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The use of cryotherapy in the management of cutaneous hemangiomas: A review of 12 cases
Cutaneous hemangiomas are common benign vascular tumors of childhood that in most cases use to involve spontaneously in few years. However often it may be necessary to stop their growth using several kind of treatment, in order to prevent eventual complications as bleedings, ulcerations and superinfections. The results of 12 cases of cutaneous hemangiomas are exposed in this article. They're treated with spray cryotherapy with liquid nitrogen, easy and cheap technique that causes necrosis of such lesions through direct cell damage (due to water crystallization) and vascular alterations against endothelium. For its good results, cryotherapy arises as valid alternative for more expensive and complex therapies
Valutazione clinica, istologica e immunoistochimica dell'effetto del calcipotriolo topico sulle cheratosi seborroiche
Management diagnostico-terapeutico e ruolo della chirurgia nel Lichen Sclerosus ano-genitale
Scopo della tesi: analisi della letteratura riguardo la presentazione clinica, l’etiologia, la storia naturale e la gestione medica e chirurgica del lichen sclerosus.
Valutazione del ruolo della chirurgia nella patologia, attraverso l’esame di alcuni casi trattati presso la nostra clinica, per verificare se vi sia uno spazio come opzione terapeutica o se invece debba essere considerata un provvedimento da utilizzare unicamente per la correzione degli esiti.
Materiali e metodi: è stata svolta un’ampia ricerca nella letteratura presente in PubMed e altri database elettronici usando le keywords “lichen sclerosus”, “lichen sclerosus et atrophicus”, e “balanitis xerotica obliterans”. Questo ha permesso di analizzare il punto di vista della letteratura non solo di ambito dermatologico, ma anche urologico e ginecologico. La ricerca ha dato luogo a circa 1046 risultati, che sono stati analizzati.
Analisi della casistica e della documentazione clinica a nostra disposizione.
Risultati: il lichen sclerosus è una patologia cutanea cronica, verosimilmente ad etiopatogenesi immunomediata. Colpisce entrambi i sessi, con un rapporto Uomo:Donna di 1:10, e con una predilezione per la localizzazione ano-genitale. Negli ultimi decenni sono stati compiuti numerosi passi avanti per quanto riguarda la definizione dell’incidenza della malattia, che risulta essere molto maggiore di quanto si pensasse in precedenza, e per quanto riguarda le ipotesi etiopatogenetiche, ma soprattutto è stata riscontrata un stretta associazione con il carcinoma a cellule squamose. Ancora in discussione sono le modalità di gestione della malattia dal punto di vista medico e chirurgico, anche se sono ormai assodate la necessità di confermare la diagnosi con l’esame istologico su biopsia della lesione e la necessità di un follow up a lungo termine.
Conclusioni: il lichen sclerosus è una patologia debilitante sia dal punto di vista fisico che psicologico, che richiede un follow-up da prolungare lifetime, soprattutto nei pazienti pediatrici. Ulteriori studi sono necessari per migliorare le conoscenze, per favorire e anticipare la diagnosi della malattia, per evitare la degenerazione neoplastica e per identificare un algoritmo gestionale ottimale.
ABSTRACT
Purpose: review of the literature regarding the clinical presentation, etiology, natural history, and medical and surgical management of lichen sclerosus in men and women.
Evaluation of the role of surgery in the disease, through the analysis of some cases treated in our department. The main aim is to check whether there is a place for surgery in the treatment of lichen sclerosus, or whether it should be considered simply as a mean to correct the sequelae of the disease.
Materials and methods: I performed a wide-ranging search of the literature in Pubmed and other electronic databases using the key words “lichen sclerosus”, “lichen sclerosus et atrophicus”, and “balanitis xerotica obliterans”. I was thus able to examine the literature produced in various different research fields, not only dermatology, but also gynecology, urology and pediatrics.
The search resulted in about 1,046 sources, which I then analyzed.
Case history analysis.
Results: lichen sclerosus is a chronic skin disease, probably immune-mediated, with a strong genetic component. Any skin site can be affected, though it shows a predilection for the external genitalia. It is most common in postmenopausal women, although it has been documented at all ages and in both sexes.
