1,721,020 research outputs found

    Soils as a record of the past

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    The European Geosciences Union (EGU) is Europe’s premier union of geoscientists. The EGU General Assembly attracts over 11,000 scientists each year. ‘Soil as a record of the past’ is the name of a subdivision of the Soil System Sciences (SSS) division introduced in 2012 at the Gen- eral Assembly of the EGU held in Vienna (Austria) on 22–27 April. The aim of this subdivision is to bring together results regarding soils used as potential records of both natural and human- induced processes occurred during the past centuries or millennia, as well as to create a permanent forum of stimulating scientific de- bates on this topic

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    [Necrobiosis lipoidica diabeticorum in children. Description of a case].

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    A case of necrobiosis lipoidica diabeticorum (NLD) in a 12-year-old male patient is described. Diabetes mellitus (DM) was diagnosed at the age of 1.5 years. The onset of the first NLD lesion had been previously observed at the age of 7, on the back of the left foot. Three new lesions appeared at the age of 8, one on the left leg, the others on the thighs. At the age of 12, four infiltrated, reddish patches, with slight central atrophy were evident on his lower extremities. Histopathological features showed foci of collagen degeneration with sclerosis, surrounded by a chronic, mainly perivascular, granulomatous infiltrate, made up of lymphocytes and histiocytes. The patient is now 19-year old, with no eye or kidney failure, owing to a constant metabolic control of DM. A constant follow-up of the patient demonstrated a self-resolution of NLD plaques, with no evidence of further lesions

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Caratterizzazione fisiologica e molecolare dei trasportatori ad alta affinità del nitrato in radici di mais

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    L’uso dei fertilizzanti in agricoltura sta diventando sempre più oneroso non solo dal punto di vista economico, ma soprattutto per l’impatto ambientale che esso ha. In questo conteso un obiettivo di ricerca importante è quello di migliorare l’efficienza di assorbimento da parte delle piante, in quanto è ormai assodato che gli apparati radicali recuperano quote piuttosto ridotte dei fertilizzanti applicati. Questi aspetti sono stati molto spesso affrontati empiricamente con un approccio dose-effetto invece che attraverso un attento studio dei meccanismi biochimici e molecolari che ne stanno alla base. Gli ioni nitrato e ammonio presenti nel suolo sono le due principali fonti di azoto per le piante coltivate alle nostre latitudini. Per l’assorbimento del nitrato, le piante hanno sviluppato due distinti sistemi di trasporto, uno ad alta affinità (HATS, high-affinity transport system) e uno a bassa affinità (LATS, low-affinity transport system); entrambi sono caratterizzati dalla presenza di una componente costitutiva e una inducibile dalla presenza dell’anione. Il presente lavoro è stato focalizzato sulla caratterizzazione biochimica e molecolare dei trasportatori ad alta affinità del nitrato in Zea mays (Pioneer, hybrid PR33T56) con riferimento anche ai meccanismi regolatori che ne sottendono l’attività. Attraverso l’uso di 15 N sono state studiate le variazioni della velocità di assorbimento dello ione da parte di radici di piante eziolate di 4 giorni, cresciute in coltura idroponica e successivamente messe a contatto con una soluzione nutritiva contenente nitrato 500 μM. Per il sistema HATS, la più alta velocità di assorbimento è stata riscontrata dopo 8 ore di contatto fra radici e nitrato. Usando il database Maizesequence Browser, sono stati identificati 4 putativi geni codificanti trasportatori ad alta affinità (NRT2) e due putativi geni NAR2; quest’ultimi codificano per una proteina che si è rivelata necessaria per conferire funzionalità ai trasportatori NRT2 di Arabidopsis thaliana e Hordeum vulgare. Ai diversi tempi di trattamento, sulla base delle informazioni di sequenza ottenute dal genoma, sono state effettuate, sia nelle radici che nel germoglio, analisi di espressione dei geni (real time RT-PCR) codificanti i trasportatori NRT2 e le proteine NAR2. In radice, il gene ZmNRT2.2 ha mostrato di avere la più alta induzione, seguendo il comportamento fisiologico precedentemente studiato. Riguardo i geni NAR2, solamente il trascritto del putativo gene ZmNAR2.1 risultava indotto e con un andamento di espressione simile a quello del gene ZmNRT2.2 suggerendo un suo possibile coinvolgimento nel fenomeno. Lo sviluppo di un anticorpo specifico per i trasportatori NRT2 ha dato la possibilità di studiare, attraverso analisi Western-blot, le variazioni a livello proteico dei geni identificati. L’andamento di questi correlava solo parzialmente con l’attività di trasporto Tale risultato suggerisce che modificazioni post-traduzionali possano regolare l’attività dei trasportatori stessi Un possibile, anche se non esclusivo, candidato per questo tipo di regolazione, potrebbe essere una proteina della famiglia NAR2 la cui associazione fisica con i trasportatori del nitrato è stata vista essere, in Arabidopsis e Orzo, condizione necessaria per conferire loro proprietà di trasporto. Per chiarire questo aspetto sono in corso indagini mediante elettroforesi nativa delle proteine di membrana

