82 research outputs found
L'identità alternativa della periferia: l'Università a Lecce
Viene ricostruita l'identità culturale della provincia ionico-salentina attraverso la storia dell'Università di Lecce, oggi del Salento, dagli inizi dell'800 a oggi. Sulla base di un'antica tradizione di cattedre accademiche, che risale al XVI secolo, negli anni Cinquanta del Novecento si costituisce la libera Università degli Studi di Lecce che esercita nel corso degli anni un'intensa attività di formazione e di ricerca scientifica, contribuendo alla crescita e allo sviluppo del territorio salentino. La storia dell'Università del Salento, come quella delle altre Università del Mezzogiorno, s'intreccia strettamente con la "nuova" questione meridionale
Padre Pio e il santuario di San Giovanni Rotondo
La ricerca ha dapprima sottolineato la peculiarità del luogo, S. Giovanni Rotondo, che ha ospitato dal 1916 al 1968, P. Pio da Pietrelcina, un Santo vivo considerato tale dal momento della stimmatizzazione (1918), la cui presenza ha di fatto creato il Santuario grazie alla pratica devozionale del pellegrinaggio, immediatamente sviluppatasi. L’indagine si è poi soffermata sugli effetti dinamici di tale presenza sull’assetto territoriale e sociale di S. Giovanni Rotondo, ne ha messo in luce l’impatto non solo sulle strutture ricettive in fase di continua espansione, ma pure sulla composizione sociale della popolazione, negli anni ’20 prevalentemente addetta all’agricoltura e alla pastorizia e nel 2001 a un terziario, distribuito nelle varie strutture ricettive, compreso l’Istituto di ricerca e Ospedale «Casa sollievo della sofferenza» . Altrettante trasformazioni hanno registrato i luoghi e le pratiche devozionali, con una dilatazione sempre più accentuata dello «spazio sacro» e con la nuova istituzione dei gruppi spontanei di preghiera presenti anche all’estero.Pellegrino Confessore Ornella. Padre Pio e il santuario di San Giovanni Rotondo. In: Mélanges de l'École française de Rome. Italie et Méditerranée, tome 117, n°2. 2005. Sanctuaires français et italiens dans le monde contemporain. pp. 713-726
Il verde nella casa dell’uomo “compendio di gioie essenziali” / Nature in Homes, a “compendium of essential joys”
Nel 1950 Luigi Figini pubblica L’elemento “verde” e l’abitazione: il contributo più rilevante e più appassionato sul rapporto tra costruito, natura, modi di vivere, da parte di un architetto del razionalismo italiano. Guardando alla storia e pensando al presente, egli sviluppa le riflessioni maturate nel periodo tra le due guerre e traccia un itinerario originale tra il verde e il progetto moderno; ne identifica le componenti, illustra esempi e propone soluzioni, lasciando un messaggio di grande significato e attualità per la cultura architettonica: allora come oggi.
Il libro è riproposto in edizione anastatica per rispettare non solo il testo, ma anche le scelte grafiche di Figini, ed è arricchito da un’introduzione di Ornella Selvafolta (in italiano e inglese) che ne spiega l’origine in rapporto alle esperienze architettoniche, culturali e artistiche dell’autore.
In 1950 Luigi Figini published the book L’elemento “verde” e l’abitazione (The element of ‘Nature’ and Dwellings: the most important and most fervent contribution about the relationship between architecture and nature, by an architect of the Italian Rationalism. Linking history to the present, he brings to maturity ideas and experiences of the Thirties and traces an original route between green, home, and modern architecture, showing examples and proposing solutions, thus leaving a message of great significance and relevance for architectural culture and practice: then and now.
