1,721,190 research outputs found
The many faces of the research on intelligence: responses to the comments concerning our target article (Cornoldi & Toffalini, 2025)
Il contributo delle Leiter-3 nell’assessment dell’Intelligenza fluida nei bambini con Disturbo Specifico di Linguaggio (DSL)
Introduzione
Le tradizionali batterie per la valutazione dell’intelligenza, sature di fattori verbali, sono poco adatte per alcune tipologie di individui con difficoltà nella comunicazione verbale. La Leiter- 3 (2013; standardizzazione italiana di Cornoldi, Giofrè e Belacchi, 2016) contiene stimoli per quan¬to possibile non legati al linguaggio e viene somministrata in modo completamente non verbale.
Alcuni studi hanno evidenziato che individui con DSL, che, per definizione, dovrebbero possedere abilità non verbali nella norma, presentano difficoltà anche in compiti non linguistici (es., Donlan, Cowan, Newton & Lloyd, 2007) e, in particolare, in un largo set di Funzioni Esecutive, anche quando corrette sulla base delle abilità verbali (Henry, Messer & Nash, 2012).
Obiettivo del contributo è esaminare lo sviluppo dell’intelligenza fluida in un gruppo di bambini con DSL per mezzo della Batteria Leiter-3.
Metodo
A 20 bambini italiani con DSL (E. M. = 4.95 [4.50], 30% F) sono state soministrate le prove della Batteria Leiter-3, presso la struttura sanitaria presso cui sono in carico, nel corso della standardizzazione italiana.
Risultati
Le prestazioni del gruppo sono risultate significativamente al di sotto della nor¬ma in quasi tutti gli indici e subtest, coerentemente con i dati della letteratura (Henry, Messer e Nash, 2012), e comparabili a quelle della standardizzazione statunitense (QI non verbale = 93.3). La differenza, rispetto ai punteggi normativi, è moderata nel QI e nei subtest della batteria Cognitiva, maggiore nei subtest della batteria Attenzione e Memoria (con performance prossime o al di sotto di una deviazione standard).
Conclusioni
I risultati confermano la presenza in bambini con DSL di un ampia gamma di difficoltà oltre quelle peculiarmente linguistiche. Riteniamo che sia necessario indagare sulla specificita di tale compromissione in rapporto ai diversi quadri clinici del Disturbo di linguaggio, ai fini anche di un approccio riabilitativo.
Bibliografia
Cornoldi C., Giofrè D. e Belacchi C. (2016), LEITER-3. Leiter International Performance Scale-Tirth Edition (2013). Standardizzazione italiana, Giunti OS, Firenze
Donland C., Cowan R., Newton E.J. & Lloyd D., (2007), The role of language in mathematical development: Evidence from children with specific language impairments, Cognition 103:23–33
Henry L.A., Messer D.J. & Nash G., (2012) Executive functioning in children with specific language impairment. Journal Child Psych Psychiatry, 53(1):37-45
The weak relationship between models of intelligence and tests of intelligence [La debole relazione fra teorie di intelligenza e test di intelligenza]
ENGLISH: Psychological tests probably represent the most used psychological tool. However this use is not associated with a corresponding development of theoretical reflection. Furthermore this reflection is only weakly related with the creation and use of the tests. Some tests implicitly consider this weakness as a strength as it leaves the user and the researcher free of interpreting the data on the basis of their data and particular theoretical orientation, but an increasing tendency to not make available the basic psychometric information actually limits this possibility. In the last years test producers have also tried to reduce this weakness making reference to intelligence models (in particular the CHC model) assuming that the main indexes of intelligence are related with general intelligence and/or broad intellectual abilities. The most popular and simplified view followed by practioners has consequently adopted a series of assumptions that require a critical analysis. The present paper discusses some of these assumptions and in particular the existence of a general ability (related with g factor), the existence of a well defined series of broad abilities, their independence and equidistance, their location at a same level of the hierarchical structure of intelligence, the stability of the intelligence structure across the life span.
ITALIAN: I test di intelligenza costituiscono probabilmente lo strumento psicologico maggiormente utilizzato. Tuttavia a questo grande uso non corrisponde una riflessione teorica sufficientemente ampia e soprattutto la relazione fra i test e la teoria appare debole, anche se alcuni proponenti dei test giustificano implicitamente questa debolezza lasciando margine ai singoli utilizzatori per una interpretazione legata ad una propria posizione teorica (ma poi non sempre mettono a disposizione degli utilizzatori le informazioni necessarie). Negli ultimi anni si è cercato di superare questa debolezza anche con il richiamo a precise posizioni teoriche (come per esempio la teoria CHC) che assumono la coesistenza di un fattore g unitario e di forme multiple dell’intelligenza. Il modo più diffuso e popolare con cui è stato fatto questo da parte degli utilizzatori dei test si è basato su una serie di assunzioni che però meritano una discussione teorica. Il presente articolo discute criticamente soprattutto le seguenti assunzioni: l’esistenza di un’abilità generale legata al fattore g, l’esistenza di abilità ampie ben definite, la loro indipendenza e equidistanza, la collocazione delle abilità ampie ad uno stesso livello della gerarchia, la stabilità della struttura dell’intelligenza nell’arco di vita
Intelligenza fluida e processi cognitivi negli anziani:il contributo dell’analisi degli errori alle CPM
The Crucial Role of Working Memory in Intellectual Functioning
Cognitive psychology offers an important contribution to the understanding of the mechanisms underlying intelligence. In this paper, we synthesize the research showing that, among the different cognitive mechanisms associated with intelligence, working memory has a particularly high explanatory power, especially when considered in its active component involving not only the maintenance (as in short-term memory) but also the manipulation of information. The paper considers two main implications of this finding for the applied and clinical fields. For a start, we examine how intelligence tests take into consideration working memory. Secondly, we consider the highly debated literature on the effects of working memory training on intellectual performance. Theoretical and applied implications for the relationship between working memory and intelligence are discussed
- …
