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SOCIOLOGIA DEL TRAFFICO e strategie di mobilità
Come rimanere esseri umani in mezzo al traffico. Questo libro racconta la commedia umana che ogni giorno si svolge nelle strade, nei parcheggi, nelle relazioni con gli altri protagonisti della rappresentazione: pedoni, automobilisti, vigili, parcheggiatori. Questo volume prende lo spunto da una ricerca svolta in tre noti quartieri di Roma sulle strategie di mobilità adottate dai cittadini per sopravvivere al caos del traffico, ma l’obiettivo che l’autrice si pone – anche utilizzando il paradigma di Goffman- è quello di proporre un’interpretazione più generale dei comportamenti urbani. Il traffico infatti è conseguenza di situazioni strutturali (modalità di costruzione di città e strade, collasso dei mezzi pubblici, quartieri senza autonomia) ma è anche il risultato di comportamenti che noi, abitanti di queste giungle, abbiamo adottato.How to remain human beings in traffic. This book tells the human comedy that takes place every day in the streets, in parking lots, in relations with the other protagonists of the performance: pedestrians, drivers, firefighters, valet parking. This volume takes its cue from a research carried out in three well-known neighborhoods in Rome on mobility strategies adopted by the citizens to survive the chaos of traffic, but the goal that the author arises - even using the paradigm is to Goffman- propose more general interpretation of urban behavior. The traffic is a consequence of structural conditions (of cities and roads construction mode, collapse of public transport, neighborhoods without autonomy) but is also the result of behaviors that we, inhabitants of these jungles, we have adopted
Prigionieri del traffico
Inquinamento e sicurezza ambientale, temi centrali della modernità, sono determinati in larga misura dal traffico urbano. Partendo dai racconti di mobilità di cittadini romani, si cerca di ricostruire l’importanza che hanno nella vita quotidiana il tempo, la fatica, il costo del muoversi oggi. Il confronto tra le modalità di trasporto degli anni passati e la situazione attuale, mette in evidenza i cambiamenti sociali dovuti ad un uso massiccio dei mezzi privati. Questo lavoro raccoglie i racconti di mobilità, utilizzando storie di gente comune che tutti i giorni, prigioniera del traffico, vive il caos della mobilità urbana nel duplice ruolo di vittima e carnefice. L’analisi è condotta con lo strumento dei racconti di vita, intesi nelle scienze sociali, come afferma Bertaux, come una forma particolare di intervista, l’intervista narrativa, nel corso della quale un ricercatore (che può essere uno studente) domanda a una persona, da qui in poi chiamato “soggetto” di raccontargli tutta o una parte della sua esperienza vissuta”. Roma, rappresenta il palcoscenico privilegiato, ove in due luoghi di mobilità corrispondenti a IX e X Municipio, tra Gennaio e Marzo 2008, abbiamo intervistato 21 soggetti, dai 30 agli 80 anni. L’alta variabilità temporale, l’età degli intervistati, ricade nella processualità cara al metodo adottato. L’analisi delle pratiche di mobilità dei maturi (dai 30 ai 55), con cui si è dato inizio all’indagine, si è poi estesa all’esplorazione dei saperi dei più anziani (dai 56 agli 80). Così la dimensione diacronica della scansione temporale degli eventi di vita, individuale, di gruppo e sociale, è esplosa attraverso i racconti sincronici dei più maturi, selezionati in riferimento all’età. I soggetti più anziani, rappresentano i referenti privilegiati di quel passaggio epocale e sociale, che a cavallo della seconda guerra mondiale, segna l’evoluzione di una mobilità automobilistica di tipo elitario a quella di massa, con loro, ripercorriamo il passaggio da una “comunità villaggio” ad un “villaggio globale”. L’esplorazione dei diversi modi di muoversi di una volta, rappresenterà la chiave di lettura per l’analisi della mobilità attuale nella quale le categorie di comunità e