1,720,959 research outputs found
Accidental falls prevention in the elderly: a post intervention survey in Italian Hospital
All European countries are facing a growing population of older persons. Demographic studies indicate that by 2050, Europe will have 173 million people of age 65 and above; this amounts to 27.6% of the total population.
Most older persons are in good health and have a high level of well-being. Health problems frequently occur in people of age 75 and above. The incidence of chronic diseases increases with the years and the prevalence of functional deficits increases sub-stantially.
Our current health care system is not prepared for the growing population of older persons.
Older persons are often marginalized and kept on the sidelines. Even today, many nurses, with the exception of those that work in nursing homes, do not believe that the ageing of the population will affect them. This is not the case, however, as in the future, nurses in all fields of care will encounter a growing number of older patients. The specific demands of older persons create a challenge for nurses.
In the fourth European Nursing Congress, the central theme is older persons as the future of care.
In this congress, nurses from all fields of health care, including homecare workers, general hospital staff, mental health professionals and carers for the mentally disabled, are invited to share their methods and their research findings with regard to care for older persons. The motivation and training of students to train in caring for older persons is another key component. To ensure quality of care for older persons both now and in the future, issues regarding the labour market and labour saving must be brought into focus. How can we create greater efficiency of care by means of, for example, technological support? Innovation, new ideas and creativity in organizing care will be highlighted during the Congress
Gli infermieri e la Legge Sicurezza. Indagine sul livello di conoscenza della normativa
Il Decreto Sicurezza del febbraio 2009, divenuto Legge 94, Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, è stato ampiamente dibattuto; l’elemento principale, che ha toccato da vicino le professioni della salute, è stato la proposta di abrogazione del divieto di segnalazione della persona immigrata in condizione di irregolarità, contenuto nel Decreto Legislativo 286 del 1998 (TU). Dopo lunghi dibattiti e mobilitazioni da parte degli addetti ai lavori, ampiamente documentati da tutti i mezzi dell’informazione, l'approvazione definitiva della legge ha introdotto il reato di clandestinità con dovere di denuncia all'autorità giudiziaria, ma ha mantenuto l’esenzione, a tale obbligo, degli operatori sanitari e dei presidi della scuola dell'obbligo. Il quadro normativo lascia un margine di ambiguità: l’obbligo di denuncia non esclude medici e infermieri, in quanto pubblico ufficiali/incaricati di pubblico servizio, ma la persistenza in vigore dell’articolo del TU vieta la denuncia, per queste figure professionali. Tali elementi lasciano dubbi in merito all’effettiva conoscenza di quanto sopra, da parte degli operatori della salute.
L’obiettivo della ricerca è di analizzare la conoscenza degli infermieri riguardo la normativa vigente che regola l’accesso alle prestazioni per gli stranieri irregolari.
E' stato somministrato un questionario strutturato ex novo e testato su un gruppo di infermieri ospedalieri, estraneo al campione. L'indagine si è svolta su un campione di duecento infermieri ospedalieri selezionati con modalità random.
Risultati
I risultati mostrano che dai cinquantatre questionari rientrati, la maggior parte degli infermieri riferisce contatti con la popolazione immigrata con frequenza giornaliera (62%). Il 25% degli infermieri è a conoscenza della nuova legge; il 47% riferisce di conoscere la legge parzialmente, il 28% di non esserne a conoscenza. Quasi il 70% degli infermieri ha ricevuto informazioni dai media.
Alla domanda che indaga a quali figure professionali la legge fa riferimento, il 51% ha risposto “medico, in quanto pubblico ufficiale, e infermiere in quanto incaricato di pubblico servizio”. Il 24% risponde che la nuova legge riguarda solo il medico. Il 26% riporta che il paziente irregolare, in accesso ai servizi, è tenuto a esibire i propri documenti, il 40% risponde che non esiste tale obbligo; per il 15% non c’è chiarezza sull’argomento.
Il 17% dichiara l’obbligo, da parte degli operatori, di segnalare lo straniero irregolare, il 19% risponde che è prevista segnalazione solo in caso di obbligatorietà di referto, il 64% riferisce mancanza di chiarezza. L’81% degli infermieri, dunque, non è a conoscenza delle predisposizioni della legge e a conferma di ciò, solo tre infermieri su cinquantatre si ritengono adeguatamente informati (6% versus 92%).
Conclusione
Nonostante i riferiti contatti quotidiani con la popolazione immigrata, solo un quarto del campione riferisce di conoscere la regolamentazione agli accessi prevista dalla legge in oggetto. Solo il 19% degli infermieri risulta a conoscenza di quanto previsto dalla legge effettiva concernente l’accesso alle prestazioni.
