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On a recent Italian edition of Voltaire’s Essai sur les mœurs et l’esprit des nations
Most readers at once associate Voltaire’s name with the noble figure of the
paladin of tolerance, author of the Traité sur la Tolérance, and with the image
of the brilliant narrator and inimitable stylist with his cutting irony, inventor
of that literary genre called conte philosophique and characters who have
become part of the pantheon of world literature, such as Candide and Zadig.
But all too often the average reader’s knowledge is reduced to this. The rest of
Voltaire’s immense production (which includes verse tragedies and comedies,
epic poems, poetry of all kinds, educational treatises on science, philosophical
texts, historical works, all sorts of pamphlets, and an immense correspondence)
remains a heritage open to a small coterie of experts on 18th-century French
literature. Voltaire’s posthumous fame has distorted his image or, at the very
least, has shed light only on some aspects of his complex personality and, what
is worse, his multifaceted work
VOLTAIRE, OEuvres complètes, tome 65 C, OEuvres de 1768, I
Les textes dont se compose le tome 65 C des OEuvres complètes de Voltaire datent tous de
l’année 1768, et la « Préface » (Marie-Hélène Cotoni, p. XVII-XXX) rappelle opportunément
au lecteur les événements majeurs de la vie de Voltaire qui la marquèren
Nel paese dei contrasti. La rappresentazione letteraria di Parigi da Montesquieu a Mercier
Alla fine dell’età classica della letteratura francese, il Tableau di Mercier segna il passaggio a una nuova percezione della metropoli, lasciandosi alle spalle oltre un secolo di rappresentazioni satiriche della città come quella che ne avevano dato Nicolas Boileau, Antoine Furetière o i viaggiatori persiani di Montesquieu, e di discorsi tenuti da moralisti, riformatori, philosophes sul modo migliore di amministrarla. Solo con l’apparizione della figura del flâneur, in virtù della «seconda vista» di cui egli è dotato, Parigi ha potuto essere osservata, per la prima volta, in modo diverso, e si è aperta a peregrinazioni insolite, esplorazioni impreviste, assurgendo per la letteratura a luogo eletto di esperienze familiari nella loro banalità e, al contempo, di ogni possibile avventura dell’immaginazione romanzesca
IN DIFESA DEI FIGLI DI ADAMO. Voltaire e il mistero del peccato originale
Il racconto biblico di Adamo viene liquidato da Voltaire come un mito enigmatico, la cui morale non è affatto chiara, ma è certo
inutilmente sconsolante per gli uomini. Nella domanda retorica rivolta a Pierre Nicole − «nell’attesa, perché dannarmi?» − c’è tutto lo stupore di Voltaire per questa condanna dell’umanità, tutta la sua sincera incomprensione e la sua orgogliosa convinzione che
essa sarebbe iniqua nei confronti degli uomini, nonché indegna di un dio onnipotente e giusto che egli si rifiuta o, per meglio dire, non riesce a immaginare tanto spietato e vendicativo nei riguardi delle sue creature da predestinarne la grande maggioranza alla
dannazione eterna per una colpa trasmessa loro − non è dato sapere precisamente in quale modo − da un remotissimo progenitore
Eliot annotateur de lui-même. A propos des notes de Waste Land
Dès la parution de Waste Land en 1922, l’appareil de notes dont Eliot a lesté son chef-d’œuvre a toujours suscité la perplexité des interprètes ; sa présence à la fin du poème a paru le plus souvent aux critiques un poids qui l’alourdirait inutilement. On pourrait, par contre, considérer ces notes en tant que symptômes de cette « crise de l’apparence » dont parlera Adorno dans sa Théorie esthétique, et qu’Eliot aurait assumé entièrement ; elles pourront ainsi être envisagées comme un élément essentiel dans la stratégie poétique d’Eliot
Postfazione
