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    Insicurezza lavorativa e transizioni familiari

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    PublishedCome sono mutate le fasi di transizione alla vita adulta e, in particolare, la relazione tra scelte lavorative, familiari e riproduttive delle generazioni nate in Italia dal secondo dopoguerra ad oggi? In che modo le trasformazioni del mercato del lavoro hanno influenzato i comportamenti di donne e uomini nella sfera familiare nel volgere delle generazioni? Quale ruolo hanno avuto i cambiamenti nella partecipazione al mercato del lavoro, i processi di flessibilizzazione e precarizzazione delle carriere lavorative, gli incrementati livelli di incertezza occupazionale ed economica sul mutamento delle scelte familiari e riproduttive? In che modo incertezza e instabilità lavorative hanno inciso sui comportamenti familiari delle diverse generazioni? Le conseguenze sono le stesse per uomini e donne? Per rispondere a queste domande, il volume ripercorre e analizza come le trasformazioni nella partecipazione al mercato del lavoro, il cambiamento delle condizioni di lavoro, la diffusione di situazioni lavorative instabili, insicure e precarie abbiano influenzato e mutato i tempi e i modi di formazione di nuove famiglie tra le generazioni di donne e uomini nate in Italia dagli anni Cinquanta agli inizi degli anni Ottanta. Queste generazioni sono state le protagoniste di consistenti trasformazioni in termini di istruzione e nelle dinamiche di integrazione nel mercato del lavoro, sperimentando quote crescenti e sempre più differenziate di incertezza occupazionale ed economica, in una situazione di lenta trasformazione se non inerzia dei sistemi di protezione sociale e familiare. Il volume propone una ricostruzione del dibattito sviluppato in ambito sociologico, economico e demografico della relazione tra condizione lavorativa e comportamenti familiari e un’analisi empirica basata su dati longitudinali del rapporto tra le trasformazioni avvenute nelle modalità di partecipazione al mercato del lavoro sui tempi e i modi di transizione alle prime unioni e alle nascite dei figli

    Costituzione e crisi. Ripensare l'Europa con Jürgen Habermas

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    Jurgen Habermas is regarded amongst philosophers who have analyzed the new political configurations beyond the nation-state, playing a vital role in the contemporary debate on the European constitution and democracy. Focusing primarily on his works devoted to the European integration, the intent of this paper is to analyze the implications of his re-thinking of the “constitution” and the democracy in Europe, starting from the theme of the national constellation crisis. It argues that Habermas’ attempt to rethink political identity at the European level is somewhat of an extension of his analysis in Facts and Norms which reveals tensions in relations to the constitutive political plurality of Europe. Moreover, the paper outlines in which sense Habermas’ recent appeal to the concepts of “divided sovereignty” and “divided/shared constituent power” represents a novelty since it explicitly tries to theorize the EU as a federal, non-statal community. In this regard, this paper discusses some objections to Habermas’ proposal which have surfaced in the debate.</p

    To what extent are the self-employed satisfied? A focus on involuntariness and forms of dependency in Europe

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    This article aims to investigate how job satisfaction varies for different types of self-employment classified on the basis of working conditions - genuine vs. dependent - and the motivation to enter self-employment - voluntary vs. involuntary - in different institutional contexts. First, it analyses how job satisfaction is affected by the cumulative experience of different forms of economic and operational dependency, and by the involuntariness of entering self-employment. Second, it studies how differences in job satisfaction between types of self-employment are modulated by the country's entrepreneurship support environment. The analyses are based on the 2017 ad-hoc module on self-employment of the EU-LFS. Results show that the negative consequences of being self-employed on an involuntary basis, the accumulation of forms of dependency, and the lack of business opportunities all influence the job satisfaction of the self-employed without employees and small entrepreneurs

    Modelli di partecipazione delle donne al mercato del lavoro : un’applicazione dell’analisi delle sequenze alle storie lavorative femminili

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    This contribution considers the effects of specific characteristics of the individual, the family and the labour market on women’s working trajectories. The main career patterns are traced for 3131 women surveyed by Longitudinal Survey of Italian Families (ILFI). Life history data allow the deployment of sequence analysis, which yields a significant classification of female participation to the labour market, accounting for the data’s inner structure. This empirical typology is subsequently related to some individual conditions (age, qualification and area of residence), labour market aspects (occupational sector) and family choices. Main findings confirm that Italian labour market is segmented according to work contract, occupational sector and geographical location; and women’s presence in the LM is often characterized by atypical, illegal or discontinuous employment relationshi

    Quali concetti politici e giuridici per una "costituzione" dell'Europa?

