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    Alberto Castoldi e le regole del gioco

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    Il saggio analizza la feconda ambivalenza presente nel rapporto tra Alberto Castoldi e il canone letterario. La resistenza a ogni forma di pensiero in linea con l'ortodossia critica dominante, e il piacere intellettuale nel metterne evidenza incrinature e aporie, si accompagna, nelle riflessioni teoriche di Castoldi, alla sommessa nostalgia per sistemi di pensiero capaci di articolare quella dimensione normativa che costituisce la premessa necessaria di ogni successiva trasgressione

    Congedandosi dalla paura: Alberto Castoldi sulla crisi dei valori nella modernità

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    Quando nel 2010 Alberto Castoldi scrive "Congedi", egli aveva raggiunto la serenità e l’esperienza per posare il pensiero sulla perdita traumatica dell’orizzonte di senso che segue all’affermazione della nuova civiltà borghese. “Congedo” è una parola che raccoglie in sé una ambiguità: ci si può congedare, allontanandosi, oppure si può congedare qualcuno, come il padrone che dà congedo al servitore. Forse è per questo che l’autore di Congedi, il cui interesse è catturato da La crisi dei valori nella modernità in cui consiste il sottotitolo dello scritto, sceglie di usare la parola al plurale. Castoldi si fa flâneur viaggiatore errante nel tempo, fra la modernità e la contemporaneità, alla ricerca di tracce che diano testimonianza della “perdita di senso”, che della paura è origine. Un viaggio in cui la vista si poggia con insistente curiosità sull’Europa e sul nichilismo che la tormenta

    Flâneries. Scritti in memoria di Alberto Castoldi

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    Visionario anticipatore di quel dialogo fra i saperi divenuto oggi cruciale per la formazione, Alberto Castoldi (1941-2019) è stato Rettore dell’Università di Bergamo dal 1999 al 2009 e Professore Emerito di Letteratura francese. Castoldi sapeva unire, in maniera rara, lo sguardo lungo sul passato e le nuove sfide del futuro. Dal poliziesco al flâneur, dal collezionismo di rarità alla bibliofilia, dalle regole del gioco alle avanguardie storiche, dalla fotografia spiritica all’informe dell’arte contemporanea, passando per la storia sociale, scientifica e quella dei colori, gli interventi qui presentati raccolgono solo in parte le innumerevoli suggestioni lasciate da Castoldi nei suoi scritti e nel suo insegnamento di francesista fuori dagli schemi. Raccomandava soprattutto la passione per la curiosità, ed è a questo desiderio onnivoro di conoscere e capire che il volume rende omaggio, obbligandoci, come Alberto Castoldi ha insegnato, al confronto con le infinite virtualità dell’immaginario

    Alberto Castoldi, L'imaginaire des cartes

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    L’Imaginaire des Cartes est le sixième ouvrage d’une série née de la collaboration entre L’Harmattan et la maison d’édition italienne Sestante Edizioni et intitulée « L’Envers du Miroir ». Co-directeur de cette collection dédiée aux sciences humaines et professeur de littérature française à l’Université de Bergame, Alberto Castoldi est aussi l’auteur de cet étonnant opuscule sur la carte et l’imaginaire. Le sujet de l’ouvrage, la carte comme objet d’art et d’esprit, paraît s’inscrire dans la ..

    Les études françaises et la réforme de l'Université

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    Castoldi Alberto. Les études françaises et la réforme de l'Université. In: Cahiers de l'Association internationale des études francaises, 2007, n°59. pp. 63-67

    Il ritratto iniziatico

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    Il saggio esplora il tema del ritratto nella prospettiva antropologica del percorso iniziatico, ricostruendo una lunga tradizione che va dall’arte egizia e romana e, passando per Botticelli, Giorgione, Tiziano, Raffaello, Velasquez, giunge all’Ottocento con Courbet. Centrale nell’analisi è il fenomeno del ‘doppio ritratto’, che il saggio illustra nelle varianti proposte dai diversi artisti insistendo sul valore di passaggio rituale connesso alla duplice raffigurazione, dove un identico personaggio è messo simbolicamente a morte per poi risorgere a un nuovo statu

    Bibliofollia

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    Il saggio esplora il fenomeno della bibliomania nelle epoche e negli autori europei più diversi, sottolineando il carattere inquietante di una passione per i libri che può spingersi fino al crimine o alla follia, o generare effetti di scrittura altrettanto pericolosi e devastanti. Particolare attenzione è riservata all’Ottocento, quando l’editoria di massa porta svariati intellettuali (Nodier, Flaubert, Louys, ecc) a mitizzare la figura del bibliomane, trasformandolo, insieme al collezionista, in una delle figure letterarie più emblematiche della sensibilità moderna
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