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La sociologia: che cosa insegna
Presentazione e discussione del volume: Forme, strumenti e problemi della regolazione sociale della vita economica (a cura di F. Cerase
Autonomia, responsabilità e controllo nel rapporto centro/periferia. Il caso del Ministero delle Finanze
Nel corso degli anni Novanta si è diffusamente fatta strada nel nostro paese la consapevolezza della necessità di una riforma della pubblica amministrazione improntata a criteri di razionalità, snellimento, efficienza, economicità. La ricerca coordinata consente di fare un primo bilancio dell'applicazione del decreto legislativo 29/1993 fino alle successive "leggi Bassanini"
Autonomia, responsabilità e controllo nel rapporto centro/periferia. Il caso del Ministero delle Finanze
Nel corso degli anni Novanta si è diffusamente fatta strada nel nostro paese la consapevolezza della necessità di una riforma della pubblica amministrazione improntata a criteri di razionalità, snellimento, efficienza, economicità. La ricerca coordinata consente di fare un primo bilancio dell'applicazione del decreto legislativo 29/1993 fino alle successive "leggi Bassanini"
Letter by Cerase et al Regarding Article, "temporary Emergency Guidance to US Stroke Centers during the COVID-19 Pandemic"
Dalla società del rischio alla società a rischio zero. La paradossale radicalizzazione di un processo
Il capitolo si propone di contribuire criticamente al dibattito sul lascito scientifico e culturale di Ulrich Beck prospettando una riflessione teorica sulla radicalizzazione del concetto di società del rischio (Beck, 2000) e sulla sua possibile evoluzione in società a rischio zero, caratterizzata 1) da una profonda avversione a qualsiasi tipo di situazione potenzialmente rischiosa; 2) dominata dall’angoscia per tutto ciò che appare incerto e quindi potenzialmente dannoso 3); contraddistinta da un’incessante domanda di azioni politiche volte ad evitare, scansare, ridurre o mitigare qualsiasi tipo di rischio, reale o immaginario e che 4) appare in grado di influenzare anche la sfera più intima delle scelte individuali, fino a trasformarci nei risk managers di noi stessi (Scott, 2000 ; Power, 2004 ); Sofsky, 2005) . La profondità di questa trasformazione culturale, che si manifesta anche nella crescente tendenza a utilizzare il discorso sul rischio per giustificare comportamenti individuali e scelte politiche riguardanti temi non immediatamente riconducibili all’ambiente o alla salute (ad esempio sull’immigrazione, sull’adozione di nuove tecnologie o sullo stesso ruolo dello Stato come dispensatore di sicurezza) comporta alcuni effetti paradossali. L’analisi di questi processi appare più che mai necessaria nel momento in cui la legittima aspirazione individuale alla sicurezza può trasformarsi nell’irrealistica distopia della società a rischio zero, mettendo in questione il godimento di beni comuni (come la salute, l’accesso alle fonti energetiche, i risultati della ricerca scientifica e tecnologica), ma anche diritti solo apparentemente meno legati al tema del rischio (ad esempio il diritto ad un’istruzione aperta, laica e pluralista, a non essere discriminati sulla base della propria appartenenza etnica o religiosa o a difendersi in un processo) . Una parte della relazione verrà dedicata alle modalità con cui i media tradizionali e digitali trattano i temi legati al rischio, giocando un ruolo centrale nella costruzione di rappresentazioni distopiche del futuro e nella crescente legittimazione di conoscenze di natura pseudoscientifica. Il crescente riferimento da parte di questi ultimi al concetto di rischio (sia in termini qualitativi che quantitativi) fa di quest’ultimo una vera e propria categoria ipasse partout in grado di unificare qualsiasi fenomeno apparentemente legato all’incertezza, dai tumori dovuti all’uso dei cellulari sino alla pretesa inclinazione di alcune minoranze a delinquere (Cerase, 2013, idem, 2014). I movimenti ambientalisti nel tempo sono diventati particolarmente abili nel dare visibilità alle proprie issues, attraverso la creazione di eventi ad elevata notiziabilità, che implicano