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    Ingredient branding: un'opportunità per le imprese prive di un brand forte?

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    To strengthen their competitive positions several business-to-business suppliers have started implementing the ingredient branding strategy. However, available literature suggests that only suppliers with large promotional budgets may select this strategy. This perspective is questioned when observing that some ingredient producers lacking the resources needed for building brand awareness were nonetheless able to enter ingredient branding agreements. The purpose of this paper is to solve this inconsistency by exploring the factors that are able to explain the feasibility and the success of such initiatives, focusing on supplier-buyer relationships. To reach this goal, the results of the in-depth analysis of a case study are presented and discussed in detail. The results of this study suggest that the ingredient branding strategy could help several SMEs to grow through the internal exploitation of their innovative ingredients

    Estensione di marca e successo dell’innovazione di mercato. Un modello sistemico relazionale

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    In un contesto nel quale la cresente competizione richiede all’impresa di costruire e consolidare relazioni durature con i propri clienti, la marca va acquisendo una rinnovata centralità, allontanandosi sempre più da funzioni meramente promozionali. Essa diviene un vero e proprio luogo di mediazione stabile tra l’impresa ed il proprio mercato, consentendo di generare un patrimonio relazionale di lungo periodo che sovente viene utilizzato anche per lanciare innovazioni di prodotto in mercati diversi da quelli già presidiati (la c.d. estensione di marca). La corretta gestione di tale operazione richiede tuttavia di adottare una prospettiva relazionale di lungo periodo, non sempre sovrapponibile al risultato di vendite in sé del nuovo prodotto. Il presente volume, servendosi di una cornice sistemico-relazionale, approfondisce tale tematica, sia presentando la Letteratura nazionale ed internazionale di riferimento sia analizzando in profondità alcuni casi concreti, per giungere infine a delineare un modello sistemico-relazionale di gestione del successo dell’estensione di marca

    ‘Manufacturing is coming home’: does reshoring improve perceived product quality?

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    Purpose Recently, many firms have reshored manufacturing activities back to their home countries to increase customer perceptions of product quality. However, there is no evidence that relocating production to the home country improves customer-perceived quality. This study intends to address this gap by assessing the variations between pre- and post-reshoring product quality, as perceived by domestic customers. Design/methodology/approach Data were collected through a questionnaire, which used the case of an Italian fashion brand that had reshored its manufacturing from Romania to Italy as the stimulus. Two analyses of the collected data (n = 399) were conducted, applying both 2 × 2 × 2 factorial design and partial least squares–structural equation modelling (PLS–SEM) multigroup analysis. Findings Reshoring increased the level of perceived product quality only for customers that both were aware of the firm’s past offshoring decision and had high levels of affective ethnocentrism. For all other customers, no significant variations between pre- and post-reshoring product quality were observed. Research limitations/implications This study challenges previous findings, revealing that only a minor share of customers perceived products to be of higher quality after reshoring. Practical implications Increasing customer-perceived quality may not be a sufficient motivation to select the reshoring strategy. In addition, when announcing reshoring strategies, producers should appeal to customers’ emotions and not use rational arguments about objective product quality. Originality/value This is the first study to assess variations between pre- and post-reshoring customer-perceived quality and to identify factors that explain such variations

    Business-to-business branding: continuità, discontinuità e problemi aperti

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    Atti pubblicati su CD ROM e sul sito http://www.marketing-trends-congress.com/2009_cp/HTML/pages/paper_lista.ht

    Business-to-business branding: continuità, discontinuità e problemi aperti

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    La crescente competizione globale che coinvolge sempre più intensamente anche i mercati industriali ha portato negli ultimi anni diversi Autori ad interrogarsi circa il ruolo potenziale che la marca potrebbe ricoprire per l’affermazione di vantaggi competitivi in tali contesti. Prendendo avvio da una dettagliata revisione della Letteratura sul business-to-business branding, il presente lavoro si propone innanzitutto di dimostrare come parte della conoscenza disponibile possa risultare fuorviante. Attraverso una meta-analisi di uno studio di Kotler e Pfoertsch (2006), si evidenzia in particolare l’inefficacia di un diretto ed incondizionato trasferimento dei principi e soprattutto delle strategie di branding dai mercati B2C a quelli B2B. Infine, il lavoro propone alcune proposizioni teoriche nella prospettiva della costruzione di un modello complessivo di business branding basato sulle circostanze, radicato nell’approccio relazionale elaborato da Håkansson e Snehota (1995)

    Ingredient branding: un’opportunità accessibile alle imprese produttrici di componenti prive di marchio forte?

