e secondarie del territorio palermitano e residenti presso comunità individuate dalla Casa dei Diritti del Comune di Palermo
INTRODUZIONE
Questo volume riporta gli atti del convegno della SIPED tenutosi a Palermo il 24 e 25 ottobre 2019. Tale evento ha coinvolto professori e ricercatori che, sulla scorta di un panorama internazionale di studi e ricerche, hanno affrontato, sotto varie angolature, il tema dei diritti dei minori e della pedagogia dell’infanzia e dell’adolescenza. Il tema è di grande attualità e l’occasione del trentesimo anniversario della Convenzione ONU sui diritti dei bambini ha stimolato a porlo a tema nel convegno nazionale della pedagogia accademica italiana, che lo ha affrontato in ben 13 panel. Per l’ampiezza della riflessione e la numerosità di contributi offerti, gli atti del convegno palermitano sono strutturati in due volumi, come ormai consuetudine: Il primo, cartaceo e digitale, porta le relazioni di apertura. Il secondo, in forma solo digitale, porta gli interventi nei panel
Un ruolo speciale: essere nonni di nipoti con disabilità. Legami generativi e patrimonio educativo
Gli studi che hanno analizzato il complesso intreccio dei fattori sociali e culturali alla base dell’evoluzione del costrutto di disabilità, e con esso anche dell’immagine della famiglia che vive al proprio interno tale condizione, hanno da tempo messo in evidenza il ruolo fondamentale che il sistema parentale viene ad assumere. Rientra in tali riflessioni la necessità e l’importanza di ampliare lo sguardo, dando voce a quel patrimonio valoriale di cui la generazione più anziana è spesso testimone, soprattutto nelle situazioni in cui è chiamata a confrontarsi, se non persino a farsi carico, con la complessità legata alla condizione di disabilità del nipote
Benessere e corporeità
Nel corso degli ultimi cinquant’anni molti autori si sono cimentati nel tentare
di definire il concetto di benessere inteso come il sentirsi bene con se
stessi e con gli altri. Se andassimo a contestualizzare l’approccio nell’ambito bio-medico il
concetto di star bene viene abitualmente ricondotto all’assenza di malattie
e al mantenimento dello stato di salute. Un contributo teorico innovativo ma fondamentale in tal senso è stato
offerto dall’approccio ecologico degli studi sulla persona e sul benessere,
che hanno proposto un nuovo modo di concettualizzare la relazione fra
l’individuo e l’ambiente. In quest’ottica la salute è vista come il prodotto
dell’interdipendenza tra individuo e sottosistemi dell’ecosistema che, per
promuovere la salute deve fornire le condizioni economiche e sociali che
inducono stili di vita sani e le necessarie informazioni che consentano l’acquisizione
delle abilità necessarie affinché gli individui possano attuare tali
comportamenti. In tal senso il processo educativo dovrebbe essere indirizzato
a indurre azioni volontarie che le persone possono compiere autonomamente
o collettivamente. I messaggi educativi oggi non sono più
focalizzati su singole azioni, ma su veri e propri stili di vita duratur
Scuola e famiglia nella progettazione di una didattica inclusiva: osservazione di un caso concreto
L’intervento si colloca nel quadro di un percorso triennale di ricerca-azione nato da un partenariato tra l’Università di Bologna e l’Istituto “Spallanzani”, comprendente una scuola primaria e due secondarie di primo grado, collocate tra le province di Modena e Reggio Emilia. L’istituto ha aperto le proprie porte con l’obiettivo di una valutazione pedagogica del proprio progetto educativo e didattico nonché delle singole pratiche scolastiche, assunte come “casi osservativi”. A un primo anno di osservazione partecipante ha fatto seguito un secondo anno dedicato a un’osservazione di secondo livello (il terzo anno ha invece visto l'estensione della ricerca ad altre scuole statali e paritarie del territorio emiliano). Contestualmente sono stati attivati processi metacognitivi negli attori della comunità scolastica, relativamente al progetto educativo istituzionale e ai punti di forza e criticità delle pratiche scolastiche: l’obiettivo è una formalizzazione pedagogica degli elementi originali messi in campo dall’istituto stesso. I molti dati raccolti sono in corso di elaborazione.
In questo contributo intendiamo tematizzare la questione di una possibile sinergia tra scuola e famiglia con particolare riferimento all’inclusione dei bambini e dei ragazzi diversamente abili e/o con bisogni educativi speciali, affrontando il tema dal punto di vista della Pedagogia generale. Nel caso osservato, la questione dell’inclusione rientra in un più ampio contesto teorico, oggetto di esplicita teorizzazione da parte dell’istituto, e che è riconducibile al principio della personalizzazione didattica (modello ampiamente discusso in letteratura, ma che in questo caso è assunto a cifra dell’azione scolastica complessiva e non riferito esclusivamente alle situazioni di difficoltà).
L’osservazione di alcune prassi (che qui potremo descrivere solo sinteticamente) lascia emergere –qui l’elemento di interesse per la Pedagogia generale –numerosi impliciti sottesi all’accento posto su personalizzazione e inclusione. Essi sembrano costituire una forte spinta motivazionale condivisa dagli attori scolastici, capace di sostenere l’operato dei docenti/educatori osservati, anche se non necessariamente appaiono teorizzati/verbalizzati. Si tratta certamente delle “pedagogie/psicologie implicite” teorizzate dal Bruner come “anima” dell’azione docente. Più in generale, però, sembra possibile identificare qui le linee di una pedagogia della scuola come luogo educativo, espressamente richiamata in momenti dedicati dal personale didattico-educativo come presupposto ampio della progettazione e dei concreti interventi didattici. In particolare, tale pedagogia della scuola sembrerebbe esibire consapevolezza circa il doppio bisogno che continuamente interpella l’adulto insegnante: il bisogno sociale di consegnare agli allievi un patrimonio culturale tradotto nelle diverse programmazioni e ritenuto “degno” di essere condiviso; e il bisogno del discente, che necessita di insegnamento e ne ha diritto, ma ne è innanzitutto “degno”. Intrecciata a tale pedagogia della scuola emerge una pedagogia della famiglia come luogo educativo prioritario. Il P.T.O.F. dell’Istituto “Spallanzani” esplicita nelle prime battute tale presupposto, il quale sembra però operare, di nuovo, anche come movente implicito. Le osservazioni svolte lasciano ipotizzare che esso informi di sé innanzitutto il clima e lo stile complessivo della scuola (ad es. con la creazione di momenti/contesti nei quali i bambini e le loro famiglie possano fare esperienza assieme, nell’ideale avvio di prassi e percorsi spendibili anche nella quotidiana vita familiare). Esso pare però informare anche singole pratiche, come il coinvolgimento nella vita d’aula di un’associazione no profit fondata dalla madre di una ragazzina affetta da sindrome di Down. O, ancora, la rete scuola/famiglie che ha consentito l’attivazione per l’intero anno scolastico di un progetto volto a far percepire tale alunna dai compagni di classe come “risorsa” nelle attività didattiche: tale progetto non sarebbe stato possibile senza l’adesione cosciente delle famiglie di tutti i componenti della classe e la esplicitazione e condivisione di un quadro pedagogico a monte.
L’osservazione partecipante ha determinato la possibilità di “esplicitare l’implicito”, riproponendo all’attenzione di tutti gli attori l’anima effettiva delle loro prassi in modo da ottenerne la consapevolezza e la condivisione socializzata
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