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S. Morra, C. Gobbo, Z. Marini, R. Sheese (eds.), Cognitive Psychology: Neo-Piagetian Perspectives (New York: Lawrence Erlbaum Associates, 2008).
A review of S. Morra, C. Gobbo, Z. Marini, R. Sheese (eds.), Cognitive Psychology: Neo-Piagetian Perspectives (New York: Lawrence Erlbaum Associates, 2008)
Racconto di eventi personali nei bambini: la struttura della narrazione varia con l'umore?
Il contributo ha indagato se la struttura della narrazione di eventi personali esperiti da bambini di 5 e 6 anni sia influenzata dal loro stato di umore e dalla valenza affettiva dell'evento richiesto
Negative events associated with physical and psychological suffering: how do children narrate them?
Being able to narrate a personal event is a very important requirement for children, both for social and school adjustment. Many studies deal with development of narration capabilities, both about positive and negative events (Fivush, 1998), and children’s knowledge of negative events, such as injuries and diseases (Bibace, Wiehe, & Leeman, 2001; Burgwyn-Bailes, Baker-Ward, Gordon, & Ornstein, 2001). However, how do children differ in their way to narrate and to represent negative events belonging to different fields, such as physical and psychological suffering? Does age influence narration and representation of such events?
Children (5/6, 7/8 and 9/10 years old) narrated personal events prompted by four different labels, supposed to elicit narratives of negative experiences linked either to physical or psychological suffering. All narratives were tape-recorded, transcribed verbatim and coded in accordance to different dimensions.
The results indicated age differences in the frequency of recalling a psychological vs. a physical event. Children’s ability to make a coherent narrative, to use mental states and to give causal explanations were also explored, comparing events from different labels. Results will be discussed in terms of narration abilities and possible different representations of events associated with physical and psychological suffering. These aspects could be taken into account to explain possible difficulties of children dealing with particular school demands
Eventi associati a traumi fisici e psicologici: come ne parlano i bambini?
Introduzione. Recentemente è stato rivolto un crescente interesse allo studio della capacità dei bambini di ricordare in modo accurato eventi personali, in particolare negativi, quali incidenti (Gable & Peterson, 1998) e visite mediche (Brown, Salmon, Pipe, Rutter, Craw, & Taylor, 1999). Lo studio di queste ultime situazioni è stato guidato anche dalla loro analogia con situazioni di abuso nei minori, in quanto entrambe le situazioni sono caratterizzate da dolore e da un’interazione con un estraneo che implica, nella maggior parte dei casi, un contatto fisico. Un’attenzione particolare è stata posta nell’analisi dei fattori che possono influenzare la qualità della prestazione di memoria e la durata del ricordo stesso, ad esempio l’età o lo stress.
La maggior parte di questi studi, però, si è focalizzata sull’accuratezza del ricordo, trascurando l’analisi della qualità narrativa dei racconti forniti dai bambini, intesa come capacità di organizzare dei racconti che siano strutturalmente coerenti e caratterizzati da una corrispondente coesione linguistica. D’altra parte, la qualità delle narrazioni prodotte dai bambini è stata studiata soprattutto in riferimento alla produzione di storie, mentre pochi studi si sono occupati del racconto di eventi personali (Fivush, Haden, & Adam, 1995).
Con il presente lavoro, quindi, ci siamo occupate di indagare come bambini di diversa età siano in grado di organizzare il racconto di eventi personali negativi caratterizzati da malessere fisico. Lo scopo era di individuare alcuni fattori che potrebbero essere responsabili di eventuali differenze nel racconto. Fra questi è stata indagata l’influenza della diversa gravità associata ai due eventi narrati, uno meno grave in cui il bambino si è fatto male, comune a tutti i bambini, e l’altro più grave in cui essendosi fatto male è stato portato al pronto soccorso. Quest’ultimo costituisce un evento critico per la ricerca in quanto si sono osservate eventuali differenze nel racconto di bambini che avevano effettivamente vissuto un’esperienza al pronto soccorso, e quindi dovevano ricordare quanto accaduto, e altri che potevano solo immaginarsela. Pertanto, le variabili età, condizione dell’evento relativo al pronto soccorso (esperito o immaginato) e gravità del racconto richiesto sono particolarmente importanti per studiare se e in che modo dal racconto dei bambini si possa desumere se il bambino stia narrando un evento personale o una storia inventata.
