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    Il lavoro al centro di una grande transizione. Alcune brevi riflessioni a partire dal dibattito italiano

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    L'articolo ricostruisce e discute criticamente il dibattito italiano più recente sulle trasformazioni del lavoro in relazione al mutamento social

    Lavoro totale

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    Le componenti culturali, creative e relazionali investono in modo crescente gli ambiti dell’innovazione sociale e dell’auto-imprenditorialità e come tali vengono ampiamente studiate, ma è solo spostando l’attenzione dalle varietà del lavoro cognitivo alle forze che lo determinano che possiamo tentare di cogliere e interpretare la dinamica del cambiamento in atto. Apprendimento continuo, autonomia, responsabilità, flessibilità, individualizzazione, svalorizzazione e cooperazione diventano così traiettorie di sviluppo del lavoro e non contingenze di alcuni settori o fenomeni. Analizzare le strutture che fondano l’attuale condizione del lavoro cognitivo nei campi dell’innovazione sociale e dell’auto-imprenditorialità può allora aiutarci a comprendere le forze sottostanti ai processi di riorganizzazione del lavoro in atto. L’urgenza e l’originalità di questo libro di Maurizio Busacca consistono nell’analisi di queste strutture, cercando di rintracciare ed evidenziare contraddizioni e distorsioni prima di accettare acriticamente e astoricamente le retoriche più diffuse e dirompenti, e indagando la struttura di fondo del lavoro cognitivo, nella sua dinamica storica e esistenziale, attraverso il concetto di Lavorototale-Improduttivitàmalata. Il lavoro totale si profila come una delle forme di vita economica e sociale, ma anche di patologia individuale, che già contraddistingue nel presente il lavoro cognitivo e minaccia di estendersi a settori sempre più ampi nell’immediato futuro. L’improduttività malata è il suo risvolto, o il fratello gemello. Questo libro di Maurizio Busacca ne indaga i meccanismi, anche alla luce del magistero di Franco Basaglia, e mentre ne denuncia i pericoli cerca di individuare possibili alternative o vie d’uscita

    Bytes, barriers, and logics: the vicious circle of digital welfare in fragmented institutional contexts

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    Purpose This study examines the digitalisation of active labour market policies in Italy’s Veneto region, exploring how organisations navigate institutional pressures for digital adoption in a fragmented welfare system. Design/methodology/approach A multi-site ethnographic approach was employed, involving 400 h of observation and 96 semi-structured interviews across public employment services, municipal social services, social enterprises, and for-profit organisations. Findings Organisations exhibit varied responses to digitalisation pressures based on their institutional logics. Public employment services emerge as aligned organisations, integrating market and social welfare logics. Social enterprises represent contested organisations, grappling with conflicting demands. For-profit enterprises align with the dominant organisation type, prioritising market logic. Municipal social services exemplify estranged organisations, resisting market-driven digitalisation. Research limitations/implications The study’s focus on the Veneto region may limit generalisability to other contexts. Future research could explore comparative studies across different welfare state regimes. Practical implications Findings underscore the need for a coordinated approach to welfare state digitalisation in fragmented institutional contexts, considering varied organisational responses and potential consequences for service quality and accessibility. Originality/value This study contributes to the literature on institutional logics by demonstrating how fragmented institutional fields lead to heterogeneous organisational responses to digitalisation pressures. It extends understanding of the challenges in implementing digital technologies in welfare contexts, highlighting the complex interplay between institutional logics, organisational types, and technological change

    Oltre la retorica della Social Innovation

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    Dal 2009 il tema della social innovation è entrato prepotentemente e con grande enfasi nel discorso e nelle politiche pubbliche del mondo occidentale. Supportati da una riflessione teorica che ha coinvolto università, think thank, fondazioni e network, i governi di Stati Uniti, Inghilterra, Nuova Zelanda, Canada e Europa hanno avviato politiche di sostegno e incentivazione di iniziative di innovazione sociale. Tutto il discorso contemporaneo, seguendo il filone della scuola britannica, tratta la social innovation in modo astorico (è del tutto incentrata sul presente) e acritico (è a priori positiva nei suoi effetti). Questi atteggiamenti, che trascurano fortemente i contributi dell’800 e '900, si traducono in un’idea liberal-progressista di società che si auto-trasforma senza bisogno né di mediazioni, né di visioni di cambiamento e che trova nuove strategie per mediare in senso sociale i comportamenti più predatori e voraci del capitalismo liberale. Questa impostazione può essere rilevante solo se viene immessa al suo interno un’idea di trasgressione, di conflitto, di tensione tra società costituita e società costituente. In questo modo la social innovation perde la sua mono-funzione regolatrice (nella relazione tra sistemi di produzione-scambio e organizzazione sociale) e può diventare un driver di trasformazione, potenzialmente radicale, del sistema sociale stesso