The book is presented in a facsimile edition to meet not only the text, but also the graphical choices by Figini, and is introduced by an essay of Ornella Selvafolta that explains its origin in relation to the architectural experiences and culture of the author
M’illumino d’immenso. La scala del palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona | M’illumino d’immenso. The staircase of the Palcae Cassano Ayerbo d’Aragona
L’eccezionalità del caso vede, in questo volume, la presenza di un’autorevole firma: Alfonso Gambardella, massimo studioso internazionale dell’architetto Ferdinando Sanfelice a cui rinvia il progetto della scala del palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona a Napoli. Incerte sono le fonti archivistiche che documentano le trasformazioni del palazzo nobiliare, attualmente Casa Morra - Archivio d’Arte Contemporanea, e il nome dell’architetto ideatore della sua imponente scala settecentesca. La grandiosità della scala di palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona consiste nell’essere un ‘fuori scala’ sia materiale che immateriale, un evento narrativo di grande emozione nella concezione ‘immensa’ di spazio architettonico. A pianta esagonale, il disegno dell’impianto planimetrico e altimetrico nasce dalla sapiente abilità del progettista di articolare forme geometriche elementari in uno spazio plastico e dinamico, vibrante di tensioni strutturali e visioni multiple, simmetriche e asimmetriche. Elementi, questi, tutti riconducibili alla poetica progettuale di Ferdinando Sanfelice. Questo libro nasce dall’interesse nei confronti della scala del palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona da parte della curatrice, Ornella Zerlenga, e del noto gallerista napoletano, Giuseppe Morra. La ricerca si sviluppa sulla base del protocollo d’intesa firmato fra la Fondazione Morra e il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università degli Studi della Campania ‘Luigi Vanvitelli’ per avviare collaborazioni scientifiche, ma anche azioni con ricadute attive sul territorio in termini di accrescimento culturale. In tal senso, il rilievo e la rappresentazione della grandiosa scala di palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona, nella sua unità spaziale e sistematicità metodologica di ricerca monografica, è stato qui svolto per la prima volta nel corso del 2017 da un team di studio del suddetto Dipartimento, coordinato scientificamente da Ornella Zerlenga con Vincenzo Cirillo e svolto da Gianluca Delle Rose, Brigida Di Costanzo, Gessica Friello. Introdotto dai ruoli istituzionali, Teresa Carnevale (Presidente Fondazione Morra), Giuseppe Paolisso (Rettore UniCampania), Luigi Maffei (Direttore Dipartimento), il volume raccoglie i contributi di Pasquale Persico, economista e co-ideatore del piano di riqualificazione sociale “Il Quartiere dell’Arte”; Massimo Pica Ciamarra, co-autore del progetto di riuso del palazzo aperto al quartiere; Igor Todisco, i cui ‘punti di vista’ fotografici concludono la descrizione di una scala spazialmente mutevole.The exceptionality of the case presented in this monograph includes the presence of an authoritative expert: Alfonso Gambardella, the greatest international scholar of the architect Ferdinando Sanfelice, to whom the project of the staircase in Palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona in Naples refers. The archival sources that document the transformations of the noble palace, currently Casa Morra - Archivio d’Arte Contemporanea, and the name of the architect who conceived its impressive eighteenth-century staircase are uncertain. The grandeur of the staircase consists of being both materially and immaterially ‘out of scale’, a narrative event of boundless emotion in the ‘immense’ concept of architectural space. With a hexagonal plan, the design of the planimetric and altimetric layout is the result of the skilful ability of the designer to articulate elementary geometric forms in a plastic and dynamic space, vibrating with structural tensions as well as multiple symmetrical and asymmetrical visions. These are all elements that can be traced back to Ferdinando Sanfelice. This book originates from the interest in the staircase of Palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona of both the editor, Ornella Zerlenga, as well as the famous Neapolitan gallerist, Giuseppe Morra. The research is developed on the basis of the memorandum of understanding signed between the Fondazione Morra and the Department of Architecture and Industrial Design of the University of Campania ‘Luigi Vanvitelli’ to not only collaborate scientifically, but also to carry out initiatives that will positively influence the cultural growth of the territory. In this sense, the surveying and representation of the grandiose staircase of Palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona, in its spatial unity and methodological systematization of monographic research, was carried out for the first time in 2017 by a research team of the aforementioned Department, scientifically coordinated by Ornella Zerlenga with Vincenzo Cirillo and undertaken by Gianluca Delle Rose, Brigida Di Costanzo, Gessica Friello. Introduced by the institutional roles, Tersa Carnevale (President of the Fondazione Morra), Giuseppe Paolisso (Rector UniCampania), Luigi Maffei (Director of the Department), this book includes contributions by Pasquale Persico, economist and co-creator of the social redevelopment plan “Il Quartiere dell’Arte”; Massimo Pica Ciamarra, co-author of the reuse project of the building open to the neighbourhood; Igor Todisco whose ‘points of view’ conclude the description of a spatially changing staircase
Giuseppe Mengoni. Architect of Milan’s Galleria Vittorio Emanuele II. (1829–1877)
The essay deals with Giuseppe Mengoni, author of the Galleria Vittorio Emanuale II in Milan, focusing on its innovative features in both urban design and technological solutions
Dal kolchoz di Ovečkin a La casa di Matrëna: i derevenščiki e Solženicyn
The article contextualizes the publication of the story by A. Solženicyn La casa di Matrëna focusing on affinity and differences with the works of the so-called "peasant prose". After reconstructing the evolution of peasant prose as a specific phenomenon that emerged in the second half of the 1950s, the author analyzes the reasons that prevent the inclusion of Solženicyn's story among the works of the derevenščik
Continuum-Generation by Generation—The Continuation of Artistic Creation at the 57th Venice Biennale: A Conversation with Tang Nannan
In this article the author engages in conversation with Tang Nannan, one of the artists who participated in the China Pavilion, at Venice Biennial in 2017. Tang Nannan delves into his personal experience of partaking in these collaborations while maintaining his belief that the meaning of his work should be transmitted in the most direct way possible
Street Art. Drawing on the Walls
Nella comunicazione di massa, da sempre i muri delle città hanno svolto un ruolo rilevante nell’essere portatori di messaggi visivi: dalle epigrafi romane al muralismo messicano, alla pittura murale di propaganda fascista, ai ben noti graffiti e oggi alla Street Art e/o alla più recente versione di arte pubblica.
