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    Olga Neuwirth, !? dialogues suffisants !?

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    Olga Neuwirth, !?dialogues suffisants!?, Critica delle fonti audiovisive, Edizione di opere elettronich

    Report e schede tecniche del restauro audio di Al gran sole carico d'amore di Luigi nono

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    Milano, Ricordi, n. cat. 132625, su supporto DVD, ISMN 997-9-004-132625-

    Scritture e ri-medizioni. Écritures et re-prodictions

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    Con geniale intuizione, già ai primi del Novecento Ferruccio Busoni affermava potersi concepire l’intera attività del musicista come un’incessante opera di trascrizione, questa nozione era per lui sufficiente a definire tanto la scrittura di un’opera quanto la sua esecuzione dal vivo. Il valore dell’intuizione è confermato dall’odierna condizione del musicista in grado di passare con continuità dalle forme simboliche di notazione alla sintesi del suono, dai registri della pratica orchestrale all’interazione live con l’elaboratore elettronico; la sua creatività si esprime nella pluralità delle scritture che intrecciano mezzi elettronici, informatici e acustici. Questi strumenti tecnico-scientifici sono divenuti mezzi di espressione artistica: autentiche teorie materializzate del suono e dell’immagine che definiscono l’orizzonte delle possibili manifestazioni del pensiero artistico. Possiamo quindi affermare che la scrittura non è più immediata e diretta rappresentazione del pensiero del compositore ma si definisce come un complesso di azioni tecnologicamente guidate attraverso modulazioni, filtraggi, riverberazioni, interferenze, compressioni del tempo e distorsioni dello spettro. Inoltre la scrittura è oggi assistita da strumenti informatici che non celano l’ambizione di neutralizzare la varietà delle sorgenti sonore e audiovisive mimetizzandone l’origine. Tramite le nuove tecnologie abbiamo imparato a cambiare scala di osservazione del mondo del suono e dell’immagine, e a ‘proiettare’ i risultati dell’osservazione su schermi visivi e temporali apprezzabili alla nostra percezione. In queste costruzioni una molteplicità di tempi apparenti entra in gioco come condizione di possibilità della scrittura, ne fissa il grado di indeterminazione. Memorie artificiali, capaci di fissare l’informazione in spazi micrometrici dell’ordine atomico della materia, rinnovano l’arte di ricordare, di sottrarre, di dimenticare. Questi tecnologie, plasmando la nostra sensibilità, continuano a svelarci aspetti inconsapevoli della visione e dell’ascolto, tuttavia i nuovi mezzi non possono eliminare i vecchi, anzi, paradossalmente li potenziano; pur condizionati da una consapevolezza percettiva affinata, possiamo ancora riscrivere la lezione dei grandi maestri o trascrivere forme musicali della tradizione orale. Il volume affronta il tema della scrittura nelle determinazioni tecnico-teoriche della composizione musicale, della riproduzione e ri-mediazione del suono e dell’immagine. I campi di ricerca chiamati in causa: musica, fotografia, audiovisivo sono qui trattati da un nutrito gruppo di specialisti che da angolature diverse – compositive, estetiche, storico-critiche – declinano al plurale la nozione di riscrittura nelle sue inesauribili rifrazioni

    The quest for myriad strains

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    In un’epoca in cui il web sta dimostrando pienamente il suo potenziale archivistico, sempre più compositori fanno uso di archivi di suoni, melodie, librerie informatiche. Si tratta di una tendenza molto spiccata nella popular music, ma che si sta insinuando sempre più anche nelle roccaforti della composizione accademica. Oggi gli autori hanno accesso – e contribuiscono alla creazione – di una miriade di materiali audio, di procedure e linguaggi, dove storicità e innovazione coesistono in un eterno presente. A prima vista può sembrare una rivoluzione. Tuttavia, uno sguardo più attento rivela radici antiche nella storia della musica che la riproduzione dell’audio ha reso solo più evidenti: la possibilità di fissare la musica su nastro magnetico, in un primo momento, ha portato alcuni compositori (ad esempio Bruno Maderna) a creare librerie di suoni da riutilizzare in opere diverse, facendo sfuocare  così i confini dell\u27opera musicale;  in seguito, la smaterializzazione e l’atomizzazione delle procedure, tipiche delle tecnologie dell’informazione, hanno spinto verso una ‘filosofia della condivisione’ (ad esempio le librerie per i sistemi di Composizione Assistita all’Elaboratore), esaltata oggi dalla capillarità e dalla fulmineità della distribuzione via web, sollevando interrogativi profondi sul concetto stesso di autore. Ma muovendosi molto più indietro, verso le pratiche di riutilizzo in Rossini e Mozart, o verso le formule anonime del canto gregoriano, non si potrebbe scorgere la ricorrenza di una ricerca di un mondo di «milioni di melodie che un giorno risuoneranno», dove il compositore può tendere una mano per un’idea musicale, meravigliosamente intravista da Busoni nel suo Abbozzo per una nuova estetica della Musica?In the era in which the web is fully demonstrating its archival potential, more and more composers make use of sound, melody and computer library repositories. It is a clear trend in popular music, which is increasingly being extended also to ‘academic’ composition: today authors can access and contribute to a vast array of audio materials, of procedures and languages, where historicity and innovation coexist in an eternal present. At first glance it may seem a revolution. However, a closer look reveals ancient roots in the history of music that audio reproduction has made only more evident: the fixation of music on tape, at first, has led some composers (e.g. Bruno Maderna) to create sound libraries to be reused in different works, thus blurring the borders of the Opera; later on, the dematerialization and atomization of procedures in IT have pushed towards a philosophy of sharing (e.g. libraries for Computer Assisted Composition systems) – exalted today by the capillarity of the lightning-fast web distribution – raising deep questions about the concept of author itself. Moving further backwards, to the re-uses in Rossini and Mozart, or to the anonymous formulas in Gregorian chant, could we not find the recurrence of a quest for that world of «myriad strains that once shall sound», where the composer can stretch forth a hand for a musical idea, so wonderfully glimpsed by Busoni in his Sketch for a New Esthetic of Music
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