1,721,013 research outputs found
De-Sign: Architectural Subtraction in Times of Crisis
La sottrazione in architettura, come deliberato atto progettuale, sembra porsi come un paradosso in quanto approccio apparentemente antinomico alla stessa natura del progetto e della costruzione, entità concepite, per convenzione, come esclusivamente additive e proliferative. In termini più generali, la sottrazione in architettura è l’esito di una rimozione parziale o totale dell’oggetto costruito, derivante da eventi esogeni incontrollati (disastri naturali) o deliberati (guerre, terrorismo), da azioni endogene mirate (demolizioni selettive, modifiche parziali o consistenti dell’esistente) o come conseguenza di processi di obsolescenza e abbandono (rovina). L’utilizzo dunque di un dispositivo progettuale/estetico come la sottrazione – sia questo come effettivo atto concreto de-costruttivo, sia come elaborazione estetico-formale di sottrazione simulata – si situa dunque entro un determinato milieu culturale di registro trasversale – dal più popolare all’accademico – che individua nelle forme del disastro, della rovina o dell’abbandono una sorta di narrazione efficace di un certo spirito millenarista contemporaneo. Nel campo progettuale questo approccio si manifesta tanto nella manipolazione “in negativo” elaborata sull’esistente, quanto nella produzione ex-novo di edifici in cui la sottrazione si presenta come elemento, apparentemente casuale, di discontinuità del rigore monolitico neomodernista. Entrambi gli approcci sembrano trarre dalle variabili indipendenti, anche le più estreme, che modificano ogni opera architettonica nel suo ciclo vitale (l’inesorabile degrado e tutto ciò che esula dal controllo del progetto o, in sostanza, gli “eventi” tschumiani) degli strumenti proattivi in grado di fornire nuovi o rinnovati paradigmi progettuali, mentre a scala urbana, la sottrazione si pone oggi come ‘cura’ necessaria soprattutto dove l’eccesso di materiale costruito in decomposizione, abbandonato o sottoutilizzato si presta a essere progettato ‘in negativo’, ovvero a ritornare a essere risorsa materiale nel circuito del riciclo e offrire i campi di proliferazione di ambiti di naturalità sempre più necessari in un’era di crisi ambientale.Subtraction in architecture, as a deliberate design act, seems to be a paradox as a seemingly antinomian approach to the very nature of design and construction, entities conceived, by convention, as exclusively additive and proliferative. In more general terms, subtraction in architecture is the outcome of partial or total removal of the built object, resulting from uncontrolled exogenous (natural disasters) or deliberate (wars, terrorism) events, from targeted endogenous actions (selective demolitions, partial or substantial modifications of the existing) or as a consequence of processes of obsolescence and abandonment (ruin). Thus, the use of a design/aesthetic device such as subtraction - whether this is as an actual concrete de-constructive act or as an aesthetic-formal elaboration of simulated subtraction - is thus situated within a certain cultural milieu of transversal register - from the most popular to the academic - that identifies in the forms of disaster, ruin or abandonment a kind of effective narrative of a certain contemporary millenarian spirit. In the design field, this approach manifests itself as much in the "negative" manipulation elaborated on the existing as in the ex-novo production of buildings in which subtraction is presented as a seemingly random element of discontinuity from the monolithic neo-modernist rigor. Both approaches seem to draw from the independent variables - even the most extreme ones, that modify any architectural work in its life cycle (the inexorable degradation and all that is beyond the control of the project or, in essence, Tschumian "events") - some proactive tools that can provide new or renewed design paradigms, while at the urban scale, subtraction now emerges as a necessary 'cure' especially where the excess of decaying, abandoned or underutilized built material lends itself to be designed 'by reverse,' that is, to become a material resource again in the recycling circuit and to offer the fields for the proliferation of natural areas, increasingly needed in an era of environmental crisis
Surfing crisis. Teorie e progetti per tempi difficili
La recente crisi globale ha evidenziato la stretta correlazione fra ambiente costruito e gli effetti perversi della speculazione: originandosi nei meccanismi di costruzione anche dottrinale del cosiddetto “sogno americano” e rimbalzando successivamente a livello globale, soprattutto nei territori sviluppati secondo le forme più esacerbate di finanziarizzazione dell’urbanistica. La questione di tale correlazione non si esaurisce soltanto nella descrizione delle dinamiche di accumulazione tardocapitalistiche ma trova le sue ragioni più profonde nella diffusione di un sistema biopolitico totalizzante che ne costituisce la base ideologica, ovvero la razionalità neoliberista, la cui affermazione si assesta all’indomani degli effetti della stagflazione e degli shock petroliferi nei primi anni settanta. In quel contesto storico venne a degradarsi il modello economico, politico, culturale e sociale dei “trenta gloriosi” a cui il modernismo aveva fornito la configurazione spaziale. Tuttavia le profonde contraddizioni di un sistema ecumenico apparentemente stabile erano già sfociate in opposizioni critiche provenienti dalle più svariate discipline, non ultima quella architettonica dove, alla fine, la varietà delle reazioni ai dogmi modernisti sembrarono confluire nella tragica parabola tafuriana: da un lato la progressiva erosione e/o eclissi del ruolo sociale dell’architetto e della pianificazione, dall’altro l’affermazione di un’autonomia disciplinare e di sperimentazioni formali perfettamente funzionali al nuovo sistema di accumulazione capitalistica. E la crisi recente non ne ha invertito il percorso, semmai ha impostato la condizione professionale in coerenza alle dinamiche sociali e classiste contemporanee (concentrazione monopolistica delle ricchezze, erosione della classe media, proletarizzazione diffusa) nel divario fra i grandi studi internazionali e una miriade di piccoli professionisti, con il relativo bacino di precariato di riserva, in “regime di sopravvivenza”. L’affermazione di nuovi o riesumati approcci progettuali caratterizzati da strategie di contenimento creativo dei costi e delle risorse, in risposta alle criticità imposte dalla congiuntura economica e dalle questioni di tipo ambientale, è accolta come una salutare alternativa alle logiche dominanti, mentre competitività al massimo ribasso e sfruttamento imposto dall’ottimizzazione degli utili sono proprio le loro più efficienti tattiche operative
A Novel Metal-Ligand Iodo-bridged Lead(II) Compound: Synthesis, Crystal Structure, Thermal Properties, and DFT Calculations of [Pb(dmp)I2]n
Monitoring the Formation of H-MCM-22 by a Combined XRPD and Computational study of the Decomposition of the Structure Directing Agent
Synthesis, characterization and crystal structure of 6-Chloro-4,4′-dimethyl-2,2′-bipyridine and 4,4′-Dimethyl 2,2′-bipyridine N-Oxide
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
- …