The exact prevalence of lichen sclerosus is unknown. However, in recent years much progress has been made in defining its etiology and epidemiology, and we now know that it is far more frequent than previously thought.
Above all, we have come to a better appreciation of the link between lichen sclerosus and squamous cell carcinoma. In this regard, we now know that any diagnosis must be evaluated with a biopsy of the lesion, and that long-term follow up is highly advisable, even if the medical and surgical management of the disease is still the subject of controversy.
Conclusions: lichen sclerosus is a chronic, debilitating condition that may progress to cause significant physical and psychological complications. The disease calls for lifetime follow-up, especially in pediatric patients.
Further research is needed to improve our knowledge, particularly to make diagnosis faster and easier, to rule out malignancy and to define clear diagnostic and therapeutic protocols
Idrosadenite suppurativa: nuovi orizzonti terapeutici e nostra esperienza clinica.
Si definisce idrosadenite suppurativa o acne inversa, una malattia infiammatoria cronica, suppurativa e cicatriziale che interessa l’unità pilo-sebace e, secondariamente, le ghiandole apocrine delle aree intertriginose del corpo quali ascelle, regione ano-genitale, inguine e regione mammaria.La patogenesi è sconosciuta, si ipotizza che, l’occlusione, la dilatazione e la successiva rottura del dotto ghiandolare apocrino, induca importanti alterazioni infiammatorie a cui fanno seguito, secondariamente, sovrainfezioni batteriche sostenute soprattutto da Staphylococcus, Streptococcus Escherichia coli, ma anche anaerobi, quali Proteus e Pseudomonas. All’infiammazione e alla sovrainfezione segue la suppurazione, la distruzione tissutale, la fibrosi e, infine, la formazione di tragitti fistolosi. Tuttavia, in sede bioptica, il reperto costante è l’occlusione e l’infiammazione follicolare, quindi si pensa che il coinvolgimento delle ghiandole apocrine, sia secondario a quello dei follicoli. Il fumo di sigaretta sembrerebbe essere uno dei fattori aggravanti la patologia insieme ad un elevato BMI (body mass index). Da uno studio svedese condotto nell’ottobre 2009, si evince proprio che la severità dell’idrosadenite suppurativa sia maggiore nei pazienti fumatori ed obesi.Numerose sono le terapie, a nostra disposizione, per il trattamento dell’idrosadenite suppurativa. Si dividono in topiche e sistemiche, e vengono scelte sulla base dell’estensione e della severità della malattia. Tra le terapia topiche si hanno : antisettici, antibiotici, steroidi, tossina botulinica, terapia fotodinamica, escissione chirurgica, laser CO2 e Nd:YAG. Tra le terapie sistemiche : antibiotici, corticosteroidi, isoretinoina, immunosoppressori, ormoni, inibitoridel TNFα e inibitori dell’IL12/23. L’idrosadenite suppurativa è una patologia che senza dubbio necessita di una maggiore dedizione e attenzione da parte del dermatologo, spetta proprio a lui il compito di identificarla per tempo e di provvedere all’attuazione di adeguate misure terapeutiche e precauzional
Esperienza clinica della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia con Alitretinoina nella dermatite eczematosa cronica delle mani e dei piedi.
La tesi tratta l'esperienza clinica e il monitoraggio dei pazienti , basato sul trattamento con un farmaco sperimentale ,Alitretinoina, , per il trattamento della dermatite eczematosa cronica delle mani
Il prurito post dialitico: stato dell'arte
Il prurito è uno dei sintomi più comuni e sgradevoli che interessa circa la metà dei pazienti in emodialisi e dialisi peritoneale. Questo sintomo ha un grande impatto sulla qualità di vita dei pazienti, portando ad una grave compromissione della percezione di benessere, spesso associata ad irritabilità, ansietà, instabilità emotiva e depressione, e a lungo termine può influenzare molto negativamente la prognosi di malattia.
