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Musei, Archivi e Monografie d’impresa: il passato come risorsa per la continuità aziendale
1. Introduzione: continuità e longevità d’impresa. – 1.1. Imprese familiari vs Imprese manageriali. – 2. Artefatti aziendali basati sul tempo: Musei, Archivi e Monografie d’impresa. - 2.1. Cenni introduttivi. - 2.2 I musei e gli archivi d’impresa. - 2.3. La monografia istituzionale d’impresa. – 3. Un ponte tra passato e futuro: Musei, Archivi e Monografie d’impresa a supporto della continuità e della longevità d’impres
Book launch "The Rings of Knowledge", written by Federico Brunetti.
THE RINGS OF KNOWLEDGE - INFN x LHC. The Italian contribution to the world’s largest particle physics research project at CERN, Geneva Federico Brunetti Dip. In. D.A.Co. Politecnico di Milano Arch. Prof. Phd., editor and photographer Antonella Minetto, publishing coordinator. Abitare Segesta - RCS Mediagroup Sergio Bertolucci, CERN Director of Research and Computing (invited) Fabiola Gianotti CERN spokesperson of ATLAS Marzio Nessi CERN ATLAS Technical coordinator, PH dept. Lucio Rossi CERN Magnet Group leader, TE department, Walter Scandale spokesperson of UA9, CERN EN department" Prof. Guido Tonelli CERN, INFN, Universita' di Pisa - spokesperson of CMS Carlo Wyss (former Accelerator director, retired) Prof. Fernando Ferroni (INFN - Sapienza University of Rome)
Il rapporto tra impresa e mercato in una prospettiva storica: sulla soglia di un nuovo paradigma?
New enterprise models: Trial runs of ‘capitalism with a human face’
Purpose
The intent of this study is to discover whether practical examples of new forms of business enterprise are to be found in the real world and what the peculiarities of any such experiments are.
Methodology / Approach
The research conducted is of an eminently explorative nature. The research operations are fundamentally based on direct observation and use is also made of secondary sources – especially publications and the contributions of independent web-based agencies.
Findings
The number of companies that the research conducted made it possible to identify is not actually very high. Indeed, at present the list counts nine such firms.
What should be underlined is that these are not enterprises that have decided to adopt a corporate social responsibility or corporate citizenship approach while still leaving their basic nature substantively unchanged.
They are, rather, firms that can be termed “anomalous”, given that, in one way or another, they operate outside the conventional rules on the way business is conceived and practised.
Research limitations/implications
Research limitations are primarily in the short number of case studies considered, secondly in the lack of any contact with the firms examined and, by consequence, in the use of sole company web site information or secondary sources.
Starting from the collection of firms which in turn show one or more peculiar features in their structure or behavior, research implications stem from the opportunity to reason around a new firm’s model credibly enough, as such a reasoning relies on some empirical evidence.
Originality / Value
Paper’s value lies in its effort of documenting the existence of firms going, one way or another, out of the box in their way of doing business and in focusing on some peculiar features far from “conventional managerial wisdom” but all the same non compromising these firms’ competitiveness
A historical perspective on the relationship between firm and the market – on the threshold of a new paradigm?
La marca tra creazione di valore ed interferenze nei valori
1. La marca sta attualmente attraversando una fase evolutiva che va nel senso dell’assunzione di significati che trascendono le sue tradizionali modalità di funzionamento, basate su attributi strettamente funzionali o al massimo emozionali. In estrema sintesi, si può dire che essa si venga a costruire come entità che intrattiene una relazione con il consumatore e che si fa portatrice di valori individuali e sociali. Tale evoluzione viene di norma qualificata in termini di marca relazionale: per maggiore coerenza con la prospettiva assunta nelle riflessioni che seguono, qui si preferisce parlare di marca valoriale.
