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Paolino, Platone e gli altri. Le storie "dei" e "per" i piccoli di Giovanna Righini Ricci
“Bambini per sempre” o sull’infanzia narrata tra immaginario e realtà. Un percorso meta-riflessivo
Chi è il bambino? Quali caratteristiche devono avere i libri per “piccole mani”? Che cos’è la letteratura per l’infanzia e che cosa significa fare pedagogia della lettura?
Il volume, attraverso le voci delle autrici e degli autori coinvolti, prova a riflettere in senso ampio sui principali fattori che intervengono nel lungo e faticoso processo di “costruzione del lettore”. Ne nascono riflessioni teoriche e proposte operative d’indagine intorno al libro e alla lettura, ma anche intorno alle competenze dell’educatore, che oltre a mettere in luce i risvolti più attuali degli studi intorno al tema, rendono il volume particolarmente utile per chiunque voglia occuparsi professionalmente di pedagogia della lettura
Giovanna Righini Ricci. La donna l'insegnante la scrittrice
Giovanna Righini Ricci era un’insegnante e una scrittrice, nata nel 1933 a
Lugo di Romagna, nella campagna romagnola, e scomparsa a Bologna nel
1993. Un nome che non capita facilmente di incontrare, se non in brevissime citazioni,
nelle storie della letteratura per l’infanzia o negli articoli delle riviste del
settore, nonostante sia stata autrice di più di cinquanta pubblicazioni, tra saggi
e articoli scientifici sulla didattica — pubblicati su alcune delle riviste più prestigiose
del suo tempo, come « Rassegna di cultura e di vita scolastica » — e opere
narrative, rivolte in modo particolare agli adolescenti. Il lavoro mira a raccontare,
in una prospettiva interdisciplinare (che intreccia pedagogia, letteratura
e musica) una figura complessa, pur nella sua semplicità, per restituirne al lettore,
nella loro pienezza — prendendo a prestito il titolo del convegno dal quale
il volume prende le mosse — quelle che possono esserne considerate le tre “anime”:
la donna, l’insegnante e la scrittrice; i tre volti di un’autrice che Pino Boero
e Carmine De Luca, nella loro Letteratura per l’infanzia, non esitarono a definire
di «originalità e serio mestiere»
Living and telling stories of illness and hospitalization through fairy tales.
What link exists beetween health and storytelling? The hypothesis that reading aloud could be an effective instrument in order to support the well-being of the hospitalized child, and that writing to stimulate the expression of their own inner world is the theoretical reference of the bibliotherapy, methology based on the notion that reading could be an effective instrument to promote the development and the well-being of the child and to favour him/her to get the maximum gain during the hospitalization experience. As for the writing, when they tell, children “tell about themselves” and they speak their wishes, feelings, emotions, fears, in a way that is figurative. Read their writings can become, in this sense, as well as a way to take-care-in, an useful key to the world of childhood and, ultimately, a way to improve the quality of care given to them
“A misura” di bambino e di bambina. Ripensare i servizi educativi per l’infanzia secondo un approccio Early Childhood Education and Care
Negli ultimi anni, il tema della conciliazione ha rappresentato un obiettivo strategico per l’Unione Europea che si sta sforzando di ridurre non solo il gender gapma anche di favorire più in generale i tempi di conciliazione di vita e di lavoro delle famiglie. Di qui l’importanza di garantire la presenza sul territorio di un sistema integrato di servizi educativi destinati all’infanzia, che possano fungere non soltanto da luoghi di istruzione e di formazione rivolti ai/alle più piccoli/e, ma anche da supporto a una genitorialità competente. Un sistema, in altre parole, che andrebbea vantaggio della società in generale, consentendo anche una migliore conciliazione dei tempi di vita con quelli di lavoro e, alle donne in particolare, maggiori possibilità di accesso all’occupazione con un conseguente miglioramento della qualità della vita della famiglia.
Il volume riporta l’esperienza delloSpazio gioco, organizzato dall’Università di Foggia per ospitare le bambine e i bambini figli dei dipendenti dell’Ateneo durante il periodo estivo,e che, a partire dal 2013, anno della sua istituzione, si è configurato nel tempo come “uno spazio”rivolto sì al servizio della famiglia,maper la tutela dei diritti dell’infanzia. Capitolo dopo capitolo, il testo rende conto di come un servizio educativo, se organizzato a partire da precisi “indicatori di qualità”, possa diventare, per i/le più piccoli/e, luogo di promozione delle intelligenze e della creatività. Non solo. I saggi che ne costituiscono la seconda parte e la documentazione, in particolare, nel restituire gli aspetti educativi e didattici del servizio, evidenziano come lo Spazio Gioco possa essere per tutti: bambini e bambine, ma anche madri e padri, e, non ultimi, educatori ed educatrici, un luogo di apprendimento, di crescita e di socializzazione e, quindi, di investimento per il proprio futuro.
Negli ultimi anni, il tema della conciliazione ha rappresentato un obiettivo strategico per l’Unione Europea che si sta sforzando di ridurre non solo il gender gapma anche di favorire più in generale i tempi di conciliazione di vita e di lavoro delle famiglie. Di qui l’importanza di garantire la presenza sul territorio di un sistema integrato di servizi educativi destinati all’infanzia, che possano fungere non soltanto da luoghi di istruzione e di formazione rivolti ai/alle più piccoli/e, ma anche da supporto a una genitorialità competente. Un sistema, in altre parole, che andrebbea vantaggio della società in generale, consentendo anche una migliore conciliazione dei tempi di vita con quelli di lavoro e, alle donne in particolare, maggiori possibilità di accesso all’occupazione con un conseguente miglioramento della qualità della vita della famiglia.
Il volume riporta l’esperienza delloSpazio gioco, organizzato dall’Università di Foggia per ospitare le bambine e i bambini figli dei dipendenti dell’Ateneo durante il periodo estivo,e che, a partire dal 2013, anno della sua istituzione, si è configurato nel tempo come “uno spazio”rivolto sì al servizio della famiglia,maper la tutela dei diritti dell’infanzia. Capitolo dopo capitolo, il testo rende conto di come un servizio educativo, se organizzato a partire da precisi “indicatori di qualità”, possa diventare, per i/le più piccoli/e, luogo di promozione delle intelligenze e della creatività. Non solo. I saggi che ne costituiscono la seconda parte e la documentazione, in particolare, nel restituire gli aspetti educativi e didattici del servizio, evidenziano come lo Spazio Gioco possa essere per tutti: bambini e bambine, ma anche madri e padri, e, non ultimi, educatori ed educatrici, un luogo di apprendimento, di crescita e di socializzazione e, quindi, di investimento per il proprio futuro
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