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Recensione a: Gennaro Sasso, Purgatorio e Antipurgatorio. Un’indagine dantesca, Roma, Viella, 2019, pp. 200.
Recensione a: Gennaro Sasso, Purgatorio e Antipurgatorio. Un’indagine dantesca
Recensione a Courts and Courtly Cultures in Earl Modern Italy and Europe. Models and Languages, a cura di Simone Albonico e Serena Romano, Roma, Viella, 2016, pp. 504.
Recensione a Courts and Courtly Cultures in Earl Modern Italy and Europe. Models and Languages, a cura di Simone Albonico e Serena Romano, Roma, Viella, 2016,pp. 504
Janueys, merchants of Itaille: i rapporti commerciali tra Genova e l’Inghilterra negli anni della crisi (1458-1466)
La tesi è focalizzata sulla comunità di mercanti genovesi attivi in Inghilterra, e in particolare a Londra, negli anni tra il 1458-1466; tale periodo, infatti, segnò una crisi nelle relazioni commerciali tra il regno di Enrico VI ed Edoardo IV e gli operatori commerciali liguri, scoppiata in seguito ad alcuni atti di pirateria messi in atto al largo di Malta da Giuliano Gattilusio, corsaro legato alla città ligure. Obiettivo dell'eleborato è quello di ricostruire il contesto storico in cui i mercanti genovesi si trovarono a operare, il funzionamento della loro massaria e la rete di rapporti che avevano costruito con i loro interlocutori inglesi. Oltre a ciò, grazie allo studio di fonti primarie genovesi, milanesi e inglesi, è stato ricostruito il macrocontesto storico-economico dell'Inghilterra della Guerra delle due rose in cui i massari genovesi si trovarono a operare. Vista la rilevanza di alcuni di questi documenti ai fini della ricerca (fonti diplomatiche, amministrative e finanziarie), inoltre, all'interno dell'elaborato vi è anche la loro trascrizione completa e/o il regesto, che, si ritiene, potranno essere utili per l'avvio di futuri percorsi di studio.The thesis is focused on the community of Genoese merchants active in England, and in particular in London, in the years between 1458-1466; this period, in fact, marked a crisis in commercial relations between the reign of Henry VI and Edward IV and the Ligurian commercial operators, which broke out following some acts of piracy carried out off the coast of Malta by Giuliano Gattilusio, a corsair linked to the Ligurian city. The aim of the paper is to reconstruct the historical context in which the Genoese merchants found themselves operating, the functioning of their farm and the network of relationships they had built with their English interlocutors. In addition to this, thanks to the study of primary Genoese, Milanese and English sources, the historical-economic macro-context of England during the War of the Roses in which the Genoese massari found themselves operating has been reconstructed. Given the relevance of some of these documents for research purposes (diplomatic, administrative and financial sources), moreover, within the elaborate there is also their complete transcript and/or summary, which, it is believed, may be useful for starting future courses of study
Recensione a: Florence Gal, Jean Patrice Boudet, Laurence Mouliner-Brogi, Vedrai mirabilia. Un libro di magia del Quattrocento, Roma, Viella, 2017, pp. 472.
Recensione a: Florence Gal, Jean Patrice Boudet, Laurence Mouliner-Brogi, Vedrai mirabilia. Un libro di magia del Quattrocento, Roma, Viella, 2017, pp. 472
I mercanti della Superba in terra inglese: introduzione alla crisi del 1458
Nel Quattrocento l’Inghilterra dei Plantageneti era uno tra i paesi europei più xenofobi dell’epoca; nonostante ciò, per tutto il secolo, i mercanti italiani continuarono tenacemente a praticare la loro attività anche in un contesto così difficile. Tra questi, la presenza più forte era quella dei Genovesi, le cui carracks, come le fonti d’Oltremanica definivano le loro navi di notevoli dimensioni, si avventuravano in acque oceaniche fino alle coste inglesi a partire dal XIII secolo. Nella prima metà del XV secolo, però, il sentimento xenofobo, nutrito da un sempre più crescente nazionalismo, dilagò fra la classe mercantile londinese, rendendo l’attività commerciale dei Genovesi ancora più difficile. L’akmè di questo clima di tensione e competizione si ebbe dal 1457, anno in cui Robert Sturmy, mercante di Bristol, tentò, con una spedizione di due navi dirette in Oriente, di spezzare il monopolio che gli Italiani avevano sul commercio inglese col bacino orientale del mar Mediterraneo; le navi di Sturmy furono assaltate e catturate da pirati all’epoca ritenuti legati alla Superba e questo episodio alimentò la campagna anti-genovese che già l’atteggiamento xenofobo di cui sopra aveva contribuito a diffondere nel paese di Enrico VI.