società, di locale e globale, tradizionale e moderno, si mescolano ed integrano nel quadro più ampio e complesso della mobilità sostenibile. Esplorando i valori alla base di tipi mobilità così diversi, la ricerca, si pone come momento di riflessione critica, circa le reali possibilità di affermazione e diffusione nell’attuale contesto urbano della mobilità sostenibile. In tal senso, con il campione maturo si sostanziano le pratiche di spostamento quotidiano, in cui la mobilità automobilistica, in particolare, quella messa in atto nel tragitto casa-lavoro, ha rappresentato l’elemento discriminante per la selezione di questa parte degli intervistati. Emerge dall’analisi svolta, una mobilità stratificata in cui la variabile età, come esperienza di vita con il suo bagaglio valoriale e culturale, dirige il traffico su strada di due particolari modelli di utenza. La sostenibilità dei modi di vita di una volta, emersa dai racconti dei “più maturi” (dai 56 agli 80), si riflette in forme di mobilità del passato, come del presente, più sostenibili. Dall’esplorazione delle pratiche di mobilità dei “maturi” (dai 30 ai 55 anni), prende forma la figura dell’automobilista professionista che pianifica i suoi spostamenti in termini spazio-temporali i cui i costi economici e sociali, vengono sottostimati in virtù dei valori automobilistici: tempi di spostamento più rapidi, uso flessibili della città in merito alle esigenze individuali, in cui l’unico inconveniente cui sta adattandosi è costituito dalla penuria dei parcheggi. Allo stato attuale, la mobilità sostenibile, prima che un comportamento, è un particolare modo di sentire che si sostanzia in una subcultura della mobilità urbana condivisa solo dalle generazioni adulte
La città: congestione e traffico
Ho svolto una ricerca su sei famiglie romane. Il lavoro racconta la vita quotidiana di queste famiglie e le relazioni con gli altri protagonisti della rappresentazione (i pedoni, gli automobilisti, i vigili, i motociclisti) che si sviluppano nelle strade, nei parcheggi, alla fermata dell’autobus. L’esperimento prende spunto dall’idea di introdurre nelle abitudini familiari un cambiamento significativo, cioè la rinuncia volontaria all’automobile per un’intera settimana, per poter mettere a fuoco i cambiamenti che si innescano nella quotidianità a seconda del mezzo utilizzato per spostarsi. Attraverso lo studio delle strategie di mobilità adottate dai soggetti per sopravvivere al caos del traffico, si intende proporre – anche utilizzando il paradigma di Goffman – un’interpretazione più generale dei comportamenti urbani. Senza voler sminuire la cruciale importanza di interventi tesi a riorganizzare la struttura spaziale ed urbanistica della città, causa primaria del progressivo aggravarsi della patologia romana, si è voluto, con il presente lavoro, allargare l’ambito di riflessione alle componenti socioculturali della problematica. Il traffico regola la vita di ognuno e appare come un problema insostenibile, perciò le persone imparano a conviverci adottando un codice di comportamento spontaneo costituito da norme informali per orientarsi nella realtà urbana. Il traffico romano, pertanto, verrà osservato come comportamento collettivo, allo stesso tempo causa e risultato di valori ed orientamenti culturali emergenti all’interno della città; il problema della congestione urbana sembra essere difficilmente risolvibile senza intervenire direttamente su quest’aspetto del rapporto del cittadino col territorio urbano di riferimento. Lo studio intrapreso riguarda l’osservazione delle abitudini di sei nuclei famigliari (per un numero complessivo di 23 soggetti) dislocate in differenti zone della città di Roma: tre in zona centrale (Piramide, Trestevere A, Trastevere B), una in zona semiperiferica (Magliana) e due in zona periferica (Labaro, Casalotti). Si tratta di storie di vita centrate sul problema della mobilità con descrizioni dei movimenti della giornata per ogni soggetto, in riferimento ai seguenti