Considerato che il formato delle domande utilizzate nella presente ricerca rispetta alcuni dei criteri indicati da linee guida recenti per elicitare la narrazione di racconti con minori in ambito giuridico, l’esistenza di eventuali differenze tra le diverse condizioni sperimentali, infatti, potrebbe fornire alcuni spunti utili per valutare resoconti di esperienze di cui è necessario stabilire l’attendibilità.
Metodo. Il campione era costituito da circa 120 bambini equamente divisi in 4 gruppi di età: 5/6 anni, 7/8 anni, 9/10 anni e 11/12 anni.
Il disegno sperimentale includeva due variabili indipendenti tra i soggetti, età e tipo di esperienza (esperienza diretta, immaginata) per l’evento critico del pronto soccorso e una variabile indipendente entro i soggetti, gravità dell’evento (“farsi male e andare al pronto soccorso”, “farsi male”). Gli sperimentatori conducevano un colloquio individuale con ogni bambino, richiedendo la narrazione di un evento personale relativo ad una volta in cui i bambini si sono fatti male e sono andati al pronto soccorso (se non era mai successo si chiedeva di immaginarsi un evento di quel tipo e di raccontarlo) e uno successivo in cui si chiedeva di una volta in cui i bambini si sono fatti male. Il racconto di entrambi gli eventi veniva richiesto attraverso una consegna aperta, seguita da sollecitazioni generali. Venivano poi poste alcune domande specifiche ma che non saranno oggetto di indagine in questa sede. Per ragioni etiche, tutti i bambini, prima di essere congedati, narravano anche un evento personale positivo.
Risultati. I racconti spontanei dei bambini sono stati trascritti verbatim e analizzati secondo una serie di variabili dipendenti, quali coerenza strutturale, coesione linguistica, stati mentali e lunghezza. Le analisi statistiche condotte su ciascuna delle variabili dipendenti permettono di valutare l’influenza dell’età, del tipo di evento e del tipo di esperienza con cui è stato vissuto l’evento critico
"Feeling bad" and "feeling good": how do children differentiate them?
The aim was to investigate some aspects of children’s conceptualization of “feeling good” (well-being) and “feeling bad” (discomfort) as states implied in either positive or negative events in their daily life. Our interest was to observe whether positive and negative internal states are represented as symmetrical or asymmetrical concepts and the relationship between the two types of states.
In the first study we addressed this issue by examining how children aged 5, 7 and 9 narrated personal events associated with either positive or negative internal states. In this paper, we analysed children’s narratives in terms of looking at whether internal states made reference to the physical or the psychological domain. While older children, compared to younger, characterized “feeling bad” in psychological terms vs. physical, at all ages children characterized “feeling good” mostly in psychological terms.
In the second study, the interest was to further explore children’s representation by proposing a task based on a more abstract kind of knowledge. To fulfil this goal, we investigated children’s ability to define general linguistic expressions referring either to positive or to negative internal states. We found that only for “feeling bad”, but not for “feeling good”, age influenced children ability to introduce elements belonging to both physical and psychological domains.
Results were discussed in terms both of dimensions underlying discomfort and well-being
Parlare di eventi fisici negativi cambia con l'esperienza?
