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Simone Butti. Dalla figurazione all'astrattismo geometrico, settant'anni di pittura / Simone Butti. From Figuration to Geometrical Abstraction, Seventy Years of Painting
La storia artistica di Simone Butti è singolare ed esemplare. Un percorso fatto di perseveranza e paziente affinamento dei propri mezzi, coronato infine dall’approdo a una piena realizzazione, in un linguaggio astrattista di equilibrata pacatezza e armonia, ma non privo di energia e tensione.
Le soluzioni formali adottate dal Butti astrattista sono varie, e rinviano a riferimenti di volta in volta diversi: talora si nota una sorta di impulso a risalire ad alcune sorgenti (le meno ovvie) dell’idioma aniconico geometrico, e sembra di riconoscere le tracce del Kupka dei primi anni Dieci, dell’Orfismo di Robert Delaunay, del Sincromismo di Morgan Russell, del Picabia astratto pre-dadaista, del Vorticismo di Wyndam Lewis. Altrove le parentele ravvisabili riconducono al vasto universo del Concretismo degli anni Trenta, e certamente ad autori italiani: alla freschezza musicale di Atanasio Soldati, agli inesauribili giochi combinatori di Mauro Reggiani, alle articolazioni fluide di forme e ritmi puri all’Alberto Magnelli del secondo dopoguerra. E ovviamente alla grande scuola dell’astrattismo comasco (fiorita a partire dagli anni Trenta grazie a Manlio Rho, Mario Radice, Carla Badiali, Aldo Galli), di cui Butti finisce per essere forse l’ultimo erede
Analisi del campione faunistico di alcuni butti di Faenza
Sono stati esaminati circa 2500 reperti scheletrici e circa 1000 gusci di molluschi provenienti da una serie di siti in particolare butti e fosse per rifiuti urbani della città di Faenza tra la fine del XIV e il XVIII secolo
Platone e le forme della guerra
Da due principali questioni deve partire ogni indagine
sul tema della guerra nei dialoghi di Platone. Anzitutto, è necessario chiedere se possiamo propriamente considerare il
filosofo ateniese un «teorico della guerra» o se le riflessioni
che troviamo a questo proposito all’interno dei dialoghi
sono casuali e inconsistenti, quando sottoposte a un esame
rigoroso. Inoltre, se si può includere Platone tra coloro che
ammettono la possibilità di qualificare una guerra come
«giusta», secondo i suoi fini e i modi di intraprenderla,
oppure se per lui ogni guerra che non sia difensiva, poiché
fonte di mali, deve essere evitata
Simone Butti
Il percorso artistico di Simone Butti (1912-2002) è esemplare di un’assoluta coerenza a un ideale di rigore e semplicità. Il suo esordio risale all’inizio degli anni Quaranta, con opere improntate a un naturalismo vicino ai canoni del gruppo Novecento, ma declinato secondo atmosfere chiariste e un soffuso luminismo. Nel dopoguerra lo stile di Butti comincia a cambiare, e una lunga evoluzione lo porterà, dopo diverse sperimentazioni e studi, a sviluppare un astrattismo pacato e rigoroso, ma non privo di energia e dinamismo: una pittura che non rappresenta la realtà visibile, ma che prende spunto da essa e la sublima in infinite variazioni di elementi geometrici e cromatici di base. È una "musica delle forme" elegante e poetica, che fonde in sé molteplici modelli: dalla lezione dei comaschi Rho e Radice al Concretismo degli anni Trenta, dalle fonti primo-novecentesche all’aeropittura futurista. Dal suo schivo e appartato angolo d’osservazione, Butti ha saputo così declinare in termini autonomi e non limitati le tendenze internazionali, guardando ai complessi rivolgimenti artistici del XX secolo con originalità e senza provincialismi. Questo libro ne ripercorre per la prima volta l’intera carriera: oltre settant’anni di amore per la pittura. Introdotto da un approfondito saggio storico-critico, il volume si propone come consistente contributo a un catalogo generale, presentando le riproduzioni a colori di alcune centinaia di opere, seguite da una ricca serie di apparati, che comprendono una dettagliata biografia, un’antologia di scritti su Butti, l’elenco delle mostre e la bibliografia completa sull’artista
Motivi culturali e letterari ne "L'immorale" di Enrico Annibale Butti.
Si documenta l'importanza storico-culturale e di poetica di un testo minore di Enrico Annibale Butti che tuttavia risulta assai interessante per la prospettazione di motivi ideali e letterari tipici di un'epoca di passaggio
Weisfeiler-Leman Invariant Promise Valued CSPs
In a recent line of work, Butti and Dalmau have shown that a fixed-template
Constraint Satisfaction Problem is solvable by a certain natural linear
programming relaxation (equivalent to the basic linear programming relaxation)
if and only if it is solvable on a certain distributed network, and this
happens if and only if its set of Yes instances is closed under
Weisfeiler-Leman equivalence. We generalize this result to the much broader
framework of fixed-template Promise Valued Constraint Satisfaction Problems.