    EFFETTO DI FONTI AZOTATE DIVERSE SULL’ASSORBIMENTO DI UREA IN PLANTULE DI MAIS

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    L’utilizzo dell’urea da parte delle piante che crescono nel suolo avviene prevalentemente via idrolisi ad ammonio e successiva nitrificazione. E’ stato d’altra parte dimostrato che le piante possono accumulare urea e possiedono meccanismi per il suo assorbimento. Il processo di acquisizione dell’urea risulta meno studiato rispetto a quello di ammonio o nitrato e caratterizzato solo in specie modello quali Arabidopsis. Nell’ambito di una ricerca volta a chiarire le modalità di utilizzo delle diverse fonti azotate in Zea mays, plantule sono state allevate per 5 giorni in soluzione idroponica priva di azoto e quindi trasferite per 24h in soluzioni contenenti urea fornita da sola o in combinazione con diverse fonti azotate organiche o inorganiche; sono state quindi valutate: a) le variazioni nel tempo della velocità di assorbimento dell’urea da una soluzione 200μM in plantule pre- trattate con concentrazioni diverse di urea, b) la cinetica di assorbimento dell’urea nell’intervallo 2.5 – 300μM, c) l’effetto della presenza di diverse fonti inorganiche (nitrato, ammonio) o organiche (glutammina, glutammato, asparagina, glicina) sulla dinamica di assorbimento dell’urea, d) l’espressione di geni coinvolti nel trasporto e assimilazione di forme azotate. Plantule esposte alla sola urea (1mM) sviluppavano una maggiore velocità di assorbimento della stessa; l’assorbimento raggiungeva il massimo dopo 4 ore per poi diminuire, indicando l’intervento di meccanismi di retro-regolazione. L’esposizione a dosi crescenti di urea (0.5 – 2 mM) determinava un aumento dei livelli massimi della velocità di assorbimento, che erano raggiunti in tempi più brevi. La cinetica di assorbimento, misurata in radici di plantule pre-trattate o meno per 4 ore con urea 1mM, presentava andamento a saturazione con valori delle costanti cinetiche dipendenti dal pre-trattamento: Vmax = 20.8μmoli g-1 pfr h-1 e Km = 27.5μM in piante esposte a urea; Vmax = 8.4μmoli g-1 pfr h-1 e Km = 4.4μM in piante di controllo. L’esposizione delle plantule a una soluzione contenente nitrato o ammonio in aggiunta a urea, ha determinato una minore capacità di assorbimento della fonte organica rispetto a quanto riscontrato esponendo le radici alla sola urea. La presenza di glutammina in aggiunta a urea nella soluzione di pre-trattamento delle radici, causava un incremento della velocità di assorbimento di urea, mentre non si osservavano differenze significative a seguito dell’esposizione delle radici a urea e glutammato, asparagina o glicina. Le analisi effettuate mediante real time RT-PCR su tessuti radicali hanno evidenziato, in particolare, una modulazione negativa dell’espressione del gene ZmDUR3 (trasporto urea) in presenza di urea e nitrato. Nelle medesime condizioni è stata osservava una sovraespressione di geni codificanti per isoforme di nitrato riduttasi, nitrito riduttasi e glutammina sintetasi, anche superiore a quella osservata in piante trattate con solo nitrato. I risultati ottenuti mostrano, per la prima volta, che l’assorbimento dell’urea in plantule di mais è indotto dalla sua presenza nella soluzione extra-radicale; la presenza di altre fonti organiche o inorganiche nella soluzione extra-radicale può alterare i meccanismi di assorbimento dell’urea e modulare i meccanismi di assimilazione delle forme azotate

    Digestione anaerobica di residui solidi urbani e fanghi di depurazione: confronto chimico e spettroscopico tra digestati ottenuti in mesofilia e digestati ottenuti in termofilia.

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    La conversione di substrati organici complessi in metano, attraverso la digestione anaerobica (DA), avviene attraverso una catena trofica anaerobica alla quale partecipano diversi gruppi di microrganismi che si differenziano sia per i substrati metabolizzati che per i prodotti che ne derivano. La temperatura, in questo processo, rappresenta un parametro estremamente importante poiché provoca un radicale cambiamento nella composizione della comunità batterica e dunque una variazione nelle velocità di reazione. Scopo del presente lavoro è di confrontare le caratteristiche chimiche e spettroscopiche dei digestati (D) ottenuti dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) e dei fanghi di depurazione (FD) miscelati nel rapporto 1:1 in regime mesofilo a 35°C (FORSU1m e FORSU2m, FD1m e FD2m) e in regime termofilo a 55°C (FORSU3t e FD3t). D1m, D2m, D1t, D2t e D3t rappresentano i corrispondenti digestati. La sperimentazione condotta in termofilia ha mostrato i risultati migliori e più promettenti in termini di produzione di biogas. Inoltre, rispetto alla fase mesofila, è stata ottenuta una maggiore riduzione dei solidi volatili, mentre l’aumento di temperatura ha comportato una diminuzione dei tenori di TOC nelle matrici in uscita. La DA in termofilia provoca un maggior decremento di HA+FA ma permette di ottenere, pur con perdite di frazione umica, un aumento del grado complessivo di umificazione. Tutti i campioni in ingresso e i digestati sono stati analizzati in spettroscopia infrarossa in trasformata di Fourier (FTIR), spettroscopia di fluorescenza convenzionale in eccitazione, emissione e scansione sincrona, fluorescenza tridimensionale sotto forma di matrici contour (EEM). Lo spettro FTIR dell’ FD3t mostra un contenuto iniziale di inerti inferiore rispetto agli altri FD e questo si ripercuote anche nei D ottenuti in regime termofilo (stesso andamento degli spettri FTIR). Negli spettri in scansione sincronica e in emissione dei campioni di entrambe le serie si osserva lo stesso andamento: gli spettri dei D presentano dei massimi spostati a maggiore lunghezza d’onda rispetto alle matrici in entrata. In particolare, i massimi dei Dt sono spostati a λ maggiori rispetto ai Dm. Questo risultato conferma il fatto che i D presentano un struttura molecolare più complessa delle matrici di partenza e il processo in regime termofilo raggiunge livelli ossidativi più spinti rispetto a quelli raggiunti in mesofilia

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods
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