6,653 research outputs found

    Un modello tridimensionale per la conoscenza e la valorizzazione dei documenti d'archivio:il centro studi ed esperienze d'Ivrea/ A 3d model for the knowledge and enhancement of archival documents: the studi and experience center of Ivrea

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    Gli archivi del progetto nascono con l’intento di restituire una conoscenza integrale della produzione dei personaggi e degli enti di cui conservano i materiali; negli ultimi anni la digitalizzazione dei documenti è stato uno strumento indispensabile per la conservazione e la divulgazione degli stessi, ma non sempre sufficiente. Sfruttando le caratteristiche dei software Bim-oriented, la capacità di collegare diverse tipologie di documenti, la ricerca propone il modello parametrico come sistema di interfaccia archivistico per conservare, riunificare, rendere fruibile e valorizzare il patrimonio culturale eporediese spesso inaccessibile e diffuso.The design archives developed with the aim of revealing an integral knowledge of the production of the authors and the institution of which they conserve the materials; in recent years the digitalization of documents has been an indispensable tool for the dissemination and conservation of them. This does not always allow a whole vision of the architectural project. The research uses the parametrical model like a system of data archiving, exploiting the features of Bim-oriented software, the ability to connect and display different types of documents, in order to enhance, preserve, re-unify and make accessible the often inaccessible and widespread cultural heritage of Ivrea

    Dalla macchina da scrivere all'icona. Il colore, identità delle Olivetti

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    Il colore è spesso uno strumento legato all'estetica del prodotto industriale, ma ne rappresenta anche l'identità, come testimonia il caso Olivetti. La ricerca vuole dimostrare come il passaggio dal nero lucido, colore tradizionale delle prime macchine da scrivere al colore non sia stato un semplice gesto estetico, ma il mezzo per sottolineare un cambiamento di pensiero aziendale e sociale. “Una macchina da scrivere - afferma Camillo Olivetti presentando a Torino nel 1911 la prima macchina da scrivere italiana - non deve essere un gingillo da salotto, con ornati di gusto discutibile, ma avere un aspetto serio ed elegante nello stesso tempo". Con la carrozzeria nera lucida, il logo dorato e i tondi tasti bianchi, la M1, o più semplicemente Olivetti, presenta una linea sobria ed elegante, espressione non solo della funzione dell'oggetto da ufficio ma del luogo cui era destinata. La pubblicità accompagna questo pensiero proponendo un testimonial d'eccezione garante dell'italianità e della qualità del prodotto e della fondazione di un nuovo linguaggio: Dante Alighieri. Il primo punto di svolta è nel 1932, anno dell'uscita sul mercato del modello MP1. Progetto voluto da Adriano Olivetti, che cambia il concetto di macchina da scrivere. Portatile e leggera, si rivolge al grande pubblico, con le linee più distese e l'utilizzo del colore. E' la prima macchina da scrivere portatile ed è la prima ad offrire oltre alla formale livrea nera, lo smalto chiaro. Prodotta in sette colori che spaziano dall'avorio all'azzurro, adatta ad ogni ambiente, ebbe un grande successo. Sono i primi passi da dirigente di Adriano Olivetti e della fabbrica verso la futura apertura al mercato di massa. E' la Lettera 22, disegnata da Marcello Nizzoli, ad uscire dall'ufficio. Oggetto di lavoro e simbolo di raffinatezza, viaggia insieme all'elite intellettuale a cui si rivolge. Abbandonato definitivamente il nero e vestendo tenui colori pastello, accompagna, sui manifesti pubblicitari, lo studente meritevole che la porta in palmo di mano, e la donna ricca ed elegante che scende dall'aereo. Alla fine degli anni '60, la svolta è definitiva. La Valentine è icona del suo tempo. La macchina disegnata da Ettore Sottsass è innovativa nella sua semplicità: la tecnica di produzione utilizzata e l’impiego di nuovi materiali, l'abs invece del consueto alluminio, la rendono leggera e trasportabile con facilità. Ma è il colore a renderla accattivante e trasgressiva, rivolta a chiunque la desideri. Non una necessità ma un nuovo bisogno: il rosso Valentine. Avviene così il passaggio dallo strumento all'icona pop

    DRAWINGS FOR MANKIND: PROJECTS AND PLANS FOR IVREA

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    In the research are examined the drawings and the plans of the projects done in 1934 and 1938 for the city of Ivrea. They would have had from the start urban development significance for the cavanese area. The proposed “experiments” wanted by Adriano Olivetti won’t be realized in their entirety. At last they appear as single different architectural interventions in the inside of an area. They represent also a written document of the will to realize ideas in order to guarantee to the humankind the best possible quality of life that is unavoidable from the relationship with the surrounding where it lives

    Teniamoci per mano: istruzioni per un percorso assieme

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    Il punto di partenza è il mondo psichico individuale, e la ricerca del benessere e della felicità. Si affrontano teorie sulla comprensione del sé e della comunicazione individuale basate sull’analisi transazionale fino ad arrivare ai principi della Psicologia Positiva e come trovare il benessere. Il tutto è condito con esemplificazioni, aneddoti e, perché no, ottimismo ed allegria. Aiutano a comprendere il testo vignette ed illustrazioni

