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Applicazione dell’elettrocinesi per la rimozione e il contenimento di metalli pesanti da suoli contaminati
In molte aree del mondo il suolo ha subito contaminazioni a seguito di pratiche inappropriate di smaltimento dei rifiuti, o della presenza di attività industriali inquinanti o dell’uso di pesticidi ecc. Questa situazione costituisce un serio rischio per la salute umana, e rappresenta una sfida per i ricercatori, per lo sviluppo di tecnologie economiche ed efficaci per il recupero di suoli contaminati, volte a inibire la diffusione dei contaminanti, ad estrarre il contaminante dal suolo e/o a contenere il contaminante stesso nel suolo. L’elettrocinesi è una delle tecnologie di risanamento di suoli contaminati più innovative di relativamente recente applicazione e risulta particolarmente indicata per suoli a bassa permeabilità contaminati da composti organici e inorganici. Il presente articolo è un estratto della Tesi di Dottorato “Applicazione dell’elettrocinesi per la rimozione ed il contenimento di metalli pesanti da suoli contaminati”, che si inserisce all’interno di un progetto di ricerca del Dipartimento di Geoingegneria e Tecnologie Ambientali (DIGITA) dell’Università degli Studi di Cagliari, finalizzato a valutare l’applicabilità della tecnologia elettrocinetica come tecnica di rimozione di contaminanti inorganici da terreni argillosi a bassa permeabilità e l’utilizzo della stessa come sistema di contenimento in suoli contaminati da metalli pesanti, realizzando una barriera elettrica in grado di ostacolare la diffusione dei contaminanti. E’ stata inoltre presa in considerazione la possibilità di ottimizzare il consumo energetico mediante l’erogazione di corrente limitatamente ad alcune ore per giornata, simulando così il ricorso ad una forma di energia alternativa (fotovoltaica) in luogo dell’alimentatore elettrico
Signe et fonction des objets lithiques de la Sardaigne préhistoriques : données par la nécropole de Ispiluncas – Sedilo (Sardaigne - Italie)
Il ritrovamento di strumenti litici in contesti funerari costituisce un dato ricorrente legato alle varie composizioni dei corredi, che contenevano oggetti di uso comune, ma anche di particolare prestigio e valenza simbolica. I manufatti litici rinvenuti nelle domus de janas di Ispiluncas - Sedilo, tombe a grotticella artificiale scavate nella roccia, offrono lo spunto per aprire un dibattito sul valore dei corredi intimamente legati al rituale funerario composto di gesti e offerte.
Lo studio dell’industria litica e degli altri manufatti in pietra, suggeriscono vari aspetti del rituale che partono in primo luogo dalla trasposizione in ambito funerario di oggetti appartenenti alla vita quotidiana accompagnati da gesti che possono diventare essi stessi parte del rituale e infine attraverso la loro defunzionalizzazione entrare a far parte del mondo dei morti.
L’analisi tecnologica dell’industria litica, che porta alla ricostruzione della sequenza operativa, ha evidenziato la presenza di vari elementi legati alle fasi della scheggiatura: schegge di ravvivamento, débris, elementi di pieno débitage e strumenti. Questi elementi indicano in primo luogo che parte della scheggiatura è avvenuta nella necropoli. In secondo luogo tale evidenza apre la discussione sulla valenza della scheggiatura come gesto appartenente al rituale, anche se lo stato attuale della ricerca ne limita fortemente il campo a causa della qualità dei dati disponibili. Prima questione è stabilire quale fosse il fine reale dell’attività di scheggiatura in corrispondenza della tomba: era funzionale alla realizzazione di oggetti del corredo o di offerte? O alla fabbricazione di strumenti per creare oggetti di corredo o di offerta? O, infine, era essa stessa parte del rituale? Un altro aspetto del rituale sembra suggerito dalla presenza di manufatti con fratture presumibilmente intenzionali, che potrebbero essere legate alla defunzionalizzazione dell’oggetto della vita quotidiana per il suo inserimento nella parallela e allo stesso tempo opposta realtà ultraterrena.
Dal punto di vista economico, si sottolinea ancora una volta un intimo legame con la vita quotidiana: accanto all’uso preferenziale dell’ossidiana per la produzione di manufatti, a Sedilo sono presenti rocce locali o di facile reperimento, che testimoniano i differenti approcci nello sfruttamento della materia prima e indicano una tecnologia che si ritrova anche in contesti abitativi.
