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Il Turismo Accessibile: una possibile alternativa per la competitività territoriale.
The author offer a reflection on accessible tourism, defined as a way of allowing to fully enjoy their stay all those who for various reasons - economic, physical, cultural, political, but also religious- are not guaranteed the inalienable right to a holiday; thus, the wellbeing of the visitors is reconciled with the preservation of the cultural heritage.
The starting point for the analysis is the concept of sustainable tourism; a concept which has been discussed for at least two decades and on which nearly everyone agrees, but which is of difficult practical application in the field of tourism; the difficulties are due to problems relating to measurability, definition and the existence of conflicting statistics.
Accessibility is linked strongly to sustainability; accessible tourism does not only pay attention to the needs of the disabled but to everyone's; through a very high quality offer, accessible tourism is able to respond to the needs of children, the elderly, mothers pushing prams, people with limited physical ability or sensory impairments or who have food-related allergies or issues, so that they can make full use of the holiday or their free time without obstacles and difficulties.
Accessible tourism can be an opportunity for all locations through an offer of more liveable and hospitable destinations that can meet the expectations of people with special needs.
In fact it achieves an advantage for the local community, because improved accessibility favours the development of the most authentic social relations in a sustainable way
THE ROLE OF PUBLIC-PRIVATE PARTNERSHIPS IN STRATEGIC TOWN PLANNING AND TERRITORY GOVERNANCE IN ITALY
The inadequacy of planning intervention on the part of Small Historic Centres (SHCs) can be traced to the absence of specific regulations and a scarce capacity for territory governance. On an institutional scale, the process of decentralisation in Italy, from the 1980s onwards, has changed the relationship between centre and periphery.
This has contributed to rendering the elephantine bureacratic machine of the State more agile and has favoured greater administrative independence. At the same time, as concerns territory planning and intervention, normative institutes based on inter-institutional cooperation, negotiated planning and public-private partnerships have been consolidated.
Public-Private Partnerships are an instrument to which SHCs, quite often incapable of attracting investments, have to resort, taking into account the financial difficulties being faced by local Authorities. This implies mechanisms of self-organization and experiences that envisage the active role of private sector stakeholders. Resorting to Public-Private Partnerships is furthermore, motivated by the fact that SHCs are from a geoeconomic perspective, mixed goods, in other words, a combination of purely private goods (residences, shops, workshops and so on) and purely public goods (streets, public squares ad so on).
This implies necessarily, the involvement of the private sector in the devising and governance of planning initiatives
Valorizzazione turistica dei territori creativi protetti
Le aree naturali protette rappresentano, nell’attuale momento storico, uno degli strumenti irrinunciabili per la difesa e la tutela dell’ambiente. Anche se, per lungo tempo, in Italia ha prevalso una visione conservatrice secondo la quale l'obiettivo delle politiche locali di gestione doveva essere l'inalterato mantenimento del valore estetico, storico, artistico delle risorse naturali, gradualmente si è passati a considerare l'area protetta non più come un limite, quasi un vincolo allo sviluppo del territorio, ma come una fonte di vantaggio competitivo per il medesimo: la chiave di volta su cui costruire un nuovo modello di organizzazione territoriale, in grado di conciliare l'esigenza di tutela ambientale con quella di sviluppo socio-economico, fornendo alle comunità locali fonti di reddito alternative (Marangon, Tempesta e Visentin, 2004). In questo senso è possibile sostenere che il turismo occupa un ruolo di fondamentale importanza all'interno delle aree protette: questo significa investire maggiormente in forme di turismo che si potrebbero definire "alternative".
In particolare, il turismo creativo si adatta facilmente alla struttura sociale e fisica del territorio, è in grado di integrarsi con la realtà culturale delle destinazioni, non altera gli ecosistemi naturali e le identità locali e può contribuire positivamente ad un sano recupero delle consuetudini, delle peculiarità e dei valori ambientali delle aree naturali protette. La diffusione di questa importante nicchia di mercato rappresenta, pertanto, una preziosa opportunità per evitare la globalizzazione e la standardizzazione dell’offerta, attraverso la costruzione delle capacità locali, nel quadro di un modello di sviluppo, in cui la compatibilità ambientale, sociale ed economica sia ritenuta l’elemento determinate per un rapporto equilibrato e produttivo con i luoghi.
