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    Tra Barocco e Controriforma: Il finto moro di Nicolò Lepori, con l'edizione critica del testo

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    In questo volume, IRENE CHIRICO pubblica un testo inedito di metà Seicento, poco o affatto noto agli studiosi, se non agli eruditi contemporanei o immediatamente posteriori all’età della sua composizione, che hanno scritto su di esso giudizi lusinghieri. Dell’autore, Nicolò Lepori, la studiosa traccia per la prima volta un profilo biografico da personaggio double face: gran predicatore seguace rigoroso degli editti tridentini e gran letterato capace di trascorrere con padronanza dal “poetar cantando” di fine Cinquecento a suggestivi intrecci di storie di amori “nati dal sogno”. Il finto moro o’ vero l’amore nato dal sogno — nell'analisi rigorosa sviluppata dalla Chirico sotto l’aspetto storico, stilistico e metrico — testimonia in positivo l’ambigua ricchezza e la profonda tensione sentimentale d’una civiltà, come quella barocca, nella quale non è difficile riconoscere alcune delle manifestazioni più feconde della modernità

    La Scuola Medica Salernitana

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    Nell’articolo è discusso il ruolo che la medicina salernitana ha giocato nel panorama culturale medievale. Insieme con i contributi scientifici notevoli recati a tematiche nuove, come la cura corporis e la prolongatio vitae, sono affrontati taluni aspetti problematici connessi all’edizione critica dei testi della famosa Scuola

    La traduzione di Alfano per la tradizione manoscritta di Nemesio: Note

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    Lo studio indaga - attraverso l’analisi comparata di alcuni passi - il contributo della traduzione latina di Alfano alla costituzione del testo greco di Nemesio e ad una sua più esatta intelligenza

    Il gioco "della" e "nella" «Commedia»

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    Il saggio mostra i percorsi attraverso i quali l'unità di gioco e letteratura si realizza nella "Commedia" dantesca come unità di vita e poesia. L'esercizio della parola come gioco e la parola che "parla" del gioco diventano nell'opera di Dante arte di miscelare scherzo e serietà. gioco e letteratura

    Due Studi Danteschi

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    Attraverso l’esame di Inferno VII e di Purgatorio VI e XVI il volume sviluppa un’articolata riflessione su due questioni centrali della critica dantesca: la funzione del linguaggio come fondamento della humanitas e l’organizzazione della polis come fondamento della felicità dell’uomo. La voce chioccia di Pluto e quella gorgogliata nella strozza dai peccatori da lui custoditi sono il simbolo figurale dell’assenza del verbum, categoria essenziale alla corretta comprensione delle vicende umane raffigurate nella fortuna. Marco Lombardo, a sua volta, come Sordello realizza in punta di desiderio l’ispirazione a una polis in grado di armonizzare natura e sovrannatura nell’uso equilibrato di ratio e verbum

    «Martedì [...] si Danteggia». Dante in scena

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    Il 17 gennaio 1839 l’Opera Concert Room del Queens’s Theatre di Londra annuncia uno spettacolo misto di poesia e musica. Sulla scena londinese, travestito da Dante Alighieri, un artista italiano, esule a Londra, avrebbe recitato alcuni passi della Commedia. Quell’artista si chiamava Gustavo Modena. È l’influenza di Mazzini che gli ispira visione e pratica teatrali aliene da mercificazione e capricci di moda. Il transfert scenico della poesia della Commedia consente al grande attore una singolare e fortunatissima operazione socioletteraria, destinata a durare nel tempo e utile alla ricezione dell’opera di Dante oltre la cerchia dei lettori specializzati. Anche per effetto del veicolo teatrale la Commedia si confermava elemento costitutivo della identità nazionale

    Il Prologo di Alfano al "De natura hominis" di Nemesio

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    L’articolo pone in evidenza l’importanza dell’opera di traduttore dell’arcivescovo Alfano per la storia della Scuola medica salernitana. L’ampia analisi perviene alla proposta di una individuaizione del dedicatario e ad una precisazione della data di composizione del suo Premnon physicon

    Figure finite e infinite storie: i tarocchi tra immagine e racconto in Calvino.

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    Dai tarocchi di Marsiglia ai tarocchi del mazzo visconteo Calvino sviluppò il rapporto tra figura e scrittura, tra immagine e testo. Si trattò di una complicata esperienza letteraria alla scoperta di quella “macchina narrativa combinatoria” che non gli riuscì mai di definire organicamente, nonostante il provvisorio approdo ai due scritti Il castello dei destini incrociati e La taverna dei destini incrociati. Su questo complesso rapporto tra l’arte dello scrivere e quella dell’esprimersi per immagini si avvia qui una riflessione, anche con riferimento all’uso rinascimentale delle figure dei tarocchi come gioco di abilità verbale e di identità social
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