La crisi che si aprì nel 1458 e si trascinò per circa 8 anni segnò una nuova fase dei rapporti diplomatici e commerciali anglo-genovesi. Come si evolsero questi ultimi in tali difficili contingenze e quali furono le risposte della Superba alla politica anti-italiana messa in atto dalla corona britannica? Come cambiò la presenza genovese sulla piazza inglese, in riferimento soprattutto a Londra, Southampton e Sandwich, i tre principali centri frequentati dagli Italiani? Scopo di questo lavoro è quello di cercare di dare risposte a queste domande, che ancora oggi costituiscono un problema storiografico che limita la nostra conoscenza della storia tardomedievale della Superba
«La novità de la bastita»: la controversia emiliana e il ruolo di Ferrante d’Aragona raccontati dai dispacci sforzeschi da Napoli (1471-1474)
La "questione della bastia", controversia regionale tra Modena e Bologna originatasi nel 1471 sulle rive del fiume Panaro, divenne ben presto di rilevanza nazionale. I suoi principali protagonisti furono Ferrante d'Aragona e Galeazzo Maria Sforza; attraverso le fonti diplomatiche in questo lavoro si studiano ruolo e atteggiamento del sovrano aragonese in una controversia che lo vide muoversi al di fuori del Regno
La "Questione di Cipro del 1473": la memoria della rottura dei rapporti tra Napoli e Venezia nelle fonti diplomatiche
I rapporti tra la repubblica di Venezia e il regno di Napoli durante il regno di Ferrante d’Aragona (1458-1494) non furono mai positivi. Una piccola eccezione si registrò negli anni dal 1470 al 1473, quando la minaccia dei Turchi a est aveva contribuito a far convergere alcuni obiettivi politici delle due potenze italiane. L’apice della concordia tra Venezia e Napoli fu raggiunto nel 1471, quando fu stipulato un accordo di carattere difensivo tra le due, finalizzato alla lotta comune contro la Sublime Porta.
Improvvisamente e in maniera piuttosto brusca, però, l’alleanza si spezzò nel 1473; la causa di ciò fu l’insorgere di una nuova rivalità tra Ferrante e Venezia, stavolta divampata in seguito a quella che venne poi definita la “Questione di Cipro”.
Nel 1464 la regina dell’isola, Carlotta di Lusignano, era stata detronizzata dal fratellastro, Giacomo II, che, una volta cinta la corona, si affrettò a ricercare alleati per consolidare il proprio status. Trovò in primis la Serenissima, che, vista la posizione di Cipro, baluardo d’Occidente rivolto verso l’Oriente, propose a Giacomo II un matrimonio veneziano, in modo da vincolare a sé l’isola.
Nel 1472, dopo lunghe trattative, Caterina Corner, appartenente a una delle famiglie più in vista del patriziato veneziano, divenne regina di Cipro. Il successo della repubblica di San Marco non poté che scontentare Ferrante, timoroso della crescita di autorità dei Veneziani nel Mediterraneo orientale. Il malcontento fu causato anche dal fatto che, prima di concludere le proprie nozze con la veneziana, Giacomo II si era rivolto a Napoli e aveva considerato l’idea di prendere una moglie aragonese.
Dal momento che Giacomo II, a causa della detronizzazione di Carlotta, era di fatto un usurpatore, una sua successione non sarebbe stata priva di contese: proprio in quest’ottica, il sovrano aragonese si impegnò per organizzare le nozze di una figlia di Giacomo, Carlotta, e un suo figlio naturale, Alfonso; in questo modo voleva creare una linea dinastica parallela e rivale a quella veneziana, alla quale appoggiarsi per rivendicare il trono di Cipro in caso di morte prematura del sovrano.
E questo fu quanto accadde a luglio del 1473, quando Giacomo II venne a morte e, in mancanza di sue disposizioni testamentarie chiare, scoppiò il caos nell’isola.
La “Questione di Cipro” si trascinò con fasi alterne, congiure, assassini e minacce da una e dall’altra parte fino ai primi mesi del 1474, quando l’isola era ormai in mano ai Veneziani.
Mentre le cronache veneziane, a partire da quella di Domenico Malipiero, narrano con dovizia di particolari il succedersi degli avvenimenti sull’isola cipriota, le principali opere cronachistiche napoletane li tacciono; se questo sia causato dal fallimento della politica aragonese non è dato sapere. Ad ogni modo è napoletana la figura protagonista di questa questione, il re Ferrante d’Aragona. Contrapposto alla pluralità di soggetti dai quali sono formate le istituzioni veneziane, il sovrano aragonese è il vero fautore dell’iniziale successo e poi della definitiva sconfitta di Napoli nella corsa al possesso di Cipro.
Da tre diverse fonti diplomatiche quattrocentesche è possibile ricostruire la memoria della figura di Ferrante in questa circostanza: dai dispacci di Leonardo Botta, oratore sforzesco a Venezia, da quelli di Francesco Maletta, collega di Botta operante a Napoli e da quelli di Zaccaria Barbaro, ambasciatore veneziano alla corte aragonese.
Tramite le lettere di ognuno di loro è giunto fino a noi un ricordo peculiare del sovrano, nato dalle esperienze personali dei tre ambasciatori e dal loro rapporto, più o meno diretto, con la corte aragonese durante i fatti del 1473; infatti, se Maletta, vista la sua qualità di residente a Napoli, ebbe modo più volte di dialogare direttamente con Ferrante, cosa che fece anche Barbaro, la memoria di Ferrante che traspare dai dispacci di Botta, che risiedeva presso la rivale Venezia, rimase sempre astratta e indiretta, poiché filtrata dalle testimonianze che l’oratore riceveva in Laguna o dalle lettere del suo signore, il duca di Milano.
Accompagnata dal constante riferimento alle cronache veneziane, questa vuole essere la ricostruzione delle memorie, talvolta discordanti tra loro, che questi diplomatici hanno lasciato del sovrano di Napoli, grande protagonista della “Questione di Cipro”
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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