    From Adriano Olivetti’s project: Eduardo Vittoria, research, drawing and design. New representation system to enhance the modern architecture

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    The research develops in the disciplinary field of drawing and representation. The workflow experiments the use of info-graphic BIM-oriented software and parametric models as a tool to preserve, communicate and enhance modern architecture and its historical documents in the museum and archival sector. The main objective is the integrated digitization of an architecture and its archive documents from the executive drawings, making the three-dimensional parametric model an interface for heterogeneous data. At the same time the model allows the virtual reunification of archived documents and facilitates the research, providing an overview of the design process, strengthening the system of document collections and introducing possible new archiving methodologies. Specifically, the thesis proposes the enhancement of the cultural heritage left by Adriano Olivetti and his company to the city of Ivrea through the work of Eduardo Vittoria, one of the most representative designers employed by Olivetti but less popular than other authors. The subject of the digitalization project is one of his most symbolic buildings designed for the company: the ‘Centro Studi ed Esperienze’ built in 1954

    Sine terra

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    Sine terra raccoglie alcuni progetti e riflessioni che precedono e seguono il workshop omonimo del ciclo Wave che si è tenuto presso l'Università Iuav di Venezia a luglio 2014. Il workshop è stato condotto dai Prof.ri Sara Marini e Benno Albrecht e dai tutors Cristina Baggio, Giovanni Carli, Verdiana Chiesatto, Sara Dotto, Filippo Farronato, Chiara Paone. Hanno partecipato al workshop gli studenti Roberta Ballico, Chiara Bassan, Tommaso Bisogno, Enrico Bivi, Valentina Braghetto, Herman Buzali, Mirco Cabbia, Federica Caregnato, Davide Castegnaro, Claudia Ceccarello, Fabiana Cortolezzis, Mauro Da Ros, Edoardo Del Conte, Luca Ruggiero D'Elia, Veronica Donà, Alessandro Dona, Giuseppe D'Orsi, Rexhina Fera, Roberto Ferro, Matilde Focchessato, Claudio Franceschetti, Veronica Gaiani, Gaia Carolina Garelli, Filippo Marchiori, Aljoša Marković, Anna Marsella, Claretta Mazzonetto, Laura Moglia, Arianna Mondin, Paolo Nadin, Clelia Nobili, Erica Nonis, Fabio Papandrea, Chiara Pegoraro, Matija Perić, Alberto Petracchin, Giacomo Pincerato, Maria Elena Poloni, Alvise Ritta, Riccardo Rizzetto, Francesca Rocchi, Mary Rosada, Nicola Ruaro, Marco Santoni, Anna Sedino, Michael Silvestri, Luca Soliman, Nicola Stecca, Andrea Stocco, Giulia Tocchet, Isabella Vivaldi, Davide Zaupa

    “Aria d’Italia” nel colore delle copertine della rivista “Stile”

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    Obiettivo di questo contributo è quello d’indagare i cromatismi delle copertine della rivista Stile attraverso i quali l’architetto milanese esprime l’italianità. Il colore delle copertine è estroverso, comunicativo e funge da elemento riconoscitivo. La copertina è espressione del contenuto della rivista ed in quanto tale il colore, unito al segno, è uno degli elementi che raccontano ciò che l’Italia era in quel preciso momento storico. Lo stesso Ponti in occasione della presentazione della rivista scrive: “ciò che ci importa è che i nostri lettori devon riconoscere che queste pagine son l’affermazione più che mai sicura, dell’elevatissimo clima espresso dalle arti italiane”. Il dibattito sulle arti, e sul colore ad esse legato, rappresenta un punto chiave nella definizione delle copertine di Stile. Quelle dei primi numeri sono più simili a quelle realizzate dallo stesso Ponti per la rivista Aria d’Italia solo più tardi si caratterizzeranno cromaticamente evidenziando i colori della bandiera italiana. Il bianco, il rosso ed il verde sono presenti in quantità maggiori a volte celati in una composizione cromatica più ampia che maturerà in una purezza sempre più evidente negli anni della guerra

    Decorazione strutturale e struttura decorativa: il rinnovato valore della tecnica del merletto.