La poca responsività del campione (rientro del 26.5% dei questionari) reca un’ulteriore riflessione relativa a un’ulteriore sottostima del dato: è, infatti, possibile che gli operatori che hanno collaborato siano in un qualche modo maggiormente interessati (dunque informati) sull’argomento
Il disagio delle "badanti" nel lavoro di cura: implicazioni assisitenziali
OBIETTIVI Il contesto italiano ha da tempo identificato nella “badante” la persona che si sostituisce ai famigliari nell’assistenza a pazienti anziani, non autosufficienti e con patologie cronico-degenerative. L’occuparsi della cura di questi pazienti espone, come ogni care-giver, anche le “badanti” a situazioni di stress psico-fisico, disagio emotivo e affettivo. Obiettivi di questo lavoro sono:•raccogliere informazioni qualitative sullo stress sul disagio nelle “badanti” che si rivolgono ad un servizio dell’AUSL di Reggio Emilia;•identificare interventi da attuare per alleviare e/o monitorare il disagio.METODISono state intervistate 24 donne, provenienti dall’Est Europa che svolgono il lavoro di “badante”. Queste donne sono state incontrate prima o dopo la visita medica per la quale avevano preso appuntamento, presso gli ambulatori del Centro per la Salute della Famiglia Straniera dell’AUSL di Reggio Emilia.Lo strumento scelto è stata un’intervista semi-strutturata, composta da 31 items che vanno ad investigare 3 macro-aree: a)dati socio-demografici;b)progetto migratorio, condizione lavorativa e vissuto;c)vita in Italia, difficoltà, idee/interpretazione (sul sistema sanitario e sugli operatori), aspettative e progetti per il futuro. RISULTATIIl gruppo delle intervistate è composto da donne di età maggiore ai 40 anni (66%). Tutte le intervistate hanno lasciato in patria parte della famiglia (marito e figli per il 91%), il 62,5% ha una scolarizzazione medio-alta (dagli 11 ai 15 anni di studi). La presenza in Italia è recente (tra 1 e 3 anni per 41,6%). Il 95,8% delle intervistate svolgeva prima di emigrare lavori diversi da quello assistenziale (maestra il 29,16%, commessa il 16,66%). Nelle opinioni sul lavoro di cura prevalgono le definizioni negative (stancante, faticoso, difficile, stressante) rispetto a quelle positive (facile, piacevole). Il rapporto stabilito con l’anziano e/o con la famiglia è però considerato positivo (mi sento a casa, mi sento parte della nuova famiglia) dalla prevalenza delle intervistate (79,1% con l’anziano e 91,6% con la famiglia); non lo considera positivo (hanno messo sulle mie spalle tutta la casa, sono segregata in casa, i famigliari non ci sono mai) una minoranza (20,8% con l’anziano e 8,3% con la famiglia). L’83% delle intervistate lavora in co-residenza con l’anziano, con un impegno orario di 24 ore giornaliere.Il 27% degli assistiti non è autosufficiente, il 33% di chi è parzialmente autosufficiente presenta problemi cognitivi. Sullo stress correlato al lavoro di cura le intervistate hanno quantificato gli episodi di disagio emotivo e di stress, in base alla frequenza con cui questi si manifestavano, in: mai (29%), qualche volta alla settimana (46%), qualche volta al giorno (13%), molte volte al giorno (4%), quasi sempre (8%). Lo stress ed il disagio emotivo si manifestano con: agitazione, insonnia, inappetenza, tristezza, sintomi di somatizzazione dell’ansia
L'utilizzo della tassonomia Nanda nella pratica clinica: Reggio-Emilia e Tarragona a confronto.
La pianificazione assistenziale permette di affrontare in modo coerente e sistematico i problemi della persona e accompagna il professionista nell’assunzione di decisioni per il raggiungimento di specifici obiettivi, in un’ottica di presa in carico personalizzata. Non è quindi solo vantaggiosa per l’operatore, permettendogli di lavorare in sicurezza e rispettare gli standard, ma anche per la persona assistita, che in tal modo è garantita circa il coinvolgimento, la qualità e la continuità nelle cure.
L’utilizzo di una tassonomia permette di definire la specifica competenza professionale, fare riferimento a un determinato problema, eliminare ambiguità, condurre ricerche: ad oggi quella più utilizzata nel mondo è la North american nursing diagnosis association (Nanda). Nonostante tali indiscutibili vantaggi, l’adozione di una tassonomia nella pratica clinica resta un argomento molto discusso, anche in letteratura: tra gli aspetti criticati emerge la percezione di una maggiore convenienza nell’utilizzo delle diagnosi mediche, come linguaggio condiviso, sebbene poi i medesimi riconoscano che le diagnosi infermieristiche (Di) permettono di descrivere il problema dell’assistito in maniera più completa (Carpenito, 2006). Molti infermieri concordano sul fatto che le Di portino benefici all’assistenza, primo fra tutti il miglioramento della sua qualità, sebbene sussista, come limite riconosciuto, la scarsa praticità del sistema informatico utilizzato e la scarsa preparazione del personale (Furuya et al, 2011).
Da qualche anno, in Italia e in altri Paesi, alcune realtà operative hanno avviato percorsi di sperimentazione della tassonomia nella pratica quotidiana. L’Azienda Santa Maria Nuova di Reggio-Emilia, grazie al progetto Iside (Analisi del processo assistenziale delle diagnosi infermieristiche) ha introdotto la tassonomia Nanda-Nic-Noc in alcune unità operative dell’ospedale: tra queste la Medicina III ha partecipato col coinvolgimento di infermieri, coordinatore e tutor clinico universitario, che ha gestito la formazione e l’addestramento del personale infermieristico, come previsto dal progetto aziendale. Dopo una formazione sul campo, si è deciso di iniziare l’implementazione di una diagnosi, Dolore cronico, attualmente in uso sperimentale.
Nell’ospedale Sant Joan XXIII di Tarragona, le diagnosi infermieristiche sono state introdotte nel 2006 con l’implementazione di pianificazioni assistenziali informatizzate. Prima di inserirle nel contesto lavorativo, gli infermieri hanno seguito un corso di formazione di circa un anno, che ha permesso loro di utilizzare il programma informatico mirato Gazela. Nel servizio di Pediatria si utilizzano le seguenti diagnosi: Allattamento al seno efficace, Allattamento al seno inefficace, Compromissione dell’adattamento, Conflitto in rapporto al ruolo genitoriale, Intolleranza all’attività, Ipertermia, Ipotermia, Rischio di aspirazione, Rischio di infezion
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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