La patogenesi del prurito post dialitico, che per convenzione viene definito come “uremico”, è di tipo multifattoriale e ancora poco conosciuta. In merito a ciò sono state avanzate quattro ipotesi principali: alterazioni dermatologiche, uno squilibrio del sistema immunitario che si traduce in uno stato proinfiammatorio, uno squilibrio del sistema endogeno oppioidergico, e un meccanismo neuropatico.
La neurofisiologia del prurito è stato dimostrato essere abbastanza simile a quella del dolore, sostenendo l'ipotesi che i due fenomeni possano essere strettamente correlati in pazienti in dialisi, che spesso presentano anche una neuropatia uremica, oltre ad una serie di altri fattori scatenanti, che includono tossine uremiche, un'infiammazione sistemica, xerosi cutanea, e alcune comorbilità come il diabete mellito, endocrinopatie e l'epatite virale.
Il trattamento del prurito post-dialitico oggi si basa su un approccio costituito da step successivi. La base rimane l’ottimizzazione della terapia sostitutiva con una buona efficienza dialitica e l’uso di membrane in polimetilmetacrilato, mentre una seconda fase può comprendere una terapia farmacologica sistemica e topica, con l'applicazione di emollienti cutanei o creme alla capsaicina. Infine, trattamenti sistemici con risultati promettenti sono quelli che si basano sull’uso dei raggi ultravioletti (UVB) o sulla somministrazione di antiepilettici come il gabapentin o agonisti del recettore oppioide κ, la nalfurafina
Valutazioni degli effetti di una metodologia denominata biodermogenesi sulle smagliature.
Questa tesi e' riferita ad un trattamento innovativo,totalmente non invasivo,chiamato biodermogenesi,per la riduzione di un inestetismo fra i piu' diffusi e difficili da trattare: la smagliatura.
E' stta effettuata una prova sperimentale su un gruppo di pazienti,basato su esame istologico ed ecografico prima e dopo il trattamento.Nei pazienti sottoposti alla sperimentazione e' stato evidenziato un miglioramento delle stutture dermiche principalmente coinvolte nella atrofia cutanea,tipica della smagliatura: il tessuto elastico e collagen
Dermatosi in eta pediatrica Fisiopatologia e peculiarita di dermatite atopica, psoriasi e candidosi
La pelle del neonato e del lattante, a differenza di quella dell’adulto si presenta morbida, liscia ed elastica ma necessita di attenzione perché è sottile ed indifesa.
Nei primi mesi di vita l’epidermide, con uno spessore che è circa la metà di quello dell’adulto, non è in grado di garantire un efficace protezione nei confronti di sostanze sia chimiche (prodotti cosmetici) che microbiche e questo danneggia non solo lo strato corneo, che presentando un ridotto spessore e una minor forza di coesione tra le cellule non esplica più la sua funzione di protezione, ma anche il film idrolipidico che riveste lo strato corneo stesso, incompleto nella sua composizione (mancanza di lipidi quali trigliceridi, squalene ed acidi grassi liberi), che risulta cosi avere una ridotta azione disinfettante, fungistatica e battericida.
La TEWL, ovvero la perdita di acqua trans epidermica, è strettamente legata all’integrità dello strato corneo. Se la barriera è integra si avrà minor passaggio di sostanze garantendo la funzione di difesa della pelle. Il film idrolipidico si mette in relazione con il ph cutaneo, che garantisce protezione battericida nei confronti dei microrganismi patogeni. Normalmente il ph è acido mentre nel neonato alla nascita è alcalino per poi diminuire e arrivare ad un valore normale verso la 4a settimana di vita. Il valore alcalino è dovuto a una differente composizione dei lipidi della superficie cutanea con la prevalenza di quelli di derivazione epidermica (colesterolo).
Tra le patologie più diffuse nei bambini che evidenziano alterazioni della funzione barriera (strato corneo e film idrolipidico) ci sono la dermatite atopica, la psoriasi e le candidosi.
