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Embodied cognition and beyond: Acting and sensing the body.
Embodied cognition (EC) underlines that cognition is constrained by the kind of body we possess, and stresses the importance of action for cognition. In this perspective the body is always considered as an acting body. Here, we review EC literature discussing studies that show that body parts are not considered independent of their involvement in action. We propose to extend EC perspective through studying the body independently from its direct involvement in goal-directed action. Through this we aim to avoid the risk of limiting the notion of “sense of the body” to the restricted boundaries of the flesh of brain-body system. In our extended perspective language is considered as a form of action too. We propose that; a. internal language (i.e. social language used as an internal medium for thought and planning) can contribute to form a unitary sense of our body, and b. language can help to reshape the way we implicitly perceive our own body and to modify our sense of body by extending its boundaries beyond the boundaries of the anatomical body. We argue for an integrated notion of bodily self suggesting that the internal sense and the boundaries of the human body coincide with the extensions that linguistic tools allow. In sum, the basic idea we hold is that human body is a social entity
Filosofie del linguaggio. Storie, autori, concetti.
Il linguaggio è il fatto più complesso della vita umana. Per comprenderlo occorre una molteplicità di prospettive, tutte necessarie, nessuna autosufficiente. Oggigiorno il suo studio è affidato a linguisti, neurologi, biologi e studiosi dell'evoluzione. Finalmente — si dice — il linguaggio è esaminato in modo scientifico. Eppure quando uno scienziato lo definisce, ad esempio, come un "sistema di comunicazione", in realtà si basa su un presupposto filosofico implicito di cui forse non si rende conto. Per comprendere l'oggetto "linguaggio" è allora necessario sia uno studio scientifico sia una riflessione filosofica sella storia dell’idea di linguaggio. Filosofia del linguaggio e storia della filosofia del linguaggio non possono essere separate, perché altrimenti la tradizione, impensata e nascosta, parlerà per noi, come troppe volte accade. Intento del libro è mostrare la storia dei tanti modi, e sono davvero tanti, attraverso i quali il pensiero filosofico occidentale ha provato a pensare il linguaggio.The book is a collection of studies concerning the main perspectives on language in the history of western thought from Homer to the present day
Words as tools and the problem of abstract words meanings
This paper proposes an extension of existing embodied views of cognition in order to account for the linguistic experience and its complexity. We claim that embodied views should be extended in order to consider not only language grounding but the social and normative aspects of language as well. Motor resonance mechanisms based on mirror neurons are a necessary but not sufficient component of this. We will argue that words cannot be conceived of as mere signals of something but also as tools that allows us to operate in the world. On this basis, we formulate a theoretical proposal that addresses one of the critical problems embodied views face: the problem of the so called “abstract concepts”. Our proposal extends embodied views assuming two simultaneous cognitive sources for word meanings; an individual one, the embodied individual experience, and a socially embodied one. While for words having a concrete referent labels are “attached” to concepts formed on the basis of sensorimotor individual experience, the same situation does not hold in the case of meanings of abstract words. In the latter case the cognitive source is still embodied, but primarily in the use of the social word/tool. Thus abstract words represent a means to collect a variety of sparse bodily and situational experiences
Words are not just words: the social acquisition of abstract words.
Language is usually considered as a set of arbitrary symbols that convey subjacent internal concepts. According to this traditional approach words are only words, mere external signals of internal processes. In contrast, we propose that Words are social Tools
(WAT). This view allows us address one of the critical problems embodied views face, the problem of how abstract words are acquired and represented. Indeed, we argue that the role of sensorimotor engagement varies depending on the considered domain. In the case of the acquisition of concrete word meanings, categories are grounded primarily in perception and action systems, and linguistic labels contribute in constraining the boundaries of grounded categories. In the use of abstract words, the opposite mechanism might be adopted. Abstract words are more difficult to learn because they activate a much more complex set of situations, objects, human activities and so on. The linguistic labels help us group and assemble this variety of experiences. In addition, diversity of languages has more of an impact on abstract words as opposed to concrete word meaning
Lingue, corpo e pensiero
Qual è il rapporto tra le lingue, il linguaggio e il pensiero? Si può parlare del linguaggio in astratto, senza considerare le differenze tra le lingue che parliamo? Si può parlare del pensiero in generale, senza parlare della diversità dei corpi e dei contesti in cui viviamo? In che modo il tipo di corpo che possediamo influenza il nostro modo di pensare, di conoscere, di parlare? Il nostro corpo è un’entità soltanto biologica o anche sociale? In che misura le lingue che parliamo influenzano il nostro modo di pensare? La tesi di questo libro è allo stesso tempo semplice e radicale: non si possono studiare la mente e il linguaggio umani se non li si radica nell’esperienza corporea. Questo significa, però, che poiché questa esperienza non si dà se non in una situazione, in una cultura, entro una specifica forma di vita, non esiste qualcosa come la cognizione umana, o il linguaggio umano. Di qui l’enfasi che il libro pone, ed è la sua caratteristica più originale, sulla differenza tra linguaggio e lingue: ecco che il linguaggio non può essere studiato se non come lingua, come prodotto di un’esperienza storicamente, culturalmente situata. Nell’accostarsi a questi temi, il libro adotta una prospettiva multidisciplinare che attraversa la filosofia, la psicologia, le neuroscienze e la robotica. L’obiettivo è quello di fornire un quadro d’insieme che tenga conto del complesso rapporto tra lingue, corpo e pensiero, e di proporre non tanto risposte quanto interrogativi rilevanti sia per la ricerca sperimentale che per la riflessione filosofica
Aristotele e gli animali
Il saggio smentisce il luogo comune di una biologia aristotelica antropocentrica, proponendo una rilettura delle opere biologiche dello Stagirita che individua nello studio della vita in tutte le sue forme lo scopo della ricerca del filosofo greco. Una delle caratteristiche più importanti della teoria aristotelica del vivente è, infatti, l’affermazione, costantemente ribadita, di una continuità fra tutti i generi del vivente, incluso l’uomo, anche per quanto riguarda le abilità cognitive. L’uomo, inserito nella Historia animalium tra i politikà zóa, insieme all’ape, alla vespa e alla gru, non pare occupare un posto privilegiato nella riflessione aristotelica, e molti sono i luoghi del De partibus animalium e della Historia animalium in cui l’argomentazione di Aristotele va nella direzione di un inserimento dell’uomo nell’universo, per affermare la sostanziale continuità della natura.


Il pensiero linguistico nella Grecia arcaica e classica
Questa ricostruzione del pensiero linguistico greco arcaico e classico è focalizzata in particolare su un aspetto che farà da filo conduttore dell’intera esposizione: il rapporto tra la nozione di verità e quella di efficacia. Più esattamente, essa prova a tracciare il percorso che porta a distinguere tra due attività che la tradizione filosofica successiva ci ha abituati a considerare come mutualmente esclusive e che invece i greci vedevano in stretta continuità: parlare per dire la verità e parlare per ottenere effetti. Per fare questo l'indagine non sarà limitata alla filosofia in senso stretto ma terrà conto anche di testi che oggi considereremmo “letterari”, come i poemi omerici ed Esiodo, e di una disciplina tipicamente greca e paradossalmente trascurata dalle ricostruzioni tradizionali della “filosofia del linguaggio” dei greci: la retorica
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