Conoscere la rappresentazione dei bambini di eventi fisici negativi con diversa gravità ha un’utilità sia teorica, per la caratterizzazione delle conoscenze spontanee, sia applicativa. Lo scopo era esaminare alcune caratteristiche del racconto, ipotizzando che aspetti quali vividezza della memoria e riferimento a stati interni variassero a seconda che fosse prodotto da chi avesse o meno vissuto un evento per cui fossero stati portati al pronto soccorso. Bambini (5-11 anni) raccontavano un evento negativo a loro scelta e l’evento andare al pronto soccorso, esperito direttamente da metà di essi e indirettamente dagli altri. Sono emerse differenze in riferimento a elementi fisici, procedure, valutazione della situazione, aspetti psicologici
Aspetti psicologici nella rappresentazione dei bambini di malessere e benessere
Introduzione. Nel bambino la capacità di narrare eventi personali permette di migliorare le proprie interazioni, contribuendo allo sviluppo e al mantenimento di legami affettivi significativi (McCabe e Peterson, 1991). Inoltre, tale capacità risulta critica sia per lo sviluppo delle future abilità legate alla teoria della mente e alla memoria autobiografica, sia per l'apprendimento delle forme narrative canoniche necessarie per strutturare il ricordo di eventi personali (Nelson, 1995; Welch-Ross, 1995). Recentemente, l'interesse si è focalizzato sul ricordo di eventi emotivi, in particolare traumatici, quali visite mediche dolorose, abuso sessuale e disastri naturali (Pipe e Salmon, 2002); tuttavia, poche ricerche hanno confrontato direttamente i racconti di eventi positivi e negativi (Fivush, Hazzard, Sales, Sarfati, e Brown, 2003; Raccanello e Gobbo, 2005). A livello teorico, quindi, risulta particolarmente rilevante approfondire come i bambini si rappresentano eventi personali associati a stati di malessere e benessere, focalizzandosi sulla modalità di caratterizzare psicologicamente i propri racconti. Anche a livello applicativo, in ambito educativo, preventivo, clinico e giuridico, risulta fondamentale conoscere quale sia la capacità dei bambini di fornire
resoconti della propria esperienza ricchi e completi. Ciò permette di aiutare i bambini a costruire il significato di quanto accade loro, compito particolarmente difficile nel caso di esperienze negative. Uno degli strumenti chiave posseduti dai bambini per parlare di stati interni è l'utilizzo di un lessico di tipo psicologico (Beckwith, 1991; Hughes e Dunn, 1998; Shatz, Wellman, e Silber, 1983), abilità che emerge a partire dai 2 anni. La capacità di produrre spontaneamente stati mentali durante una narrazione di eventi passati varia a seconda che si raccontino eventi riferiti ad un particolare dominio, fisico o psicologico, oppure eventi con diversa valenza affettiva? Inoltre, per quanto riguarda le malattie psicosomatiche, si sa che nei bambini di età prescolare sarebbe presente
un'emergente capacità di integrare il dominio fisico e quello psicologico (Notaro, Gelman, e Zimmerman, 2002). Con il presente lavoro ci si chiede se tale abilità sia presente anche quando i bambini narrano eventi associati a stati di benessere, e si può manifestare per esempio durante un racconto di un evento di benessere fisico attraverso l'introduzione spontanea di termini relativi a stati mentali. Infine, risulta di particolare interesse lo studio dell'intenzionalità e della causalità psicologica, in quanto un'attribuzione causale interna o esterna può influenzare la modalità di coping dei bambini (Dweck, 2000; Roesch e Weiner, 2001). In breve, lo scopo del presente lavoro è stato di indagare come età e genere influiscano sulla modalità dei bambini di caratterizzare a livello di stati mentali la narrazione di eventi associati a stati di malessere di tipo fisico o psicologico (studio 1), e a stati di malessere e benessere generali (studio 2).
Metodo. Per entrambi gli studi il campione era costituito da bambini di 5, 7 e 9 anni (primo studio: n = 112; secondo studio: n = 60). Il disegno sperimentale includeva due variabili indipendenti tra i soggetti, età (5, 7, 9 anni) e genere (maschi, femmine), ed una variabile indipendente entro i soggetti, il tipo di etichetta proposta ai bambini (primo studio: stare male, rimanerci male, ammalarsi, farsi male; secondo studio: stare male, stare bene). Il colloquio con i bambini era individuale e richiedeva la narrazione di un evento personale corrispondente ad ognuna delle etichette sopra indicate attraverso una consegna aperta, seguita da prompts generali.