quasi inevitabilmente la denuncia o la scoperta di rischi invisibili o nascosti (Hughes, Kitzinger e Murdock: 2006: 255 - 256). Tuttavia, in uno scenario sociale complessivamente dominato dall’individualizzazione delle scelte in materia di rischio - che Beck aveva lucidamente descritto e che oggi sembra essersi complessivamente radicalizzato - gli eccessi di sovranità cognitiva degli individui rispetto a rischi appaiono capaci di dar luogo ad un insieme di conseguenze socialmente problematiche. Non mancano infatti gli esempi di La prima è che senza dubbio, si sono radicalizzati i fenomeni di politicizzazione del rischio, che sempre più spesso danno luogo a conflitti sempre più rilevanti sia a livello micro che macro sociale . La seconda, che ne è la diretta conseguenza, è il fatto che gruppi minoritari e non legittimati democraticamente, anche in mancanza di qualsiasi evidenza “scientifica” che giustifichi la pretesa pericolosità di una possibile fonte di rischio e in forza di una interpretazione estensiva (ed ambigua) del principio di precauzione, possano intervenire direttamente nei processi politici, bypassando la mediazione democratica e alimentando (anche) fenomeni di discriminazione e di marginalizzazione di gruppi individuati come “a rischio”. La terza, più generale, è che le diverse interpretazioni dei rischi possano tradursi in un aumento generalizzato della conflittualità tra movimenti sociali, rappresentanze istituzionali, magistratura ed esponenti del mondo scientifico, talvolta con la conseguenza di legittimare istanze e rivendicazioni di natura pseudoscientifica o anti-scientifica
Quale idea della comunicazione del rischio? Tra teoria, prassi e assunti impliciti
Questo saggio intende proporre un ragionamento critico attorno alle definizioni teoriche e alle prassi operative che definiscono la comunicazione del rischio come disciplina peculiare ed autonoma nel campo delle professioni comunicative e come ambito specifico della risk analysis, insieme alla valutazione e alla gestione del rischio (CAC, 1997). Il processo di primo grado dell’Aquila, e soprattutto la sua sentenza, le cui motivazioni sono state pubblicate alla fine del 2012 (Tribunale dell’Aquila, 2012) hanno rilanciato una approfondita e per molti versi urgente discussione sulla comunicazione del rischio in Italia. Tuttavia, considerando lo stato dell’arte del dibattito accademico (e professionale) su questo tema, la sentenza sembra proporre una visione opaca degli obiettivi, degli strumenti operativi e, soprattutto, dei limiti del modello di comunicazione del rischio cui si fa più o meno esplicitamente riferimento. Non è infatti chiaro di quale comunicazione del rischio si parli, a fronte di un dibattito che fino al 2009 aveva già prodotto quasi venticinquemila contributi scientifici contenenti l’espressione “risk communication”, e soltanto quattrocentosettantanove pubblicazioni in Italia con l’equivalente "comunicazione del rischio". Tradizionalmente, la comunicazione del rischio è posta in stretta relazione con tutte le attività organizzate volte a ridurre efficacemente e responsabilmente i pericoli per la salute, l’ambiente e il benessere. In particolare, nel Codex Alimentarius viene fornita una schematizzazione largamente adottata dai risk managers operanti anche in ambiti diversi da quello della sicurezza alimentare, nell’ambito della quale essa è stata elaborata. Nel documento, predisposto dalla FAO congiuntamente all’OMS si postula infatti l’idea che l’analisi del rischio debba essere inteso come un processo integrato, che deve includere la valutazione del rischio, la gestione del rischio e la comunicazione del rischio, intese come componenti strettamente interdipendenti tra loro, reciprocamente interferenti tra loro ed essenziali per il raggiungimento di un unico obiettivo, e cioè la tutela della salute umana e della sicurezza del cibo (CAC, 1997: 68). Questi pur scarni dati bibliometrici sono già sufficienti a trarre alcune conseguenze di rilievo. La prima è che l’espressione “risk communication” identifica un tema chiaramente riconoscibile e ben strutturato nel dibattito scientifico internazionale, come testimoniato anche dalla fioritura di riviste accademiche specializzate. Inoltre, nell’area anglosassone, per diversi motivi “storici” come la nascita di numerosi centri di ricerca creati ad hoc, il dibattito si è accompagnato ad una produttiva collaborazione tra ricercatori e autorità di protezione, che appare molto più circoscritta in Italia
