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    I primi anni di attività dell'Archivio di Stato di Pisa attraverso la corrispondenza con la Soprintendenza Generale degli Archivi Toscani (1865-1876)

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    L'Archivio di Stato di Pisa nacque grazie alla fervida attività di Francesco Bonaini, Soprintendente Generale agli Archivi Toscani che volle dotare la città di un unico istituto dove fossero ricongiunti, così come era stato fatto a Lucca e a Siena, tutti i documenti che la riguardassero. Il 22 febbraio 1860 il Governo Provvisorio della Toscana decretò l’istituzione dell’Archivio di Stato, in realtà trascorsero cinque anni prima dell’inaugurazione ed apertura dell’Archivio Pisano avvenuta il 4 giugno 1865, durante i quali Bonaini dovette impegnarsi attivamente oltre che per la riunione dei documenti da riunire a Pisa e provenienti da diverse sedi, anche per ottenere i locali da destinare all’archivio. Il nuovo istituto fu dotato di tre divisioni: archivio Diplomatico, Archivio della Repubblica, Archivio della città di Pisa durante il Principato alle quali sarebbero state aggiunte, come era stato fatto anche per Lucca e Siena, le pergamene pisane provenienti dall’Archivio Diplomatico Fiorentino istituito da Pietro Leopoldo il 31 dicembre 1778, gli Atti originali, le Deliberazioni e i Carteggi degli Anziani che durante la prima e seconda dominazione fiorentina furono portate a Firenze e che in quel momento si trovavano in Archivio Centrale di Stato a Firenze, l’Archivio della Comunità di Pisa, l’Archivio della Prefettura fino al 1814, l’Archivio dell’Opera della Primaziale, l’Archivio degli Spedali Riuniti, l’Archivio del Registro “in quella parte che si riferisce all’antica Gabella dei contratti”, l’Archivio della Dogana e l’Archivio del Soppresso Ordine di Santo Stefano. Il personale dell’Archivio era composto da un Direttore–Archivista, un Sottoarchivista, un copista e infine erano l’usciere e il servente; l’orario di lavoro era di circa otto ore ma era consentita una pausa di mezz’ora per il pranzo. Il primo Direttore del Regio Archivio di Stato in Pisa fu Leopoldo Tanfani, nipote di Silvestro Centofanti molto caro al Bonaini, che abbandonò la carriera di avvocato per intraprendere quella di archivista. Grazie al Tanfani l’Archivio cominciava ad esercitare la sua funzione che per questi primi anni fu poco improntata a quei lavori di inventariazione e ordinamento desiderati dal Bonaini. Come in tutti gli archivi toscani il Diplomatico ricopriva un ruolo preminente tra tutti i fondi archivistici perché costituito da pergamene che, nel caso dell’archivio di Pisa, provenivano in gran parte dall’antico Comune pisano, da enti laicali ed ecclesiastici soppressi. Inizialmente il diplomatico pisano era costituito essenzialmente dagli Atti Pubblici pisani provenienti da Firenze (dall’archivio centrale – serie riformazioni) e tornati a Pisa al momento dell’apertura dell’Archivio pisano, dalle pergamene degli Ospedali Riuniti, della Pia Casa di Misericordia, del Conservatorio di Sant’Anna, della Pia Casa di Carità, dell’Ordine equestre di Santo Stefano provenienti da altri archivi cittadini, istituti pubblici e privati e che grazie alla tenacia di Bonaini furono portate in archivio e dalle pergamene Da Scorno e Cappelli acquistate dall’Archivio qualche mese dopo l’apertura. Si susseguirono presto acquisti, depositi, doni di pergamene molte delle quali anche da parte di privati. Per le sorti dell’Archivio Diplomatico pisano fu rilevante la spedizione di pergamene effettuata tra la fine del 1868 e il 1869 quando Bonaini volle restituire alla città di Pisa tutti i documenti pisani e della provincia pisana che in seguito al motuproprio di Pietro Leopoldo del 1778 si trovavano a Firenze nella sezione del Diplomatico. In quell’occasione furono spedite circa 9.200 pergamene appartenenti ai monasteri pisani che erano stati soppressi con i decreti del Governo Francese del 1808 e del 1810. I tre archivi toscani sul modello dell’Archivio di Firenze avevano ricevuto da Bonaini una organizzazione che teneva conto della storia delle istituzioni che avevano prodotto le carte. L’unico ordinamento da utilizzare era basato, quindi, sulla storia dell’ente-produttore, da qui metodo storico, ricostruibile attraverso i vari fondi archivistici, lo stesso Bonaini aveva riassunto il suo pensiero in una relazione al Ministero dell'Istruzione pubblica nel 1867: “Dal pensare come gli archivi si sono venuti formando e accrescendo nel corso dei secoli, emerge il più sicuro criterio per il loro ordinamento. [...] La testimonianza dei fatti, la successione delle vicende rimane nei documenti; i quali, più o meno bene, ebbero un ordine, una denominazione. Prima regola dunque: rispettare il fatto; seconda: ristabilirlo, ove si trovasse alterato. [...] Entrando in un grande Archivio, l'uomo che già sa non tutto quello che v'è, ma quanto può esservi, comincia a ricercare non le materie, ma le istituzioni…”. Negli anni 1865-1876 furono oggetto di inventariazione le seguenti serie: Opera della Primaziale, Consoli del Mare, Gabella dei Contratti, Ufficio del Registro, Spedali Riuniti, Archivio del Carmine, Carte della Famiglia Meazzuoli, Ordine di Santo Stefano, Carte della Pia Casa di Misericordia, Corporazioni Religiose Soppresse, si procedette anche alla compilazione di un supplemento all'inventario delle carte conservate nella Certosa di Calci. Il carteggio analizzato costituisce un punto di vista privilegiato per cogliere aspetti e situazioni specifiche e particolari della vita dell’archivio pisano ma anche per seguire l’evolversi della disciplina archivistica nelle linee più generali. La maggior parte delle lettere, infatti, testimonia della cura e della devozione del Bonaini per la gestione dell’ istituto da lui creato a partire dall’amministrazione di problemi quotidiani come la mancanza di adeguate risorse economiche, la cura dello stabile, le trasmissioni di documenti, oltre al suo impegno costante per una politica di sviluppo e promozione degli archivi toscani da lui dipendenti