Per ragioni etiche tutti i bambini, prima di essere congedati, narravano un evento personale positivo. Per ogni evento sono codificati (a) il numero di stati mentali di diverso tipo, attribuiti a sé o ad altri; (b) il locus causale relativo all'agente, interno o esterno; (c) l'intenzionalità dell'agente nel compiere l'azione critica per lo stato del bambino.
Risultati. Su ciascuna delle variabili dipendenti sono condotte analisi statistiche per valutare l'influenza dell'età, del genere e del tipo di etichetta (ANOVA a misure ripetute per variabili dipendenti su scala intervallo, test del Chi Quadrato per variabili categoriche). I principali risultati indicano che la capacità di utilizzare spontaneamente un lessico di tipo psicologico varia con l'età, ma non con il genere. I bambini più grandi introducono più stati mentali relativi ad affetto per eventi relativi a stati generali di stare male e stare bene; a volizione per eventi relativi ad ammalarsi; a percezione e fisiologia per farsi male. Inoltre, con l'età sembra crescere la capacità di integrare all'interno di uno stesso racconto elementi di tipo fisico e psicologico. Concludendo, la ricerca contribuisce a conoscere come cambi con l'età la complessità psicologica della rappresentazione di stati di malessere e benessere
Come cambia la narrazione di eventi negativi di tipo fisico a seconda della fonte di informazione
Introduzione. Di recente, l’interesse di studiosi si è rivolto a indagare se la modalità di narrare eventi personali cambi con il tipo di evento raccontato, rilevando che la presenza di causalità psicologica e lessico psicologico variava con la valenza emotiva e il livello di gravità degli eventi (Byrne, Hyman e Scott, 2001; Fivush et al., 2003; Gobbo e Raccanello, 2007). Mancano tuttavia studi su differenze nel racconto di eventi a seconda della fonte da cui hanno origine, per esempio se si tratti di eventi realmente vissuti, raccontati o frutto della propria immaginazione, anche se è stato evidenziato il ruolo della fonte in merito ad accuratezza e suggestionabilità della memoria, indicando che confondere le fonti d’informazione porta alla creazione di false memorie a tutte le età, e più marcatamente nei bambini (Roberts, 2000).
E’ molto importante dal punto di vista teorico conoscere come i bambini narrano un evento direttamente esperito rispetto a uno solo immaginato, per meglio comprendere differenze nell’elaborazione di informazioni con diversa fonte. Una rilevanza primaria assumono anche i risvolti applicativi: il racconto, infatti, è la modalità “principe” di ottenere dal bambino informazioni sulla sua esperienza, sul suo modo di percepire gli eventi, sui suoi vissuti personali, utili a educatori, psicologi clinici, e nell’ambito della psicologia forense.
Lo scopo della presente ricerca, quindi, è stato indagare la variazione di alcune caratteristiche della narrazione di eventi fisici negativi in bambini di diversa età, investigando il ruolo dell’aver avuto o meno esperienza diretta di un evento sul racconto dell’evento stesso. L’evento critico riguardava l’essere stati portati al pronto soccorso in seguito all’essersi fatti male: sono stati individuati due gruppi con diversa fonte dell’evento, uno formato da bambini che avevano vissuto personalmente l’evento e l’altro da quelli che, non avendone avuto esperienza diretta, potevano soltanto immaginarlo. Per controllare l’influenza di variabili legate alle abilità narrative, è stato chiesto ai bambini di narrare anche un altro evento, esperito da tutti, in cui si erano fatti male (senza che ciò avesse comportato rivolgersi al pronto soccorso). Si ipotizzava che la complessità narrativa, ovvero lunghezza delle parti strutturali e uso di lessico psicologico, sarebbe stata maggiore (a) nella condizione di esperienza diretta rispetto a immaginata per l’evento pronto soccorso, ma non per l’evento farsi male, e (b) con l’aumentare dell’età.
Metodo. In totale 145 bambini di 5, 7, 9 e 11 anni. Il disegno sperimentale includeva tre fattori tra i soggetti, condizione della fonte (esperienza del pronto soccorso diretta, immaginata), età (5, 7, 9, 11 anni), genere; un fattore entro i soggetti, etichetta (pronto soccorso, farsi male).
