1,720,955 research outputs found

    Possono alcune caratteristiche della personalita’ influenzare le reazioni di un individuo che subisce mobbing?

    No full text
    AREA TEMATICA: Emozioni, Motivazione, Personalità PRESENTAZIONE: poster AUTORI: Gisella Congia, Università Studi di Cagliari, [email protected] Stella Conte, Università Studi di Cagliari TITOLO: Possono alcune caratteristiche della personalità influenzare le reazioni di un individuo che subisce Mobbing? ABSTRACT BREVE: Lo studio evidenzia caratteristiche di personalita’ che possono influenzare il vissuto di individui coinvolti in casi di Mobbing, determinandone il coinvolgimento personale e le conseguenze sulla salute. Si misurano i Cinque Fattori della personalità e la Creatività. Emergono differenze significative nella Creatività ed in alcune dimensioni della personalità. ABSTRACT INTRODUZIONE Per Mobbing si intende una forma di forte pressione psicologica attuata sul posto di lavoro, attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti e sistematici, da parte di colleghi o superiori nei confronti di un individuo o un gruppo di individui. Si vuole indagare la possibilità di una correlazione tra caratteristiche e potenzialità della personalità dell’individuo ed il rimanere vittime delle conseguenze fisiche e psichiche derivanti dal coinvolgimento in un processo di Mobbing. Avanziamo l’ipotesi che tali caratteristiche influenzino le modalità di reazione mirate ad affrontare le azioni mobbizzanti. Gli studi individuano due categorie precise di reazioni che i soggetti, coinvolti come vittime nel Mobbing, sembrano attuare: reazioni attive (contrasto fino all’esaurimento energia), reazioni passive (sottomissione) (Ege, 1996; Ege, Lancioni, 1998). Partendo dallo studio dell’iniziale disagio soggettivo dell’individuo coinvolto in tale processo e della trasformazione di questo in sintomo oggettivo, lo studio svolto ha cercato di esplorare la possibile relazione tra alcune caratteristiche e potenzialità personali e la presenza di un particolare disagio legato al vissuto di Mobbing. METODO Sono stati somministrati il Big Five Questionnarie ed il Test di Pensiero Creativo di E.P.Torrance ad un gruppo sperimentale ed ad un gruppo di controllo, la cui variabile discriminante era la presenza di un vissuto di Mobbing avente ripercussioni sulla salute. È stato inoltre condotto nel gruppo sperimentare un Focus Group per esplorare la percezione personale del vissuto di Mobbing. Sono state condotte due Analisi della Varianza a disegno misto sui risultati ottenuti nei test ed un’analisi del contenuto sulle affermazioni emerse dal Focus Group. RISULTATI Sono emerse differenze significative in tutte le dimensioni relative al test di Pensiero Creativo; sono emerse differenze quasi significative in tre dimensioni del Big Five, collegate alla capacità di tollerare l’ambiguità tipica del pensiero creativo. DISCUSSIONE E CONCLUSIONI I risultati sembrano confermare l’ipotesi che vi siano delle caratteristiche o potenzialità della persona che giocano un ruolo importante nel vissuto, nel grado di coivolgimento e, probabilmente, nelle conseguenze sulla salute degli individui che sperimentano una condizione di Mobbing. Rifacendoci alla teoria sulla creatività di J.L.Moreno (1943; 1953), possiamo ipotizzare che tra i soggetti che vivono o percepiscono una condizione di Mobbing, alcuni presentino delle caratteristiche che evidenziano una tendenza a cristallizzarsi in strategie d’azione, non esplorando tutto il bagaglio di possibilità ed alternative legate alla soluzione del problema, ma soffermandosi a quelle soluzioni divenute, attraverso l’esperienza, strategie preferenziali. Esplorare alcune dimensioni che risultano essere dei tratti per lo più costanti nella personalità di un individuo, non esclude il fatto che la stessa condizione mobbizzante abbia avuto su di essi una certa influenza. Questo però non escluderebbe la possibilità di capire su quali potenzialità dell’individuo le azioni mobbizzanti tendano ad avere maggiore risonanza e su tale base creare degli strumenti di sostegno mirati alla prevenzione delle conseguenze derivanti dal Mobbing. BIBLIOGRAFIA Ege H. (1996) Mobbing: cos’è il terrore psicologico sul posto di lavoro. Pitagora Editrice, Bologna. Ege H., Lancioni M. (1998) Stress e Mobbing. Pitagora Editrice, Bologna. Moreno J.L. (1947) trad.it. Il teatro della spontaneità. Guaraldi Editore, Firenze, 1973. Moreno J.L. (1953) trad.it. Principi di sociometria, psicoterapia di gruppo e sociodramma. Etas Libri, Sonzogno, 1964