Moreover, we show that two commonly used linear programming relaxations are no
longer equivalent in this broader framework.Comment: In Proceedings of the 28th International Conference on Principles and
Practice of Constraint Programming (CP2022
Simone Butti
Il percorso artistico di Simone Butti (1912-2002) è esemplare di un’assoluta coerenza a un ideale di rigore e semplicità. Il suo esordio risale all’inizio degli anni Quaranta, con opere improntate a un naturalismo vicino ai canoni del gruppo Novecento, ma declinato secondo atmosfere chiariste e un soffuso luminismo. Nel dopoguerra lo stile di Butti comincia a cambiare, e una lunga evoluzione lo porterà, dopo diverse sperimentazioni e studi, a sviluppare un astrattismo pacato e rigoroso, ma non privo di energia e dinamismo: una pittura che non rappresenta la realtà visibile, ma che prende spunto da essa e la sublima in infinite variazioni di elementi geometrici e cromatici di base. È una "musica delle forme" elegante e poetica, che fonde in sé molteplici modelli: dalla lezione dei comaschi Rho e Radice al Concretismo degli anni Trenta, dalle fonti primo-novecentesche all’aeropittura futurista. Dal suo schivo e appartato angolo d’osservazione, Butti ha saputo così declinare in termini autonomi e non limitati le tendenze internazionali, guardando ai complessi rivolgimenti artistici del XX secolo con originalità e senza provincialismi. Questo libro ne ripercorre per la prima volta l’intera carriera: oltre settant’anni di amore per la pittura. Introdotto da un approfondito saggio storico-critico, il volume si propone come consistente contributo a un catalogo generale, presentando le riproduzioni a colori di alcune centinaia di opere, seguite da una ricca serie di apparati, che comprendono una dettagliata biografia, un’antologia di scritti su Butti, l’elenco delle mostre e la bibliografia completa sull’artista
Dimmi cosa butti e ti dirò chi sei: informazioni da materiali archeologici, botanici e zoologici in vasche di scarico a Ferrara tra Medioevo e Rinascimento
Ferrara presenta caratteristiche peculiari di giacitura che ne fanno un caso di estremo interesse, prima tra tutte la perfetta conservazione dei resti organici tra cui gli oggetti in legno ed i resti di pasto. Lo studio che s’intende presentare in questa sede prende in considerazione dapprima i butti di età medievale che venivano gettati in semplici buche realizzate nel terreno passando poi ad una forma di smaltimento più “strutturato” e cioè le camere da butto; si tratta di vani sotterranei in muratura nei quali veniva smaltita la spazzatura, pertinenti a comunità religiose, case di ceto medio- alto o appartenenti ai palazzi estensi. Si cercherà così di analizzare la presenza di oggetti di produzione locale o d’importazione, che evidenziano in maniera talvolta macroscopica, il ceto d'origine di questi butti; attraverso lo studio dei resti botanici e zoologici, particolarmente numerosi, saranno indagate le abitudini alimentari. Butti e camere da butto saranno poi contestualizzate in un quadro più generale che ponga in rapporto queste strutture con le norme pertinenti allo smaltimento dei rifiuti
Il contagio rivoluzionario
Molti e importanti studi sono stati dedicati al tema della città malata, che attraversa la letteratura greca antica sin dalle sue prime testimonianze e prosegue, ripreso e rielaborato nelle forme più varie, in tradizioni secolari. Meno spesso è stata studiata un’immagine correlata, ma distinta, in cui l’attenzione è rivolta non tanto alla natura della malattia e alla degenerazione del corpo sociale e politico, quanto all’acquisizione del male e alla sua diffusione. Questo saggio analizza alcune occorrenze moderne dell'immagine del contagio rivoluzionario e i riferimenti antichi presenti in queste rielaborazioni
Max Weber e l’utopia democratica
Idealismo epistemologico e realismo politico sono le due facce dell’appropriazione delle nozioni di utopia e di democrazia nell’opera di Max Weber. In modo particolare, per capire le considerazioni weberiane sulla democrazia è necessario partire dalle varie forme che, secondo lui, essa riveste storicamente (la democrazia come «tipo») e dalla sua assunzione come valore idealizzante e come movente delle azioni politiche (la democrazia come «utopia»). La critica di Weber ad un utopismo di matrice democratica si pone nella prospettiva della concreta trasformazione in senso democratico delle istituzioni tedesche e del rifiuto dei programmi di stampo socialista. La democrazia degli antichi, in quanto forma «originaria», svolge un ruolo paradigmatico in un tale contesto. Ad essa si ricollegano alcuni parametri interpretativi di fenomeni democratici del presente: da un lato, la pretesa, considerata illusoria e utopistica, della partecipazione diretta al potere; dall’altro, la Führer-Demokratie, che ritrova il suo prototipo nella figura del demagogo, illustrata da Pericle
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