    Innovazione sociale e capitalismo relazionale

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    Un'analisi storica dell’innovazione sociale come un fenomeno ciclico direttamente connesso alle diverse fasi del capitalismo

    Oltre lo specchio, imprese-piattaforma e comunità-impresa. Esperienze di innovazione sociale dirompente che innescano spazi di immaginario radicale e nuove forme di intrapresa.

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    Quelle che Addarii (2014) chiama “Open-Platform for Innovation” e quelle che Pais (2014) definisce “Aziende-piattaforma” sono delle organizzazioni del tutto peculiari che non si limitano a produrre beni o servizi ma originano processi innovativi di creazione di valore. Ma cosa accade quando queste organizzazioni si arricchiscono di una tensione ideale al cambiamento radicale in ambito sociale? Dopo aver già evidenziato una forte connotazione retorica e una chiara fragilità teorica nella elaborazione contemporanea del concetto di Social Innovation (Busacca, 2013), in questo lavoro seguiremo uno stimolo proposto dal CEO di The Young Foundation, Simon Willlis (2013), e adotteremo un approccio critico per analizzare un particolare tipo di impresa: le imprese-piattaforma per l'Innovazione Sociale Dirompente. In virtù delle peculiarità storiche del fenomeno in Italia (Borzaga, 2011), l'elaborazione teorica viene declinata nella fenomenologia di cinque 'imprese-piattaforma' - Doppiozero, Lavoroculturale, Arti e Teatri in rete, Coworking milanesi, Culturability - che si manifestano contemporaneamente come 'imprese ecosistemiche' dall'intensa produzione di valore di scambio e monetario (stimata superiore ai 7 milioni di euro) e come 'comunità-impresa' che accumulano un immaginario radicale (Castoriadis, 1998) che genera saperi potenzialmente dirompenti. Questi saperi evolvono e si affinano all'interno di reti lunghe che producono un nuovo spazio che potremmo definire 'socialeculturale'. All'interno di questo spazio la dimensione culturale e quella sociale si compenetrano indissolubilmente nella creazione di ecosistemi dell'innovazione dirompente che generano una produzione di valore fondata sulle dimensioni della collaborazione e della rigenerazione, radicalmente differente e in opposizione a quanto proposto dal capitalismo cognitivo. Questi ecosistemi sviluppano relazioni di potere (Foucault, 1976) e guadagnano spazi di agibilità e di visibilità crescenti nella costruzione di reti lunghe, di relazioni multi-stakeholders (Belloni, 2013) e reticolari (Sacchetti, Tortia, 2008). Contemporaneamente, però, presentano dei punti di debolezza che ce li restituiscono come gemme di ecosistemi dirompenti il cui futuro istituente non è per nulla determinato ma strettamente legato alla loro capacità di diffondere i nuovi saperi generati, che sono anche i nuovi mezzi di produzione, ad un numero crescente di membri dell'ecosistema secondo una logica redistributiva orizzontale e circolare, cioè mutualistica

    Il conflitto alla base dell’innovazione sociale

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    Una sintetica riflessione su come il dibattito mainstream sull’innovazione sociale trascuri il tema del conflitto malgrado questo sia un concetto centrale nell’apparato conoscitivo delle scienze sociali contemporanee, tanto da essere utilizzato come una delle chiavi di lettura della fenomenologia sociale del nostro tempo

    Urge confronto tra impresa sociale e tecnologica.

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    Mentre decidiamo se e come affrontare la riflessione sul rapporto ra impresa sociale e tecnologica, o peggio ancora mentre proseguiamo in lunghe e preliminari disquisizioni tassonomiche, il discorso sulla tecnologia prosegue inarrestabile, con coerenza ed efficacia. Nel frattempo, mentre discutiamo se discuterne, la stessa parola social ha assunto nuovi significati e nuove forme d’uso, fino ad arrivare a generare una necessità di disambiguazione in Wikipedia
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