    Personalita’ e mobbing: una ricerca comparativa

    No full text
    Dopo un accurato studio del fenomeno Mobbing, abbiamo deciso di condurre una ricerca pilota su un aspetto di questo fenomeno, a nostro avviso non ancora adeguatamente considerato, che riguarda l’esplorazione di alcune caratteristiche di personalità di individui che rimangono coinvolti nel processo del Mobbing. Il concetto di base da cui siamo partite è la distinzione tra la prevenzione del fenomeno e la prevenzione mirata all’individuo ed alle conseguenze psichiche e/o fisiche che insorgono nel suo rimanere invischiato in tale processo. In letteratura le definizioni elaborate rispetto ad una persona che diviene vittima di mobbing (in genere definita “mobbizzata”) seguono per lo più due filoni: - la persona viene descritta in quanto vittima che già presenta tutta una serie di conseguenze - vengono fatte ipotesi di generiche categorie caratteriali di appartenenza. Vediamo una breve, e sicuramente non esaustiva, rassegna di alcune definizioni. Walter (1993) definisce la vittima di Mobbing come una persona che: - mostra dei sintomi di malattia, si ammala, si assenta dal lavoro, si licenzia - è colpita da stress psichico o fenomeni psicosomatici, attraversa fasi di depressione o manie suicide - definisce il suo ruolo in termini di passività - da un lato è convinta di non avere colpa - dall’altro crede di sbagliare sempre - mostra mancanza di fiducia in sé, indecisione ed un senso di disorientamento generale. Leymann (1993), in maniera più sintetica e distaccata, afferma che “... la vittima di Mobbing è colui che si sente tale.” Huber (1994) individua quattro tipi di persone che corrono particolarmente il rischio di divenire vittime di Mobbing: - una persona sola (ad esempio, una donna in un ufficio di maschi) - una persona strana (qualcuno che non si confonde con gli altri, ma che è in qualche modo diversa) - una persona che ha successo (che provoca facilmente gelosie tra colleghi) - una persona nuova (un nuovo assunto che occupa un posto popolare o che ha qualcosa in più degli altri). Ege (1996) propone delle categorie, rielaborando tipologie formulate da altri autori, da lui stesso definite formali e puramente descrittive della probabile vittima di mobbing: il distratto, il prigioniero, il paranoico, il severo, il presuntuoso, il passivo e dipendente, il bontempone, l’ipocondriaco, il buon collega, l’ambizioso. Infine, Casilli (2000) parla di rischio di Mobbing principalmente per due categorie di individui: - il primo della classe (colui che scatena più facilmente delle gelosie per la sua capacità professionale, la grande esperienza, l’alta retribuzione e la popolarità sul posto di lavoro); - il capro espiatorio (colui che appartiene ad una qualunque minoranza etica, di genere, politica, etc., viene visto come un intruso, presenta scarsa predisposizione ai compromessi ed alti valori etici, ha una situazione lavorativa precaria e/o risulta impopolare sul posto di lavoro). In realtà tutte queste definizioni si presentano come studi descrittivo- intuitivi,dove non è ben chiaro che sia la vittima di Mobbing, in quanto ciascuna di queste definizioni racchiude in sé tutte le caratteristiche possibili. Questo fa credere che non via altro tipo di prevenzione al mobbing se non agendo genericamente sull’ambiente. Noi, pur riconoscendo l’importanza e necessità di questo intervento crediamo che non sia l’unica strada, ma che sia altrettanto importante agire in parallelo: prevenzione sull’ambiente e sulla prevenzione mirata alla persona. La ricerca Per la ricerca ci siamo chiesti se i soggetti sottoposti a mobbing avessero