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Il caso del Memoriale italiano di Auschwitz
Der Aufsatz von Sandro SCARROCCHIA und Matteo CAVALLERI behandelt ein umstrittenes Beispiel für Kulturpolitik in Europa. Aus denkmalpflegerischer Perspektive berichten Scarrocchia und Cavalleri von der Debatte um die italienische Gedenkstätte in Auschwitz und legen deren exemplarischen Bezug zur Bildung (oder Zerstörung) eines europäischen Gedächtnisses und Kulturerbes dar. Mittels einer philosophischen Erörterung des Sinns und Wertes von Symbolen unterstreichen Scarrocchia und Cavalleri die paradigmatische Bedeutung der Angelegenheit für den Prozess europäischer Gedächtnisbildung und die untrennbare Abhängigkeit europäischer Identität von dessen Bildungsprozess. »Mit dem Schicksal der italienischen Gedenkstätte ist die Konstruktion europäischer Identität verknüpft«, schlussfolgern die Autoren
“Rende[re] di nuovo libero l’altro”. Il doppio senso del riconoscimento hegeliano
Il saggio mira, tramite un affondo teoretico nel concetto hegeliano di riconoscimento, ad esporre criticamente l’ontologia implicita nei tentativi di istituire irriflessivamente e adialetticamente l’alterità dell’altro, tentativi che ne rivendicano lo statuto fenomenologico di extraconcettualità, pervenendovi però con modalità argomentative non critiche e non concettuali. Obiettivo è quello di recuperare, nel duplice movimento del riconoscimento hegeliano e nella sua logica di completezza e reciprocità, la concretezza dell'alterità e della sua libertà. Particolare attenzione è posta alla tessitura logico-ontologica e alla vocazione epistemica del concetto di riconoscimento, oltre che alla sua centralità nella delineazione dell'autodeterminazione e autosuperamento del soggetto
La libertà del due
Il saggio presenta un'analisi del concetto di libertà che sottende alla categoria di riconoscimento, con particolare riferimento alla declinazione idealistica di tale categoria. Scopo è quello di mettere in evidenza come la natura ontologica del riconoscimento necessiti, per attuarsi, di una concezione di libertà non esauribile né nella declinazione positiva né in quella negativa. Il saggio argomenta infatti la necessità di un'idea di libertà relazionale, costruita sulla relazione di differenza incarnata dal due
Sbloccare le “verità interne”. Filosofia e politica rivoluzionaria in Franco Rodano
The essay reconstructs some aspects of Franco Rodano’s thought,
in an attempt to highlight his effort to inhabit both his Catholic and
Communist affiliations as a dual and biunivocal critique of both traditions.
A critique that is expressed in the action of unlocking and
activating the internal truths inherent in both belongings – experienced
by Rodano within a dynamic and restless “double”, but never
dialectical – whose logic and epistemology is analysed. Particular attention
is paid to the concept of ideal causation, Rodano’s theoretical
attempt to safeguard, through a critique of historical materialism
that is expressed as its rescue, the concepts of revolution and continuity
of historical processuality
Idee, mutamento storico e prassi politica. Il Pci e la filosofia
Il rapporto con la filosofia investe propriamente
la dimensione ontologica ed epistemologica del Pci che
vuole essere, a un tempo, superamento e inveramento della
stessa filosofia, assumendo il compito di rendere realtà concreta
ciò che fino a quel momento era stato solo pensato. In questo
tentativo si esprime – in una ricomprensione del progetto
platonico di realizzare politicamente la filosofia – una delle
più alte scommesse della modernità: trasfigurare la contingenza
inaggirabile della politica in una dimensione razionale,
nella duplice consapevolezza che senza dimensione ideale sia
impossibile una politica rivoluzionaria e che, parimenti, le maglie
della politica – nelle quali il cambiamento trova il proprio
esclusivo campo d’esistenza e solo nelle quali le idee assumono
spessore e dinamicità storica – siano più strette e di altra natura
di quelle della filosofia
BLOCK 21 AND THE PENSABILITÀ OF THE REPRESENTATION OF AUSCHWITZ
Building on the assumption that the Memorial in onore degli italiani caduti nei campi di sterminio nazisti (situated in Auschwitz I, Block 21) is an expression of the meta-reflexive inclination that strengthened the XX century, in other words of the capacity of that century to think itself as a subject, this article aims to highlight and illustrate the philosophical meaning evoked by the Memorial. This philosophical meaning, which has a symbolic value, on one hand leads us to investigate, from the perspective of the philosophy of history, an organic and historically embodied conception of deportation. On the other hand, this philosophical meaning highlights, from the perspective of the aesthetics of memory, a new framework of the question of the representability of Auschwitz wich problematizes the essence itself of the concept of representation and identifies its conditions of possibility in a ineliminable openness towards an ideal dimension. Central to this article is the category of thinkability viewed as a symbolic ground of both the act of testifying and its artistic expression