2. L’assegnazione di una valenza valoriale alla marca appare in grado di far conseguire all’impresa consistenti vantaggi nel suo rapporto con il mercato, vantaggi tali da portare, in ultima analisi, alla creazione di valore. E, del resto, ciò è testimoniato dall’orientamento in questa chiave assegnato al proprio brand da parte di numerose imprese.
3. L’ingresso della marca nella sfera dei valori personali e collettivi, tuttavia, sembra presentare anche alcuni elementi di rischio da non sottovalutare. Tali elementi scaturiscono da una riflessione critica ad ampio spettro sulle conseguenze cui tale politica aziendale sembra suscettibile di condurre. Ed è su tali conseguenze che si intende sviluppare la discussione, per trovare – dalla prospettiva dello studioso di management – una via d’uscita ad una situazione che altrimenti sembra avviata a superare il punto di non ritorno.
4. Le (indesiderate) conseguenze in questione si possono compendiare nell’interferenza nella definizione dei valori individuali e collettivi propri di una certa società. In un contesto in cui, per svariate e complesse ragioni, il ruolo di valori sinora considerati fondanti appare incerto e ridimensionato, sono quelli veicolati da alcune marche a rischiare di prenderne il posto. Il punto però è che i valori diffusi dai brand delle imprese, innanzitutto, non sempre appaiono positivi, ma soprattutto – anche quando senza dubbio lo sono – costituiscono una strumentale appropriazione di spazi rispetto a cui sembra mancare la legittimazione.
5. Si tratta indubbiamente di un problema alquanto arduo da risolvere: difficilmente può essere l’impresa a rinunciare a una politica apparentemente efficace, difficilmente può essere il consumatore a mostrare tanta capacità di discernimento, difficilmente si può fare appello a improbabili atteggiamenti etici delle parti, difficilmente si possono regolare fenomeni di questo genere attraverso norme di legge.
6. Purché si sia disposti ad ammettere che gli studiosi di management non possono essere solo puri tecnici ma sono portatori di giudizi di valore, da un lato, e che non possono declinare del tutto l’assunzione di responsabilità rispetto all’orientamento delle condotte aziendali, dall’altro, forse una delle poche categorie in grado di fare qualcosa è proprio la loro. Alimentando il dibattito su questi temi, ricercando nuove vie meno rischiose per incrementare la competitività dell’impresa e aiutando i giovani a formarsi uno spirito critico, infatti, gli studiosi di management possono deontologicamente dare il loro contributo alla costruzione di una società in cui le fonti dei valori individuali e collettivi non vengano a collocarsi in soggetti – come le imprese – istituzionalmente non deputati a questa funzione
Corporate history in a managerial perspective
Purpose - To reflect on corporate history i.e. organizational learning and remembering.
Design/methodology/approach - Deliberates on remembering and forgetting at the individual level, then transfers that to the organization.
Findings - Reflects on the surfeit of information generated by new information and communication technologies, and technological and organizational progress that has to be dealt with, this sometimes being 'buried' (forgotten) in corporate memory storage (electronic, paper). Argues that past corporate decisions and events should be a resource to enrich mental pictures held by corporate decision makers (DMs) when addressing current and/or future situations. Considers such history affirms identity, and acts as a source of energy, creativity, trust and objectivity for DMs. Presents four different perspectives: history of the corporation; the corporate museum; product history; and, the 'historical-factual accounting record'. Suggests corporate history should capture other events besides the foregoing that are relevant i.e. 'non-accounting accounting'. Exemplifies such activities by pointing to the consultancy websites of The Winthrop Group and Pencorp Group Ltd. Suggests the services they list 'offer far more concrete and effective gains than many fine-sounding knowledge management approaches'. Offers the 'boss's diary' as a concept to gather information on two levels - the know what (e.g. facts, events, decisions) and the know why (thoughts and perceptions underlying decisions).
Research limitations/implications - Recognizes the proposals suggested are embryonic and need further conceptualization and research.
Originality/value - Makes a case for recording corporate decisions and events in a way that will enrich future decision-making through having an accessible corporate history
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