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    Nella storia del design e dell’architettura il tema della decorazione ha subito alterni periodi di fortuna, suscitando talvolta sentimenti di fascinazione o repulsione. Tuttavia, la decorazione definibile funzionale, insita nel materiale o legata alla capacità di studio del dettaglio del progettista, non ha mai smesso di appartenere alla poetica dei progettisti e del progetto, al punto che lo stesso Adolf Loos utilizzava e apprezzava la naturale decorazione del materiale, così come Mies van der Rohe. Nell’ambito dei tessuti questa è caratteristica propria del materiale, essendo il tessuto definito dalla sequenza d’intrecci, di trama e ordito, capaci di fungere al tempo stesso da struttura e decorazione. Caso esemplare è quello del merletto tradizionale canturino che, attraverso la successione di semplici sequenze codificate alternate a spazi vuoti, da vita ad una serie di motivi o pattern decorativi strutturali, indissolubilmente legati all’identità del tessuto. A partire dal Novecento e ancora oggi, queste lavorazioni tradizionali nate nella seconda metà del XVII secolo, grazie alle prerogative di autoportanza, robustezza e permeabilità, suscitano grande interesse e vengono applicate, oltre che nella moda, in vari campi del design e dell’architettura. Dopo la Prima guerra mondiale, grazie al rilancio delle attività artigianali e industriali operato anche da esposizioni d’arte come la Triennale di Milano, le tecniche tradizionali attirano l’attenzione di numerosi architetti, tra i quali Gio Ponti. Le ricerche degli anni ’30 operano un’astrazione e geometrizzazione dei disegni, senza introdurre significative modifiche materiche, mentre, nel periodo compreso tra la fine degli anni ’50 e ’70, si assiste sia a varie innovazioni materiche, anche grazie all’introduzione della plastica, che a reinterpretazioni personali della tecnica pratica tradizionale, come quelle di Carla Accardi o Franca Sonnino. Dopo un periodo di indifferenza generale, gli anni ’90 vedono il proliferare di iniziative per la salvaguardia della tradizione del merletto, come la Biennale Internazionale del Merletto di Cantù e Merletti e Design. Collaborazioni tra artisti, architetti, designer e merlettaie hanno come scopo la nascita di progetti innovativi capaci di valorizzare la sapienza artigianale inserendola nelle ricerche del design contemporaneo. Le iniziative culminano con la candidatura del merletto per l’inserimento nella lista dei beni del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, ma è negli ultimi dieci anni che si assiste a una vera ripresa, trainata dal settore moda, delle tecniche tradizionali e dell’estetica del merletto combinata alle nuove tecnologie. Abiti capaci di adattarsi al corpo grazie alla deformabilità del materiale; lampade che sfruttano tecnologie di stampa 3D per reinterpretare intrecci tipici dei merletti e dell’oreficeria tradizionale; macro-installazioni ed elementi strutturali che recuperano la modularità geometrica e gli schemi preordinati degli intrecci per aumentare la performatività delle strutture. Tutti esempi sintomo di una ripresa del valore dei tessuti e delle tecniche tradizionali volta alla rielaborazione di nuovi linguaggi a differenti scale. Partendo dallo studio del merletto e delle peculiarità costruttive, il capitolo vuole evidenziare tendenze e punti di incontro attraverso l’indagine di una selezione di casi studio, appartenenti al settore del design e dell’architettura, che riprendono questa tecnica anche con l’ausilio di nuovi metodi e tecnologie.In design and architectural history, the decoration theme has undergone alternating periods of prosperity, evoking feelings of fascination or repulsion at times. Nevertheless, decoration definable as functional, inherent in the material or linked to the designer’s ability to study detail, has never ceased to belong to the poetics of designers and design. Indeed, Adolf Loos used and appreciated the natural decoration of materials, as did Mies van der Rohe. In the field of textiles, decoration is an inherent characteristic of the material, since the fabric is defined by the sequence of weaves, warp and weft, capable of serving as both structure and decoration. An exemplary case is the traditional Cantù lace, which, through the succession of simple codified sequences alternating with empty spaces, gives rise to a series of structural decorative motifs or patterns, inextricably linked to the fabric identity. Beginning in the twentieth century and still today, these traditional workings born in the second half of the seventeenth century, thanks to the prerogatives of self-supporting, robustness and permeability, arouse great interest and are applied not only in fashion but also in various fields of design and architecture. After World War I, thanks to the revival of craft and industrial activities operated by art exhibitions such as the Triennale di Milano, traditional techniques attracted the attention of many architects, including Gio Ponti. The researches of the 1930s operate an abstraction and geometrisation of drawings, without introducing significant material changes. At the same time, in the period between the late 1950s and 1970s, there were both various material innovations, also due to the introduction of plastic, and personal reinterpretations of traditional practical techniques, such as those of Carla Accardi or Franca Sonnino. After a period of general indifference, the 1990s saw the proliferation of initiatives to safeguard the lace tradition, such as the Biennale Internazionale del Merletto di Cantù and Merletti e Design. Collaborations between artists, architects, designers and lace makers aim to create innovative projects that enhance craftsmanship by inserting it into contemporary design research. The initiatives culminate with the candidacy of lace for inclusion in the UNESCO list of Intangible Cultural Heritage. Still, a real revival, driven by the fashion industry, of traditional techniques and the aesthetics of lace combined with new technologies has been witnessed in the last decade. Clothes capable of adapting to the body thanks to the deformability of the material; lamps that take advantage of 3D printing technologies to reinterpret weaves typical of traditional lace and goldsmithing; macro-installations and structural elements that recover the geometric modularity and preordained patterns of weaves to increase the performativity of the structures. All examples symptomatic of a revival of the value of traditional textiles and techniques aimed at reworking new languages at different scales. Starting from the study of lace and its constructive peculiarities, the paper aims to highlight trends and meeting points through the investigation of a selection of case studies, belonging to the field of design and architecture, which also take up this technique with the help of new methods and technologies
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