Su tali premesse si fonda il presente contributo, che si pone l’obiettivo di delineare le principali linee di azione per la promozione del turismo creativo nelle aree naturali protette, affinché queste ultime possano rappresentare importanti leve di cambiamento, fautrici di uno sviluppo locale in grado di assicurare le esigenze dei diversi stakeholder, attraverso il raggiungimento di scelte condivise e la realizzazione di modelli gestionali che si basino sui principi della sostenibilità
INTERDISCIPLINARIETA' DEI SAPERI, PIANIFICAZIONE INTEGRATA E GOVERNANCE NELLA PROGETTAZIONE E GESTIONE DEGLI INTERVENTI PER LA SICUREZZA URBANA E DEL TERRITORIO.
La sicurezza urbana è considerata, ormai, uno dei fattori competitivi delle realtà locali, da tenere in considerazione nella predisposizione di piani e programmi territoriali ed economici. Pertanto, una corretta valutazione del fenomeno deve tener conto della dotazione territoriale degli elementi che concorrono a determinarla (tra cui, ad esempio, la presenza dei servizi, la soddisfazione dei cittadini, il numero dei progetti di riqualificazione sociale e fisica, la qualità degli spazi pubblici ecc.) e ciò implica la necessità di analizzare, alla scala più piccola, i diversi contesti territoriali e di proporre politiche di sviluppo multisettoriali, specifiche per le singole realtà.
La complessità del fenomeno impone modelli di intervento che non si limitano più alla repressione dei reati e al controllo del territorio, ma sono trasversali rispetto alle altre sfere di azione pubblica e privata, coinvolgendo ambiti disciplinari diversi, come la riqualificazione urbana, la lotta alla disoccupazione, il rilancio economico. Quanto detto è avvalorato dal fatto che negli strumenti programmatici i modelli di governance della sicurezza urbana sono fondati sulla collaborazione plurivello e sulla gestione di finanziamenti multifondo.
Il successo di tali azioni è condizionato dalla reale comprensione delle dinamiche umane, e questo implica un necessario coinvolgimento di saperi e di intelligenze in grado di analizzare i nessi tra lo spazio fisico e gli atti criminosi che in questi luoghi si attuano o si subiscono.
L’efficacia e la validità delle politiche di sicurezza urbana non possono prescindere dal diretto contatto con le singole realtà territoriali, in un’ottica di prossimità, soprattutto per quanto attiene alle forme di governo, che devono necessariamente partire “dal basso”, anche se questo non esclude la necessità di affrontare il problema a livello centrale
IL TURISMO COME FATTORE DI SVILUPPO SOSTENIBILE NELLA POLITICA DI COESIONE DELL'UNIONE EUROPEA
La politica di coesione ha comportato un ripensamento del processo di convergenza e può essere considerata una strategia di lungo termine, fondata sul
decentramento, sul partenariato, sulla sostenibilità, sulla promozione di uno scenario policentrico, armonioso ed equilibrato e che affronti le molteplici problematiche delle Regioni. Ma per conseguire la convergenza economica tra i diversi ambiti geografici necessita il sostegno di Istituzioni comunitarie che garantiscano la continuità delle scelte di intervento e la coerenza delle politiche, allargando la visione progettuale anche a comparti dell’economia, troppo spesso trascurati, che generano rilevanti effetti positivi sul territorio, come il turismo
SUSTAINABLE DEVELOPMENT PLANNING IN KOSOVO
Within the framework of co-operation established between AFSOUTH and DiSAT (OPSAT) and in consideration of the significant commitment of the
NATO in the Balkans, the Kosovo FORCE (Headquarters KFOR), in June 2003 invited the University of Salerno Advanced Research Team (USART) to
visit Kosovo for the purpose of carrying out interdisciplinary studies and researches concerning the complex problematical social, economic and security
issues of the Region.