un profilo di personalita’ che iinteragisse con la tendeenza ad essere mobbizzati anche cambiando luogo di lavoro, colleghi...Quindi l’obiettivo della nostra ricerca è stato dunque l’esplorazione di alcuni aspetti che potessero indicare la presenza di una relazione tra un certo profilo di personalità ed un vissuto di disagio assimilabile ad una condizione di mobbing, avente già ripercussioni sulla salute. Abbiamo quindi cercato di esplorare chi fosse la vittima di mobbing ponendoci degli interrogativi, tipo: colui che rimane coinvolto in un processo di Mobbing, che tipo di personalità presenta? Come supera o affronta le situazioni problematiche e di disagio? Presenta caratteristiche che potrebbero rendere il suo vissuto maggiormente a rischio di danni fisici o psichici? Abbiamo deciso pertanto di rilevare le caratteristiche della personalità attraverso il Big Five Questionnaire (per misurare i Cinque Grandi Fattori della personalità: Energia, Amicalità, Coscienziosità, Stabilità Emotiva, Apertura Mentale) ed abbiamo inoltre individuato l’aspetto “creatività”, ovvero il potenziale legato alla capacità di trovare soluzioni a situazioni nuove o non risolte in maniera flessibile piuttostochè fissa in strategie preferenziali che non risultano adeguate (Moreno, 1947; 1953). Abbiamo scelto per questo aspetto il Test di Pensiero Creativo di E. P. Torrance, (mirato alla misurazione del potenziale creativo nelle dimensioni della Fluidità, Flessibilità, Originalità, Elaborazione). Sono state organizzate tre giornate di ricerca, attraverso le quali è stato costituito il gruppo sperimentale di 30 soggetti, la cui diffusione è avvenuta attraverso la diffusione di manifesti in sedi sindacali, internet, il contatto diretto dell’Associazione Osservatorio Regionale Mobbing che da diversi anni opera nell’ambito del sostegno alle vittime di Mobbing in territorio sardo. Ciascuna giornata prevedeva un incontro di 4 ore suddivisa - in una prima parte di somministrazione dei test - una seconda parte di discussione semistrutturata del gruppo secondo le modalità del focus group con argomenti guida, al fine di approfondire la conoscenza del vissuto di disagio legato al mobbing. Entrambi i test sono stati successivamente somministrati ad un gruppo di controllo di 23 soggetti. Il soggetti del gruppo sperimentale presentavano un vissuto di disagio assimilabile a Mobbing avente ripercussioni sulla salute fisica e/o psichica. Sebbene di ampiezza diversa, i due gruppi risultano omogenei per quanto riguarda le caratteristiche “genere”, “età”, “scolarità” “professione”. Analisi dei dati Per valutare i dati relativi ai test abbiamo utilizzato due Analisi della Varianza a disegno misto. una 2x2x2x12 Primo fattore “genere” a due livelli (maschi e femmine), secondo fattore “gruppo” a due livelli (sperimentale e controllo), terzo fattore “azienda” a due livelli (pubblica e privata), quarto fattore test a dodici livelli (cinque per il BFQ e dodici per il Torrance). Una 2x3x12 Primo fattore “gruppo” a due livelli (sperimentale e controllo), secondo fattore età a tre livelli (fasce 31-41, 41-51, 51-61), terzo fattore test a dodici livelli (cinque BFQ e sette Torrance). Risultati e discussione - I fattori quali “genere”, “età” e “azienda” in quanto non significativi sembra che prescindono dal rischio di divenire vittima di mobbing. Questo è in accordo con alcune ricerche in letteratura che non li considera come elementi discriminanti per la condizione di mobbing (Ege, 2001). - E’ risultato significativo il fattore “gruppo”, dimostrando differenze significative tra i punteggi ottenuti dai soggetti appartenenti ai due diversi