nodi principali di mobilità: lavoro, spesa e servizi, tempo libero. L’ipotesi di partenza, quasi una sfida, è se una famiglia romana abituata ad utilizzare almeno un mezzo privato, riesca lo stesso, per una settimana, ad organizzare tutte le attività facendo a meno della propria automobile, o del proprio motorino. Il metodo utilizzato è stato l’osservazione partecipante per due settimane: nella prima si sono osservati tutti gli spostamentoi abituali dei soggetti con i mezzi privati; nella seconda le famiglie sono state osservate nelle loro strategie di adattamento all’uso del mezzo di trasporto pubblico, in seguito alla scelta volontaria di abbandonare l’uso dell’automobile. Seguendo come un’ombra i soggetti, utilizzando la tecnica di osservazione “shadowing”, siamo entrati in una relazione di complicità con loro. La reciprocità che caratterizza l’interazione che si stabilisce tra i due poli della ricerca ha consentito ad entrambi di avere un ruolo attivo nella costruzione del racconto e nel processo conoscitivo, in cui il diario di osservazione “etnografica” è sembrato il più efficace metodo di analisi della vita quotidiana dei soggetti indagati. Dallo studio effettuato emerge che alcuni comportamenti sono molto radicati nei soggetti osservati e che occorre mutare in primo luogo quelle abitudini urbane e quelle norme comportamentali diffuse che ostacolano profondamente la riuscita di qualunque politica di mobilità. Lavorare sulla cultura del traffico implica dunque in primo luogo, sensibilizzare il cittadino e diffondere nuove norme di comportamento in grado di innalzare il livello globale della vita
La radio: mezzo di comunicazione antico, ma ancora attuale.
Nel presente lavoro, si ripercorrono le principali fasi storiche di affermazione e diffusione di questo mezzo di comunicazione antico ma ancora attuale: la radio.
In particolare la trattazione si articola in riferimento ai seguenti snodi principali.
Dal periodo in cui si cominciò a parlare per la prima volta in Italia, di servizi radiofonici, corrispondente dall’ultimo scorcio dell’età giolittiana (1910), al 1933, in cui per tre milioni di scolari italiani inizia l’alfabetizzazione al mezzo radiofonico e alla lingua.
Da strumento di élite a mezzo di comunicazione di massa (dal 1935 al 1942) in cui la radio diventa sempre più uno strumento politico, utilizzato per la propaganda, sebbene si collochi anche in ambito domestico, come strumento attorno al quale si riunisce la famiglia. Fu la guerra ad aprire la strada alla diffusione di massa del mezzo radiofonico e nel 1942 si contavano due milioni di utenti.
La nascita della Rai nel secondo dopoguerra, confermò la natura pubblica del servizio radiofonico e, di conseguenza, anche il regime di monopolio.
Nel 1952 ci furono le prime trasmissioni televisive sperimentali e nel Gennaio del 1954 venne inaugurato il primo servizio regolare di televisione in Italia, ma la radio, grazie all’affezione del suo pubblico, riesce a resistere anche al ciclone televisivo, cambiando ed invadendo nuove fasce orarie.
Negli anni '60 lo sviluppo tecnologico favorisce la filodiffusione e l’ingresso del transistor consente alla radio di diventare un oggetto piccolo e leggero. Nel 1975, la riforma della Rai, sancisce la fine del regime di monopolio favorendo in pochi anni la nascita di centinaia di stazioni i cui palinsesti cambiano e si evolvono alla conquista di un numero sempre maggiore di radioascoltatori.
Negli “anni di piombo” (1980), la radio si pone come agente di progresso e spesso come elemento di unificazione e riconoscimento. Nascono diverse tipologie di radio locali , da quelle libere fortemente politicizzate (Radio popolare, Onda Rossa, Radio Alice, Radio Radio Città Futura, Radio radicale), a quelle commerciali, orientate al profitto e fondate su programmazioni ad alto contenuto di musica ed intrattenimento. Alla fine del decennio, in Italia le radio libere sono già 2.600 e costituiscono un fenomeno di grande rilevanza sociale.