Ai bambini è stato chiesto individualmente di narrare due eventi fisici negativi, elicitati dalle etichette (1) farsi male e andare al pronto soccorso, e (2) farsi male, attraverso domande aperte seguite da sollecitazioni generali. In merito al pronto soccorso, ai bambini che non ne avevano avuto esperienza diretta veniva chiesto con il supporto di disegni di pensare a un bambino che si è fatto male e deve andare al pronto soccorso (per motivi etici non è stato chiesto di immaginare l’evento riferito a se). Tutti i bambini hanno narrato infine un evento positivo.
Per ogni evento (audioregistrato e trascritto) è stata identificata la porzione di testo relativa al racconto spontaneo, codificando (a) lunghezza (numero di proposizioni) dell’evento; (b) lunghezza di alcune parti strutturali: cause, descrizione fisica dell’evento, cura fisica immediata, conseguenze; (c) numero e tipo di termini di lessico psicologico. Il 30% dei protocolli è stato codificato da un secondo giudice (accordo medio: 90%).
Risultati. Da ANOVE a misure ripetute (p < .05), complessivamente sono state identificate differenze nella modalità di raccontare eventi fisici negativi a seconda della fonte. In particolare, i racconti di eventi realmente vissuti rispetto a immaginati a tutte le età presentavano una maggiore lunghezza dell’evento, una struttura più complessa, con un maggior numero di proposizioni, soprattutto in merito alle procedure messe in atto per far fronte al trauma subito e alle conseguenze, e una maggiore ricchezza nel riferire stati interni. Inoltre, i bambini più grandi hanno fornito più elementi in tutte le parti strutturali della narrazione ed evidenziato un uso maggiore di lessico psicologico. A conferma dell’omogeneità delle capacità narrative dei bambini appartenenti ai due gruppi con diversa fonte, non sono invece emerse analoghe differenze per i racconti di controllo riferiti a farsi male. A fronte della rilevanza di poter distinguere resoconti frutto di immaginazione da resoconti derivati da esperienza diretta, quanto emerso sollecita ulteriori approfondimenti, al fine di individuare altri elementi narrativi discriminanti
Comprensione della coesistenza di stati opposti per valenza e/o dominio nei bambini
Introduzione. I bambini sono in grado di distinguere precocemente il dominio corporeo da quello psicologico (Carey, 1985, 1995; Piaget, 1932/1972; Wellman e Gelman, 1992), tuttavia se e come siano in grado di mettere in relazione i due domini non è ancora stato studiato nella sua complessità. Questo aspetto risulta di particolare rilevanza sia a livello teorico che applicativo. Solo recentemente alcuni studi (Notaro, Gelman e Zimmerman, 2001, 2002) si sono occupati della capacità dei bambini di comprendere che stati appartenenti ad un dominio possono influenzare stati appartenenti all’altro, ma solo per le malattie psicosomatiche, indicando un aumento della comprensione al crescere dell’età. Inoltre, i bambini piccoli hanno difficoltà a riconoscere che una persona possa provare emozioni miste o ambivalenti, ad esempio gioia e tristezza per uno stesso evento, capacità che non si svilupperebbe prima dell’età scolare (Brown e Dunn, 1996; Fischer, Shaver e Carnochan, 1990; Harris, 1989). Alcune indicazioni indirette (Raccanello e Gobbo, 2004) suggeriscono che bambini impegnati a raccontare eventi personali associati a stati di malessere e benessere riportano spontaneamente alcune situazioni in cui elementi appartenenti ai due domini coesistono, in misura maggiore al crescere dell’età, specie per il malessere. Tali differenze permangono utilizzando un compito con esplicito riferimento all’integrazione tra i due domini? Al fine di conoscere la capacità di comprendere che aspetti di tipo fisico e psicologico possono coesistere, si è indagato se e come bambini dai 5 ai 9 anni, ed adulti, accettano la compresenza di stati appartenenti al dominio fisico o psicologico, di valenza negativa o positiva.