“Pro Hegel or contra”. Considerazioni critiche sull’utilizzo del concetto di fine della storia in F. Fukuyama
The paper offers a critical consideration of the use of the concept of end of history proposed by F. Fukuyama. While dwelling on the presumed Hegelian genesis of the end of history and on a comparison with Hegel’s system, the main objective of the article is not to offer a philological investigation of the reading proposed by Fukuyama, but, through a comparison with the interpretative and philosophical perspective offered by A. Kojève, to investigate the political origin of the philosophy of history elaborated by Fukuyama and to evaluate its contradictions and criticalities.Il presente contributo intende proporre una considerazione critica dell’utilizzo del concetto di fine della storia proposto da F. Fukuyama. Pur soffermandosi sulla presunta genesi hegeliana della fine della storia e su una comparazione con il sistema di Hegel, l’obiettivo principale dell’articolo non è quello di offrire un’indagine filologica della lettura offerta da Fukuyama, ma, attraverso un confronto con la prospettiva interpretativa e filosofica di A. Kojève, quello di indagare l’origine politica della proposta di filosofia della storia delineata da Fukuyama e di valutarne contraddizioni e criticità
L’antropologia resistenziale tra storia, ontologia ed etica
The essay addresses the question of the philosophical anthropology of the partisan subject – as manifested in the Nazi-fascist struggle – by highlighting its two dimensions: the subjective and the objective. The two dimensions are intertwined by emphasising how the resisting subject is the product, and not the cause, of a modification of the ontological texture of the historical situation imposed by an event. This event, following J. Starobinski’s indications and A. Badiou’s philosophical reflection, is traced by the introduction into the historical dimension of the concept of choice and its intrinsic ethical-political difficulties. The resistant subject is then analysed as the product of fidelity to this choice – which is expressed in choosing to choose in the tragedy of action – in which not the ontological nature of the new anthropology is made explicit, but its practical-political nature
Concetto, profondità, superficie. Georg Simmel, Theodor W. Adorno e la crisi della modernità
L’indagine filosofica e la sua trasmissione didattica, così come si realizzano nella relazione tra maestro ed allievo, permettono di interrogare ed evidenziare alcuni aspetti cogenti della stessa natura del concetto. In un’ottica adorniana il concetto coglie la realtà tramite la mediazione del linguaggio e la definizione di una terminologia; allo stesso tempo, un tale sforzo definitorio rischia di smarrire la relazione con l’obiettività nella reificazione linguistica. Emerge qui la natura paradossale del concetto, la sua coestensiva eccedenza e insufficienza nei confronti della «cosa». Seppur da prospettive differenti, Georg Simmel e Theodor W. Adorno colgono nella modernità, e nella sua costituiva crisi delle istanze gnoseologiche umane, la dimensione nella quale sviluppare sia una critica della nozione filosofica di «profondità» sia un suo recupero all’interno di una nuova topica della relazione soggetto-oggetto
Introduzione
Questa raccolta di scritti di Mario Tronti, la prima a coprire l’intero periodo della sua produzione teorica, nasce dalla constatazione di un consolidato ritorno di interesse nei confronti del suo pensiero, oltre che dalla sostanziale irreperibilità di molte sue opere. Corredata da un’introduzione che ne storicizza il percorso politico e teorico, l’antologia offre una ricostruzione unitaria del pensiero di un intellettuale novecentesco tra i più conosciuti e internazionalmente citati, evidenziandone tanto le continuità quanto le fratture teoriche. Gli scritti selezionati sono raggruppati in quattro sezioni cronologiche, che individuano diversi periodi nel corso dell’evoluzione del pensiero di Tronti: Il punto di vista (1958-1967); Il politico e il movimento operaio (1968-1984); Realismo e trascendenza (1985-1998); Pensare il Novecento (1999-2015). In ciascuno di questi periodi l’autore sottopone a critica e in parte ripensa le proprie categorie, aprendo di volta in volta nuovi campi di ricerca e nuove prospettive per l’azione politica. Riproponendo i frutti più significativi del lavoro di Tronti, il volume risponde non solo a un’esigenza ricostruttiva e periodizzante, ma esprime una specifica natura interpretativa, caratterizzandosi come un utile strumento per la ricezione critica dell’intera opera trontiana.
Mario Tronti, filosofo e politico, negli anni Sessanta è stato tra i fondatori dell’operaismo italiano, poi professore di Filosofia morale e Filosofia politica all’Università di Siena, dirigente del Partito comunista italiano, più volte Senatore della Repubblica e presidente del Centro per la riforma dello Stato. Fra le sue opere più note ricordiamo «Operai e capitale» (1966), «Con le spalle al futuro» (1992), «La politica al tramonto» (1998), «Dello spirito libero» (2015)
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