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Ricerca-intervento e qualità dell'università. Riflessioni a partire da un'esperienza condotta in ottica clinico-partecipativa.
L’attenzione verso la qualità universitaria si è spesso tradotta nell’adozione di modelli di tipo economico-gestionale. Minore rilevanza hanno avuto proposte basate su un’idea della qualità come dispositivo favorente l’investimento progettuale degli studenti nel percorso formativo.
Il nostro contributo si colloca all’interno di questo secondo filone e presenta i risultati di esperienze realizzate all’interno di un percorso di ricerca-azione che ha coinvolto studenti della classe 19 dell’Università di Palermo.
Verranno riferiti i risultati di rilevazioni dei modelli socio-simbolici degli studenti che, intervenendo nella fruizione del processo formativo, ne influenzano l’efficacia; verrà inoltre descritta l’esperienza realizzata nell’ambito di un dispositivo elaborativo-riflessivo volto a favorire la presa di consapevolezza delle proprie modalità di rappresentarsi e vivere il processo del diventare educatore/formatore.
Nel primo caso saranno illustrati gli esiti della somministrazione di un questionario costruito sulla metodologia ISO (Carli & Paniccia, 1999; Carli & Salvatore, 2001): la realizzazione di Analisi delle Corrispondenze Multiple ha consentito l’individuazione delle dimensioni latenti di senso costitutive delle immagini del contesto e dell’Università, e dell’educazione/formazione; successive Analisi dei Cluster hanno poi permesso di raggruppare i partecipanti alla ricerca rispetto ai profili di risposta tipici.
Nel secondo caso ci si soffermerà sull’impianto generale del percorso, sui suoi momenti salienti e sulla descrizione degli strumenti di monitoraggio messi a punto per la valutazione del processo.
La discussione delle diverse esperienze farà da spunto per l’esposizione di alcune considerazioni teorico-metodologiche sulle potenzialità della ricerca-intervento nello specifico ambito di interesse con particolare riferimento al contributo degli orientamenti clinico e partecipativo
L'action research nei contesti organizzativi. Orientamenti ed esperienze
Sebbene nell’arco di oltre settanta anni di storia abbia conosciuto fasi alterne segnate da minore o maggiore successo, l’orientamento della ricerca-azione si è rivelato flessibile ed adattabile alle esigenze della ricerca applicata a problematiche sociali ed organizzative rilevanti. Ciò è stato possibile grazie ad una serie di riformulazioni e modulazioni dell’originaria proposta lewiniana, i cui principi generali sembrano ancora oggi poter rappresentare un nucleo identitario forte e riconoscibile all’interno di un quadro così fortemente segnato dalla presenza di differenze teorico-epistemologiche e metodologiche al punto da rendere preferibile ai più parlare della ricerca-azione come di una famiglia di approcci più che di un approccio.
In un quadro di riferimento culturale in cui la ricerca-azione soffre però ancora, in particolare nel mondo accademico, di una non piena considerazione, questo volume intende affermarne e promuoverne l’utilità e le grandi potenzialità conoscitive e trasformative rispetto ai temi ed ai problemi dei contesti del lavoro, delle organizzazioni, dei sistemi di convivenza in genere.
Oltre che ripercorrere lo sviluppo del modello, sia con riferimento alle dimensioni teoriche che metodologiche, congruo spazio viene dedicato al resoconto di esperienze realizzate dagli Autori presso contesti organizzativi che erogano servizi rilevanti per la collettività. L’attività di rendicontazione appare infatti necessaria nella pratica della ricerca-azione, e questo non solo con riferimento alla fondamentale questione della condivisione dei risultati e dello scambio delle informazioni con i soggetti coinvolti, ma anche rispetto alla comunicazione scientifica con soggetti terzi, non partecipanti alle esperienze realizzate, dove la discussione sugli aspetti metodologici e sulla validità della ricerca non possono mai essere separati dalla riflessione sulla processualità dell’esperienza
L'intervento psicosociale per il miglioramento della qualità dell'Università come sostegno ai processi di professionalizzazione e promozione del benessere organizzativo: esperienze e prospettive.
Per un approccio non riduttivistico allo stress lavoro-correlato: un questionario per i contesti ospedalieri mirato alla rilevazione della tematica benessere-disagio come elemento della dinamica psicosociologica dell’organizzazione.