gruppi (sperimentale vs controllo). - E’ risultato significativo il fattore “test”, dimostrando differenze significative nei punteggi ottenuti ai due test (BFQ e Torrance). - E’ risultata significativa l’interazione tra il fattore “gruppo” e il fattore “test” (F=1,82, gdl:22/528, p=0,013), dimostrando la presenza di una correlazione tra appartenenza al gruppo e risultati ottenuti ai test. Medie e Deviazioni Standard nei due gruppi rispetto alle dodici dimensioni (5+7) valutate nei test. DIPENDENTE GRUPPO SPERIMENTALE GRUPPO CONTROLLO Dimensioni test Media D.S. Media D.S. Energia 50,77* 7,85 53,15* 12,36 Amicalità 51,52 8,28 51,47 9,32 Coscienziosità 48,44 7,21 47,44 12,96 Stabilità emotiva 48,72* 7,18 50,55* 10,88 Apertura mentale 50,42* 11,5 54,58* 7,46 Fluidità verbale 28,15** 8,02 36,14** 6,01 Flessibilità verbale 24,23** 8,3 33,58** 7,93 Originalità verbale 33,81** 8,82 44,90** 7,13 Fluidità figurale 34,02** 13,24 44,36** 7,96 Flessibilità figurale 34,58** 13,57 46,07** 9,71 Originalità figurale 32,32** 10,66 43,03** 5,35 Elaborazione figur. 30,41** 8,93 37,07** 4,32 * : (p= 0,6). ** : Risultati significativi al Test di Duncan. Nello specifico, al Test di Duncan il gruppo sperimentale ha ottenuto risultati significativamente inferiori in tutte le dimensioni valutate dal test di pensiero creativo. Andiamo a discutere brevemente alcune possibili interpretazioni dei dati. I risultati nella dimensione Fluidità (la capacità di esplorare un gran numero di idee) rappresenta la possibilità poter potenziare la capacità di questi soggetti di esplorare il loro ampio ventaglio di risposte. La dimensione Flessibilità (capacità di produrre una molteplicità di idee concettualmente diverse) indica la possibilità di potenziare la capacità di cambiare le strategie ed i comportamenti messi in atto, in quanto queste azioni non risultano efficaci mentre necesiterebbero di un cambiamento di tipo qualitativo. La dimensione Originalità (la capacità di produrre idee che vanno oltre l’ovvio, il luogo comune) rappresenta la possibilità di potenziare la capacità di elasticità mentale, diminuendo la tendenza dei soggetti a fornire risposte immediate, conosciute e rassicuranti, al fine di colmare l’ansia che una situazione ambigua genera, piuttosto che protrarre questa ansia per cercare strategie più efficaci. Sembra inoltre interessante ipotizzare che una reazione da parte di colui che subisce mobbing originale e non prevedibile dal mobber, creerebbe un effetto opposto, generando un disagio nel mobber e facendolo desistere almeno sul momento dal suo comportamento. Per quanto riguarda le dimensioni del Big Five Questionnaire, sono risultate tre dimensioni quasi significative: Energia, Stabilità Emotiva ed Apertura Mentale. La dimensione dell’Energia (definita dalle sottodimensioni del dinamismo e della dominanza), mostra una difficoltà ad affrontare in maniera energica la situazione problematica e la necessità di trovare un supporto esterno che compensi tale mancanza evitando il processo di diminuzione dell’autostima. La dimensione Apertura Mentale (definita dalle sottodimensioni apertura all’esperienza ed apertura alla cultura) sebbene misurata in maniera più cognitiva rispetto al test di E.P. Torrance, si ricollega alla minore capacità di rispondere in maniera creativa ad eventi nuovi ed inaspettati. La dimensione Stabilità Emotiva (sottodimensioni controllo delle emozioni e controllo degli impulsi) che, per le sottodimensioni che la costituiscono, appare una particolarmente importante all’inizio del processo mobbizzante quando il mobber sposta il conflitto sul piano emotivo. Così come nelle fasi