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Mercato del lavoro e mobilità della popolazione: il ruolo delle donne immigrate in Italia
Abitare e interpretare l’esistente Case Nuove, Rosarno
[Italiano]: La pubblicazione raccoglie gli esiti dell’esperienza didattica svolta durante il primo semestre dell’a.a. 2020/21 all’interno dei quattro Laboratori in Progettazione Architettonica e Architettura del paesaggio 3 del Corso di Laurea in Architettura 5UE, del Dipartimento di Architettura della Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Il tema comune è “ABITARE E INTERPRETARE L’ESISTENTE”, e il caso studio quello del quartiere Case Nuove nel comune di Rosarno, provincia di Reggio Calabria.L’Abitare interpreta, a partire dalle indagini sulla città e sul paesaggio, i valori delle relazioni tra i diversi processi di trasformazione, al fine di rafforzare l’accostamento tra l’Architettura e il Paesaggio e, in tal senso ogni laboratorio ha individuato strategie pertinenti volte a rigenerare lo spazio consolidato che viviamo. La definizione di un Abitare Comune e Collettivo diventa strumento di indagine che si muove tra l’abitare pubblico el’abitare privato in modo sperimentale, con l’obiettivo di indagare una dimensione del progetto aperta al cambiamento e all'interazione tra i saperi, capace di definire quelle nuove risposte oggi necessarie e adeguate alle criticità dell’abitare il tempo presente.
[English]: The publication collects results of the teaching experience carried out during the first semester of the academic year 2020/21 within four design studios in Architectural Design and Landscape Architecture 3 of the Degree Course inArchitecture 5UE, at the Department of Architecture of the University of Naples "Federico II". The common theme is"LIVING AND INTERPRETING THE EXISTING" and the case study is the Case Nuove district in the municipality ofRosarno, province of Reggio Calabria.Dwelling interprets, starting from the investigations on the city and the landscape, the values of the relationshipsbetween the different transformation processes, in order to strengthen the juxtaposition between Architecture andLandscape and, in this sense, each laboratory has identified strategies pertinent to regenerating the consolidatedspace we live in.The definition of a Common and Collective Living becomes an investigation tool that moves between public andprivate living in an experimental way, with the aim of investigating a dimension of the project open to change and interaction between knowledge, capable of defining those new responses that are necessary and adequate today to the critical issues of living in the present times
Progetto di Residenze in Piazzale Fedro, Parma, Isotta Cortesi.
Le residenze in piazzale Fedro è presentato nel testo Figura e Paesaggio nell’Architettura Italiana, edito nel 2013 da Aionedizioni.
Il progetto è l’esito di un percorso di ricerca progettuale applicata al tema della costruzione di edifici residenziali come misura della distanza tra la città compatta e la nuova periferia dispersa.
Il margine sud-orientale della città (di Parma) si sfrangia dalla fitta compagine di unità residenziali di iniziativa pubblica per volgersi verso i nuovi quartieri di edilizia privata ad alta densità, caratterizzati da volumetrie incongrue e da un sistema viario a scorrimento veloce. Si tratta di un’area di completamento in cui l’edificio è il caposaldo terminale di un intervento edilizio progettato già negli anni Sessanta, affrontando un tema irrisolto tra “case alte medie o basse”.
L’edificio sperimenta il rapporto, di contiguità e di contrasto, tra la superficie muraria, dalla tessitura in laterizio, ed il sistema pilastrato che disegna il perimetro della costruzione ed afferma, quale norma, la reiterazione del medesimo modulo che muta raddoppiandosi in prossimità dell’angolo del fabbricato.
La regola della perentoria ripetizione della struttura verticale scandisce l’ordine delle campiture sempre uguali, mentre il muro di tamponamento tra le strutture persegue l’omogeneità materica, sugli angoli, con i pilastri, e si allontana, sulle facciate, per alternare piani sfalsati e via via arretrati.
La contrapposizione tra la ripetuta struttura pilastrata rivestita in laterizio scuro brunito e l’apparato murario arretrato dai colori compositi, che nel dispiegarsi disegna logge fra i bastioni, vuole affermare la relazione tra la severa misura geometrica, continuamente replicata, e la fragilità di quella parte interna e celata, di una costruzione frammentata, dai tratti squillanti.
Infine il cornicione, una linea orizzontale di un lucido verde acqua diviene la misura di questa variazione, degli allineamenti e delle sottrazioni: alcuni pilastri si interrompono lì dove l’arretramento murario li ha resi ormai distanti dai tamponamenti e quindi distaccati dal sistema costruttivo originario.
La ricerca progettuale esprime ed approfondisce nella prova costruita alcuni strumenti della messa in opera e della composizione: il valore della geometria nella determinazione della forma, la reiterazione delle parti ed il loro ritmo, l’elisione come contrappunto, per citarne solo alcuni.
L’assieme emisimmetrico manifesta come il progetto murato, solido e scuro nei due angoli contrapposti, offra invece, nei restanti due capisaldi della figura rettangolare, il tema dello svuotamento, che rivela la nudità della struttura di copertura ad alludere il decadere del manufatto nel tempo e alleggerita, svela contro il cielo, il disegno frammentato e l’assenza di volume
Conversazione in Sicilia con Antonio Monestiroli
Ho costruito il testo come una narrazione poggiandomi su di un’analogia, con, in secondo piano, frammenti d’inevitabili aspetti autobiografici, per interrogare e ricomporre la visione di Monestiroli viaggiatore contemporaneo, alla scoperta della Sicilia e in particolare, di quei monumenti antichi della città e del paesaggio di Siracusa che, paradigmi di identità, offrono le ragioni per dichiarare l’attualità dei loro temi nella città presente. Così ho immaginato di accompagnare Monestiroli in una passeggiata, desiderata, ma realmente possibile tra le strade di Ortigia, alla riscoperta, insieme, delle opere della città greca e del loro permanere. Questo testo ha costituito per me quel preciso momento necessario per comprendere come l’opera e il pensiero di Monestiroli, con l’applicazione al tema della città aperta e della sua evoluzione, attribuisca valore nel progetto urbano alla scala del paesaggio, alla campagna e al carattere della natura, ancora, affermo, entità astratta della città aperta di Monestiroli.
Il libro, infine, si conclude con un racconto-confessione autobiografico di Antonio Monestiroli che ha voluto narrare la sua vita e la sua educazione milanese all’architettura attraverso gli episodi salienti, i suoi importanti maestri di architettura, le sue opere progettate e costruite e la sua parola scritta e stampata che hanno costruito i capisaldi della sua vita di architetto e di docente al Politecnico di Milano
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