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Sulla corrispondenza poetica tra Veronica Gambara e Vittoria Colonna
Il contributo propone la lettura e l'analisi delle rime di corrispondenza fra Vittoria Colonna e Veronica Gambara
Valori e funzioni delle similitudini nell’«Orlando furioso»
In nessun altro poema cavalleresco, né prima né dopo, le similitudini svolgono un ruolo di tale importanza come nell’Orlando furioso: la novità – quantitativa e qualitativa – le rende un unicum. Questo volume mira a individuare le caratteristiche precipue dei paragoni ariosteschi, analizzandoli innanzitutto da un punto di vista strutturale e in seguito intertestuale. Chiude il volume una rilettura dei Frammenti autografi dell’Orlando furioso, dai quali emerge la propensione ariostesca a inserire le similitudini ‘a freddo’, in una fase di revisione: l’operazione conferma la natura accorta dell’invenzione artistica dell’autore e rivela la funzione di controllo svolta dai paragoni nel poema. Passando dal singolo artificio retorico all’interpretazione globale viene alla luce anche il legame che si instaura fra la prassi compositiva e l’esperienza dell’uomo
Rec. a Volteggiando in su le carte. Ludovico Ariosto e i suoi lettori (Atti del IV seminario di Letteratura italiana, Helsinki, 20 ottobre 2009, a cura di E. Garavelli, Helsinki, Publications romanes de l’Université de Helsinki, 2011)
Le similitudini geografiche nell’«Orlando furioso»
Quando si tratta di Ferrara, lo sguardo di Ariosto si fa più attento, più emotivamente partecipe, e i versi si riempiono dei nomi di piccole località. La precisione topografica si riscontra solo nella rappresentazione di località italiane anche nelle similitudini a tema geografico; i riferimenti al «resto della terra», invece, non servono a illustrare particolari geografico-territoriali, ma costituiscono piuttosto un repertorio di exempla (storici, mitologici o letterari). La conoscenza del mondo è in Ariosto quasi sempre indiretta, acquisita dalla cartografia o dalla letteratura, e conta più come fatto poetico che come dato di realtà
Ariosto e Tasso in due poesie di Pirandello, con alcune postille inedite alla Gerusalemme liberata
I poemi cavallereschi accompagnano l’intera parabola letteraria e umana di Luigi Pirandello, a partire – almeno – da due poesie della sua prima raccolta poetica («Mal giocondo», Palermo 1889). In particolare, in 'Romanzi' II e IX la somiglianza tematica e lessicale con i canti VI-VIII dell’'Orlando Furioso' e con i canti XIII e XVIII della 'Gerusalemme liberata' è indice di un serrato confronto esistenziale. Anche nelle due poesie pirandelliane, il fascino di una donna-fata trascina un cavaliere alla perdizione, svelando la propria natura illusoria e menzognera. Eppure l’attrattiva per quel bene effimero suscita nell’autore il desiderio di una bellezza eterna, quale può esistere unicamente nel Paradiso Terrestre. Le intuizioni giovanili di Pirandello divengono in seguito oggetto di studio accademico: le lezioni di Stilistica all’Istituto Superiore di Magistero sono la ragione sottostante alle numerose postille che Pirandello pone in margine a tre differenti edizioni della 'Gerusalemme liberata', conservate ora nella biblioteca dell'Istituto di Studi pirandelliani
L’elaborazione delle similitudini nell’«Orlando furioso»: i canti XXXVII e XLVI
Dai frammenti autografi del canto XXXVII dell’Orlando furioso emerge chiaramente la propensione di Ariosto a creare le similitudini ‘a freddo’, in una fase di revisione del contenuto più narrativo. L’analisi del canto XLVI ha inoltre consentito di ipotizzare una dinamica analoga anche per gli ultimi paragoni del poema. Queste pagine tentano di comprendere le ragioni che hanno spinto Ariosto a inserire così tante similitudini nel giro di non molte ottave, individuandone innanzitutto il ruolo rilevante nel controllo del ritmo narrativo, di cui spesso dilatando il decorso temporale
Vittoria Colonna, "La raccolta di rime per Michelangelo", edizione e commento a cura di Veronica Copello, Firenze, Società Editrice Fiorentina, 2020.
Recensione alla nuova edizione commentata, a cura di Veronica Copello, del ms. Vat. Lat. 11539 della Biblioteca Apostolica Vaticana, contenente la silloge di testi religiosi che Vittoria Colonna allestì per Michelangelo Buonarroti tra il 1539 e il 1540. Si tratta dell'unica raccolta di rime a tema sacro ideata ed organizzata espressamente dalla Colonna
Il «piacere di dar piacere al mondo». I libri di lettere di Anton Francesco Doni
Per comprendere meglio il valore delle modifiche presenti nell’ultima e definitiva versione dell’epistolario doniano, è utile ripercorrerne a grandi linee la storia editoriale. Proverò a sintetizzare rapidamente tale percorso, prestando attenzione al modo in cui, a livello strutturale e contenutistico, il Doni costruisce nei suoi libri di lettere un’immagine sempre più definita di sé stesso. In questa ricostruzione – accogliendo il suggerimento che il Doni stesso ci offre – seguirò il fil rouge del piacere, al quale egli aspira nel descrivere le proprie doti creative e soprattutto nel precisare gli strumenti offerti dalle diverse forme letterarie a cui sente di affidare un sicuro effetto di piacevolezza. I libri di lettere come fonte di diletto per i lettori si trasformano, nel caso del Doni, in uno specchio dell’autore, che dell’ibridazione tra generi e del gradimento dei lettori fa una marca distintiva
Premessa
Premessa al volume in cui si spiegano le ragioni del convegno di cui il volume costituisce gli Atti
«Con tanta donna a paro». Emulazione, gloria poetica e immagini del sé nelle Rime di Vittoria Colonna e Gaspara Stampa
Il contributo propone un confronto tra la lirica di Gaspara Stampa e il modello di Vittoria Colonna, concentrandosi su alcuni temi specifici come l'emulazione, la ricerca della gloria poetica e l'auto-rappresentazione personale. Sono analizzati i sonetti proemiali, quelli in cui compaiono espliciti rimandi ad un pubblico femminile e alcuni testi di corrispondenza (a Pietro Bembo e Girolamo Molin)
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