Proprio per la sua ostinata, radicale “incomprensione” nei confronti delle ragioni teologiche e metafisiche dell’antropologia negativa giansenista e del suo rigore agostiniano, l’inserimento del “discorso” voltairiano accanto a quelli di Montaigne e Pascal consentirebbe di creare una costellazione entro cui la polemica pascaliana nei confronti dell’umanesimo scettico non si ridurrebbe più a una controversia teologica definitivamente chiusa, ma acquisterebbe un significato nuovo, una differente posta in gioco e una diversa rilevanza storica – potrebbe essere interpretata come il momento in cui il paradigma teologico che tradizionalmente rendeva possibile l’intelligenza e la giustificazione metafisica del male e dell’infelicità degli uomini è diventato, per la filosofia, “incomprensibile”, anzi letteralmente “inconcepibile”
La lettura, un vizio impunito e altri scritti sulla traduzione
Come il lettore imbevuto di citazioni altrui, il traduttore parla con la voce di un altro; e le sue parole gli appartengono e, per così dire, sono autentiche in virtù di un plagio, discreto, riconosciuto, legalizzato. Egli traduce “senza secondi fini”, e ambisce alla irresponsabile condizione di lettore, il quale non ha che da cercare le parole che gli urge dire tra quelle messe a sua disposizione in quel gran bazar del già-detto che è la letteratura, con la convinzione ‒ non infondata ‒ di poterle trovare. In questa ricerca consiste il “piacere solitario e moroso della lettura”, di cui parla Larbaud
L'ordine della storia. Sistema e metodo nelle opere storiche di Voltaire
Benché per Voltaire l’espressione “filosofia della storia” non designasse altro che un approccio critico allo studio della storia, è risaputo che la sua opera di storico − e, in primo luogo, nel suo Essai sur les mœurs − volle essere un tentativo di fornire un nuovo oggetto all’indagine storica: la “storia dello spirito umano”. Tale concezione della storia, per la natura stessa del suo oggetto, non può, da un lato, che aspirare all’universalità, ma, dall’altro, essa esige che la storia venga costruita e strutturata conformemente a una logica e a criteri di coerenza che pieghino la mera contingenza empirica del divenire storico a un ordine razionale: in questa contraddittoria esigenza risiedono l’originalità e i limiti del metodo storico voltairiano
Introduzione
Tra gli ultimi testi mandati alle stampe da Voltaire, la Storia
dell’affermazione del cristianesimo (1776) offre al lettore la migliore
sintesi possibile del suo pensiero in materia di religione. Scritto
in uno stile tanto chiaro e veloce quanto denso e appassionato, il
testo ripercorre tutti i temi che hanno alimentato la riflessione del
filosofo francese per più di mezzo secol
Eredità e attualità del Settecento. Idee, forme, valori
I saggi raccolti nel presente volume nascono dalla convinzione che, malgrado i due ultimi secoli trascorsi, densi di scoperte, rivoluzioni e sconvolgimenti sovente catastrofici, la cultura, il pensiero e la letteratura del Diciottesimo secolo europeo non siano affatto inerti oggetti storiografici, dominio di un mero sapere erudito. La varietà dei temi toccati e delle prospettive critiche adottate dagli autori illustra la pluralità di problemi e questioni che il Diciottesimo secolo continua a sollevare oggi.
D’altronde, l’immagine tradizionale del Settecento come secolo dei Lumi, fiducioso nei progressi e nelle conquiste della Ragione, si è rivelata, da molto tempo ormai, una finzione storiografica che non ha più alcuna validità né utilità ermeneutica. Per comprendere e valutare l’attualità del retaggio culturale del Diciottesimo secolo è sembrato, quindi, necessario evidenziare le molteplici linee di frattura, le continuità e ancor più le discontinuità che lo caratterizzano, i contrasti che segnarono in profondità le diverse correnti di pensiero che lo attraversarono. Riprendere questa discussione approfondendo lo studio di alcuni aspetti della cultura filosofica, scientifica, artistica e letteraria del Settecento significa affrontare temi, questioni e nodi concettuali su cui ancora si fonda la nostra civiltà
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