The experience gained and the planning skills acquired have consented the drawing up of an analysis, preliminary to the elaboration of a feasibility
study, aimed at consolidating the process of peace and of development. The main purpose of this analysis is to provide a comprehensive picture of
the Kosovo Region. The access to a wide spectrum of sources consented attention being directed towards many different factors: historical development,
macroeconomic indicators, human development, institution building, peace and security enforcement, human rights and minorities situation and
inter-ethnic relationships
L'Agricoltura Sociale per lo sviluppo rurale sostenibile
Le rilevanti trasformazioni economiche e sociali, intervenute dal secondo dopoguerra ad oggi, hanno portato ad una ridefinizione del ruolo delle aree rurali e delle funzioni che il settore agricolo svolge in tali ambiti. Infatti, la modernizzazione dell’agricoltura, basata sul modello fordista, ha comportato un forte aumento della produttività soprattutto nei territori più vocati, provocando, nel contempo, rilevanti esternalità negative sia in termini ambientali, legate all’ inquinamento e al deterioramento del paesaggio, sia di marginalità sociale (Basile e Cecchi, 2001). Si avverte, quindi, la necessità di sostenere il carattere multifunzionale dell’agricoltura che affianca alla produzione di beni alimentari e di materie prime, la gestione e la valorizzazione del paesaggio rurale, la salvaguardia dell’ambiente e la promozione di forme di solidarietà tra cittadini che consentono di migliorare la qualità della vita attraverso pratiche innovative come l’agricoltura sociale. In questa nuova visione, le aree rurali non sono più un contesto geografico omogeneo dove applicare un processo di crescita di un solo settore produttivo - quello agricolo - ma assumono un ruolo strategico per lo sviluppo territoriale.
Su tali premesse si fonda il presente contributo, che si pone l’obiettivo di delineare le principali caratteristiche dell’agricoltura sociale che, pur in mancanza di un quadro normativo nazionale di riferimento, può contribuire significativamente ad accrescere la multifunzionalità del settore primario nelle aree rurali, affinché queste ultime possano rappresentare importanti leve di cambiamento, fautrici di uno sviluppo locale in grado di assicurare le esigenze dei diversi stakeholders, attraverso il raggiungimento di scelte condivise che si basano sui principi della sostenibilità
L'orto urbano come strumento per una gestione collettiva e responsabile del verde pubblico
Le aree verdi urbane rappresentano una risorsa fondamentale per la sostenibilità e la qualità della vita nelle città. Oltre alle note finalità estetiche e ricreative, esse contribuiscono a mitigare l’inquinamento delle varie matrici ambientali (aria, acqua, suolo), migliorano il microclima delle città e mantengono la biodiversità. Tuttavia, ad oggi, tali funzioni e benefici risultano scarsamente integrate nelle politiche di gestione degli spazi aperti destinati, talvolta, a svolgere dei “non ruoli” quasi delle no-man’s land (Medda, Caschili, 2012), zone senza chiara identità ma distinguibili per le evidenti forme di incuria ed abbandono sia ambientale-sociale sia nel manufatto. Al contrario, questi servizi urbani, essendo funzionali al benessere della comunità locale, possono essere considerati a tutti gli effetti “beni comuni” alla cui gestione e cura devono concorrere in alleanza istituzioni e società civile. Infatti, come afferma Donolo (2010) “i beni comuni sono un insieme di beni necessariamente condivisi che permettono il dispiegarsi della vita sociale, la soluzione di problemi collettivi, la sussistenza dell’uomo nel suo rapporto con gli ecosistemi di cui è parte”. Su tali premesse si fonda il presente contributo che si pone da un lato l’obiettivo di effettuare una rassegna del contesto normativo nazionale in materia di verde urbano e dall’ altro delineare le principali linee di azioni da intraprendere nella pianificazione urbanistica per garantire modalità partecipative della collettività alla gestione del verde pubblico. In tale contesto, gli orti urbani rappresentano una straordinaria occasione per ricostruire una cittadinanza attiva, stimolando reti di aggregazione che arricchiscono e responsabilizzano in grado di: contribuire alla riqualificazione del tessuto urbano, favorendo il presidio del territorio; incentivare lo sviluppo e la diffusione di motivazioni comportamentali non individualistiche; contribuire al raggiungimento di obiettivi di equità sociale; concorrere al processo di accumulazione di capitale simbolico-identitario; incoraggiare la creazione di spazi di libertà positiva nella società e la loro espansione
La cultura nella politica dell'Unione Europea per la città creativa