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    Nel tentativo di ridurre le pressioni sui prezzi e i crescenti rischi di commoditizzazione dei propri prodotti, alcune imprese che operano su stadi intermedi delle filiere (quindi nel B2B) stanno attingendo alle potenzialità della strategia di ingredient branding, cioè a quella specifica strategia di co-branding che consiste nell’apposizione del proprio brand (il brand di ingrediente o componente, appunto) sul prodotto finale, accanto al brand del prodotto stesso. I pochi studi scientifici sull’argomento sembrano suggerire che per i produttori di componenti l’unico modo per avviare operazioni di ingredient branding sia di attivare ingenti investimenti iniziali per creare un sufficiente livello di notorietà del proprio marchio presso i consumatori finali, stimolando la loro preferenza verso quei prodotti che contengono la specifica componente brandizzata. Tale prospettiva è tuttavia messa in discussione dalla constatazione che alcuni fornitori di componenti privi delle risorse necessarie per realizzare tali investimenti hanno comunque avuto accesso ad accordi di ingredient branding. Prendendo avvio da tale incongruenza tra gli studi disponibili e le realtà citate, il presente lavoro si propone di esplorare i fattori alla base della fattibilità e del successo di tali iniziative, focalizzandosi sulle dinamiche relazionali che coinvolgono il fornitore della componente e l’impresa cliente. Allo scopo di raggiungere l’obiettivo indicato, il lavoro include tanto una revisione critica della Letteratura sugli aspetti B2C (in termini di percezioni dei consumatori) e sugli aspetti B2B (in termini di dinamiche fornitore-cliente) dell’ingredient branding, quanto una verifica empirica basata sull’analisi in profondità di due casi. Dai risultati emergono alcuni elementi che caratterizzano e distinguono i processi di avvio e sviluppo di strategie di successo di ingredient branding che coinvolgono imprese fornitrici di componenti, prive di un marchio forte e delle risorse per la promozione massiccia del marchio sul mercato finale.Le implicazioni pratiche dell’analisi paiono rilevanti: l’ingredient branding potrebbe divenire strumento di crescita per molte PMI, rendendole capaci di puntare alla valorizzazione interna di “ingredienti” particolarmente innovativi, in alternativa alla (frequente) cessione dei relativi brevetti a grandi imprese e alla fornitura di componenti “unbranded” all’interno di accordi di outsourcing

    L’impatto economico diretto del turismo tout court per Bardolino

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    Il contributo propone una stima dell’impatto economico diretto del turismo tout court a Bardolino

    Assessing the impact of business-to-business brand reputation on comparative brand preference and buyer’s satisfaction

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    Business-to-business branding has received increasing attention from researchers in the last few years. Several issues related to industrial branding have been studied (e.g., antecedents and consequences of brand equity or ingredient branding strategies), but many others still need to be investigated. The purpose of this paper is to contribute to this strand of inquiry by analyzing the impact of brand reputation on buyers’ comparative brand preference and satisfaction. From a methodological point of view, this paper is the first to study industrial branding through logistic regression. Cross-sectional research was conducted in the accounting and auditing industry. 171 questionnaires were returned and analyzed. The results demonstrate that brand reputation is a direct antecedent of buyers’ comparative brand preference. Moreover, the study identifies a moderating role of the level of knowledge held by the buyer as necessary for the value-generating process

    Strategie di branding nei mercati business-to-business

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    Negli ultimi anni il brand è entrato a pieno titolo tra gli strumenti di marketing dell’impresa operante nei mercati business-to-business. Tuttavia ad oggi poco si sa sulle strategie con le quali l’impresa dovrebbe gestire il brand in tali mercati. Si tratta di decisioni molto complesse che devono tenere conto delle peculiarità del business-to-business, non potendo semplicemente mutuare logiche e strumenti dal branding nei mercati business-to-consumer. Il presente lavoro si propone di fare luce su questo tema cercando di chiarire come l’impresa dovrebbe definire e gestire il proprio mix di strategie di BtoB branding in funzione delle specificità dei mercati (tipi di clienti e di supply chain) in cui opera. L’analisi è arricchita dallo studio in profondità di alcuni casi di imprese con una consolidata esperienza nelle attività di BtoB branding in Italia
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