Questi aspetti sono ulteriormente supportati dalla presenza nelle tombe di macine, macinelli e pestelli, brunitoi etc. che da oggetti di uso comune rinvenuti solitamente nei villaggi, acquisiscono un valore simbolico. Discorso a parte meritano invece i picconi da scavo: usati nello scavo della tomba, si rinvengono spesso al suo interno, segno di un’azione importante come lo scavo della sepoltura.The presence of lithic tools in the funeral contexts is a recurrent fact related to the different compositions of the
mor tuary assemblages : they contain objects of daily use and objects of prestige and symbolic value. The lithic
elements recovered in the burials of Ispiluncas (Sedilo, Sardinia), represent an occasion to discuss the sense and
value of funeral deposits, connected to the ritual domain, composed of gestures and offers. These elements suggest
the existence of complex rituals : they star t by the moving of objects belonging to daily life to the funeral domain/
sphere, losing their function of use, coming into the world of the defuncts through technical acts that can themselves
become symbolic. An aspect of ritual seems to be suggested by the presence of picks, used for the excavation of
the hypogeum, of used objects or showing deliberate fractures, which could suggest the wish to deprive the daily
object of its primary function and to inser t it in the parallel and, at the same time opposite, afterlife. The technological
analysis of the knapped lithic industry and the reconstruction of reduction sequences attest the presence of many
elements linked to the knapping phases: core preparation flakes, débitage products, tools and débris. These elements
primarily show that a par t of the débitage was made at the necropolis. This evidence open a discussion on the value
of knapping operations as ritual gestures, although the state of the research, due to the bad quality of the available
data, strongly limits its field. The main issue is to establish the real purpose of the débitage inside the grave : was it
the realization of funeral objects or offerings ? Or was knapping par t of the ritual ? From the economic point of view,
the intimate bond with daily life is once more highlighted : although obsidian is preferentially chosen at Sedilo, local
or easier to find stones are also used, testifying to different approaches to raw material exploitation and the same
technology used in the dwelling sites
L’ossidiana delle tombe 3 e 32 di Ispiluncas – Sedilo (Or). Un approccio tecnologico
Il ritrovamento di strumenti litici in contesti funerari costituisce un dato ricorrente legato alle varie composizioni dei corredi, che contenevano oggetti di uso comune, ma anche di particolare prestigio e valenza simbolica. Tuttavia la presenza di altri elementi legati sequenza operativa apre nuove problematiche, riconducibili alla lavorazione parziale dell’ossidiana nella stessa tomba e quindi a gesti più complessi della semplice deposizione di offerte e della composizione dei corredi funebri. Partendo dai dati di scavo e dall’analisi tecnologica dei reperti in ossidiana provenienti dalle domus de janas 3 e 32 di Ispiluncas, prevalentemente riconducibili ad un orizzonte finale del Neolitico, si proporrà una discussione sulle dinamiche dei rituali funerari.The presence of stone tools in graves is recurrent with other common use object or very prestigious and symbolic things that made up an outfit. But new problems are stressed by the presence of some step of the reduction sequence for the obsidian flintknapping. This, found next to the ipogeum, is connected with a more complex deeds than of simple giving offering and outfit composition. A discussion of funeral rituals dynamics is proposed with the combined excavation dates and technological analysis of lithic assemblage of late Neolithic domus de janas 3 and 32 of Ispilunca
Evidence for prion protein expression in enteroglial cells of the myenteric plexus of mouse intestine
Transmissible spongiform encephalopathies (TSEs) are slowly progressive and fatal neurodegenerative diseases affecting man and animals. They are caused by pathological isoforms (PrP(Sc)) of the host-encoded cellular prion protein (PrP(C)). There are two crucial factors for the initiation of infection, namely host cells PrP(C) expression and sufficient sequence homology between the PrP(Sc) to which the animal is exposed and its own PrP(C). In acquired TSEs, the gastrointestinal tract (GIT) is the main prion entry site. Hence, it is of paramount importance to an understanding of the early pathogenesis of prion infections, to characterize the GIT cell types constitutively expressing PrP(C). Twenty-three mice were utilized, including wild-type (WT), Prnp knock-out (KO), and PrP(C)-overexpressing (tga20/tga20) animals, of 20-30 g in weight and of either sex. In all three groups of mice, PrP(C)-immunoreactivity (IR), along with glial fibrillary acidic protein (GFAP)-IR and synaptophysin (Syn)-IR were investigated by means of indirect immunofluorescence in wholemount preparations from several gut regions, from duodenum to rectum. In WT mice, PrP(C)-IR and GFAP-IR co-localization was observed in enteric glial cells (EGCs) from all intestinal segments. PrP(C)-overexpressing mice showed a stronger PrP(C)-IR in EGCs, whereas the same cells exhibited no PrP(C)-IR in Prnp-KO mice. Our findings clearly indicate that EGCs of the mouse intestine constitutively express PrP(C); thus they could be a potential target for infectious prions.Valeria Albanese, Victoria A. Lawson, Andrew F. Hill, Roberto Cappai, Giovanni Di Guardo, Vasiliki Staikopoulos, Michelle Thacker, John B. Furness, Roberto Chiocchett
L’uso dell’ossidiana nell’insediamento preistorico di Craviole Paderi – Sestu (CA)
In Castelli P., Cauli B., Di Gregorio F., Lugliè C., Tanda G., Usai C. (eds.) L’ossidiana del Monte Arci nel Mediterraneo: recupero dei valori di un territori
Influence of different types of bedding material on the prevalence of pododermatitis in rabbits
Assessment of emission behaviour of different MSW-incineration slag on the basis of artificial ageing
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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