Distopie del rischio. Un’analisi di Black Mirror
The huge success of the television series Black Mirror has radically changed the already rich landscape of televised seriality. Since the very first episode it has imposed itself as a radical turning point in the TV series offer, both in terms of quality and ability to animate debate, also triggering fandom phenomena within the increasingly inter-connected medial ecosystem experienced by users. The TV-series appears, as a whole, as one of the most acute and convincing metaphors to describe and explain the impact of ‘new’ technologies on contemporary societies, the functioning of the current media ecosystem and their impact on the culture and political dynamics of post-democratic societies.
Although the series is apparently set in a next, imprecise future, it actually talks about ongoing processes, radicalizing its criticism through the use of fictional language. As Sculos (2017) notes, Black Mirror is not a mere allegory of the future, but a compelling metaphor of current-time dystopias. Taking up a well-known subject of the ‘Dialectic of Enlightenment’ (Horkheimer and Adorno, 1966), the author suggests a fundamental key to interpret present: the ‘real’ theme of the series is the new and unprecedented forms by which technology is making us slaves. As it promises to get us free from fatigue and enslavement of capitalism, at the same time it makes us increasingly dependent and vulnerable
Atlas Of Pediatric Ocular Oncology
This atlas-book was conceived in the dark evenings during the Covid pandemic to keep the
mind busy, not only mine but also the young residents of our clinic.
The images that enrich each chapter are part of a life of over 30 years dedicated to ocular
oncology, mainly of the pediatric age.
A passion and commitment transmitted by my mentor Prof. Frezzotti who treated the first
retinoblastoma in 1959.
So here, I find myself collecting the most significant images of hundreds of clinical cases
faced, diagnosed and treated over the years.
Retinoblastoma is obviously the largest part of this atlas due to the over 900 cases observed
and treated in Siena.
It took almost 3 years...because unfortunately the time left to write, study and publish is
the evening hours after long and tiring days of clinical care activities.
My long friendship, collaboration and growth together with Paolo Galluzzi has allowed us
to add to each chapter MRI notions useful in the differential diagnosis of various pathologies.
My friend Rana’a helped correct some chapters and give his contribution on ocular mela-
noma in pediatric age.
Good friends and colleagues have been added among the collaborators for sending unu-
sual and rare cases.
I thank Tero Kivela, Sonia De Francesco, Tommaso Bacci, Marco Mazza, Mattia Pasti,
Alfonso Cerase, Lucia Monti, Mario Fruschelli and Cristina Menicacci for their precious
contributions.
An affectionate thought goes to all the young residents who, with great enthusiasm, em-
braced the topics assigned to them and carried out the various chapters with curiosity and
interest.
The drawings were all done by the talented resident Dimitris Pollalis who gave a truly
artistic touch to this atlas.
This book is dedicated to all ophthalmologists, of all ages, who are passionate, curious and
fascinated by their work with the hope that the hundreds of images can help to recognize
unusual and complex cases
Awakening the sleeping giant: methods for reactivating the inactive X chromosome as clinical treatment for X-linked disorders
No abstract availabl
Dall’analisi lessicometrica alla Tag Cloud
Saggio sull'applicazione di tecniche lessicometriche e di semantic network analysis nell'ambito dell'analisi della produzione scientifica di una rivist
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