successive quando la vittima si ritrova a considerare delle risoluzioni estreme per porre fine alla propria condizione di malessere (suicidio o omicidio). Per quanto riguarda l’attività del Focus Group, abbiamo definito quattro domande chiave su cui basare la discussione del gruppo e raccogliere le informazioni utili ad ampliare la conoscenza del vissuto di disagio: • che cosa si prova in una condizione di disagio? • Come rispetto a tale situazione il disagio e i suoi sintomi si manifestano? • Come risponde alle situazioni scatenanti? • Quali sono le conclusioni personali? Le testimonianza riportate dal gruppo sperimentale hanno permesso di suddividere le principali tematiche emerse in sei aree: • Area relativa alla percezione del contesto lavorativo ed alla figura del mobber. • Area relativa a come gli individui descrivono la specifica situazione vissuta. • Area relativa alle sensazioni e stati d’animo derivanti dalla condizione di disagio. • Area relativa alle conseguenze manifestatesi sia a livello somatico che psichico. • Area relativa alle reazioni messe in atto di fronte alla situazione. • Area relativa alle conclusioni personali sia rispetto all’attribuzione di responsabilità della condizione vissuta che rispetto a futuri obiettivi personali. E’ stata condotta un’analisi del testo e per ciascuna area calcolata la percentuale di frequenza dell’uso di parole. In questo lavoro riportiamo solo alcune delle tendenze espresse, che appaiono maggiormente significative ai fini dell’argomento trattato e dei risultati della precedente analisi dei dati. • Le persone che si percepiscono vittime di Mobbing, focalizzano la loro attenzione quasi esclusivamente sui fattori esterni giudicati cause della condizione vissuta e del successivo malessere (nell’area “Ambiente/sfondo il 20% delle affermazioni fanno riferimento alla percezione di codardia ed omertà dell’ambito lavorativo; il 15% si riferiscono al Mobbing come ad un fenomeno derivante dall’azione di persone corrotte e senza valori; l’11% si riferiscono alla mancanza di un supporto da parte degli altri e l’8,5% alla mancanza di tutela da parte del sindacato, in alcuni casi percepito anch’esso come corrotto). • Emerge la descrizione della situazione vissuta come totalmente nuova, ambigua, non controllabile e destabilizzatrice di un equilibrio pre-esistente, a cui sembra essere collegato un forte stato d’ansia (nell’area “Sensazioni” il 21,4% delle affermazioni rivelano un costante stato di ansia derivante dal rapporto conflittuale; il 12,5% evidenziano la caratteristica di novità della situazione ed il sentirsi totalmente spiazzati ed increduli per quanto sta avvenendo; il 10,7% rivelano l’incapacità dei soggetti a far fronte alla situazione ed in alcuni casi il dubbio di poter attribuire a sé stessi la colpa di quanto vissuto). • Emerge la tendenza ad assumere una strategia di azione che sembra presentare poca libertà di cambiamento (nell’area “Reazioni” il 18,7% delle affermazioni rivelano una presa di posizione rispetto al portare avanti battaglia ai propri aggressori come unica soluzione; il 14,6% descrivono come strategia la tendenza a sfogare il proprio malessere da soli, chiudendosi in sé stessi, seppure non riconoscendola come efficace). • Inoltre, emerge un forte vissuto di solitudine derivante sia dalla percezione di una mancanza di empatia da parte di cari ed altri significativi, sia dalla mancanza di un supporto professionale a cui rivolgersi dalle prime fasi del disagio (oltre alle già citate affermazioni rispetto alla mancanza di un supporto amicale e professionale in ambito lavorativo e del supporto sindacale, anche nell’area “Sensazioni” il 10,7% delle affermazioni fa riferimento al concetto di solitudine e di mancanza di supporto, e nell’area “Conclusioni” il 32,3% delle affermazioni ritorna al tema del non sapere come comportarsi e della difficoltà ad individuare un supporto professionale). Riteniamo di poter concludere la presentazione di questa ricerca affermando che, come sottolineano gli studi condotti in letteratura, chiunque può vivere una condizione di Mobbing. Possono evidenziarsi però delle caratteristiche della persona che influenzano il modo in cui essa reagisce nel processo mobbizzante ed il suo livello di coinvolgimento. Queste reazioni possono risultare adeguate o meno ( a nostro avviso le reazioni che presentano alti livelli di potenziale creativo possono risultare maggiormente adeguate), ed essendo legate alle caratteristiche della persona è possibile lavorare sul potenziamento e/o riscoperta di tali capacità reattive. Le modalità di intervento devono iniziare a focalizzare l’attenzione non solo sul “che cosa” la persona subisce, ma anche su “chi è” colui che rimane coinvolto in tale condizione, per costruire strumenti di sostegno mirati ed adeguati e lavorare pienamente nella strada della prevenzione sia dell’ambiente che della persona. BIBLIOGRAFIA Caprara G.V., Barbaranelli C., Borgogni L., Carelli G. (1993) Big Five Questionnaire. Manuale. Organizzazioni Speciali, Firenze. Casilli A.A. (2000) Stop Mobbing. Resistere alla violenza psicologica sul luogo di lavoro. Map.Ed., Roma. Ege H. (1996) Mobbing. Associazione PRIMA, Bologna. Ege H. (2001) Mobbing. Conoscerlo per vincerlo. Franco Angeli, Milano. Huber B. (1994) In: Ege H., Mobbing: cos’è il terrore psicologico sul posto di lavoro. Pitagora Editrice, Bologna, 1996. Leymann H. (1993) In: Ege H., Mobbing: cos’è il terrore psicologico sul posto di lavoro. Pitagora Editrice, Bologna, 1996. Moreno J. L. (1947) The theatre of spontaneity. Beacon House, New York. Trad. It. Il teatro della spontaneità. Guaraldi Editore, Firenze, 1973. Moreno J. L. (1953) Who shall survive? . Beacon House, New York. Trad. It. Principi di sociometria, psicoterapia di gruppo e sociodramma. Etas Libri, Sonzogno, 1964. Torrance E.P. (1988) Test di Pensiero Creativo. Manuale tecnico e norme. Organizzazioni Speciali, Firenze, 1989. Walter H. (1993) In: Ege H., Mobbing: cos’è il terrore psicologico sul posto di lavoro. Pitagora Editrice, Bologna, 1996. Zammuner V.L. (2003) I focus group. Il Mulino, Bologna

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

    Full text link
    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

    Full text link
    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

    Full text link
    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

    Full text link
    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods

    Author Index

    No full text
    Nao informado

    koamabayili/VECTRON-author-checklist: VECTRON author checklist

    No full text
    We have done our best to complete the author checklist relating to the use of animals in the hut study. Note that the objective for the hut study was to evaluate the IRS treatment applications for residual efficacy against Anopheles mosquitoes, including the local An. coluzzii mosquito population. Cows were only used to attract mosquitoes into the huts and no tests were carried out directly on the cows. The author checklist is intended for use with studies where experiments are carried out on animals, which is why we have had such difficulty in completing this for the hut study, as many of the questions do not relate to how the cows were used
    corecore