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    Attraverso il confronto critico con alcuni dei contributi più significativi emersi all’interno del vastissimo dibattito sulla “costituzione” dell’Europa a partire dagli inizi degli anni ’90 dello scorso secolo, il presente lavoro intende offrire un’analisi riflessiva delle categorie che sono state messe in campo per cercare di (ri)pensarla. Punto di partenza del lavoro è la problematizzazione dell’opinione diffusa e largamente condivisa nell’ambito degli studi giuridici, ma anche, politologici, storico-sociali e filosofici, secondo cui i processi in atto che determinano la realtà dell’Unione Europea presentano un carattere in larga parte inedito e non decifrabile sulla base degli schemi categoriali che hanno avuto come proprio referente privilegiato lo Stato (nazionale) moderno. Per cercare di comprendere da un punto di vista filosofico-politico l’integrazione europea e la sua “costituzione”, è stata rivolta attenzione particolare ai concetti di unità politica e di legittimazione democratica. Su di essi si è focalizzato il presente contributo al fine di provare a rispondere all’interrogativo posto dal titolo (Quali concetti politici e giuridici per una “costituzione” dell’Europa?). La modalità di indagine impiegata è stata di tipo storico-concettuale. Essa non intende muoversi immediatamente sul piano dei meccanismi costituzionali, bensì su quello dei concetti e dei valori, che stanno alla base della costituzione e delle sue procedure. Il lavoro si suddivide in quattro capitoli, ciascuno dei quali è dedicato principalmente ad un autore o, nel caso dell’ultimo capitolo, ad una ben precisa linea interpretativa. I primi due capitoli propongono una rivisitazione complessiva di quello che è stato presto chiamato Grimm-Habermas debate, che a metà degli anni Novanta ha visto come protagonisti il filosofo Jürgen Habermas e il costituzionalista Dieter Grimm. Il tentativo intrapreso nell’ambito del presente lavoro è quello di situare la loro riflessione sull’Europa, anche alla luce dei più recenti sviluppi, nel contesto più ampio della loro riflessione su temi quali il costituzionalismo moderno e la questione della legittimazione democratica. Nel caso di Grimm (Capitolo I), i contributi sull’Europa sono stati posti in risonanza sia con le sue indagini storico-concettuali sulla genesi del costituzionalismo moderno sia con la questione del “futuro della costituzione” alla luce dei processi di erosione della statalità. L’obiettivo è stato di determinare il nesso che lega strutturalmente la costituzione moderna allo Stato e di individuare le difficoltà che derivano da una proiezione dei concetti tradizionali oltre di esso. Se la cifra unitaria connota la costituzione moderna in relazione alla sua funzione, l’ostacolo principale a una sua proiezione oltre lo Stato consiste nell’impossibilità di pensare a una pluralità di soggetti politici. Nel caso di Jürgen Habermas (Capitolo II), i contributi sull’Europa del filosofo tedesco sono interpretati in relazione ad alcuni degli snodi teorici del capolavoro del 1992, Fatti e norme, su cui fa leva il suo sforzo di ripensare il tema dell’identità e della cittadinanza democratiche a livello europeo nell’ambito della costellazione postnazionale mediante la valorizzazione del concetto di solidarietà tra estranei. La proposta recente di concetti come quelli di “sovranità (con)divisa” e “pouvoir constituant mixte” per pensare una comunità federale sovranazionale non-statale è analizzata nella sua (in)consistenza con l’assunzione dell’idea di autodeterminazione democratica. Il capitolo III è dedicato alla teoria del Verfassungsverbund nella configurazione che esso ha assunto nella riflessione del “giurista europeo” Ingolf Pernice. Per un verso, sono stati individuati gli elementi che connotano positivamente questo tipo di costituzionalismo (“multilivellarità”/pluralità, dinamicità ecc.), tali da renderlo differente e irriducibile sia al costituzionalismo statale, sia a costruzioni dottrinarie alternative quali quella dello Staatenverbund. Per altro verso, si è mostrata la difficoltà di pensarlo sulla base del modello del contratto sociale specie se alla base si situa la dimensione dell’accordo tra cittadini. Il quarto ed ultimo capitolo è dedicato a quei tentativi di ripensare l’Europa oltre lo Stato che hanno assunto come punto privilegiato di riferimento la categoria di Bund. In un tale contesto teorico, analizzato sulla scorta del contributo di Olivier Beaud in particolare, si presenta l’esigenza di pensare la politica e il diritto sulla base di premesse radicalmente diverse da quelle solitamente adottate nell’ambito dello Stato e che risultano necessarie per poter pensare produttivamente ad una pluralità di soggetti politici che intendono dare vita, attraverso la loro partecipazione, ad un nuovo orizzonte comune di interazione. In tal senso, viene ad assumere un ruolo di primo piano la dimensione pattizia come dimensione costitutiva della politica e del diritto. Si è cercato dimostrare perché la questione che pone una modalità di intendere la politica di questo tipo non è quella di una sua legittimazione democratica, bensì, se si intende garantire il carattere politico delle parti e la possibilità del controllo, di indurre ad un ripensamento del comando politico che non può essere inteso come comando rappresentativo
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