Metodo. Partecipanti. 60 bambini divisi in 3 gruppi di età (5, 7, 9 anni), e 20 adulti. Materiale e procedura. Dopo verifica sulla conoscenza dei termini utilizzati, ai partecipanti sono stati proposti 24 abbinamenti tra termini relativi a stati di malessere e/o benessere, chiedendo se era possibile che fossero compresenti stati caratterizzati da (a) stessa valenza e dominio diverso (es., essere ammalato – essere triste); (b) valenza diversa e stesso dominio (es., essere ammalato – essere sano); (c) valenza e dominio diversi (es., essere ammalato – essere felice), e richiedendone una giustificazione esplicita. Infine, è stato chiesto ai partecipanti se avevano personalmente vissuto situazioni caratterizzate dalla coesistenza degli stati di cui avevano valutato la compresenza. Codifica. Il materiale è stato audio-registrato e trascritto verbatim. Per ogni abbinamento proposto sono stati valutati l’accettazione della coesistenza e aspetti della giustificazione, quali plausibilità, complessità e tipo di relazione tra stati. In merito all’esperienza personale, sono stati codificati presenza e contesto in cui ha avuto luogo. Il 30% dei protocolli è stato codificato da un secondo giudice (accordo medio: 97%).
Risultati. Sono state condotte analisi statistiche con test parametrici (ANOVA) e non parametrici (χ2). In primo luogo, sia per i bambini che per gli adulti la compresenza di stati con stessa valenza e dominio opposto è stata accettata ampiamente, anche se non era stata necessariamente esperita personalmente. Ciò indica che aspetti fisici e psicologici sottostanno alla concettualizzazione di malessere e benessere a tutte le età, integrandosi nello spiegare lo stato di una persona. In secondo luogo, è stata scarsamente accettata la compresenza di stati dello stesso dominio ma con valenza opposta, raramente esperita dai partecipanti. Ciò risulta condivisibile per il dominio fisico; tuttavia, per il dominio psicologico, possono esistere situazioni in cui tale compresenza è possibile (es., quando uno stesso evento provoca emozioni contrastanti in una stessa persona). Nonostante il riconoscimento di tali emozioni ambivalenti inizi dall’età scolare, le prestazioni erano basse a tutte le età. In terzo luogo, l’accettazione della compresenza di stati sia con dominio che valenza opposta aumentava con l’età, senza differenze tra bambini di 9 anni ed adulti. Da una parte questo effetto può essere dovuto al maggiore sforzo cognitivo richiesto rispetto alla valutazione di stati con stessa valenza e dominio opposto. Dall’altra parte ciò potrebbe essere legato al vissuto personale, che aumentava con l’età. Infine, dall’analisi delle giustificazioni è emerso che la rappresentazione relativa a tutti gli abbinamenti proposti diventava più articolata, complessa e astratta con l’età. Concludendo, si sono ottenute con questi stimoli informazioni, pur se a livello esplorativo, sulla capacità di integrare domini diversi nella rappresentazione di stati di malessere e benessere. È in corso un’ulteriore ricerca in cui si amplia quanto finora indagato, studiando se e come bambini e adulti concettualizzino influenze causali tra i diversi stati
Rappresentazione di stati di malessere e di benessere: capacità di categorizzare in bambini di cinque, sette e nove anni
Lo scopo del presente lavoro è stato indagare la capacità di bambini di 5, 7 e 9 anni di identificare valenza affettiva (negativa, positiva) e dominio (fisico, psicologico) come dimensioni che caratterizzano alcuni stimoli relativi a malessere e benessere, tramite un compito di categorizzazione, metodologia innovativa per l’indagine dei costrutti in esame. I risultati hanno permesso di confermare tramite un compito di natura prevalentemente non verbale quanto emerso in precedenza tramite modalità puramente verbali, e cioè come la rappresentazione di stati di malessere e di benessere, in termini di aspetti fisici e psicologici, risulti asimmetrica, e vari in funzione dell’età
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