The rapid onset of new technologies and the expansion of globalization have greatly influenced the role of cities both in terms of economic development, processes of growth and competitive positioning. This process has highlighted the need for innovating or reformulating enhancement strategies relative to central environments as a whole. As a result, post-industrial urban nuclei, places in which ideas and persons circulate at high speed (Leadbeater, 1999), find themselves competing on the basis of criteria and parameters in part different and renewed as opposed to the past, where values of an immaterial kind are privileged and attributed greater value than ever before. In this new framework of reference, Culture, already envisaged by the EU as one of the cornerstones of unity in diversity, takes on specific strategic significance not only for smart, sustainable and inclusive growth but also as a factor of competiveness for the particular city involved. The latter thus sets out to exploit specifics and to project its image into future scenarios (Carta, 2007). Three constructs underpin this assumption geographically speaking: a) cultural identity catalyses creativity (EU, 2010) and thanks to its distinctive character is well able to contrast the homologating effects of globalization; b) creative cities are not only a more open, multicultural and multiethnic reality, but are above all, a knowledge economy that ensures the balance between territory specifics and the promoting of innovation; c) the irreversible transformation of the polis is decidedly a source of threat but at the same time, also of opportunity for built environments capable of grasping the prospects offered by such changes, recognizing in Culture a factor of competitiveness for creating an appropriate milieu. Consequently, by means of an interdisciplinary geographic-economic methodological approach, the study highlights how Culture - long the focus of attention in terms of European policies and strategies - can enable greater urban competiveness, attract capital, talent and ideas and in short, acquire the capacity to deal with contemporary social and environmental challenges
La dimensione locale nella Politica Europea di Vicinato per lo sviluppo del Mezzogiorno d'Italia
Il livello di sviluppo delle Regioni italiane è storicamente differenziato: alcune aree figurano tra le più ricche ed altre tra le meno avanzate dell’Unione Europea, così da confermare l’esistenza di un forte dualismo territoriale. In particolare, le Regioni del Mezzogiorno d’Italia rientrano ancora nell’Obiettivo “Convergenza”, considerato che il PIL pro-capite continua ad essere inferiore al 75% della media comunitaria, nonostante la Politica di Coesione, da circa vent’anni, si sia posta come finalità la diffusione ed il riequilibrio della crescita dello spazio europeo. Tali considerazioni, nel corso degli anni, hanno indotto sia studiosi appartenenti a differenti settori scientifici-disciplinari sia esponenti del mondo politico-amministrativo a riflettere su quale strategia implementare per ridurre i divari di sviluppo.
Pure se viene sostenuto da più Autori che il processo di globalizzazione tende a destrutturare il territorio, trasformandolo in spazio reticolare, dove le relazioni prescindono in larga misura dalle contiguità spaziali, il rapido cambiamento negli equilibri economici mondiali, chiude alcune opzioni di crescita e ne apre altre: le prospettive di sviluppo del Mezzogiorno d’Italia devono essere individuate nel quadro della Politica Europea di Vicinato (PEV), che fa intravedere positive implicazioni socioeconomiche generate dall’assunzione di una funzione di ponte tra i Paesi dell’Unione Europea e quelli della sponda Nord dell’Africa.
Su tali premesse si fonda il presente lavoro: sulla base dell’ampia letteratura dedicata alle problematiche dello spazio euromediterraneo e alle diversità territoriali, verranno analizzati alcuni settori dello sviluppo e le tematiche ad essi connesse. Pertanto, si porrà in rilievo quanto il Mediterraneo rappresenti, per eccellenza, un mosaico di asimmetrie culturali ed economiche (che i recenti eventi sembrano accentuare), piuttosto che una regione. Di conseguenza, si illustrerà l’evoluzione delle politiche europee e dei programmi nazionali e regionali in tema di coesione e relazioni internazionali, focalizzando l’attenzione sulla dimensione locale della Politica di Vicinato, quadro-cornice del processo di Barcellona. Infine, si esalterà l’importanza di perseguire un modello di sviluppo endogeno e pluralistico, l’unico approccio capace di esaltare e potenziare il ruolo delle realtà del Mezzogiorno nella cooperazione euromediterranea, rilanciata – con la costituzione dell’Unione per il Mediterraneo - su scenari di accresciuta instabilità. Ne deriva che nel programmare lo sviluppo sostenibile del Mezzogiorno d’Italia, si deve puntare sulle specificità territoriali da valorizzare, che determinano i principali vantaggi competitivi, considerando la posizione geografica del Sud Italia nel Bacino del Mediterraneo
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