I riferimenti storici della street art risalgono agli anni Settanta del secolo scorso quando il fenomeno giovanile del writing o graffiti art si sviluppa nei quartieri più poveri e degradati delle principali città americane. Connotati da un segno grafico aggressivo e spesso incomprensibile, questi graffiti si identificano con l’emarginazione sociale. In tal senso, quale espressione artistica spontanea, essi nascono da questa ribellione utilizzando muri, stili, linguaggi, tecniche e poetiche per comunicare i disagi culturali della contemporaneità.
Agli inizi degli anni Ottanta questa forma di arte arriva in Italia con la mostra Arte di frontiera: New York graffiti, presentata dalla critica d’arte Francesca Alinovi alla Galleria d’Arte Moderna GAM di Bologna. Ben presto, questa forma di arte murale si diffonde nelle principali città italiane all’insegna di un messaggio di protesta culturale underground parallelo al mondo dell’arte istituzionale.
Sebbene l’azione di quest’arte murale non prescinda dal suo elemento più saliente (l’illegalità e la subalternità alle regole), la sua diffusione a macchia d’olio comporta ben presto una modifica d’ordine culturale. Da fenomeno vandalico e isolato, questa espressione artistica diventa strumento per la sostenibilità della rigenerazione urbana e del riscatto fisico, sociale ed economico delle periferie degradate in alternativa all’intervento della pubblica amministrazione. Al contempo, le sentenze giudiziarie
emesse a favore dell’arte di strada inducono l’opinione
pubblica e l’istituzione legale a riconoscere questa forma
d’arte come promotrice di interventi di rigenerazione urbana.
La finalità di questa arte murale cambia: non più imbrattamento
di muri ma costruzione di un senso di bellezza (dove
non c’è) per favorire l’appartenenza a luoghi periferici e/o
degradati, attivare programmi di rigenerazione fisica e sociale,
incentivare l’appartenenza ai luoghi e il turismo culturale.
Queste nuove immagini murali, non più avulse dal contesto
ma adattate all’architettura e alle visuali stradali, inaugurano
la stagione della Street Art e dell’arte pubblica, il cui dilagante
successo apre a nuove e più critiche considerazioni come
l’impermanenza di questa arte e l’eventuale necessità di preservarla,
il fenomeno del collezionismo di queste nuove forme
artistiche segnato dai furti di opere mobili su commissione,
l’organizzazione di eventi mediatici da parte di amministrazioni,
associazioni ed enti che insidia il carattere identitario di
quest’arte murale rappresentato da spontaneità e illegalità.
Questi, ed altri aspetti, sono stati affrontati nel numero 24 della
rivista scientifica internazionale di architettura e patrimonio
culturale Disegnare CON (2020), intitolato Street Art. Disegnare
sui muri e a cura di chi scrive, di cui il presente volume
pubblicato nella collana ‘Temi e frontiere della conoscenza
e del progetto’ ne è prosieguo visto il notevole successo che
questo argomento ha riscosso all’indomani del lancio della
call da parte della rivista in più comunità scientifiche. In tal
senso, questo numero della suddetta collana raccoglie riflessioni
e testimonianze su uno spaccato di vita quotidiana
in cui il disegno, nella sua accezione più ampia, si fa ampio
orizzonte di argomenti da esplorare e si conferma quale forza
espressiva universale e, al contempo, motrice creativa di
un racconto per immagini visive come ben dimostra, qui in
copertina del volume, il recente murale di Andrea Coppo in
arte Kenny Random (ottobre 2020). In conclusione, questo numero della collana raccoglie 22 contributi
e documenta esperienze di Street Art svolte in Italia
come all’estero. I temi trattati sono stati molteplici, interessando
contesti generali in cui calare quelli più specificatamente disciplinari del disegno. Ciò stante, è parso utile presentare,
qui a seguire e con una breve sintesi critica, i singoli interventi
secondo due prevalenti chiavi di lettura: street artists e città
nel suo trasformarsi in ‘arte pubblica’; street art e tematiche
nel suo sottendere innumerevoli punti di vista. Il volume si
completa con un reportage fotografico e la bibliografia ragionata
a cura di Daniela Palomba.In mass communication, city walls have always played an important role in being carriers of visual messages: from Roman epigraphs to Mexican muralism, the mural paintings of fascist propaganda, well-known graffiti and today Street Art and/or the recent public art.