    Inventario dell'archivio preunitario comunale di Lajatico e dei fondi aggregati.

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    Inventario dell'archivio preunitario del comune di Lajatico. Sono stati esaminati, descritti e inventariati i documenti presenti nell'archivio fino all'unità d'Italia, e quelli compresi nei fondi aggregati. E' stata compiuta una piccola ricerca sulla storia del comune, sulle istituzioni succedutesi nei secoli e sull'evoluzione delle stesse

    Inventario dei Libri Canonici dell'archivio storico della parrocchia di S. Sisto (Secoli XVI - XX)

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    In anni recenti, le autorità ecclesiastiche hanno avvertito l’esigenza di concentrare la documentazione disseminata in varie e molteplici sedi, in appositi luoghi conservativi. La dislocazione frammentaria degli archivi parrocchiali e la precarietà dei contesti in cui talvolta essi si trovano rendono ancora lontana la realizzazione di questo progetto. A partire dal 2005 l’ Arcidiocesi di Pisa ha intrapreso un programma di censimento, riunificazione ed inventariazione dei fondi parrocchiali, nel tentativo di migliorare o, comunque, di evitare il deterioramento delle condizioni conservative in cui si trovano gli archivi parrocchiali. Si tratta di un’operazione di recupero e valorizzazione inserita nel programma nazionale di inventariazione degli Archivi Ecclesiastici promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana a partire dall’anno 2004. Il mio lavoro di inventariazione dei Libri Canonici conservati nell’archivio parrocchiale di S. Sisto può essere considerato un contributo a questo vasto compito, che, in futuro, potrà anche incrementare le possibilità di accesso alla documentazione

    I regesti del fondo diplomatico Luoghi Vari dell'Archivio Arcivescovile di Pisa (1301-1350)

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    La tesi verte sul lavoro di regestazione e di datazione dei documenti conservati nel fondo diplomatico Luoghi Vari dell'Archivio Arcivescovile di Pisa prodotti in un periodo compreso tra il 1301 e il 1350
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