La dermatite atopica è una malattia infiammatoria cronica multifattoriale caratterizzata da lesioni eczematose, xerosi, lichenificazione ed essudazione con prurito. Frequente nel neonato è l’allergia agli alimenti tra i fattori immunologi. Risulta una patologia caratterizzata da un incremento dei linfociti t herper-2 che sfocia con la cronicizzazione in una risposta immunologica mediata da t herper-1. Un ruolo importante nella fisiopatologia è assunto anche dall’alterazione della funzione barriera che vien meno per la riduzione delle ceramidi e della fillagrina (proteina aggregante) con cellule meno adese che si sfaldano e ciò determina un aumento della TEWL. Nel neonato la dermatite colpisce principalmente il viso con risparmio della regione centro facciale.
La psoriasi è una dermopatia eritemato-squamosa multifattoriale. Caratterizzata da macule-papule a margini netti rossastre ricoperte da squame argentee. Tra le forme cliniche frequenti nel neonato ritroviamo la napkin psoriasis che colpisce l’area del pannolino. Con lesioni eritematose rosse lucide con assenza di squame per la macerazione a cui va incontro la zona per la presenza di urina e feci.
L’area del pannolino è anche la zona prediletta per le candidosi dove la riduzione della funzione barriera e la presenza di fattori predisponenti come la macerazione stessa danno via libera al fungo di crescere liberamente dando vita ad infezioni manifeste. In queste patologie l’approccio clinico deve necessariamente prevedere un intervento multidisciplinare(dermatologo-pediatra-allergologo) viste le differenze morfologiche e funzionali della cute del neonato e la comparsa di entità proprie ed esclusive dell’età pediatrica. Ciò richiede un trattamento tagliato su misura a seconda dell’età e delle necessità del neonato risultando sensibili anche alle problematiche psicologiche a cui il bambino e i genitori possono andare incontro
Approccio al fotoinvecchiamento cutaneo: dalle basi biologiche ai principi di trattamento
Esistono due tipi di invecchiamento: quello intrinseco che è legato principalmente a motivi genetici e ben poco influenzabili e quello estrinseco provocato da fattori esterni, e quindi modificabili, come il fumo, il tipo di alimentazione ma soprattutto la radiazione UV tanto che il più delle volte parliamo direttamente di fotoinvecchiamento. È di questo ultimo che ci occuperemo più nel dettaglio. Le modificazioni connesse con la senescenza tessutale vengono presentate da un punto di vista molecolare, clinico e funzionale; in particolare viene evidenziata l’azione dei raggi UV sulla attivazione delle MMP, gli enzimi che degradano la matrice dermica e che sono alla base del quadro istologico dell’elastosi solare. Vengono descritte poi le alterazioni istologiche della cute invecchiata cercando, dove possibile, di distinguere tra fenomeni connessi con l’invecchiamento intrinseco e estrinseco. Nella seconda parte della trattazione, sulla base della biologia, viene evidenziata la parte del trattamento, senza però dimenticare il fondamentale ruolo della prevenzione nel fotoinvecchiamento. Sulla base di dati scientifici, si presentano i principali trattamenti a disposizione del dermatologo dai retinoidi topici ai peeling passando dai laser, dalle biorivitalizzazioni e dalle radiofrequenze e descrivendo per completezza, in un approccio globale all’invecchiamento cutaneo, anche filler e trattamento con tossina botulinica
Pioderma gangrenoso: review della letteratura e nuove prospettive terapeutiche
Il Pioderma Gangrenoso(PG) è una rara dermatosi infiammatoria neutrofila ad eziologia sconosciuta, che è stata descritta per la prima volta nel 1930 da Brunsting.Sebbene una percentuale variabile dal 25 al 50% dei casi di PG sia idiopatico, in quasi la metà dei casi si associa ad altre malattie, in particolare le associazioni più comuni sono con le malattie infiammatorie croniche intestinali(IBD), con malattie reumatologiche, ematologiche e con disordini immunologici. Attualmente il PG viene considerato una patologia idiopatica, ad andamento cronico, infiammatoria, neutrofilia e ulcerativa, in cui il processo che ne è alla base è una chemiotassi neutrofila anormale.. Si tratta di una patologia che richiede un approccio multidisciplinare del paziente e che coinvolge diversi specialisti: dermatologi, gastroenterologi, immunologi, chirurghi plastici ed altri specialisti a seconda delle sedi in cui il PG va a localizzarsi.L’incidenza globale del PG non è certa, ma è stata stimata approssimativamente tra 3-10 pazienti per milione per anno6. Il picco di incidenza è compreso tra i 20 e i 50 anni e con una lieve prevalenza nel sesso femminile, il rapporto femmine/maschi è variabile da 1:1 a 3:1. E’ una patologia rara in età pediatrica con un’incidenza di circa il 4% . Si suppone che nell’eziopatogenesi della malattia siano interessati fattori immunologici e una disfunzione dei neutrofili, ciò sarebbe validato da una serie di considerazioni:
• Frequente associazione con malattie autoimmuni
• Fenomeno della patergia (comparsa di nuovi lesioni su un sito di trauma)
• Deficit della risposta immune cellulo-mediata
• Deposito di immunoglobuline nei vasi ematici del derma e l’associazione del PG con l’iperglobulinemia mono o policlonale.
