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    Efficienza, qualità ed equità dei sistemi di welfare regionali: un confronto tra i modelli di governance

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    Questo saggio si pone l’obiettivo di esaminare se esista o meno uno specifico modello di governance della sanità – il principale sistema di welfare gestito in Italia a livello regionale – che meglio consenta di raggiungere gli obiettivi di efficienza, qualità, equità, efficacia e sostenibilità finanziaria e sociale. Oggetto di analisi sono i principali modelli di governance che storicamente si sono sviluppati nel campo della sanità. Il sistema sanitario italiano, dopo le riforme degli anni ‘90, si è caratterizzato per un’introduzione degli elementi della logica del quasi-mercato molto diversificata da parte delle diverse regioni. Si sono così sviluppati almeno quattro diversi modelli di governance regionale della sanità: modello a centralità Asl, modello a completa separazione acquirente-produttore, modello a centralità regionale, modello di transizione. I due modelli di governance più maturi appaiono quello a centralità Asl (es. Emilia Romagna) e quello a completa separazione acquirente/produttore (Lombardia), entrambi con punti di forza e di debolezza. Si evidenzia inoltre il ruolo positivo che può essere svolto dalla mobilità inter-regionale nell’incentivare le regioni a migliorare la qualità dei propri sistemi sanitari. A prescindere dai modelli di governo regionale, il buon funzionamento della logica di quasi-mercato necessita del governo sia dell’offerta di servizi sanitari (pianificazione di strutture, servizi e produzione in base ai bisogni dei residenti, vincoli di bilancio, indicatori, livelli essenziali di assistenza) sia della domanda (orientare la domanda verso forme appropriate di assistenza, con un ruolo attivo svolto dal medico di medicina generale)

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Il welfare locale dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta

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    Non sono molti i saggi che, affrontando i temi del welfare locale in prospettiva storica, si sono soffermati sulla seconda metà del Novecento. Possiamo ricordare il lavoro appena uscito di Massimiliano Paniga sull'Ente comunale di assistenza (Eca) di Milano1, quello meno recente di Magagnoli, Sigman, Trionfini sull'esperienza municipale modenese e la creazione in quel territorio di un sistema di protezione sociale2, oppure il libro curato da Michela Manesso sulle vicende dell'Omni3, che nella seconda parte analizza l'operato dell'ente in tre importanti contesti territoriali: Venezia, Roma e Napoli. Vi sono, infine, alcuni volumi incentrati sul contributo degli istituti religiosi alla costruzione di reti sociali e di assistenza, i quali, tuttavia, coprono un arco cronologico che quasi mai supera il 19504. La non voluminosa ricerca storica sul welfare5 ha, infatti, quasi sempre privilegiato un approccio di tipo nazionale6 spesso associando l'Italia agli altri stati meridionali nel cosiddetto modello mediterraneo7. Considerazioni analoghe si possono fare sui percorsi di analisi affermatesi negli altri paesi europei8. I volumi citati in apertura, pur nella loro diversità, convergono su alcune conclusioni: il protagonismo delle comunità locali nella costruzione di una visione originale del welfare e nell'individuazione di percorsi di innovazione sociale, che è complementare alla debolezza della elaborazione compiuta a livello nazionale; la scarsa attenzione ai temi della sostenibilità dei costi, la quale spesso viene risolta nell'antagonismo fra amministrazioni comunali, enti nazionali da una parte e governo centrale dall'altra. Il nostro saggio si inserisce in questo filone di letteratura sviluppando i casi di Verona e Bologna, in quanto espressione di due subculture, quella cattolica e quella comunista9, tradizionalmente antagoniste ma nello stesso tempo molto attente ai temi dell'assistenza e della coesione sociale. Oggetto della nostra indagine sono le due istituzioni che, pur nella loro diversità, sembrano contribuire più di altre alla costruzione di un welfare locale nel primo dopoguerra, l'amministrazione pubblica e l'Ente comunale di assistenza. Ci soffermeremo sul periodo che va dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta perché in esso si delineano alcuni passaggi fondamentali. Il primo riguarda il ruolo che i diversi protagonisti si ritagliano: i Comuni, o almeno alcuni di essi, da semplici erogatori di servizi iniziano a proporsi come centri di innovazione sociale; al contrario i numerosi enti statali che l'epoca fascista aveva lasciato in eredità perdono con il progredire degli anni quella capacità innovativa che pur avevano manifestato nella fase iniziale della loro storia. Il secondo attiene all'affermarsi della società dei consumi, la quale impone a tutte le istituzioni coinvolte nei progetti di assistenza di confrontarsi non solo con l'universalismo dei diritti di cittadinanza ma anche con quello del consumo che si esprime con la libertà di scegliere e comperare ciò che si vuole senza alcuna mediazione se non quella del denaro. Può sembrare contraddittorio adottare il paradigma della società dei consumi per analizzare i servizi forniti a coloro che da essa restano esclusi, in quanto privi del fondamentale strumento di mediazione, il denaro. Resta però il fatto che tutti i protagonisti del welfare locale si confrontano con i nuovi desideri che essa produce, trovando fra l'altro soluzioni originali. Infatti, l'obiettivo originario di fornire aiuto a chi è in difficoltà progressivamente assume una connotazione più ampia e arriva ad includere l'idea di contribuire al miglioramento della qualità della vita di tutti coloro che vivono in un territorio. E' offrendo questa nuova prospettiva che il welfare comunale entra nell'epoca della società dei consumi. Così facendo si va anche ad una riscrittura delle basi culturali del welfare italiano che parte dal territorio e pertanto si potrebbe dire di tipo bottom up. Infatti, se la motivazione ideologica degli interventi in epoca fascista andava ricercata negli ideali di grandezza della nazione e di superiorità della razza, quella dell'epoca repubblicana incentrata sui diritti di cittadinanza, restò in parte schiacciata dall'impossibilità di riproporre, in un paese con risorse ancora scarse come l'Italia, il generoso modello inglese di Beveridge. Questo vuoto venne così colmato a livello comunale con l'idea di una migliore qualità della vita per l'intera communità. Il saggio, dopo aver proposto un primo paragrafo in cui si descrive l'eredità che l'epoca precedente consegna agli anni cinquanta, propone un'analisi aggregata delle politiche sociali dei Comuni (nel paragrafo 2) e dell'Eca (nel paragrafo 3). Nei paragrafi 4 e 5, invece, l'attenzione viene portata a due diverse aree dell'Italia centro settentrionale, rispettivamente Bologna e Verona, allo scopo di confrontare le strategie sia dell'Eca sia delle amministrazioni comunali. L'ultimo paragrafo è dedicato alle conclusioni della ricerca, che verranno lette soprattutto in termini di capacità dei territori di produrre innovazione sociale e di rispondere alle sfide della società dei consumi

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Out of Sight, Out of Mind: The Challenge of External Work Arrangements for Industrial Manufacturing Unions in Germany and Italy

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    Work externalisation has challenged the ability of industrial unions to represent workers along the value chain and sustain solidaristic policies, leading to the growing fragmentation of wages and working conditions. This article aims to complement institutionalist analyses of unions’ strategies towards peripheral workers by pointing at the role of the labour process. The authors argue that variations in the bargaining strategies and their outcomes for different types of peripheral workers can be explained by observing the extent to which the use of different external work arrangements for specific tasks challenges the logic of industrial unionism. The findings rely on a structured comparison of unions’ responses to the use of agency work and on-site subcontracting in four plants owned by two multinational companies in Italy and Germany

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods
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