Alla fine degli anni '90, ad onta di chi la considerava fuori moda dalla famiglia delle nuove tecnologie comunicative, la radio ha aperto con slancio un nuovo capitolo mostrandosi più che mai adatta al connubio con internet
A TU PER TU CON LA STRADA: PER UNA NUOVA CULTURA DELLA MOBILITA’
Nell’ambito dei processi di educazione e socializzazione volti alla costruzione di una nuova cultura della mobilità sicura e, sostenibile, diverse sono le strategie comunicative e formative messe in campo da soggetti pubblici e privati. Rafforzare l’istruzione e la formazione per gli utenti della strada, rappresenta uno degli obiettivi strategici nell’ambito del quale si stanno realizzando azioni e progetti di tipo sperimentale, con modalità comunicative mirate a specifiche popolazioni stradali.
In merito a ciò, presentiamo alcuni risultati del progetto sperimentale “Studenti di oggi cittadini di domani: lezioni di mobilità e sicurezza in strada” messo a punto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dall’Agenzia per la Mobilità, con la collaborazione del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza, Università di Roma.Within of the processes of education and socialization for the construction of a new culture of safety and sustainable mobility, there are different communication and training strategies supported by Public and Private Entities. Strengthening education and training for road users, is one of the strategic objectives within which are being carried out actions and experimental projects, with modes of communication targeted to specific road users.
In this context, we present some results of the experimental project "Students today's citizens of tomorrow: lessons of mobility and road safety" developed by the Ministry of Infrastructure and Transport and the Agency for Mobility, with the collaboration of the Department Communication and Social Research of the Sapienza University of Rome
Le nuove agenzie della socializzazione
Questa monografia propone una chiave di lettura per indagare il vissuto e la quotidianità del mondo giovanile, soggetto ai mutamenti dei nuovi stili di vita e di consumo. La dis (integrazione) dei mondi dei sentimenti, la precarietà esistenziale e lavorativa, l’andamento ondivago e contrastante delle tradizionali agenzie di socializzazione sono soltanto alcuni degli elementi che caratterizzano i percorsi di vita e le esperienze della gioventù. Dando voce ai giovani nei loro luoghi simbolo, la ricerca delinea profili inediti della condizione giovanile della Regione Lazio, descrivendo la loro visione del presente e del futuro. Nell’impossibilità obiettiva di coltivare forme di integrazione tradizionali, così come vorrebbero le generazioni adulte, i giovani elaborano strategie originali di integrazione sociale: è da questi taciti accordi che nascono le nuove premesse di vita e la possibilità di pensare al futuro come ad una chance emancipatoria che da tutti possa essere fattivamente esplorata. In particolare, il mio contributo, prende in esame le seguenti dimensioni: il tempo libero declinato in tempo libero sociale, edonistico ed individualistico; il rapporto dei giovani con i media; l’associazionismo; il rapporto con il mercato del lavoro ed in ultimo, con le istituzioni
Giovani rappresentazioni sociali del sistema mobilità e processi di apprendimento
L’articolo presenta alcuni risultati emersi dalla valutazione del progetto sperimentale “Studenti di oggi cittadini di domani: lezioni di mobilità e sicurezza in strada” messo a punto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in collaborazione con il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, Sapienza Università di Roma. L’obiettivo è duplice: il primo, di natura teorico-esplorativa intende usare il macro-paradigma delle rappresentazioni sociali per interpretare il contenuto delle giovani rappresentazioni di mobilità nel campione di riferimento, oltreché, il modo in cui esse si modificano; il secondo, si colloca nella dimensione empirica-pragmatica del processo formativo, e consiste nel valutare, in positivo e in negativo, la natura del cambiamento prodotto dall’intervento erogato, la cui rilevanza risiede, nella capacità delle rappresentazioni sociali di orientare pratiche di mobilità, più sicure e sostenibili.This article presents some findings from the evaluation of the experimental project "Today students, tomorrow’s citizens: lessons of mobility and road safety" developed by the Ministry of Infrastructure and Transport in collaboration with the Department of Communication and social Research, Sapienza University of Rome. It has two aims: the first, theoretical and exploratory, intends to use the macro-paradigm of social representations to interpret the content of the young representations of mobility, as well as the way they can be modified. The second, following the first, concerns the empirical-pragmatic dimension of the training process. It consists in evaluating, both positively and negatively, the nature of change produced by the training project, the relevance of which resides in the ability of social representations to advise safer and more sustainable practices of mobility
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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