. Si distinguono 4 varianti cliniche di PG: ulcerativa, pustolosa,bollosa e vegetante.La diagnosi di PG è esclusivamente clinica, non esistono markers sierologici, ematologici o istopatologici che possano essere considerati caratteristici di questa malattia. Sebbene esistano delle linee guida generale per la gestione del PG, il clinico dovrà avere un approccio personalizzato ad ogni singolo caso, tenendo in considerazioni diverse variabili: numero, sede e profondità delle lesioni, le malattie associate, le condizioni generali del paziente, e i rischi correlati al ricorso ad una determinata terapia. L’obiettivo del trattamento terapeutico è quello di ridurre il processo infiammatorio dell’ulcera, in maniera tale da promuovere la guarigione, la riduzione del dolore, controllare le malattie associate. La nostra esperienza è che il paziente con associate IBD, artrite erosiva o disordini mielodisplastici rispondono meglio se le malattie associate sono trattate in maniera aggressiva. Nel PG idiopatico si può ottenere una remissione indotta da brevi cicli( 6-9 mesi) di farmaci immunosoppressori.La terapia locale ha come scopo quello di ridurre il potenziale infiammatorio delle lesioni, prevenire infezioni secondarie, gestire l’essudato, proteggere da eventuali traumi, gestire la sintomatologia dolorosa. Molti casi di PG richiedono una terapia sistemica per ottenere una guarigione completa. Numerosi farmaci sono stati utilizzati ma non esistono in letteratura trials randomizzati e controllati che ne dimostrino l’efficacia terapeutica. Il trattamento delle malattie associate è una condizione importante in quanto ha un impatto favorevole sulle lesioni cutanee. I corticosteroidi sistemici rappresentano i farmaci di prima scelta nella terapia del PG: corticosteroidi orali vengono somministrati al dosaggio di 1-2 mg/kg/die e consentono di ottenere una riduzione del dolore e promuovere la guarigione.La ciclosporina rappresenta una valida opzione terapeutica nel trattamento di quei casi di PG resistenti alla terapia cortisonica o in cui i cortisonici determinano importanti effetti collaterali. Altri farmaci che possono essere utilizzati in alternativa ai cortisonici sono immunosoppressori quali: ciclofosfamide,dapsone, azatioprina,micofenolato mofetile,etc.La patogenesi del PG rimane sconosciuta, ma l’associazioni con malattie quali le IBD e l’artrite reumatoide in cui il TNF-α svolge un ruolo chiave nello sviluppo, indica come tale molecola abbia sicuramente importanza nella determinazione del PG. Il TNF- α è una citochina proinfiammatoria prodotta da macrofagi, linfociti e polimorfonucleati neutrofili. Svolge numerose attività biologiche, tra cui: apoptosi, necrosi tumorale, attivazione e metabolismo dei granulociti, linfociti, eosinofili, fibroblasti, condrociti e cellule endoteliali. Inoltre induce edema, prende parte alla formazione del granuloma, attiva la cascata coagulativa, ed è implicato nel richiamo di cellule infiammatorie. I farmaci biologici anti TNF-α rappresentato pertanto un nuovo approccio terapeutico al Pioderma gangrenoso e vari case report ne hanno dimostrato l'efficacia
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