Le recenti urgenze adempitive relative allo stress lavoro-correlato hanno favorito la tendenza a realizzare interventi fondati su implicite visioni dello stress come fenomeno autonomo rispetto alla dinamica psicosociale e culturale dell’organizzazione. Gli obblighi normativi possono invece rivelarsi occasioni per promuovere la diffusione di una cultura dello sviluppo e dell’empowerment organizzativo proponendo ai committenti una visione del ‘buon lavoro’ centrata non solo sulla assenza di disagio, ma anche sulla presenza di benessere, e la possibilità di realizzare interventi di ricerca-azione che si concretizzino in un accompagnamento delle organizzazioni verso la capacità di apprendere su di sé cogliendo negli eventi relativi al benessere/disagio indizi del senso culturale della loro storia, della loro progettualità, della loro complessiva dinamica psicosociale.
Proprio a tal fine, con riferimento alla richiesta di una Azienda ospedaliera di effettuare una rilevazione di stress lavoro-correlato, è stato costruito un questionario orientato ad inquadrare i consueti dati più direttamente connessi allo stress, come quelli relativi allo stato di salute psico-fisica, alla soddisfazione, al senso di appartenenza e di fiducia organizzativa, all’interno di una cornice delineata da un altro set di dati relativo sia ai valori del lavoro che ad una configurazione delle fonti di stress organizzata lungo le tre dimensioni del rapporto con il proprio lavoro, con il proprio gruppo, con l’organizzazione; rispetto a queste tre dimensioni, inoltre, una sezione del questionario indaga l’importanza loro attribuita al fine di potere disporre di dati sugli scarti importanza-percezione, rilevanti indicatori delle rappresentazioni culturali presenti nel contesto aziendale.
L’analisi dei dati raccolti da 1246 questionari, realizzata mediante Spss, ha previsto diversi step, alcuni dei quali ancora in corso: una esplorazione della struttura fattoriale delle parti del questionario relative alle fonti di stress ed alla importanza loro attribuita; il calcolo dei punteggi medi per ciascuna delle dimensioni analizzate e, laddove prevista, degli scarti importanza/percezione; uno studio delle sulle relazioni tra le diverse variabili prese in considerazione mediante modelli di equazioni strutturali, con il supporto del software AMOS.
I primi risultati emersi hanno messo in luce relazioni fra i tre diversi livelli della esperienza organizzativa citati ed alcuni aspetti dello stress e della soddisfazione confermando l’utilità della adozione di una visione psicosociale dello stress piuttosto che di semplice relazione individuo-stressors e la sua possibilità di essere adottata come fondamento dell’avvio di un intervento di miglioramento del benessere organizzativo
EFFICACIA DI DISPOSITIVI FORMATIVI ELABORATIVO-RIFLESSIVI IN INTERVENTI ORIENTATI ALLO SVILUPPO DELL’IDENTITÀ PROFESSIONALE IN STUDENTI
Introduzione.
All’interno di un progetto relativo alla costruzione di un modello psicosociale della qualità universitaria, il contributo si centra sulla verifica di efficacia di dispositivi formativi riflessivi atti a consentire agli studenti il riconoscimento e lo sviluppo virtuoso dei loro modelli di identità, così da facilitare la costruzione di rappresentazioni di ruolo sulle quali fondare competenze idonee a dialogare con la mutevolezza, ormai strutturale, dei contesti e degli utenti delle professioni di aiuto.
Obiettivi e metodi
I dispositivi utilizzati, gruppi semi-direttivi di discussione, sono stati finalizzati alla esplorazione e trasformazione in chiave meno idealizzante delle rappresentazioni della professione, dei suoi attori, di se stessi. Per valutare l’efficacia dei dispositivi sono stati somministrati in apertura e chiusura delle attività strumenti quali-quantitativi: sono qui discussi i dati relativi a dei differenziali semantici, ed a dei testi a composizione libera su consegne poco strutturate. Sono stati confrontati gruppi diversi, composti da studenti che avessero o meno svolto attività di tirocinio, al fine di indagare come l’esperienza professionale influenzasse i processi studiati.
Risultati
I dati permetteno di valutare positivamente l’efficacia dei dispositivi adottati, in particolare per gli studenti che abbiano già effettuato esperienze di tirocinio. Sembra cioè possibile affermare che l’utilizzo di questi dispositivi possa contribuire a creare ponti tra lo studio e lo sviluppo della identità professionale ed al cambiamento dei modelli socio-simbolici degli studenti, elementi che influenzano le loro specifiche modalità di fruizione dell’offerta formativa.
Conclusioni.
L’introduzione di dispositivi elaborativo-riflessivi quali quelli da noi utilizzati può tradursi in un significativo arricchimento del percorso formativo offerto all’interno dei corsi di studio universitari rivolti alle professioni di aiuto
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