The historical references of street art date back to the 1970s when the youth phenomenon of writing or graffiti art developed in the poorest and most degraded neighborhoods of the main American cities. Characterized by an aggressive and often incomprehensible graphic sign, this ‘graffiti’ was often identified with social exclusion. In this sense, as a spontaneous artistic expression, they arise from this rebellion by using walls, styles, languages, techniques and poetics to communicate the cultural discomforts of the contemporary world.
At the beginning of the 1980s, this form of art arrived in Italy with the exhibition Arte di frontiera: New York graffiti, presented by the art critic Francesca Alinovi at the Gallery of Modern Art GAM of Bologna. This form of mural art soon spread to the main Italian cities in the name of a message of underground cultural protest parallel to the world of institutional art.
Although the action of this mural art does not disregard its most salient element (illegality and subordination to rules), its widespread use soon led to a change of the cultural order. From a vandalistic and isolated phenomenon, this artistic expression became an instrument of urban regeneration for sustainability, along with the physical, social and economic redemption of the degraded suburbs as an alternative to the intervention of the public administration. At the same time, the
rulings issued in favour of street art induced public opinion
as well as the legal institutions to recognize this form of art as
a promoter of urban redevelopment.
The purpose of this mural art changed: no longer the soiling
of walls but rather the construction of a sense of beauty
(where there is none) to favour belonging to peripheral
and/or degraded places, activate physical and social
requalification, encourage belonging to places and tourism
cultural. These new wall images, no longer detached from
the context but adapted to architecture and street views,
inaugurated the season of Street Art or public art, whose
widespread success opened up new and more critical
considerations such as the impermanence of this art, the
collecting of these new artistic forms marked by the theft of
mobile works on commission and the need to preserve it,
the theft of mobile works commissioned by art collectors, the
organization of media events that undermines the identity
nature of this mural art or spontaneity.
These, and other aspects, are discussed in issue 24 of the
international architecture and cultural heritage journal
Disegnare CON (2020), entitled ‘Street Art. Drawing on Walls’,
edited by the author, of which this volume published in the
series ‘Themes and frontiers of knowledge and design’ is a
continuation given the considerable success that this topic
received the day after the launch of the call by the magazine
in multiple scientific communities. In this sense, this issue
of the aforementioned series collects considerations and
testimonies on a cross-section of everyday life in which
drawing, in its broadest sense, becomes an extensive horizon
of topics to be explored and confirms itself as a universal
expressive force and, at the same time, creative driving force
behind a story based on visual images, as shown here on the
cover of the volume with the recent mural by Andrea Coppo
aka Kenny Random (October 2020).
In conclusion, this issue of the series includes 22 contributions
and documents Street Art in Italy as well as abroad.
Numerous topics are dealt with, involving general contexts
in which to lower the more specifically disciplinary ones of drawing. It therefore seemed useful to present a brief critical
summary of the individual interventions according to two
prevalent interpretations: street artists and the city with its
transformation into ‘public art’; street art and themes from
its underlying innumerable points of view. The volume is
completed with a photographic reportage and a annotated
bibliography by Daniela Palomba
Agent scheduling in a multiskill call center
This is a summary of the author’s PhD thesis, supervised by Pierre L’Ecuyer and Roberto Musmanno and defended on 21 February 2008 at the Università della Calabria. The thesis is written in English and is available from the author upon request. This work deals with the comparison of simulation-based algorithms for solving the agents scheduling problem in a multiskill call center minimizing their costs under service levels constraints. A solution approach, combining simulation, with integer or linear programming, and cut generation, is proposed. Considering realistic problems, it performs better than the two-step approach proposed in the literature. It is also shown that a randomized search, extending the one defined for the single-period staffing problem in Avramidis et al. [IIE Trans (in press), 2008], yields highly suboptimal solutions. Finally, an extension of the cutting plane method to directly control the probability on the customers abandonments is designed
- …
